Microsoft Loves Linux: Skype rilasciato in formato Snap

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Microsoft ha rilasciato ufficialmente Skype in formato Snap.

Il titolo è provocatorio, lo so. Però dovete concedermelo visti gli ultimi sviluppi nella vicenda Microsoft-Linux. Sì perchè dopo essere entrata come Premium Member nella Open Source Initiative dopo aver rilasciato SQL Server per Linux e dopo aver portato Linux su Windows ora la casa di Redmond ha rilasciato Skype in formato Snap.

Grazie al supporto per Snap Skype può essere facilmente installato su Linux Mint, Manjaro, Debian, Arch Linux, OpenSuSE, Solus e Ubuntu. Inoltre, come sapete, gli utenti potranno ricevere immediatamente le versioni aggiornate del software quando sono pronte. Questo permette a Microsoft di mettere a disposizioni di tutti l’ultima versione di Skype.

Skype nel corso degli ultimi anni si è evoluto e da una soluzione VoIP si è trasformato in un’applicazione di messaggistica avanzata e multi-piattaforma. Utilizzato da milioni di utenti nel mondo, Skype è un servizio utile e la notizia di oggi è molto positiva per chiunque usi una distro GNU/Linux.

Microsoft Loves Linux: Skype rilasciato in formato Snap

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Microsoft in un annuncio congiunto con Canonical ha detto che questa decisione è stata presa per mettere le nuove funzioni del software a disposizione di tutti nel modo più semplice possibile.

Vogliamo offrire un’elevata qualità e un’ottima esperienza d’uso su Linux così come facciamo sulle altre piattaforme. Il formato Snap ci consente di farlo dandoci l’abilità di notificare immediatamente la presenza di aggiornamenti ai nostri utenti, indipendentemente dal device o dalla distribuzione che stanno utilizzando“, queste le parole di Jonáš Tajrych, Senior Software Engineer di Skype.

Canonical ha approvato e applaudito la scelta di Microsoft che “mette l’utente al primo posto“. Cosa ne pensate?

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40 Commenti

  1. Invece no! I pacchetti snap cercano di unificare la frammentazione che c’è nelle distro gnu/Linux. Un solo pacchetto che gira dentro un container quindi anche in maniera sicura

  2. Confesso che ci capisco poco, quindi non so se si potrebbe concretizzare… ma un “software center universale” per tutti gli Ubuntu, dove poter visualizzare ed installare pacchetti via repository, snap e flatpak non sarebbe affatto una cattiva idea, anzi faciliterebbe la vita a molti utenti. :/

      • Purtroppo Gnome Software (l’unico veramente papabile per MATE) supporta solo gli snap. Mentre per i flatpak ancora nulla, mi tocca via sito o via terminale. :/

        • Esiste in artful questo plug-in che in xenial è assente: gnome-software-plugin-flatpak.
          Di fatti io l’avevo provato sulla 17.10, ma non sulla 16.04

          • Come è stato scritto poco più sotto, Gnome Software li supporta dalla versione 17.10. Infatti come ho scritto poco più sopra invece, scaricando Ubuntu MATE 17.10 e provandolo su VirtualBox, posso confermare che dopo aver aggiunto i repo flathub ed installato il plugin gnome-software-plugin-flatpak, Gnome Software mi mostra e mi fa installare pacchetti provenienti da: repo, snap e flatpak.
            Per cui come ho già scritto prima, se Boutique di MATE 18.04 (ormai alle porte) dovesse ancora far pena… non ci penserò nemmeno due secondi a toglierlo in favore di Gnome Software che è molto più completo! 😀

    • Da quello che so siamo ancora fermi a discutere se sia meglio flatpak o snap, figuriamoci un repository universale condiviso da tutte principali distribuzioni…

      • Ciao, per tutte le disto sarebbe complicato da realizzare, infatti mi riferivo solamente a Ubuntu e le sue flavours e se leggi poco più sotto, sia @Nome che @ctretre:disqus hanno fatto notare che “Gnome Software” dalla versione 17.04 è in grado di farlo. Per cui parlando per me… non mi resta che aspettare qualche mese, poi con la prossima LTS se Boutique di MATE dovesse ancora far pietà, allora non ci penserò due volte ad accantonarlo per Gnome Software.

    • snap e flatpak si integrano entrambi con gnome-software o discover, quindi usando l’uno o l’altro basta cercare le app e gestirle, allo stesso modo.

      • Sì ho visto. Infatti mi sono appena scaricato Ubuntu MATE 17.10 e messo su VirtualBox, dove finalmente Gnome Software mi mostra sia gli snap che i flatpak. Dunque ho notato una cosa davvero buffa…

        Microsoft è lieta di annunciare che Skype è finalmente in formato snap! Così potremo offrire immediatamente versioni aggiornate del programma, bla bla bla…

        E poi indovina un po’ qual è la versione più recente? Quella flatpak… 😐

  3. Sì lo so, come so che esiste una cosa simile per gli snap (snapcraft . io). Ma appunto mi piacerebbe un “software center universale”, per trovare tutto velocemente ed in un unico posto. 😐

    • snap fa quello, hai lo store snap ed è unico per tutte le distro che supportano snap, diverso è flatpak, che ha i vari repo come.

      • Questo mi dispiace. Perché mi hai aiutato a capire il motivo per il quale non riuscivo a visualizzare i flatpak su Gnome Software e quei messaggi potevano essere sicuramente utili anche ad altri. Mah… :/

  4. Ti ringrazio per l’informazione. Adesso comprendo perché non c’erano i flatpak, tuttavia non trovo “gnome-software-plugin-flatpak” da installare. Ci sono solo “gnome-software” e “gnome-software-common”. 😐

  5. Ah ecco… allora niente (Ubuntu MATE 16.04). Praticamente è tipo il software center di Mint che supporta nativamente i flatpak ma solo dalla versione 18.3. Va be’ pazienza, tanto non ho fretta.

  6. Buona notizia per quanto riguarda la disponibilità, sarebbe bello però se fosse rilasciato con una licenza open source.

  7. Cari signori,
    avete notato come la maggior parte delle notizie a tema snap sono di software proprietario?
    Avete notato come calza a puntino il modello snap per il software proprietario?
    Ricordate cosa dicevo all’inizio: snap è una PESSIMA soluzione utile solo a portare software proprietario su GNU/Linux annullando sia la community che di fatto scompare passando da upstream direttamente all’utente finale senza più strati intermedi? Bene coloro che non eran d’accordo ora cominciano a vederlo?

    Vi state domandando cosa sia una distro se si basa su snap? Per capirci che differenza ci sarebbe tra distro A e distro B se tutte si basano sugli stessi snap? Domandatevi anche se vi piace di più poter scegliere o trovarvi un monocolore generale comandato dal più grosso di turno, se vi piace trovarvi con software che si aggiornano quando vogliono e con le dipendenze aggiornate quando vogliono, vulnerabilità incluse. Ecco adesso tirate le conclusioni su snap. Poi date un’occhiata a NixOS/GuixSD e ai rispettivi pkg-man e cosa implicano ed offrono.

    • Le conclusioni sono state già tirate da tempo: era quello che serviva e che altri OS (leggasi macOS) propongono da 25 anni con estremo successo.
      E no, nessuno darà un’occhiata a quelle due distro fatte apposta per non essere usate da nessuno se non da coloro che godono nel fare elitismo e pontificare su quanto sia bello il mondo ideale.

      La gente non ha bisogno di domandarsi cosa più le piace tra le soluzioni che proponi, perché a questa domanda stanno rispondendo da quando esiste Linux sul desktop.
      E lo hanno ribadito con il mondo mobile, dove ogni applicazione è self-contained e viene installa e rimossa con un tap.

      Quelli che si devono veramente porre qualche domanda siete voi. E la domanda è la seguente: avete intenzione di uscire da soli dalla cantina, o state aspettando lo sfratto del padrone?
      Perché quando tutto ciò sarà diventato uno standard (e non manca poi così tanto) l’unica alternativa che vi rimarrà sarà andare su GNU/HURD, sperando che almeno riesca ad arrivare al boot e non si pianti prima.

      • Davvero? Da chi? Sulle distro non usate da nessuno ti faccio notare che NESSUNO in ambito server vuole snap, ovvero nessuno che le distro in genere le usa davvero vista l’attuale utenza desktop vuole simile porcheria.

        Ti dirò di più: c’è stato un tempo in cui moltissimi server erano Gentoo, per un semplice motivo: emerge (pkg-management tipo i ports di FreeBSD ovvero source-based) era fantastico avevi una piccola build farm e le tue macchine erano esattamente quel che serve col software che serve, e non parlo dello studente smanettone ma del datacenter. In seguito c’è stato un mini-fugone verso FreeBSD, poi occhi verso OpenSolaris, adesso penso che NixOS sarà il prossimo “Ubuntu del datacenter”, anche grazie a NixOps. Mi sa che tutta questa gente che vuole snap sono 4 gatti delle aziende note di turno, o forse l’utente che del FOSS non sa nulla e si fa convincere dalla pubblicità di turno. La gente “desktop” non dice e non ribadisce un tubazzo di niente, usa quel che gli mettono davanti perché nulla sa. OSX ha tirato, senza mai decollare, semplicemente perché in pubblicità raccontava di esser bello e buono, idem Windows. Ovviamente entrambi non sono mai usati su sistemi critici.

        • Sulle distro non usate da nessuno probabilmente è vero che non vogliono snap e simili.
          Tuttavia proprio perché non sono usate da nessuno non fanno testo e non interessano. Possono pure morire domani. Fidati, non se ne accorgerà nessuno e tutti continueremo a vivere felicemente.

          In quelle usate da tutto il mondo, invece, quelle tecnologie le vogliono eccome. Forse non snap in sé, ma vai a vedere quanto successo ha Docker e quanto oggi sia richiesto pressocché ovunque.

          Altro che NixOps il futuro “Ubuntu del datacenter”. Posa il fiasco che il mondo che descrivi non esiste nemmeno in una delle infinite dimensioni parallele. E possibilmente fatti un giro là fuori, così scopri cosa oggi viene richiesto e cosa no.

          Poi, macOS che ha tirato senza decollare fa piuttosto ridere, considerando che è il secondo OS per market share ed è usato anche come workstation in molte delle più grandi aziende del mondo, tra cui Google.
          Senza contare che il suo modello è alla base del software per smartphone moderno, che è oggi il mercato più vasto e redditizio del settore consumer.

          Anche qui, posa il fiasco. Essere già ubriaco a quest’ora non è una bella cosa. Almeno aspetta che cali il sole.

          • Vedi in un data center hai bisogno di flessibilità e cose che funzionino: snap è flessibile quanto un diamante, è un pacchetto preconfezionato in salsa prendere o lasciare. Non ci arriverà mai per questo. Oggi tira NixOS per il fatto di essere di fatto un’infrastructure as code/orchestration built-in nella distro, ieri tirava Gentoo perché la flessibilità delle source è un valore enorme ed emerge funzionava a dovere. Debian è da eoni il “minimo comun denominatore” tra flessibilità e cose che funzionano, Ubuntu lo ha un po’ eclissato ma oggi sono in tanti, me compreso, ad aver in corso migrazioni o pianificazioni di migrazioni via da Ubuntu, per carità non solo per snap.

            La sostanza è che “le distro che non usa nessuno”, secondo te, sono in effetti le distro che si usano a livello data center, o quelle che si vorrebbero usare se ci sono zampini amministrativi in mezzo. Le distro che usano tutti, secondo te, sono quelle che si fan più pubblicità o che sono note al grande pubblico desktop, ma il fatto è che il grande pubblico desktop è un utilizzatore marginale per GNU/Linux e certe distro molto pubblicizzate sono tra le più odiate da chi ci deve lavorare con GNU/Linux.

            Non posare il fiasco, togliti gli occhiali markettar-kantiani e guarda il mondo. Il fiasco ti servirà dopo per metabolizzare lo shock che avrai.

            Ps Su Max Google molto tempo fa dichiarò che Ubuntu era il suo desktop più scelto e ai dipendenti era lasciata libertà di scelta.

          • Smettiamola con le fantasie.

            Oggi NON tira NixOS così come non tirava all’epoca Gentoo. Questa roba tirava solo tra i cantinari.
            Nei data center la distro che si usa è RHEL, seguita al massimo da SLES.
            Di comunitario, si usa al massimo Debian o CentOS, e qui bisogna vedere chi si assume la responsabilità di usare prodotti commerciali critici su distro non supportate, considerando che alla prima occasione il vendor ti manda a quel paese e tu rischi perdite ingenti per il disservizio.

            Roba come GNU Guix o NixOS tirano solo nel mondo che ti sei inventato. Quello che non esiste nella realtà.

          • Interessante, mi puoi dare almeno qualche indizio di quali data center parli? Io non vedo la situazione che descrivi, il pulpito è Sophia-Antipolis, un po’ in crisi da tempo, certo, ma direi tutt’ora di un certo livello a tema.

            RHEL è diffusa solo in ambito “gestionale”, ovvero il classico guest che compra servizi cloud, non lato data center, SLES? Pensa che mi han pure regalato la certificazione per la 11, non l’ho mai più vista dai primi tempi di Novell. Perché non provi a sentire qualche collega, posto che tu lavori nell’IT, tanto da tastare il polso della situazione? No, possibilmente non quello che hai seduto a fianco, un po’ più nei dintorni.

          • Purtroppo per te, io nell’IT ci lavoro da UNIX sysadmin, in una grossa banca. Da noi il data center è composto da due RHEL fisiche con Oracle DB, 7 IBM Power8 con AIX 7.1 in LPAR con IBM TSM e DB finanziario custom, NetApp Data ONTAP, z/OS su mainframe IBM, 15 ESXi per il middleware (JBoss EAP 6 su RHEL) ed il front-end (Windows e RHEL) ecc.
            Tra poco entrano nella lista pure tre SUN/Oracle Exadata X7-2.

            Se vuoi continuo….

            Tu raccontaci di NixOS, ma mi raccomando, dopo che hai smaltito la sbronza.

            Non sia mai che racconti altre panzane in preda ai deliri dell’alcool.

      • Aggiungo, senza andare nel tecnico, che il fatto che con flatpak e snap compaiano anche software proprietari è un sintomo del fatto che si stanno risolvendo problemi di distribuzione che erano presenti anche per chi voleva distribuire software libero.

        Comunque hai acceso la kim-miccia, preparati per il muro di testo su quanto il sistema attuale sviluppatore-distributore-utente sia perfetto. Io già ci rinuncio.

      • Tra LFFL e OMGUbuntu? Cerca notizie a tema snap e o troverai articoli sullo sviluppo di snap stesso o “nome applicazione portata” dove nella quasi totalità dei casi o è roba proprietaria o è roba nata in quel mondo, electron based.

        • ho chiesto a te perchè io ho trovato solo questo su i siti da te indicati:
          skype proprietario
          spotify proprietario
          wawebox open source
          mediacenter kodi opensource
          visual studio proprietario
          simpletone proprierio
          terminus proprietario
          simple screen recorder opensource
          magic-device-tool opensource
          Mailspring proprietario
          Falkon opensource
          LibreOffice opensource
          Corebird opensource
          Deppin opensource
          Anatine all’epoca dell’annuncio era opensource, adesso è deprecato
          HexChat opensource
          Telegram client opensource
          VLC opensource
          Notes opensource
          Firefox (era ed è un wip, non c’è ancora in versione snap) opensource

          in totale notizie su 6 software proprietari vs 13-11 open source quindi nè “la maggior parte” nè tantomeno “quasi totalità”; e comunque sia il motivo per cui vedi tante notizie su suftware proprietario è benissimo spiegabile con il fatto che molto spesso questi non avevano precedentemente un port su gnu/linux e quindi la notizia del loro arrivo attira più che la notizia di un software che è sempre stato disponibile su gnu/linux pacchettizzato in altra maniera e un qualsiasi editore tende a pubblicare le notizie che fanno audience.
          Faccio notare infine che c’è una netta differenza tra notizie pubblicate e il software effettivamente portato su snap. al momento risultano un migliaio di snap, esclusi quelli di test, quindi le notizie pubblicate coprono appena un 50-esimo di tutto il software disponibile.

          la distro A e la distro B non si basano sugli stessi snap, la base rimane quella che è sempre stata, e cioè diversa, l’utilizzo di snapd, (che di fatto è un componente aggiuntivo in quasi tutte le distro, è integrata di default solo in ubuntu) non preclude di continuare ad avere repository propri o configurazioni proprie. il fatto di avere un sistema di pacchettizzazione parallelo a quello della distro mi consente di scegliere più liberamente la distro non limitato al fatto che in quella che voglio io non ci sono magari alcuni dei software che voglio utilizzare.
          ti do ragione che il modello snap calza a puntino per il software proprietario…non significa che però non sia adatto anche al software proprietario. da un alto vogliono risparmiare sui costi di port e bugfix massimizzando gli incassi, dall’altro si vuole risparmiare sulla fatica di port e bugfix (non sai quanti sviluppatori si lamentano del fatto che i bugreport in realtà siano dovute a pacchettizzazioni o impostazioni strane per la distro tal dei tali o che continuino ad arrivare bugreport da versioni ormai datate ).
          la comunità “che scompare” la puoi trovare su snapcraftDOTio e si occupa di fare la pacchettizzazione “downstream” di software per lo più opensource.

          • che poi, anche se fosse, che ci sarebbe di male nell’arrivare a superare l’idea di distro che forse ha fatto ormai il suo tempo? serve veramente ancora all’utente?

          • Scusa ma 6 su 13 non ti fa venir la pelle d’oca? Quanto software proprietario in % spannometrica hai installato sul tuo desktop, solo per fare un confronto? Passi pure che il software proprietario faccia più notizia essendo ancora, per fortuna, non così pervasivo in queste lande.

            Sul secondo punto: se ogni distro non usa gli stessi snap quale sarebbe secondo te il vantaggio di snap? L’essere self-contained, ovvero avere tutti i tipici problemi del software distribuito sul modello Windows, peso su disco (sdd) e carico di rete inclusi e quale vantaggio? Gli rpm per dire si fanno partendo da un file di testo semplice, molto human-readable .spec che essenzialmente, al pari degli ebuild, delle derivation nix ecc dice semplicemente 4 metadati (nome pkg, descrizione pkg, licenza, url upstream, manutentore ecc), dove scaricare source/binari, cosa farci (compilare si/no, spargere in certe directory piuttosto che altre ecc.

            Allargandosi un po’ tutti i linguaggi di programmazione prevedono una qualche forma di “gestione dipendenze”, che si chiami include, import, use, require, source/. ecc c’è, in molti non è relativo ad un singolo file sorgente ma ad una “collezione” da go a java passando per python tanto per capirci, è sostanzialmente la stessa identica cosa di un package manager, tant’è vero che molti linguaggi hanno un loro packae manager “per il codice”, da cabal (haskell) a gem (ruby) passando per pip, cpan, ctan, … che non è diverso dai repo dei pkg-manager “di sistema”. La sola ragione per cui ci sono questi ultimi è che il software è vario quindi la gestione “del linguaggio” a questo è limitata, non include linguaggi diversi. Sistemi source-based come i port, come emerge/emerde, pacaur, nix, guix, … tutti scelgono *per semplificare la vita* di basarsi su source. I più avanzati offrono cache binarie quindi se prendi il pkg com’è (ovvero come sei obbligato con un pkg binario classico) scarichi il binario, altrimenti lo compili in maniera del tutto trasparente all’utente, tempi di attesa a parte. Coi pkg tradizionali binari hai anche un minimo di scelta, ovvero una dipendenza può essere soddisfatta da più pkg a scelta dell’utente (ad es. software che possono girare con diverse versioni di java), con snap non hai manco quella. Con i pkg-manager più avanzati, come nix/guix hai in più la possibilità di avere coesistenza di n versioni senza problemi e aggiornamenti che non rompono mai nulla, bonus la possibilità di replicare un deploy (install) copiando uno o pochi file di testo altrove, bonus ulteriore (NixOps) la possibilità di orchestrare/provisionare sistemi remoti ed avere il tutto integrato in una CI+CD. Snap cosa offre in più? Per me SOLO la porta d’accesso al software proprietario non prevedendo alla base l’uso di source e l’integrazione nella distro.

            Snapcraft? Mi vien da ridere un po’ come quando senti certi utenti di OSX/iOS/Windows/Android che dicono “noi abbiamo lo store”, non sapendo che i repo sono più liberi, offrono più cose e ci sono da decenni in ambito FOSS, il loro “store” è solo una facciata limitata e limitante al concetto di repo ma siccome ha una GUI/WebUI accattivante per loro è una sugosa novità.

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