“Microsoft loves Linux”: Stallman non ci crede e attacca l’azienda di Redmond

Microsoft negli ultimi anni ha cambiato radicalmente la propria politica nei confronti del software open source. Ha iniziato a contribuire a progetti open source su GitHub, è entrata nella Linux Foundation pagando 500 mila dollari l’anno e ha pubblicato il Windows Subsystem for Linux (WSL), con cui è possibile eseguire diversi programmi appartenenti alle maggiori distribuzioni Linux all’interno di Windows 10.

Recentemente Microsoft ha annunciato lo sbarco di SQL Server 2017 per Linux, mossa ventilata e appoggiata da due colossi quali Canonical e Red Hat.

Stallman attacca Microsoft dopo il rilascio di SQL server per Linux

stallman free_software

 

Nonostante tutte queste dimostrazioni pratiche da parte di Microsoft, che hanno sicuramente arricchito l’esperienza utente sia in ambito Windows che Linux qualcuno è scettico. La cosa si fa più interessante se questo qualcuno è Richard Stallman, padre del progetto GNU e estremo sostenitore del software libero.

Secondo Stallman Microsoft sta agendo per abbracciare ed estinguere il mondo del software libero:  “[…] ma non riuscirà a estinguerci tanto facilmente, perché le nostre ragioni per usare e sviluppare il software libero non si limitano a una convenienza pratica ha dichiarato Stallman.

“Noi vogliamo la libertà” ha proseguito Stallman. “E Windows è l’esatto opposto di un uso libero dei computer”.

l WSL e l’arrivo di SQL Server per Linux sarebbero, in questa visione, un ulteriore passo verso il seppellimento del free software. Secondo Stallman infatti gli utenti, pian piano, si abitueranno ad usare software closed source.

Si tratta di una posizione opposta rispetto a quella di Mark Shuttleworth, CEO di Canonical: “Non è che Microsoft ci stia rubando i giocattoli” ha ribattuto Shuttleworth. “Più che altro li stiamo condividendo con Microsoft per regalare a chiunque la migliore esperienza possibile”.

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  • Paolo Campi

    E con il cloud come la mettiamo? Servizi Open/Free da consigliare? (non solo owncloud)

    • loki

      cosa dobbiamo mettere? che ti serve?

      • Paolo Campi

        Scusatemi… Ho scritto di fretta e pure male!
        Visto che il mondo va verso il cloud, quale servizi Free e/o Open Source si possono utilizzare oltre a owncloud? Per intenderci qualcosa tipo servizi Google in chiave free

        • Andrea__93

          Penso che lo spazio e la banda abbiano un prezzo… Come puoi pretendere che qualcuno ti regali tutto ciò? Al Massimo ti accontenti di quel che ti viene offerto da Google, Microsoft, Dropbox gratuitamente anche se non è tantissimo lo spazio

          • Paolo Campi

            Hai pienamente ragione! Ma anche qualcosa a pagamento purché non sia proprietario?

          • Andrea__93

            Non ho mai usato nessuno di questi, ma se avessi una VPN almeno uno lo proverei: (TOGLI SPAZI)
            https : // goo. gl/ pCrJgW

          • Paolo Campi

            Grazie!

          • Simone Picciau

            Ma sai volendo essere paranoici direi che non ci si può fidare di nessuno…

          • Simone

            Parliamo di “free as a free speech”. Io non ho problemi a pagare il giusto per gli strumenti con cui mi guadagno da vivere, trovo corretto che chi me li sviluppa debba essere remunerato. Se poi lui vuole regalare la remunerazione alla “struttura” attraverso cui li sviluppa e diffonde non è affar mio. Il problema della diffusione di Linux è la mancanza di strumenti in ambito professionale che obbligano a magheggi che non sono ben visti da molti clienti, che a quel punto spingono per avere sistemi che, bene o male, nativamente funzionano. Ben venga l’evoluzione, ok non abbassare la guardia, ma essere refrattari ad ogni compormesso non farà che uccidere il l’Open Source, in un mondo sempre più competitivo.

          • Sickboy

            <> ad esempio?

          • Simone

            Ad esempio Libreoffice va bene un po’ per tutto, ma non permette di operare in team come Office, o addirittura i Google Docs. Io pagherei volentieri la licenza per poter lavorare bene con una suite Libreoffice invece che con lo standalone, caricarlo e condividerlo ogni volta (e con che casini e ritardi nella risincronizzazione!), e che comunque preferisco a quella boitata di MS e uso ogni volta che posso, oppure MS Project (project Plan 365 è una buona alternativa, ma c’è solo per Win e Mac), oppure qualunque sw un pelo specialistico, tipo Iba Analyzer, sistemi di telemetria vari, macchine per test e prove, tutte cose che nel settore industria equivalgono a svariati milioni di postazioni di lavoro e di licenze: Solo l’azienda principale per cui faccio consulenza ha circa 410k postazioni nel mondo. La seconda ne avrà 130k. I clienti, tutti insieme, sicuramente sono nell’arco dei milioni.

          • Sickboy

            @viktorkopetki:disqus @archemi:disqus Ok ragazzi mi sta bene sono i due classici software che, se non ti vanno bene le robe open è inutile, sei costretto ad usare windows @evilwillneverdie:disqus Per office intendevi office 365 giusto? Bè se mi parli di uso aziendale (e perchè no anche di uso casalingo) ti tiri su un server con nextcloud e collabora/libre office. Per gli altri sw alzo le mani, non li ho mai utilizzati quindi non so se ci sono alternative! Ovviamente non voglio sembrare polemico eh sia chiaro. Mi piace scambiare opinioni 🙂

          • Simone

            Concordo sullo scambio di opinioni. Il problema è che quando lavori con clienti di un certo calibro devi avere dei servizi che siano compatibili o equivalenti ai loro. Per me gestire un server significherebbe investire un sacco di tempo e soldi per una struttura con prestazioni e garanzie di sicurezza adeguate ai livelli richiesti da gente come Mitsubishi o Mannesmann. Office 365 e Google for Work sono accettati senza problemi (poi devi ovviamente avere la macchina col disco criptato, antivirus e antimalware tra quelli che ti consentono loro, eccetera), ma io non posso certificarmi ai loro livelli. Purtroppo manca, nell’open source, una serie di servizi, che sono quelli ad oggi a fare la differenza. Perché diciamocelo: gli ultimi Office e AutoCAD fanno veramente schifo, sarà dal 2013 che vedo una traiettoria discendente nella qualità degli strumenti.

          • Sickboy

            Concordo e capisco il tuo ragionamento..però in ogni caso la libertà è anche questa, poter scegliere ciò che più mi aggrada/ mi porta i risultati (e soldi) nel minor tempo e sforzo possibile ..

          • Simone

            Sì, di certo, anche perché non si vive di soli princìpi. Però davvero mi piacerebbe che ci fosse una svecchiata di idee nel mondo open source, con gente che si metta a proporre servizi invece che le solite quattro distro con modifiche estetiche o cose del genere. Siamo in tanti, credo, che investirebbero due soldi molto volentieri nei servizi etici oltre che efficaci, specie chi ha partita IVA e quindi, diciamocela tutta, scarica dalle tasse queste spese. Io spenderò 1500-1800€ di licenze ogni tre-quattro anni, li darei volentieri alla Fondazione, e credo che saremmo in parecchie migliaia.

          • Viktor Kopetki

            io penso ad autocad in primis

          • ArchEmi

            Suite Adobe manca completamente

          • Simone

            Se non ti serve il 3D Qcad è uno spettacolo: lo uso anche sul Macbook perché regge dove ACAD 2016 mi crasha…

        • Sickboy

          Io con un raspberry e un hdd meccanico da 4 tb mi sono fatto il mio Nas/Cloud personale. Ovvio non hai le integrazioni che avresti con Google (dipende da cosa cerchi) o forse non ci sono ancora arrivato io..dipende secondo me dalle tue esigenze!

    • volcente

      ocloud . de / products . php

  • Fabio

    Cosa ne penso? Che ha ragione Stallman, ma che solo una minoranza di persone la vede così.

  • Cesoia

    Stallman e’ chiaramente un politico e di quelli parecchio intransigenti.Senza compromessi non si raggiungono obiettivi e questa sara’ l’ennesima scommessa persa per un’ecosistema che DEVE crescere,convincere ed imporsi risolvendo le problematiche quotidiane senza crearne di nuove. Il software deve essere un strumento non un fine.

    • loki

      scendere a compromessi significa solo snaturare l’ecosistema. si veda la situazione su mobile, dove il punto di riferimento e di sviluppo sono diventati i play services di google. se questo è il genere di compromesso può andare tutto in mona

      • d4n

        Le visioni di Stallman non sono sempre lungimiranti. Come ho detto più volte, lui è stato il motore dei sistemi gnu/linux, ma nel panorama degli ultimi 10 anni, il FOSS è stato un freno a mano per l’evoluzione di questi sistemi. Come ho detto in più sedi, non sempre è possibile rilasciare il codice sorgente di un prodotto in quanto potrebbero portare la concorrenza a farti le scarpe. Un esempio si aveva tempo fa con le GPU Nvidia e la tecnoliga PhysX, se avessero rilasciato open i driver, chi vietava ad ATI o Intel di copiare a mani basse dal software Nvidia?
        Le aziende esistono a scopo di lucro, non sono società senza profitto, e quindi regalare il codice all’intero universo informatico potrebbe voler perdere un vantaggio che si risolve anche in perdite in termini economici (e in posti di lavoro se vogliamo vederla più in grande).

        Perché parlo di Stallman come di un freno a mano? perché lui è uno di quegli estremisti che sino a 10 anni fa quando, flashplayer dominava sul web, era contrario al suo utilizzo, quindi secondo la sua visione io non avrei dovuto usufruire di alcune piattaforme solo per una questione filosofica. Se seguiamo la sua legge, sul mio portatile di 5 anni fa mono shceda grafica avrei dovuto rassegnarmi ad avere la batteria che durava 2 ore invece di 6, visto che i drive open source davano rogne con il consumo energetico ed ero costretto ad usare software proprietario ATI. Qui mi si potrà dire, potevi comprare un pc con una GPU supportata meglio dai sistemi open, certamente ma la realtà si scontra con esigenze e costi, se voglio poter giocare sotto windows senza spendere un patrimonio e poi usare linux in tutta libertà non vedo perché non devo installare i driver proprietari ATI solo in nome di una religione.

        Di esempi così ne potrei fare a palate, per me la virtù sta nel mezzo, chi è estremo da una parte o dall’altra sbaglia sempre.

        • loki

          oppure, e questo sono io non stallman, potevi continuare a usare tutto l’ecosistema proprietario e avere 6 ore di batteria, physx e tutto ciò che ti serviva. quello di cui ci si sta lamentando qui è microsoft che tenta come al solito di espandere il proprio dominio sugli altri. la questione dei driver video che hai citato comunque è abbastanza interessante e parla da sola: driver proprietari che spesso e volentieri obbligano le distro a bloccare determinate versioni di software come kernel o xorg perchè a loro non frega niente di stare al passo con i rilasci e gli sviluppatori free non possono mettere mano al loro codice. a me continua a sembrare che l’ecosistema ne tragga più rogne che vantaggi, che è poi il motivo del dito medio di linus a nvidia. l’utente per quanto mi riguarda se ha questo tipo di esigenze può tranquillamente rivolgersi a windows o macos che probabilmente sono più adatti a lui

          • Cesoia

            “oppure, e questo sono io non stallman, potevi continuare a usare tutto
            l’ecosistema proprietario e avere 6 ore di batteria, physx e tutto ciò
            che ti serviva. quello di cui ci si sta lamentando qui è microsoft che
            tenta come al solito di espandere il proprio dominio sugli altri.”

            Forse non ti e’ chiaro che alla maggioranza delle persone interessa un sistema che funzioni bene e non necessariamente open….

            Se il movimento opensource la smettesse di scaricare sull’utente finale sterili problematiche etiche con l’intento di “responsabilizzarlo” (renderlo adepto..) e cominciasse a trovare strategie per rendere piu’ competitiva la sua offerta lavorando sulle problematiche degli utilizzatori di ogni santo giorno….

          • loki

            “Forse non ti e’ chiaro che alla maggioranza delle persone interessa un sistema che funzioni bene e non necessariamente open….”

            e forse tu non hai neanche letto quello che ho scritto. ho detto “e allora usa un sistema proprietario che sei a posto”. le quote di mercato alla comunità non interessano perchè non siamo un’azienda, facciamo le cose per come piacciono a noi, non abbiamo bisogno di correre dietro alle persone per vendergli fumo a tutti costi. questo è il free software

          • d4n

            Verissimo io forse sono un esempio lampante dopo 10 anni di Linux dopo averlo amato, e aver partecipato anche in maniera attiva alla promozione (Linux Day e install fest) e allo sviluppo (collaborando con vari team in vari modi) sono tornato a Windows perché ? Perché quando torno la sera a casa dopo aver passato la giornata a programmare non ho voglia di mettermi a smanettare e a sistemare problemi del cavolo come batterie che durano 10 minuti, interfacce bugate, e via dicendo.

          • loki

            e hai fatto benissimo. il software free a quanto pare non fa per te e tu non hai preteso che fosse il software a diventare uno scimmiottamento dei sistemi commerciali, con tutto il degrado che il “just works” porta. niente da ridire su tutto ciò, è già da un paio di post che sostengo che questa cosa sia giusta

          • d4n

            Il discorso è troppo ampio e non si può banalizzare così. Non è una questione di “non fa per te”, anche perché non ti puoi eleggere a giudice di chi dice che qualcosa è adatto o non lo è per un’altra persona. 10 anni fa linux era qualcosa di molto diverso rispetto a quello che è oggi, le stesse community stanno totalmente cambiando filosofia, e sopratutto internet è diffuso come non mai, Stalman fa discorsi che andavano bene forse nel 70 o nel 80 non nel 2017. Infatti lo stesso Torvalds si è allontanato, e più volte è andato contro la filosofia stalmaniana, infatti non ha mai adottato la GPL3.0 che è ancora più restrittiva e affosserebbe la crescita del kernel linux.
            Ora però sono curioso, tu quindi per ragionare così, usi qualche distro tipo debain, senza installare nessun software proprietario, avrai tanto tempo da perdere nella tua vita e passerai le giornate a valutare hardware FOSS compatibile? perché altrimenti le tue chiacchiere stanno a 0 e a quel punto ti dico che forse linux non fa per te (visto come ragioni)

          • d4n

            Ok tralasciamo le GPU, e i giocattoli e guardiamo un ambito lavorativo concreto. Parliamo della JVM, la open jvm ha delle prestazioni nettamente inferiori, ora non ricordo le percentuali ma supponiamo che siano il 10% (mi sembra fossero il 25% ma non ne sono sicuro). Facciamo un esempio stupido, lancio un batch java che dura 90 minuti con la JVM oralce, con la open JVM arrivo a 100 minuti. Dirai tu 10 minuti di differenza non fanno nulla, perfetto diciamo che io sto sviluppando questo software e che in una giornata lo lancio 4 volte, ho aggiunto 40 minuti di tempo perso al mio lavoro. Per giunta aggiungendo 40 minuti al giorno in una settimana si parla di 200 minuti (quasi mezza giornata di lavoro); solo per non usare software proprietario ? ma di cosa stiamo parlando ?

            E voi qui mi direste, con il solito mantra, se Oracle rilasciasse open non ci sarebbe questo problema. Ma voi non pensate ad una cosa, chi usa la JVM in determinata ambiti deve pagare la licenza, se fosse open tutto il parco software Oracle dovrebbe campare solo con i servizi. Perché un principio che voi non capite è proprio questo, la logica del FOSS funziona se tu offri servizi come società, ma se il servizio è il prodotto stesso cosa offri? RedHat campa di servizi offerti e non con il software stesso. Nvidia campa di software e non di servizi.
            Io ripeto le aziende sono a scopo di lucro non sono società no profit. Ogni tanto bisogna essere realisti e non solo estremisti di qualcosa perché il concetto in linea teorica e fico.

        • Kim Allamandola

          Hai una visione un pelino limitata: il tuo portatile non funzionava bene coi driver open semplicemente perché siamo in lotta tra la libertà e le catene, e queste ultime stan largamente vincendo.

          Quando ero una matricola pensavo che Stallman esagerasse, oggi mi son ricreduto e purtroppo non vedo vie di uscita.

          • d4n

            E chi lo dice che non sei tu a non avere un ottica limitata? Prima di parlare bisogna comprendere i problemi guardando tutti i lati della medaglia non solo quello che ci piace. Allora tu mi vieni a dire che un rilascio open di driver da parte di nvidia non avrebbe causa nulla? Io non penso proprio ci sono dei contesti in cui la filosofia open non può e non deve essere applicata è questo che non riescono e che non riuscite a capire voi amanti dl foss

  • Carlo Zampieri

    Sono d’accordo al 100% con Stallmann

  • DottorGab

    Certe persone dovrebbero solo lavorare e lasciare parlare gli altri. La battaglia per la libertà informatica legata al software chiuso è una battaglia relativamente (e purtroppo) persa definitivamente con gli arrivi degli smartphone.

    All’utenza non importa più il produttore di un software, è disposta a comprare ed usare da marche e produttori non noti, purché abbia ciò che vuole perché orma uno strumento come il computer/smartphone è un “must have”.

    La vera libertà informatica sarà nei sistemi legali di una disciplina in costante evoluzione e nel dare connessioni sicure “a prova” di man in the middle o di stessi ISP controllanti.

    Come spesso accade ai vari “geni e guro” della programmazione, a livello sociale e politico hanno ideologie e fanatismo.

    • loki

      possiamo discutere di connessioni sicure e mim finchè vuoi, ma se non hai modo di verificare cosa viene veramente trasmesso attraverso quella connessione perchè chi ha prodotto il software non te lo permette, ha una qualche rilevanza? tu lo chiami fanatismo, a me sembra pura logica

      • DottorGab

        Sì ma anche no, l’ho scritto. La battaglia deve essere svolta nella disciplina legale. Se legalmente imponi una cosa, come non trasmettere dati a terzi, poi ci si adatta. Le dietrologie ed i complotti, veri a volte, lasciamoli ad altri

        • loki

          ma quali complotti, ogni giorno viene fuori qualcuno che raccoglieva dati a insaputa dell’utente (spotify, bose, chi più ne ha più ne metta) e poi “ma no, ci siamo sbagliati” o “ma no, è una feature”! tu puoi continuare a far finta di niente se ti senti più tranquillo così, io scelgo di prevenire. poi magari un giorno ci sarà una qualche legge che mi tuteli come dici tu, ma anche se la legge dice che è vietato rubare non tengo comunque la porta di casa aperta per vedere se i ladri la rispettano

          • Rand Al Mucck

            Se è per questo i ladri non rispettano nemmeno la porta chiusa.

            Prevenire e curare non sono in antitesi. Servono tutte e due.Difendersi va bene ma non basta: deve essere chiaro che nessuno ha il diritto di danneggiare altri in alcun modo e se lo fa deve pagarne le conseguenze.
            L’alternativa è la legge della giungla: è più forte la tua serratura o gli arnesi da scasso dei malviventi?
            (sempre che la legge non faccia il gioco dei cattivi: se la legge proibisce una crittografia troppo forte perché potrebbe essere usata per nascondere il malaffare, poi tu non ci puoi fare niente se quella debole che hai viene bucata e i tuoi dati personali finiscono in mano a cani e porci)

          • Kim Allamandola

            Il problema è che possiamo sempre meno scegliere di prevenire… Pensa solo al secure-boot, pensa solo alla “migrazione” dal desktop al browser, ovvero da dati e applicazioni locali a webapp e dati in mano a terzi… Oggi possiamo un pochino scegliere, ma sempre meno, domani temo non potremo del tutto.

          • loki

            e il problema del problema sono le persone. oggi sono tutti abituati a pensare che la libertà debba piovere dal cielo, come se fosse un qualche diritto naturale di nascita, perchè il mondo è bello e buono, i coniglietti saltano nel prato e gli arcobaleni riempiono il cielo. perciò manco si sognano di lamentarsi e pretendere, di rinunciare alle cose quando è necessario puntare i piedi, ma che siam matti? io le cose le voglio, cioè, non posso fare la vita da poraccio con la batteria che non dura 6 ore! che rinunci il popolino, mica io!

    • alex

      Alla maggior parte dell’utenza non gliene è mai fregato di sapere da dove viene un sw, gli interessa solo avere lo strumento che gli serve, esattamente come fa con qualunque altra cosa.
      L’unica vera libertà è la conoscenza. Senza conoscenza non cambia poi molto tra l’usare un sw chiuso ed uno open, ci si basa comunque solo sulla fiducia perchè non si ha gli strumenti per poter verificare e giudicare quello che si usa.

      • Giacomo

        appunto, “Closed Source” mi pare in netto contrasto con “Conoscenza”.
        Non che tutti debbano leggere e capire il codice, ma è comunque bene che sia accessibile e controllabile. GPL poi è qualcosa in più (non nel senso di Gas di Petrolio Liquefatto).

        • Cesoia

          “Non che tutti debbano leggere e capire il codice, ma è comunque bene che sia accessibile e controllabile.”

          Alle problematiche quotidiane di ciascun utente e lavoratore l’unica differenza sostanziale la farebbero i protocolli aperti ed i formati dei file liberi e standarizzati.Questo vorrebbe dire una semplificazione notevole del lavoro ed un libero mercato di applicazioni e funzionalita’.
          Viceversa l’accesso ed il controllo del sorgente,ai fini pratici, e’ pressoche’ inutile se non superfluo.
          L’utente usa il software come UNO STRUMENTO non come IL FINE del proprio lavoro….eh….

          • alex

            esatto, come semplice utente mi interessa solo di poter cambiare facilmente se necessario e non essere vincolato ad un fornitore, e questo è possibile solo con formati liberi e se possibile standardizzati.

          • Kim Allamandola

            Un banale esempio ical, carddav, caldav, imap sono *standard* aperti, puoi tranquillamente spostare i tuoi appuntamenti, contatti, mails. C’è un particolare: dove? Perché i fornitori stan diventando sempre meno e i più rivendono servizi di qualche “grosso cloud provider”…

            Altro banale esempio: pensa alle auto a guida autonoma. Oggi sono casi rari, top di gamma da tanti (polli) ambite. Domani saran comuni sulle fasce alte e medie, dopodomani anche su quelle basse. Potrai scegliere altro? No. Non perché sia vietato, semplicemente perché il mercato non offrirà altro e non potrai per com’è organizzata la società farti qualcosa tu.

            Soltanto oggi con un CNC, qualche semilavorato e un po’ di software puoi fare un mucchio di cose praticamente “in casa”, un domani con la stampa 3D un po’ più progredita ancora di più. C’è un particolare: chi produce il CNC, il software e i semilavorati? Quanta concorrenza c’è li? Quanta ci sarà? Questo ben pochi lo vedono.

          • alex

            E quindi? vuoi aggiungere fornitori per legge? che vuoi fare? obblighiamo ogni raltà a non avere più di x utenti in modo da farne per forza nascere di più? hai forse realmente scelto le auto che puoi guidare oggi? non mi sembra che attualmente siano poi tanti i produttori… non mi occupo di economia ma credo che sia tra l’altro endemico dei mercati “maturi” arrivare ad avere pochi fornitori.
            E se hai vogli un “mucchio” di cose in casa te le puoi già fare solo con pochi atrezzi, e se vuoi ti costruisci anche quelli come spesso facevano i nostri nonni, non è che ti serve per forza una macchina CNC o una stampante 3D…

          • alex

            ah, ti piaccino le stampanti 3D o il sw che ci gira intorno? (o quello che ti pare) immagino che ora ci sia ancora posto per infilarsi nel mercato, inutile lamentarsi tra una decina d’anni che ormai il mercato è occupato da pochi big e pretendere non so cosa…

          • Kim Allamandola

            > E quindi? vuoi aggiungere fornitori per legge? che vuoi fare?
            Obblighiamo che il software sia FOSS. Obblighiamo ogni dispositivo che monti un software ad esser realizzato in maniera da poter vedere il codice, compilarlo/impacchettarlo/modificarlo, installarlo ed usarlo. Dalle centraline delle auto alle radio dei cellulari.

            Imponiamo anche un principio di responsabilità: per dire il pilota amatoriale o il navigatore diportista possono liberamente comprarsi un VHF (una volta ottenuto il PPL/la più limitata patente nautica hai un certificato come operatore radio “limitato”) ed usarlo ma gli si dice chiaro: se fai cose che danneggiano gli altri dovrai risponderne. Estendiamo questo principio alle varie “piattaforme” odierne: caro motore di ricerca se non sei una soluzione distribuita sotto il controllo dei suoi utenti sei responsabile di quel che indicizzi. Indicizzi contenuti apologia di qualche fascismo? Di pedopornografia? Ok, finisci in tribunale e ne rispondi. Lo trovi insostenibile? No problem. Realizza una infrastruttura distribuita sotto il controllo totale e completo dei singoli utenti e questi saranno singolarmente responsabili, non tu.

            Per esempio se noi apriamo una lettera o pacco altrui o semplicemente lo gettiamo siamo responsabili *penalmente*, se un’azienda ruba e rivende dati di milioni di persone che succede invece? Si dimette l’AD, c’è qualche danno d’immagine e poco altro. Ti sembra normale? Ti sembra normale comprare un oggetto, dall’auto al telefono, e sentirti dire che puoi solo usarlo, non aprirlo, non cercare di comprendere come funziona, non modificarlo ecc?

            > hai forse realmente scelto le auto che puoi guidare oggi?
            No, ma sinché ci si limita alla meccanica un tornio, una colonna, una calandra, una fresa li producono (producevano) più o meno n-mila soggetti sparsi sul territorio, le conoscenze sono patrimonio pubblico acquisibile da svariati libri di svariati autori reperibili un po’ ovunque e se proprio ti ci dedichi un’auto puoi fartela quasi in casa. Sopratutto nessuno si era mai sognato prima d’ora di dire che l’auto da te pagata non è completamente tua ma puoi solo usarla, non studiarla, modificarla ecc.

            > non mi sembra che attualmente siano poi tanti i produttori…
            Esatto, un tempo invece erano parecchi e parecchio sparsi. Non c’era in altri termini monopolio.

            > E se hai vogli un “mucchio” di cose in casa te le puoi già
            > fare solo con pochi atrezzi, e se vuoi ti costruisci anche
            > quelli come spesso facevano i nostri nonni, non è che ti
            > serve per forza una macchina CNC o una stampante 3D…
            Si, posso cercare di fare quel che facevano i miei nonni, ovvero non evolvere. Il fatto è che tecnicamente possiamo benissimo evolvere mantenendo queste libertà, basta volerlo a livello di società. Il mondo FOSS insegna (e ricordo che il software è nato FOSS, poi si è evoluto in proprietario via via che il mercato si apriva a soggetti più ignoranti) che il software può ed è bene che sia collaborativo e libero. Non c’è nulla che vieti di insegnare ai bambini i principi base delle tecniche industriali attuali (in molti paesi, dalla Francia alla Finlandia alla Russia lo fanno in parte) e li incoraggi a farsi da soli cose che gli interessano dal software al mobiletto su misura e questo crea il mercato per i “cnc domestici” da mettere in garage, crea il mercato per la raccorderia idraulica a vite anziché con costose crimpatrici a pressione, crea il mercato per poterti fare come in Francia l’impianto elettrico di casa da solo perché la certificazione la fa un ente pubblico non la stessa ditta che ha realizzato l’impianto ecc. Se guardi la società dall’alto ti rendi conto che la popolazione è sempre più spinta verso l’esser imbecille e incapace di far qualsiasi cosa e se ci rifletti vedi che non vi sono necessità tecniche per ciò.

          • alex

            Mi spiace ma i tuoi discorsi sono talmente un mixer di tante cose diverse che è impossibile dialogare… modificati l’auto ed inizia a circolare, poi vediamo se sei effettivamente libero di farlo

          • Kim Allamandola

            Lo faccio abitualmente da alcuni anni, sono un appassionato di fuoristrada… In Italia puoi modificare alcune cose senza dover far nulla né chieder nulla, anche cose importanti come gli ammortizzatori, per altre c’è una costosa burocrazia tramite il collaudo come esemplare unico. In Francia è più semplice, poi cambiare più cose senza bisogno del collaudo come esemplare unico e quest’ultimo non ha costi amministrativi, al di fuori del controle technique (revisione) che hai anche in Italia. Il problema è che la mia libertà si stringe sempre di più perché al di fuori di qualche raro modello metter le mani in una vettura moderna è sempre peggio, non per evoluzione tecnologica ma per mero design. Comunque anche qui vale il discorso di cui sopra: chi non ha mai provato ad allestire un veicolo non sa cosa si debba o possa fare e pensa che non esista altro che il prodotto di serie o qualche stravaganza per appassionati.

          • d4n

            Quesito scemo sai cosa cambia tra una società di servizi ed un’altro tipo di società?

            Ti cito un’esempio di società di servizi informatica, RedHat. RedHat sviluppa un software, e lo concede sotto pagamento accorpato all’assistenza, ovvero ti offre un servizio. Il loro guadagno non è derivato dal software prodotto ma dal supporto che ti possono offrire sul loro prodotto. Se il software è “copiabile” a RedHat non importa, semplicemente perché quello che lei vende sono i servizi annessi al software.

            Parliamo ora di una società come Adobe. Adobe è una software house specializzata in software per ambito fotografico e video. Dietro a questi software ci sono algoritmi, studi matematici e tutto quello che ruota intorno ad un software, come l’usabilità ecc. Adobe non offre nessun servizio, ti vende il suo software e tu lo scegli perché è più performante di altri. Se Adobe rilascia ad esempio photoshop con codice open source, chi vieta a società concorrenti o a software come GIMP, di scopiazzare gli algoritmi e le formule che ci sono dietro ? e quindi perché un fotografo dovrebbe scegliere Photoshop o Lightroom al posto di GIMP? Ma sopratutto, se Adobe non vende più cosa succede a chi ci lavora dentro?

            Tante belle parole, ma la verità è una sola: I concetti alla base del FOSS, non sono applicabili a tutti i campi. Ci sono alcuni contesti in cui dovrebbe essere imposto per legge che il software sia open e altri in cui il software open, è qualcosa d’impossibile.

          • Kim Allamandola

            “Tante belle parole, ma la verità è una sola: I concetti alla base del FOSS, non sono applicabili a tutti i campi.”
            Secondo te la conoscenza è in vendita? Come pensi che si sviluppi la conoscenza dell’umanità? Attraverso il commercio o attraverso la condivisione libera di idee?

            Perché gli studi accurati che tu descrivi sono materia da ricercatori che dovrebbero essere pagati dalle università, in un modo che funziona (immagino avrai sentito tutte le regolari bestemmie dei ricercatori contro i giornali a pagamento, per la libera circolazione delle pubblicazioni ecc). Lo schema è semplice: $giovane_ricercatore si gratta la zucca e pensa sarebbe bello poter cambiare le espressioni, smagrire, ingrassare, render più muscolosi, render la pelle più bella, far sparire o comparire oggetti nelle foto ecc sgrat, sgrat, mumble, mumble e comincia a lavorarci sopra. Pubblica un primo embrione di algoritmo, chessò “gabbiano da carico vs gabbiano da corsa” (è un classico che si insegna in ogni corso a tema. Altri lo trovano interessante e ci si mettono dietro. Nasce un progetto, viene preso da tanti che lo vogliono, tanti cominciano a contribuire, estendere, nasce una community. Dov’è l’impossibile? L’unica cosa impossibile è in una società dove la ricerca è solo privata poiché la cultura è cosa sgradita, porta a contestare il politico di turno o il prenditore di turno che non lavoran come dovrebbero e porta a farlo con mezzi opportuni, gli argomenti, le sedi, l’autorevolezza opportuni. Brutta cosa. È impossibile in una società che pensa alla ricerca come a qualcosa per gente che non ha voglia di faticare e non ha il fisico per darsi alla prostituzione o l’istinto per darsi alla politica.

            Ti faccio solo un esempio: poco più di un secolo fa in Europa c’erano ufficiali di 13-14-15 anni (ad es. un tal Francesco Giuseppe I a 13 anni era divenuto colonnello dell’esercito austro-ungarico, mooolto tempo prima un tal Alessandro Magno a 20 anni era imperatore. Certo allora la vita era assai più corta, ma il corpo ed il cervello quelli erano e quelli sono eh. Semplicemente era necessario maturare a velocità diverse e funzionava. Oggi pensare ad un colonnello di 13 anni, leggi a parte, è pura fantasia. L’impossibile che citi è una questione di apertura mentale, non di impossibiltà tecnica o di utopia. Del resto ricordo che l’informatica *intera* è nata FOSS. Tutti i vecchi sistemi (anni ’60, ’70 e gran parte degli anni ’80) erano a sorgente liberamente disponibile. E tutta l’informatica odierna è un prodotto di quella cultura, di reali innovazioni da allora non ce ne sono più state. Pensaci.

        • alex

          nessun contrasto, ma sicuramente l’open è una fonte/possibilità in più per chi ha conoscenza

        • matteo81

          Quindi tutto quello che utilizziamo dovrebbe essere fornito di tutto il know-how che l’azienda ha utilizzato per crearlo giusto? quando compri un’auto il produttore per caso ti manda anche gli schemi tecnici con tutto il processo costruttivo e tutte le loro conoscenze in materia? e il tostapane? la tv? il motore? la tastiera dalla quale stai scrivendo ora?
          Ma ti rendi conto che non interessa a nessuno questa benedetta conoscenza?!?
          Chi è che realmente considera questo un problema?
          Vuoi aumentare la tua conoscenza? studia, informati e creati le tue basi… dov’è il problema?

          • Kim Allamandola

            Vedi un tempo nei tuoi dintorni, quale che essi siano, c’erano aziende e competenze più o meno per la quasi totalità dei settori merceologici del tempo da chi faceva motori elettrici a chi produceva sedie al macellaio ecc. Oggi tutta la conoscenza è in mano a 4 gatti. Domani “studiare” vorrà dire andare all’università della multinazionale tale, conoscendo solo i suoi prodotti nelle forme che lei decide e lo Stato nulla potrà perché oramai dipenderà dalle 4 multinazionali del caso.

            Il problema è che il cetriolo lo prendiamo anche noi che queste cose le capiamo, non solo chi rifiuta l’argomento per eccessiva complessità o perché lo stato presente non è ancora così “estremo”.

          • matteo81

            Ma non è assolutamente vero questo assunto…. E ci sono sempre le premesse per creare qualcosa di nuovo che permette di ripulire il sistema… Vuoi imparare informatica? Ognuno è libero di farlo e libero di creare quello che vuole quando vuole… Non è certo per i sorgenti non pubblici di Windows oppure Mac os che l’informatica non si possa imparare..
            Il tuo è il solito ragionamento del “come si stava bene una volta” che però non viene accolto dalla realtà…. Ed e’ un falso storico conclamato dai fatti… Negli anni 80 dov’erano google, facebook e uber…. E gnu linux? Non esistevano mentre sembrava che ibm, ms e commodore potessero dominare per millenni… Paradossalmente non si e’ mai avuta una pluralità di prodotti come in questi anni…
            Te lo dissi qualche anno fa in risposta ad uno dei tuoi soliti monologhi filosofali: Esci dalla tua nicchia e prendi atto di quello che avviene intorno a questa nicchia…

          • Kim Allamandola

            Cerca “Xerox Alto Demo” sul tubo (hw del 1973), poi pensa a cosa s’è diffuso ben *20* anni dopo… Pensa a quali erano gli obiettivi di UNIX o di Multics, poi pensa agli obiettivi degli OS odierni…

            > Paradossalmente non si e’ mai avuta una pluralità di prodotti come in questi anni…
            Hai presente il gruppo betamax? Sono un provider VoIP tedesco che ha più di *30* “siti” o “marchi commerciali” diversi. Sono una sola azienda, ma per il pubblico sono n soggetti in concorrenza tra loro. Ecco questo è il tuo paradosso. Un tempo avevamo n architetture in concorrenza, grossomodo tutte simili sia per quota di mercato che per caratteristiche (alpha, hp_pa, sparc, mips per citare le più note), oggi abbiamo x86 e un marginale di arm. Un tempo avevamo varie “big” dell’IT (SGI, HP, IBM, SUN, Dec per citare qualche nome), oggi abbiamo Microsoft, Apple e una galassia GNU/Linux per lo più a guida RedHat e Ubuntu (Debian) e una minima frazione *BSD. Un tempo solo in Italia avevamo 7-8 costruttori di auto/motoveicoli indipendenti, in concorrenza e con quote di mercato non troppo dissimili. Oggi c’è FCA e al massimo la VM di Cento per i soli motori. Posso andare avanti a lungo. Oggi c’è una pluralità di facce/marionette ma chi tira i fili sono 4 gatti.

            Io starei bene nella mia nicchia, se potesse esistere. Purtroppo quel che c’è intorno esporta la sua personale libera prigione ovunque.

          • matteo81

            Come dicevo prima io credo tu abbia parecchia acredine e rabbia nei confronti del “sistema” in generale e che cerchi i colpevoli nel tuo mondo che è l’informatica… il discorso che hai fatto dovresti proporlo in un blog politico perchè mi pare più adatto a quel contesto invece che una news su sql…. non trovi?
            Come ti ho scritto hai due scelte: cambiare ambito oppure saperti adattare… che è quello che più o meno fanno tutte le persone che lavorano e hanno responsabilità verso altri individui… grottesco che prendi le difese di un nullafacente ventennale… io sono un lavoratore e combatto ogni giorno con la realtà delle cose e mi sento preso in giro quando leggo che un mantenuto di 60 e passa anni si permette di fare le pulci e criticare chi la realtà di tutti i giorni la vive e la rende tale e non capisco come si possa difenderlo.. soprattutto da persone che si guadagnano ogni santo giorno la pagnotta col proprio sudore…

          • Kim Allamandola

            Bé il “mantenuto” non è nato già vivendo di rendita… La sua posizione l’ha conquistata lavorando ed i suoi software senza esagerare sono alla base del più diffuso OS al mondo. Anche mentre scriviamo su Disqus tutto funziona con pezzi di software scritti da lui. E personalmente è su un software scritto in larga parte da lui e da lui ideato moooooolto tempo fa che faccio quasi tutto, lavoro e attività informatiche private, dalle mail ai feed ai newsgroups agli appunti ai report alle presentazioni: Emacs.

            Io grazie anche al suo lavoro e alle sue idee sono riuscito ad arrivare nella silicon valley europea (sconosciuta ai più, tra l’altro) che è immensamente di meno e i miei contributi alla community sono come dire… Miseri, praticamente nulli. Un tempo all’uni lo consideravo un po’ “eccessivo”, oggi mi rendo conto che aveva una vista assai più lunga di tanti e purtroppo quel che dice lo ritrovo quindi non solo lo difendo ma lo ringrazio sentitamente. Non concordo molto col levarsi le scarpe per parlare, magari non mi piace il suo carattere magari non sono politicamente sulla stessa lunghezza d’onda ma sull’informatica non posso che togliermi tanto di cappello.

            Quanto alla mia rabbia sarei super-contento se fosse solo una mia cosa, ma man mano che passa il tempo gran parte delle cose sgradevoli che da tempo dicevo sarebbero accadute in effetti accadono e da buon individualista egoista mi gira perché ritengo di dover vivere ancora un po’ di annetti e per quanto mi sia ritagliato il mio “spazio vitale” tanto tranquillo non sono.

  • Leprechaun

    Stallman ha ragione come al solito, poco da discutere.
    La gente si dimentica troppo in fretta di tutto, in primis di halloween documents.

    • Cesoia

      Difatti siamo passati da formati e protocolli chiusi del 1998 al codice sorgente dei programmi: peccato che di questa “rivoluzione” l’utente finale non sa che farsene….

    • matteo81

      Ma seriamente nel 2017 dobbiamo ancora sentire parlare dei “pericolosi” halloween documents…
      Stiamo parlando di un’epoca in cui tutto il core businness di ms era Windows e per Windows ….
      Sono passati quasi 20 anni e oggi il peso di Windows nei rendiconto ms quanto impatta? forse un 10%?…. Oggi ms non è più quel tipo di azienda… c’è Azure sul cloud, il gaming, realtà aumentata, IA ecc ecc….

      Inoltre se posso chiederlo: ma cosa contenevano di così sconcertante questi misteriosi documenti? io ho letto e ho solo visto dei memorandum interni aziendali nei quali si paventava l’ipotetica crescita di un possibile competitor (che nei fatti reali non è mai neppure realmente avvenuta) e sui modi e le tecniche per contrastarlo in tutti i modi… ma secondo tu e molti altri che si professano indignati quali aziende leader al mondo lascerebbero aperte le porte del loro core businness al primo arrivato senza battere ciglio?
      Io vedo Google che non ha rivali sull’advertising e che a propria discrezione decide chi e come far comparire in cima alle sue ricerche (= far morire o vivere qualunque piccola realtà sul web)
      Vedo Apple e mi ricordo la bellissima campagna “Mac vs PC” fatta a regola d’arte per gettare facile guano verso l’avversario di turno…
      Di recente ho persino letto che Facebook al suo interno tiene a libro paga un intero reparto di dipendenti col solo scopo di seguire e catturare le start up più interessanti e pericolose per garantirsi la pace eterna tramite facili acquisizioni inglobando banalmente il nemico di turno…
      E in questo contesto il problema sarebbe sql server? Seriamente?

      Stallman ha ragione perché vive come un hippy squattrinato degli anni 70, isolato dal mondo reale e in un contesto di totale ozio e privo di qualunque genere di responsabilità ed esigenza nei confronti di chiunque e senza nulla da perdere… con l’unico passatempo di girovagare il globo (pagato da altri) e radunare la solita milizia di seguaci per raccontare le stesse storielle da vent’anni a questa parte..
      Non ci scordiamo che stiamo parlando della stessa persona che giudicò “immorale” l’utilizzo di una console da gioco perché portatrice di hardware e software proprietario….

      Immagina se domani mattina dicessi: “Signori dovete smetterla di farvi comandare da quelle brutte multinazionali dell’automobile che vi obbligano a sborsare migliaia e migliaia di euro solo per andare dal punto A al punto B… fate come me: muovetevi a piedi!! così facendo guadagnerete in salute, denaro e inquinamento!!!”…. dopotutto non è un brutto ragionamento nemmeno questo credo? eppure vallo a spiegare a tutti i pendolari che stanno fuori casa per 10-12 ore al giorno oppure anche solo a chi lavora a 10-15 km da casa…. belle parole ma in pratica un discorso totalmente irrealistico…. e pensa se si venisse a sapere che il profeta anti-auto non lavorasse e magari se ne stà a casa dalla mattina alla sera vivendo come un mantenuto…
      Ecco, questa è la sensazione che provo quando leggo e ascolto Stallman: una persona che vuole giudicare la realtà senza viverla e senza dare mai una soluzione efficace al problema

      • Kim Allamandola

        Pensa al principio della rana di Chomsky: han tentato in passato la “via dura”, oggi van con quella morbida. Il core business di Microsoft era ed è mantenere la sua massa di utenti, non può acquisire nuovi mercati poiché non ha nessun prodotto realmente valido, quindi deve mantenere quelli che ha, i settori in cui spopola.

        Un tempo si giocava sul software confezionato sugli scaffali, oggi si rubano legalmente dati con servizi cloud ma la musica è la stessa.

        Le soluzioni che propone Stallman costano, tanto, ma MOLTO meno di quel che costerà e già da tempo costa il disastro verso cui evolviamo. Questo è il punto. Un punto che tanti non vogliono accettare e allora preferiscono dire “finché la barca va” e dire “non si può”, “abbiamo ben altro da fare” ecc. Un banale aneddoto personale: quando ho lasciato l’Italia, comprato un terreno e iniziato a metter su casa un mucchio di persone m’han detto che son pazzo. Farsi una casa, una follia. Lasciare lande conosciute e posti sicuri, una follia. Fare una casa in legno, passiva, con VMC, pompe di calore ecc, una follia. Andare lontano dalla città (~60Km dalla città più vicina) una follia ecc. Adesso non solo sono soddisfatto, aspetti economici inclusi, ma provo un fastidio fisico solo a tornare indietro. Molte cose sono “impossibili” solo perché non si vuol lavorare per ottenerle.

        • matteo81

          Il principio che proponi non è proponibile in questo caso…
          Cosa cambia all’utente linux avere uno strumento in più? C’è qualche libreria oppure conoscenza che viene offuscata da sql server? No, è solo una possibilità in più…. Vuoi che le persone utilizzino solo software open? Bene, allora crea un prodotto migliore di quello proprietario invece di sbandierare le solite alternative…
          Gnu linux è protetto da una licenza, peraltro virale, che non permette a nessuno di chiudere il progetto oppure usarlo in maniera incontrollata. …
          Quindi riassumo, dove sta il problema?

          • Kim Allamandola

            > Bene, allora crea un prodotto migliore di quello
            > proprietario invece di sbandierare le solite alternative…
            La stragrande maggioranza del FOSS è di qualità largamente superiore agli equivalenti proprietari, non a caso il mondo server è in larghissima maggioranza su software FOSS… Ma NON basta per tutto, non basta perché l’ignoranza è endemica e pandemica, non basta perché per poter *entrare* in certi settori a gestione prettamente manageriale non basta la qualità serve scardinare il regime reazionario-mafioso che li gestisce, non basta perché ti serve anche il ferro e se l’OEM vuole mungere il limone oltre ogni limite non collabora. Quel che serve è *educazione* e *legislazione*.

            > Quindi riassumo, dove sta il problema?
            Nell’incapacità dei molti di rendersi conto della direzione in cui stiamo andando semplicemente perché il cambiamento è lento e pervasivo, un po’ come la gente *all’interno* di una nave da crociera in lento moto con mare calmo. Quasi nessuno fa caso allo scoglio dritto di prua sino a che non è troppo tardi.

          • matteo81

            Il mondo server è im gran parte floss per due motivi: Costo e scalabilità….. Di qualità non ne parlerei troppo… Visto il panorama attuale anche open source non parlerei di qualità ma di inerzia….

            Insomma nessuno si rende della catastrofe imminente e solo un gruppo di illuminati avverte il problema giusto? Ma questa favola basata sul disfattismo e sulla solita pseudo superiorità della community per quanti anni andrete avanti a raccontarla? Io vedo persone che lavorano e campano esattamente come 20 anni fa e che usano semplicemente gli strumenti che preferiscono…. Stessi polpettoni che raccontavi 4 anni fa… Eppure mi pare che siamo ancora tutti qui..

          • Kim Allamandola

            > Io vedo persone che lavorano e campano esattamente
            > come 20 anni fa e che usano semplicemente gli
            > strumenti che preferiscono..
            Perché non cerchi i grafici della produttività oraria media storici. Noterai che in tutta Europa si parte con una produttività oggi ritenuta *impossibile* e si crolla mano a mano che si diffonde il metodo manageriale di stampo inglese. Perché non fai due conti su quale sarà la tua pensione rispetto a quella di tua madre/padre o tua nonna/nonno? Come o detto il cambiamento è lento, come l’acqua in cui nuota la rana e ovviamente non tutto è negativo (si stà meglio nell’acqua tiepida che in quella fredda no?), aspetta altri 20 anni. Poi, se potrai ancora visto l’andazzo, avrai conferma o smentita. Nel frattempo recuperati su Google gruppi “Una storia (a proposito di nuvole, pa, ecc.)” chiave di ricerca “pippate di sotto, comune, cloud”. Il “gruppo di illuminati” è un eterogeneo numero di soggetti molto diversi, purtroppo non molto ascoltato perché a tutti piace pensare all’azienda che tanto che provi la macchina fa giocare tuo figlio al computer o a quell’altra che se compri un PC ti “rimborsa” (50€ massimo) il monitor e trovate commerciali del genere.

          • matteo81

            Quindi mi stai dicendo che il mondo del software proprietario è la causa delle pensioni basse, del calo di produttività e della presunta decaduta del genere umano?
            Quindi col floss pensioni più alte, tutti felici e contenti giusto?
            Se è per aspettare sono già 15 anni che sento ripetere di aspettare… ma sono qui pronto all’apocalisse causata dal closed….
            La mia impressione è che tu ti senta parecchio arrabbiato nei confronti del “sistema in generale” e visto che lavori nell’informatica hai voluto trovare la causa al suo interno..
            Il tuo post, e scusa se lo dico, è sconcertante e anche un po’ allarmante sul ragionamento….
            Stiamo parlando di informatica non di guerre e crisi mondiali… credo

          • Kim Allamandola

            > Quindi mi stai dicendo che il mondo del software proprietario
            > è la causa delle pensioni basse, del calo di produttività e
            > della presunta decaduta del genere umano?
            Ovviamente no 🙂 ma è un buon indicatore grazie alla rapida evoluzione piuttosto sregolata. Se vuoi l’arte anticipa la società e l’informatica permette oggi di “simulare” bene la società futura.

            Nel caso semi-in-topic ce l’ho con Red Hat perché lo ho usato per un po’ di anni (RH8 sino alla 9.c e Fedora, a titolo personale, sino alla Core4) e non mi ci son trovato granché bene e lo ho da subito vissuto come qualcosa di terribilmente fragile e rozzo rispetto ad Irix (il mio primo computer è stata una vecchia O₂ dismessa dono di amici di famiglia, non la sapevo certo usare né la conoscevo veramente ma ci ho giocato per tutte le superiori e una parte dell’università) in seguito conoscendo Debian mi son reso conto della differenza. Ho riconosciuto a RH il merito di aver fatto Gnome, ai tempi il miglior DE adatto sia al geek sia all’utente domestico sia al desktop aziendale, qualcosa che poteva vagamente ricordare il valore di CDE portato nella modernità ma ho anche visto quella che chiamo malagestione (in termini di scelte tecniche, non amministrativi eh!) e un business model che non m’è mai piaciuto, poi FreeBSD e poi SUN e una situazione assai piacevole, adesso mi sento piuttosto orfano. Ho sempre spinto in ogni modo, anche con costi personali (cambi di lavoro) il desktop FOSS e ora non vedo più un desktop per l’utente medio e persino per me stesso non trovo una distro di riferimento o un OS che possa usare da desktop. Questo è personale, ma ha validità anche in termini generali con le dovute attenzioni.

            Se ripercorri la storia dell’informatica vedrai che abbiamo perso un mare di tecnologie, per fare esempi più o meno vissuti di Irix sono rimaste le OpenGL, l’xfs è oramai obsoleto. Di Solaris non stà quasi rimanendo nulla eppure di innovazioni ne ha portate quantità enormi, anche in tempi recenti e tutte assai attuali. Anche di progetti più o meno incompiuti abbiamo una bella storia dall’ITS (che ha molto ben mostrato i limiti di UNIX, cosa utile per evolvere) a Plan9 (che ha mostrato una via ancora oggi futuristica, vagamente ripresa per il poco che ho visto dall’HP con The Machine), le LispM han mostrato come si possa costruire hw “aperto” con un OS che è anche un framework e un ambiente completo di lavoro source-based al 100% ecc. Oggi si compete con qualche “servizio-piattaforma” o reimpastando tecnologie note. Non lo trovi allarmante e sconcertante? Come ti immagini l’IT di qui a 10 anni?

            Per lo meno se lo sviluppo è comunitario ogni cittadino ha diritto di dire la sua e può fare la sua parte per andare in una direzione piuttosto che un’altra, ma se lo sviluppo segue il trend attuale dove “il codice” non ha quasi più importanza perché tanto non gira su ferro tuo, sotto il tuo controllo, a parte essere un mero consumatore passivo, per attento che vuoi che cosa fai? Ritieni pazzo, idealistico, psicotico sentirsi “soffocati” e “incavolati neri” per questo o forse pensi che sia una gran brutta evoluzione?

            Scusate il super-OT…

          • matteo81

            Abbiamo perso un mare di tecnologie perchè chi le sviluppava a un certo punto non ha più ritenuto conveniente portarle avanti… succede in tutti gli ambiti e in tutti i mercati… il tempo passa e il mercato cambia.. non si può sempre e cocciutamente rivangare il passato e non rendersi conto del perchè le cose sono cambiate.

            La tua è una liturgia di una tristezza inquietante che enfatizza una fase peraltro giovane dell’informatica…
            L’IT fra 10 anni cambierà esattamente come cambiano tutte le situazioni nella vita di ognuno di noi… ci si dovrà adattare e si andrà avanti, molto semplicemente

            Non ti piace la piega presa? ok, cambia lavoro, datti da fare oppure accetta il cambiamento… in ogni caso continuare a rivangare il passato non lo fa magicamente ritornare… l’informatica da qualunque parte la si guardi non è più un piccolo fanciullo ma un adulto ormai maturo e come tutti gli adulti anche parecchio abitudinario e standardizzato….. roba come SGI, Lisp oppure il vecchio Solaris….
            Tutte le volte che posti qualcosa si finisce sempre a discutere di contesti e progetti di 20 anni fa ormai morti e dimenticati….
            Vuoi uno Unix? c’è linux, bsd oppure Mac…. vuoi NT c’è windows… senza contare SmartOs, Chrome Os ecc ecc…. senza dimenticare i veri comunitari come ReactOs, Haiku piuttosto e Aros…. cos’ è che manca? quanti Os dovrebbero esistere per fati felice?

          • Kim Allamandola

            > Abbiamo perso un mare di tecnologie perchè chi le sviluppava
            > a un certo punto non ha più ritenuto conveniente portarle avanti…
            Certamente anche per questo, ma dimmi credi veramente che la SUN ovvero oggi (sigh) Oracle non spingano/abbiano spinto abbastanza OpenSolaris perché “non più conveniente”? L’ignoranza gioca un ruolo *pauroso* e il marketing anche. Sfortunatamente di solito chi fa marketing e management, sopratutto in tempi recenti, è più bravo a spremere limoni che non a contribuire all’evoluzione, anzi in genere l’evoluzione è sgradita poiché non proprio prevedibile. La cultura è sgradita perché rende difficile “gestire” le persone, specie quando si guadagna su di loro. Per capirci Google avrebbe convenienza a pubblicare stile OpenStreetMaps i suoi dati (idem per quelli Navteq/Teleatlas)? Noi invece abbiamo convenienza ad usare Google anziché spingere per OSM? Abbiamo convenienza a contribuire chessò ad un software commerciale attraverso traduzioni&c o a chiedere che sia FOSS. Si, se vuoi puoi leggerlo in chiave politica, dopotutto il software è la descrizione e l’automazione della conoscenza e la conoscenza in società vive anche attraverso la politica…

            > L’IT fra 10 anni cambierà esattamente come cambiano
            > tutte le situazioni nella vita di ognuno di noi… ci si dovrà
            > adattare e si andrà avanti, molto semplicemente
            Interessante, quindi tu non ti senti “cittadino” parte della società ma mero ingranaggio di una macchina che accetta tutto passivamente ritagliandosi il tuo orticello. È anche questo un segno di cambiamento, sino a qualche anno fa saresti stato disprezzato (e lo saresti in molti paesi, in parte anche in Francia) oggi invece penso avresti una grande approvazione pubblica, specie in Italia. Non prenderlo come un giudizio, solo una analisi atarassica. Io lotto per esser un Cittadino, pari tra pari, e l’organizzazione della società non la vedo come gerarchia ma come struttura costruita da uomini per il buon vivere comune quindi non voglio adattarmi e esprimo una forte acrimonia verso chi vuole adattarsi restando passivo perché le conseguenze di ciò le pago, le ho pagate e le pagherò anch’io.

            > Non ti piace la piega presa? ok, cambia lavoro
            Come sopra, se la tua libertà si restringe ovunque hai poco da cambiare. Un tempo se volevi un’auto senza ABS/con ABS disattivabile potevi scegliere, oggi non più, domani non potrai scegliere di avere un’auto che guidi te, dei soldi in contanti o un desktop personale con dati e software liberi e sotto il tuo pieno controllo. Poco importa che vada a fare il vinaio in Mongolia.

            > l’informatica da qualunque parte la si guardi non è più
            > un piccolo fanciullo ma un adulto ormai maturo
            A me pare più una tavola di cera contesa tra squali e imbecilli: i primi sono coloro che fanno informatica non perché gli piace ma solo per guadagnare (si, certo dobbiamo vivere, ma un conto è lavorare per vivere, magari facendo quel che piace, un altro è vivere per lavorare, per accumulare e basta) e guidano l’IT come la vendita di mele o di viaggi. I secondi sono i “giovani sviluppatori” con barbe e sorrisi che appaiono più che nuove leve a inizio carriera come bambini cresciuti ma non maturati. Se solo sentissi le presentazioni di software commerciale recenti e i discorsi mentre sei nel break/brunch resteresti, almeno io resto, annichilito da che gente e che idee ci sono.

            > Tutte le volte che posti qualcosa si finisce sempre a discutere di
            > contesti e progetti di 20 anni fa ormai morti e dimenticati….
            È un punto curioso perché il lisp (come famiglia) è uno dei linguaggi più diffusi in molti ambiti, dai CAD alla finanza passando per la ricerca, solo non si vede molto, dell’SGI le OpenGL continuano ad essere il riferimento di quasi ogni software grafico professionale dal calcolo balistico alla modellazione al montaggio video, Solaris è tutt’ora alla base di un’enorme numero di sistemi informativi critici aerospace&defense al piping. I più non lo sanno e non lo vedono ma se giocassimo al “cosa succede se X sparisse” oggi la nostra società, non per la storia ma per il mero presente, si fermerebbe.

            > Vuoi uno Unix? c’è linux, bsd oppure Mac….
            Nessuno di questi implementa più i principi di UNIX. Incluso Solaris, HP_UX, AiX, True64, …

            > senza dimenticare i veri comunitari come ReactOs, Haiku
            Hai mai visto che ruolo avevano Irix, AiX, Solaris, VMS, …? Erano OS largamente diffusi in concorrenza tra loro con portafogli clienti assai simili per dimensioni, giri di denaro, importanza ecc. I *BSD oggi? Si c’è un angolino FreeBSD in quasi tutti i datacenter, gestito per lo più da 4 gatti da remoto, quasi nascosti in azienda. OpenBSD è usata da qualcuno come fw/appliance embedded. Il resto esiste solo per qualche appassionato o ricercatore. ReactOS, Haiku? Mai visti a livello professionale, sono a dir poco “residuali”, se la cavano meglio altri OS realtime/embedded (ah, giusto per non far nomi basati in larga parte sulle idee di Plan9) ma sono comunque numericamente irrilevanti. Idem le architetture. Oggi c’è x86 e un residuale arm per il settore consumer e un minimo power per il settore medium/high end. Sparc è quasi del tutto scomparsa, idem MIPS, idem hp_pa, idem le vecchie Alpha mentre un tempo erano egualmente sparse e in concorrenza tra loro. Purtroppo di nuovo chi non l’ha vissuto non solo non lo sa ma neppure riesce a capirlo. Se solo vedi come in un datacenter ti arrivano giovani ingegneri che si rigirano un server per le mani… “ma dov’è la vga/dvi/hdmi?”, “ma come lo installi”, “ma a che serve la smartcard bloccata con una fascetta?”, “ma cos’è tutto ‘stò frastuono” e cose del genere (tutte viste in prima persona)…

          • Samael

            Certamente anche per questo, ma dimmi credi veramente che la SUN ovvero
            oggi (sigh) Oracle non spingano/abbiano spinto abbastanza OpenSolaris
            perché “non più conveniente”? L’ignoranza gioca un ruolo *pauroso* e il
            marketing anche.

            Solaris è morto per la miopia di SUN, Kim. Dobbiamo ammetterlo.
            SUN era un’azienda con il più alto livello in termini di capitale umano tra gli ingegneri/architetti, ma era gestita da incapaci.
            Sia Scott McNealy che il “divin codino” (non me ne voglia Baggio) Jonathan Schwartz sono stati due personaggi che non hanno saputo guidare l’azienda.
            Dov’era SUN negli anni 90, quando Solaris e SPARC dominavano i settori server e workstation, mentre Linux era (ed è tuttora) il fratello scemo che vuole imitare UNIX? Perché nessuno si è mai chiesto se quel fratello scemo che costava una frazione di Solaris potesse diventare una minaccia?
            Microsoft lo ha fatto, gli ha subito messo i bastoni fra le ruote, ed oggi è ancora viva.
            SUN no. E mentre Linux conquistava i cuori dei “cantinari” che avevano subito il loro UNIX-like open source, Solaris rimaneva solo un fattore di business.
            Morale della favola? Il fratello scemo usato dai cantinari ha sostituito Solaris negli ambienti server, mentre Windows lo ha sostituito sul desktop.

            Se guardi RHEL 7 ti accorgi subito che è un wannabe Solaris 11, ma che di fatto riesce ad esserne solo una pallida imitazione fatta male.
            EPPURE è good enough per l’uso nei reparti IT. Perché? Perché ormai con il clustering non frega più niente a nessuno del big iron.
            Nessuno ha più bisogno di spendere migliaia di dollari per una macchina SPARC dagli uptime assurdi, perché ormai si usa un ESXi e si buttano dieci-venti VM x86 sotto load balancer. Ecco che hai ottenuto lo stesso uptime del servizio ad una frazione del costo.
            E quando SUN aveva capito la faccenda era troppo tardi. OpenSolaris nel 2005 era troppo tardi.
            Per non parlare di come abbia sperperato soldi in cose che non servivano. Spendere miliardi di dollari per MySQL e al contempo regalare macchine SPARC alla comunità Postgres.
            Spendere vagonate di soldi per VirtualBox, quando poi volevi spingere per Sun xVM che avevi creato da Xen.
            Regalare Solaris 10, anziché guadagnare almeno dal supporto tecnico.
            Spendere soldi su ROCKS quando sapevi che SPARC era un’architettura morta, che non solo non teneva il passo con x86, visto che ormai era più lenta e più dispendiosa di energia, ma nemmeno con le alternative proprietarie come POWER.

            L’acquisizione Sun-Oracle è stato solo l’ultimo chiodo su una tomba già preparata da un decennio.
            Larry Ellison ha spremuto i clienti più che poteva, e poi quando ha capito che il limone non aveva più succo da offrire ha fatto piazza pulita degli esuberi e ne ha decretato la morte.

            La verità è che SUN non voleva l’open source, non voleva la comunità, non voleva uscire dal solito business.
            SUN era ESATTAMENTE come Oracle, anche se preferiamo non ammetterlo. Fosse stata diversa, ILLUMOS (non OpenSolaris) sarebbe nato nei primi anni 90.
            E Linux sarebbe stato solo il progettino da quattro soldi di uno studente universitario annoiato. Anzi, forse nemmeno quello, dato che lo stesso Torvalds disse che se 386/BSD fosse stato pronto in quegli anni Linux non sarebbe mai nato.
            Alla fine Torvalds voleva solo uno UNIX open source da usare su x86, ma che non fosse MINIX.

            E oggi, con la morte di Solaris indirettamente decretata qualche settimana fa, rimangono solo i rimpianti. Quelli di coloro che sanno cosa abbiamo perso e che non rivedremo più, se non sotto forma di singola tecnologia reimplementata malamente in qualche altro prodotto. Vedasi snapper su OpenSUSE che cerca goffamente di fare quello che IPS, ZFS e i Boot Environments facevano dieci anni fa.

          • mimimiconlemani

            catechizza, catechizza, ma non esagerare se no ti toccherà andare di malox o pranzolo…..

          • matteo81

            Mi pare che il catechista sia il tipo con la barba qua in alto….. poi arrivano i soliti pionieri del “mondo libero Treccani”…. poi purtroppo arrivano anche commenti come i tuoi fatti solo di attacchi personali e privi di qualunque genere di argomento… ma tranquillo, ti sopportiamo volentieri!! 🙂

  • Daniele Cereda

    Le solite boutade dell’intransigenza fatta persona che non hanno spostato l’asticella del 2% lato desktop nemmeno pagando. utilità? nessuna. ragione?idem come sopra.

  • alex

    Invece di preoccuparsi per il rilascio di SQL server su linux sarebbe meglio usare la cosa come spinta a produrre nuove alternative e/o migliorare le attuali open. Che poi in un ambiente open mi sembra sia la norma il continuo confronto con altre soluzioni e idee, e se anche alcune di esse sono closed non vedo dove stia il problema. Se basta così poco per estinguere il sw libero allora c’è ben poco da proteggere.

  • Kim Allamandola

    Per me la situazione è già tragica: chi sviluppa oggi nel mondo open? Di comunitario son rimasti i *BSD e molti progetti morenti, c’è Linux e una parte dell’userland GNU ma il grosso è di fatto in mano ad una sola azienda col cappello rosso.

    Di più l’emorragia di utenti da Windows verso GNU/Linux (lasciate perdere netmarketshare&c, chiunque usi GNU/Linux ha ben visto l’esplosione degli ultimi anni) ha portato il modo di pensare di Windows su GNU/Linux: pensate a systemd, pensate a pulseaudio, pensate agli snap&flatpack ecc sono tutte idee tipiche del mondo Microsoft i cui problemi abbiam ben visto negli anni.

    Di più l’evoluzione “mobile” sta trasferendo lucchetti e catene anche nel desktop rendendo sempre più scomodo usare software libero, tra qualche anno temo sarà naturale considerare “una distro” come un’applicazione di Windows (WSL è un inizio assai embrionale) che si scarica dall’Windows-store e offre un ambiente più comodo per lavorare, Windows stesso può diventare una sorta di firmware UEFI-style.

    Questo è lo scenario tragico che vedo e purtroppo non vedo più una community abbastanza vasta e competente per evitare questo scenario.

    • Samael

      Kim, andamo su.
      systemd non è nè più nè meno quello che SUN fece 15 anni fa con SMF.
      Sappiamo benissimo entrambi che INIT è un concetto obsoleto e fuori tempo. Non è mai nato per gestire servizi, ma per settare le configurazioni base del sistema in fase di boot su sistemi che per limiti tecnologici dell’epoca NON cambiavano, e di conseguenza quando lo si è adattato a compiti non suoi ha fatto più danni che altro. Non puoi pensare nel 2017 di portare in produzione una cosa come INIT che lascia il sistema in uno stato di imprevedibilità, visto che non fa process management. Il servizio è partito? O è morto? E se è morto è stato fatto respawning? In che contesto di sicurezza sta girando? Con quale utenza? E su quale namespace?

      Mettere insieme tutta questa roba su INIT avrebbe creato un mostro inusabile. Come diceva un vecchio adagio: “se scrivi più di dieci righe in shell script, stai facendo qualcosa di sbagliato”.

      Lo shell scripting va bene per automatizzare compiti ripetitivi, non per mettere in piedi infrastrutture complesse, in quanto diventa subito lento, aggressivo sulle risorse a causa del continuo spawning di processi, e poco manutenibile.

      Se poi il problema è che si porta dietro logind, networkd, timedated, hostnamed ecc., allora stiamo parlando del nulla.
      UNIX è da sempre un OS monolitico, con lo userland interamente integrato nel kernel.
      Ogni componente viene sviluppata in parallelo.
      Sai benissimo che su BSD, tanto per citare uno UNIX purosangue, non puoi aggiornare il kernel senza aggiornare anche lo userland. Se passi da FreeBSD X a X+1, devi aggiornare entrambi. Sempre.
      Solo Linux è nato come blocchi diversi messi insieme, e sappiamo benissimo che questo è sempre stato uno dei tanti motivi per il quale è sempre stato inferiore a UNIX.
      Quante volte un cambio di funzionalità in un componente ha creato problemi al resto del sistema? Vedasi udev agli albori. Vedasi i primi Linux 2.6.

      Quante volte abbiamo visto reinventare la ruota replicando funzionalità anziché integrarle, perché allo sviluppatore del componente X non gliene frega nulla che esiste un altro componente Y che fa più o meno la stessa cosa.
      Guarda l’esempio di sudo/policykit. Sono entrambi meccanismi che permettono l’elevazione sui privilegi, tuttavia sono indipendenti e ad uno non frega niente dell’altro.
      Il che si traduce in: usi la GUI? fai elevazione con PolicyKit. Usi la cli? Usi sudo. E nessuno dei due è conscio del fatto che la tua elevazione di privilegi è nella cache dell’altro. Ergo, doppie/triple/quadruple autenticazioni per fare la stessa cosa in due modi diversi.
      E non sono nemmeno intercambiabili perché se la singola applicazione non supporta PolicyKit, per poter salvare un file con diritti amministrativi devi usare sudo dal terminale.
      Vedasi la famosa storia di Nautilus che non può copiare un tema in /usr/share/themes senza essere avviato come root, anziché permettere l’elevazione tramite PolicyKit nel flusso I/O, come fa giustamente UAC su Windows.

      Questo è solo la punta dell’iceberg. Un esempio scemo che ti fa capire quanto sia stato sbagliato nel FOSS.

      systemd ha di fatto portato un po’ di ordine. Ha stabilito uno userland fatto di strumenti interconnessi da API che fanno sì che non si reinventi la ruota e che anche gli sviluppatori terzi possano appoggiarsi ad strutture sottostanti che si sanno essere CERTE di esistere.
      Inoltre è l’unica suite che ha portato diverse funzionalità del kernel (cgroup e namespace in primis) a livello di userland.
      Fino a prima di systemd QUANTE funzionalità del kernel Linux erano esposte? Pochissime.
      E quante erano integrate nello userland? Nessuna.

      Stiamo ancora a settare i permessi classici di POSIX, quando si sa che sono un concetto obsoleto, al punto che la SUN importò le ACL NFSv4 (compatibili con Windows NT) a livello di VFS e le integrò in chmod, rendendo quelle POSIX sono un wrapper di compatibilità per la certificazione SUSv3. Il massimo che puoi fare su Linux è usare setfacl/getfacl per gestire ACL POSIX, che non valgono un ventesimo di quelle NFSv4.
      Guarda OpenBSD. Ha sviluppato pledge() che è SELinux meno cervellotico, e lo ha subito integrato nello userland in modo da far sì che tutto l’OS si appoggiasse a questo nuovo sistema di policy in maniera trasparente per gli utenti.
      Poi hanno cominciato a patchare i software nei ports per far sì che supportassero la tecnologia.
      Quanto è supportato SELinux? Abbiamo ancora oggi casi in cui lo stesso GNOME fa a cazzotti con esso.

      Per quanto riguarda PulseAudio, fosse quello il problema.
      Perché non parliamo del vero problema dello stack audio? Ovvero che ALSA è di quanto peggio sia mai stato creato?
      Un mostro talmente complesso che si trova mezzo nel kernel e mezzo in userland, con configurazioni che farebbero impazzire persino un ingegnere del suono.
      E nonostante questo ci si ritrova nel 2017 con uno stack audio che non ha multi-canale per applicazione, ma sono un MASTER unico che governa tutto.
      Voglio avere le notifiche di Skype accese ma più basse, anche mentre sto vedendo un filmato di un corso online della mia azienda? Macché, o tutto o niente.
      Per non parlare del fatto che se vuoi espandere lo stack audio per usi differenti, tipo con JACK, devi cambiare uscita audio perché lo stack dei plugin di ALSA è broken-by-design.
      Su macOS se espandi CoreAudio con dei plugin, la tua uscita audio rimane sempre e solo CoreAudio.
      Sta allo stack audio sfruttare le API messe a disposizione dei plugin. Su ALSA invece devi lottare tra l’uscita alsa, pulseaudio e jack.
      E la colpa di tutto questo sarebbe di PulseAudio? Andiamo, Kim.
      Sarebbe bastato rimanere su OSS e migliorarne l’integrazione, ma si è deciso di reinventare la ruota. E male. Come al solito.

      Per quanto riguarda Snap e Flatpack. Nessuno dei due è un concetto di Windows, che non ha mai avuto un’idea stabile di organizzazione del software.
      Semmai sono concetti di NeXTSTEP prima e macOS poi, e sono di fatto l’unico modo per avere una gestione sana del proprio desktop.
      Aggiornare un intero sistema operativo ad una nuova versione a sei mesi di distanza, solo perché nel repository non puoi avere la versioni più aggiornata della Calcolatrice è follia pura.

      • Kim Allamandola

        systemd non è nè più nè meno quello che SUN fece 15 anni fa con SMF.
        Sappiamo benissimo entrambi che INIT è un concetto obsoleto e fuori tempo.

        Pur essendo nato sotto unix ho sempre appoggiato gli unix haters nel dire che “parti male pur di partire” non è positivo. {SysV,BSD}init son certo inadatti all’oggi (e non da oggi), anche nei reimpasti moderni (OpenRC&c) ma sappiamo che faccia hanno e ci siamo abbastanza abituati. Quindi si, dobbiamo cambiare (tante cose, non solo l’init), ma farlo come si deve. l’SMF è sempre stato un po’ troppo “formale” per i miei gusti ma *funziona*, systemd è una lotta continua tra problemi che ha/dà e upstream che ti provoca gravi istinti omicidi…

        Non puoi pensare nel 2017 di portare in produzione una cosa come INIT
        Sinceramente mi sento molto più tranquillo che con systemd… I monitor artigianalmente integrati con l’orchestration sono certo mostri artigianali che NON dovrebbero esistere, ma per la mia esperienza dan meno rogne…

        Che lo sviluppo di GNU/Linux sia caotico e in continuo peggioramento son assolutamente d’accordo ma non che questo sia una peculiarità del FOSS: FreeBSD, OpenBSD, DragonFlyBSD sono sempre FOSS e han uno sviluppo, compatibile con la dimensione delle rispettive comunità, coerente. Lo stesso avviene talvolta con software proprietario. ‘Somma per me la causa è da cercarsi al di fuori del modello di sviluppo, più che altro da correlare l’evoluzione ai membri della community e alle loro competenze, conoscenze e obiettivi. Demolite le università, l’istruzione in genere, abolita la ricerca che altro ci si dovrebbe aspettare? Qualcuno resiste in piccole nicchie, il resto va nella direzione in cui può naturalmente andare 🙂

        systemd ha di fatto portato un po’ di ordine. Ha stabilito uno userland fatto di strumenti interconnessi da API che fanno sì che non si reinventi la ruota e che anche gli sviluppatori terzi possano appoggiarsi ad strutture sottostanti che si sanno essere CERTE di esistere.
        Sinceramente io di “certo” in systemd ci trovo solo che darà problemi, se fossi uno sviluppatore farei il possibile per evitarlo…

        > permessi, selinux &c
        D’accordo, che la qualità di GNU/Linux sia discutibile siamo d’accordo, ma l’evoluzione attuale mi pare a sua volta peggiorativa, non migliorativa.

        Quanto è supportato SELinux?
        Per me dopo parecchio tempo ZERO, nel senso che rifiuto di usarlo.

        Per quanto riguarda Snap e Flatpack. Nessuno dei due è un concetto di Windows, che non ha mai avuto un’idea stabile di organizzazione del software.
        Semmai sono concetti di NeXTSTEP prima e macOS poi, e sono di fatto l’unico modo per avere una gestione sana del proprio desktop.

        Mh, muble grumble ok per la parte Windows, diciamo che non ha un’idea stabile di organizzare il software ma concettualmente quale che sia il meccanismo nella pratica s’assomiglia ma ” l’unico modo per avere una gestione sana del proprio desktop.” francamente non la comprendo proprio.

        In primis non comprendo che differenza ci sia tra desktop e server lato package management (capisco per il superembedded che si voglia togliere anche il concetto di package management ma…). Direi che il punto è la separazione tra “il desktop” con l’utente che vuol l’ultima release, anzi direttamente una build CI-style della HEAD ed il “base system” (se vuoi un po’ à-la-FreeBSD) secondo me dà troppi altri problemi per esser positivo. Lo stesso vale per la moda delle “app” standalone multi-tier che vediamo in altri ambiti: sfiderei uno dei loro sviluppatori a capire cosa realmente stà accadendo quando qualcosa va storto e magari masticarsi (anche con “fuzzy-grep” e tutto quel che vuoi) i gazzilioni di log che il mostro sputa fuori.

        Aggiornare un intero sistema operativo ad una nuova versione a sei mesi di distanza, solo perché nel repository non puoi avere la versioni più aggiornata della Calcolatrice è follia pura.
        Questo è per me un “problema” non marginale ma di scarsa rilevanza: sono un convinto assertore che le fresh install frequenti (opportunamente automatizzate, sino al bare metal e qui casca l’asino o meglio è il famoso bicchiere di cui ognuno deve bere la sua parte ma è comunque da bere…) siano opportune. Non ritengo sia possibile avere un sistema deployato anni prima in uno stato “conosciuto” altrimenti (e non credo agli immutable servers così come son stati descritti). Anche a vietare il login ssh, avere script (software logga terminale) su ogni terminale ecc troppe cose possono succedere. Altra cosa: è a mio avviso insalubre non esser abituati al deploy regolare (come al restore regolare in genere); quando ti tocca farlo, per buona che sia l’automazione, se non è frequente, qualcosa non andrà e in quel momento avrai già abbastanza urgenza e pressione per doverti occupare anche di questi problemi. Non dico ogni sei mesi, ma una volta all’anno IMO non guasta, proprio al minimo ti *costringe* ad avere una buona automazione e un’infrastruttura gestibile altrimenti semplicemente crolleresti è il miglior compromesso che ho trovato tra l’andare per immagini immutable servers style e la gestione “classica”. Nell’interim “non aggiornare” in stile rolling è utile sia all’operation sia a chi sviluppa poiché se fai un progetto amatoriale è un conto ma se lo fai per lavoro hai tempistiche abbastanza definite, in genere non hai risorse enormi e calma infinita quindi aver le “bocce ferme” e scadenze note per ogni cambiamento non è malaccio al posto di doversi trovare con cambiamenti che sbucano a random di qualsiasi entità…

        • Samael

          Mah, onestamente non vedo nessuna differenza tra systemd ed SMF, se non per il fatto che molte scelte del primo sono state fatte sulla base degli sbagli del secondo. Manifest XML in primis. Senza contare che per certi versi è pure superiore, tipo la socket activation ereditata da xinetd e launchd.
          Non capisco quali siano questi problemi che dà systemd.
          Gestisce i servizi meglio di chiunque altro, garantendo un monitoraggio continuo
          dello stato dei processi e limitandone lo spazio di azione tramite namespace e cgroup.

          Da noi ci sono diverse macchine RHEL 7 in produzione e nessuna di queste ha problemi causati da systemd.
          Lato mio ti posso dire che ho persino rimosso la connessione via SSH agli slave RHEL di Jenkins, per passarli sotto systemd, perché senza di esso erano più le volte che creavano processi zombie instabili che andavano in conflitto con l’instanza attiva. Passati a systemd, gli zombie sono spariti e tutto funziona a meraviglia, ed ho persino ricevuto indirettamente il benefit di sapere esattamente, quanti quali e con che PID sono stati lanciati i comandi presenti negli script shell integrati nei job di Jenkins.
          Se poi il discorso è: systemd non è perfetto, allora sfondiamo una porta aperta.
          Ma considerando che l’alternativa è INIT, e che stiamo in un’epoca dove ormai le alternative valide lato server hanno smesso di esistere o, nel caso di AIX, sono una nicchia, direi che abbiamo poco di cui lamentarci.

          Riguardo i BSD, io ormai non li considero nemmeno. Se da un lato sono nettamente migliori di Linux, dall’altro contano come il due di bastoni con la
          briscola a coppe.
          Senza contare che da sempre soffrono di un problema grave: hanno ottimi sviluppatori, ma una comunità peggiore di quella di Linux che ragiona per luoghi comuni. Per questo sebbene i sistemi siano ottimi, sanno comunque di vecchio.
          Non si vuole innovare perché si ha paura della reticenza della comunità che crede nel dogma “tutto ciò che UNIX ha è sacro, inviolabile e perfetto per definizione.”

          Per quanto riguarda il package management, la differenza tra desktop e server è semplice: cosa installi sul server, a parte il sistema operativo base più servizi necessari tipo realm per l’Active Directory o sshd?
          Sui server ormai quello che hai è:
          – lato front-end: sistema operativo + web server + sito web
          – lato middleware e front-end: sistema operativo + application server + server-side applications (99% in Java).
          – lato back-end: sistema operativo + dbms
          A parte casi extra con macchine create ad hoc per compiti specifici (come
          un domain controller) l’architettura è sostanzialmente di tipo three-tier.
          Il package manage ti serve solo per patchare l’OS, perché il resto lo gestisci tramite sistemi di mass-deployment o ci che sono agnostici rispetto all’infrastruttura, tipo Jenkins.

          Sul desktop non è così. Sul desktop tu fai uso di applicazioni e queste evolvono molto più rapidamente.
          Dare la scelta ad utente di aggiornare o meno il proprio software è sacrosanto, a prescidere dalla versione del proprio OS.
          Io proprio l’altro giorno ho aggioranto al day 1 da macOS Sierra ad High Sierra. L’ho fatto perché volevo provare l’ultima versione dell’OS per APFS, tuttavia se avessi voluto continuare ad usare Sierra, che ha più patch e mantuenzione alle spalle, avrei potuto farlo. E tutto questo senza privarmi di avere software aggiornato con le ultime migliorie.
          Perché devo aggiornare Linux per avere la nuova Calcolatrice? Che gli frega a Linux del mio software applicativo, dato che non è comunque compromessa la compatibilità delle ABI? Devo aggiornarlo solo perché la libpippo . so . 2 è condivisa con qualche altro pacchetto che se si trovasse una versione differente non riuscirebbe più a funzionare? Ma anche no.
          Ogni software deve essere indipendente dagli altri e soprattutto deve esserlo rispetto all’OS. Sono io che devo decidere cosa quando e perché va aggiornato il componente, non un packager a caso che non può sapere quali sono le mie esigenze.

          Senza contare che: reinstallazioni sul desktop? Ma per carità. Si reinstalla se c’è qualcosa che non funziona e non può essere riparato.
          Ho di meglio da fare che passare la giornata a reinstallare il sistema operativo, Kim. Quando accendo il mio MacBook Pro tutto voglio tranne che fare il sistemista. Quello lo faccio al lavoro e sul mio server Kimsufi che pago ogni mese e su cui faccio girare diverse VM con diversi applicativi e dbms.
          Il mio desktop deve fare il desktop: permettermi di usare il software senza mettersi in mezzo.

  • Giacomo

    se Microsoft che aveva definito Linux, un cancro, si avvicina a Linux come sta facendo negli ultimi anni, la cosa puzza (è solo un cambio di strategia, visto che il confronto diretto non era quella giusta).
    Il lupo perde il pelo ma non il vizio.

    • matteo81

      Sfatiamo anche questa leggenda metropolitana… Ballmer (che personalmente trovo imbarazzante oltretutto) si è sempre riferito chiaramente alla GPL non a Linux….. diciamolo una volta ogni tanto la verità
      E dal suo punto di vista la critica era perfino giusta… visto che la GPL è una licenza virale che si attacca a qualunque software esterno rendendolo a sua volta GPL….
      Tecnicamente parlando il suo ragionamento era razionale e coerente….. poi è arrivata la marea di articoli e titoloni, l’ignoranza di massa e il solito triste revisionismo storico e via alla disinformazione per carciofi internettiani….

      • erotavlas

        Nessuno ti obbliga a utilizzare software o librerie con licenza GPL. Tuttavia se li utilizzi per migliorare il tuo codice, mi sembra corretto che tu contribuisca allo stesso progetto. Altrimenti staresti prendendo senza dare niente. La licenza GPL tutela la libertà e l’avanzamento della conoscenza anziché gli interessi privati.
        Se non accetti questo, basta usare software o librerie non liberi come apache, BSD, MIT, etc.

        • matteo81

          Non è esattamente così semplice la situazione….
          Immagina che io sviluppi un software con l’intento di rivenderlo per guadagnarmi da vivere, magari lo creo da zero per il 99% e alla fine mi avvalgo di una banale libreria che oltretutto non modifico, non miglioro ma utilizzo as is…. Ti sembra giusto e coerente che io debba essere obbligato a pubblicare i sorgenti di tutto il mio software per il solo fatto di aver utilizzato una libreria coperta da GPL?
          Nel caso specifico io non ho in nessun modo minato il conoscere generale e neppure intaccato sorgenti altrui eppure tutto il software creato da me diventa paradossalmente di tutti contro la mia volontà… ma stiamo scherzando?
          Questa non è libertà ma rigidità, peraltro senza nessun tipo di logica…

          Il problema è che agli occhi di molti il minus non viene a galla perchè:
          L’utente domestico legge gpl e capisce gratis e quindi non se ne lamenta
          Il sistemista non sviluppa ma amministra e quindi a lui non frega nulla se il software che utilizza è più o meno libero
          Lo sviluppatore interno non dovendo rilasciare il software pubblicamente non viene gravato dall’obbligo di fornire i sorgenti..

          • erotavlas

            Si mi sembra giusto perché tu per poter utilizzare tale libreria accetti la sua licenza e quindi il fatto di pubblicare il codice sorgente della tua applicazione.
            Se non vuoi sottostare a tale licenza, puoi benissimo usare un’altra libreria rilasciata con licenza differente.
            La forza della licenza GPL è contenuta nei suoi vincoli. Se vuoi usare software libero devi contribuire al software libero. Altrimenti ti puoi rivolgere altrove.
            Troppo facile usare lavoro altrui per fatti propri a scopo di lucro o non e non contribuire all’avanzamento della conoscenza. Se vuoi questo usa licenze apache, BSD, MIT, etc.

          • matteo81

            Ovviamente l’errore sarebbe il mio per non aver letto la licenza ma razionalmente è assurdo costringermi a rilasciare tutto il mio lavoro solo per il fatto di aver utilizzato una banale libreria da 5 mb che magari rappresenta l’1% di tutto il lavoro magari per una banale svista…

            Ma poi permettimi: ma la conoscenza de che? il software l’ho sviluppato io ed è assolutamente lecito e perfettamente logico che sia io solo a deciderne l’utilizzo e la licenza annessa.. se io utilizzo una libreria gpl è giusto che rilasci le modifiche che riguardano solo quella libreria ma NON è per nulla logico che il principio venga applicato automaticamente al resto… riflettici un secondo per favore…

            Oltretutto il polpettone era per spiegare che in ambito commerciale la GPL sia spesso un limite che molte aziende non sono disposte ad accettare e si tendono a preferire licenze davvero libere, nell’accezione reale del termine libertà…
            La libertà della gpl è quello che Stallman crede debba essere considerato libero… nella sua testa…. in realtà esistono precisi limiti e obblighi sia riguardo l’utente sia per il dev… ma capisco perfettamente che per l’utente, il sistemista ecc ecc questi non siano sentiti come limiti…

          • erotavlas

            Come? Includere una libreria in un progetto è una banale svista? Ci stiamo prendendo in giro?!

            Benissimo visto che il software l’hai sviluppato tu, hai il diritto di farci quello che ti pare senza dubbio. Tuttavia la stessa cosa vale per un altra persona che ha rilasciato il suo codice con licenza GPL e non vuole che tu ci possa fare quello che ti apre senza dare un contributo alla comunità.
            Il punto è semplice, non condividi le idee della GPL, bene non utilizzare nessun codice rilasciato con questa licenza altrimenti ti comporti da ipocrita.

            Conosco bene la licenza GPL e la condivido pienamente, cosi come le licenze creative commons share-alike attribution che sono il loro equivalente per il diritto d’autore nelle opere d’ingegno.

            Per te essere liberi significa poter prendere un codice aperto, chiuderlo venderlo e farci quello che vuoi senza contribuire all’avanzamento della conoscenza. Per la FSF e per me significa portare avanti lo sviluppo del software comunitario e l’avanzamento della conoscenza.
            Io non sono interessato a includere nel mio progetto un codice rilasciato con una licenza che non me lo permette, tu si…

          • matteo81

            Certo che può essere una svista… hai una vaga idea di quante librerie possono proliferare nella stessa applicazione e quante licenze esistono?… non sto parlando di pastrocchiare con progettini fai da te ma di applicazioni che magari potrebbero avere un mercato e un riscontro commerciale… è già successo in passato (ad esempio hyper-v)….

            Quello che forse non capisci o non vuoi capire è che io non sono contrario a redistribuire la modifica di un software GIA’ coperto da gpl…. io trovo limitante e ridicolo essere costretti a pubblicare sorgenti di qualcosa che NON era coperto da nessuna licenza solo per il semplice fatto di aver integrato al suo interno una piccolissima porzione di codice…. c’è la svista ma il senso del tutto è ridicolo…

            Per me essere liberi significa poter fare quello che ognuno desidera a patto di non danneggiare terzi… che è ben diverso da come l’hai scritta tu….
            E ti ripeto, per la terza volta, che nessuno ne uscirebbe danneggiato…. una libreria gpl resterebbe sempre alla portata di tutti…..
            La conoscenza te la fai studiando e investendo tempo e denaro…. vorrei davvero sapere quanti, come te, promuovono e usano parole come “conoscenza” e traggono davvero un vantaggio dal poter leggere codice sorgente prodotto da altri…. magari tu sarai un tecnico/programmatore/sistemista… ma ho come l’impressione che molti di quelli che parlano in questo modo abbiano visto a malapena un ciclo for in tutta la vita…. mi sbaglierò.

            “Io non sono interessato a includere nel mio progetto un codice rilasciato con una licenza che non me lo permetta, tu si..”
            Il mio era solo un esempio… peraltro basato su precedenti passati…. e comunque non capisco il tono supponente…. ci sono una marea di librerie che vengono usate gratuitamente in milioni di software senza dare nulla in cambio se non un banale grazie…. e la “conoscenza” non ne è certo mai uscita ridotta… quale sarebbe il minus?

          • erotavlas

            Quando si considerano le licenze e quindi aspetti legali del codice, non sono ammesse sviste. Inoltre, non concordo con le tue affermazioni: piccole aziende o singoli programmatori potrebbero non aver sufficiente tempo o esperienza per controllare le licenze (dubito visto la velocità dell’operazione) mentre grandi aziende non hanno scuse dato che spesso hanno reparti dedicati a questo scopo.

            Hai mai letto la licenza GPL, questa vincola a pubblicare con la stessa licenza qualunque codice che includa un software coperto da essa. Non sei d’accordo, benissimo, non utilizzare codice coperto da licenza GPL per i tuoi progetti.

            Conosco bene la licenza GPL, la filosofia alla base di essa è quella di stimolare la diffusione del codice libero e di evitare qualunque chiusura del codice che contenga parti di codice rilasciate sotto di essa.

            Scrivere un programma closed source che utilizza un codice open source è una riduzione della conoscenza. Chi scrive un programma closed source si avvantaggia della conoscenza presente nel codice open source senza contribuire allo sviluppo di essa. Questo aspetto non è possibile con la GPL, mentre è possibile con altre licenze come apache, BSD, MIT, etc.

            P.S. Di solito le persone che tirano in ballo aspetti personali è perché si accorgono che le proprie argomentazioni hanno poco valore. Comunque nella scrittura di codice, non uso casi particolari quando esistono soluzioni generali (ciclo for vs ciclo while).

          • matteo81

            Non sono ammesse sviste ma purtroppo accadono… come non dovrebbero esserci incidenti d’auto, guerre oppure violenza eppure avvengono quotidianamente… l’essere umano non è perfetto….

            La licenza GPL obbliga a redistribuire le modifiche solo se il software in questione viene pubblicato… che è uno dei motivi per cui è una licenza molto sfruttata internamente dalle aziende quanto poco utilizzata a livello commerciale se non per vendere altro….
            Lo dimostra il fatto che sono rarissime le realtà commerciali che scelgono la GPL e sempre più quelle che utilizzano licenze open ma più libere e senza vincoli (apache piuttosto che bsd ad esempio)

            Il mio ragionamento non ha lo scopo di demonizzare la GPL ma solo di far capire quanto sia limitante e commercialmente parlando un freno se si parla di qualità e soluzioni applicate…. che a te piaccia oppure che a me non piaccia non interessa a nessuno e non è la cosa più importante.
            Ormai la GPL viene apprezzata solo dalla comunità Linux e qualche fanatico anti-capitalista che si inginocchia ad ogni parola di Stallman e rimane devoto alla fsf… ma stiamo parlando di una community fatta da e per smanettoni che si divertono a pastrocchiare col proprio device e a cui non interessa nulla della qualità ma solo della goduria nello sperimentare alternative su alternative per il gusto di provare…..
            Dov’è questa famigerata “efficienza” e innovazione tanto decantata? non esiste nei fatti.
            Il 90% dei software floss sono futili copie di altri software floss che continuano a rincorrere i concorrenti commerciali con la solita motivazione del “ma tanto è gratis e basta per i più”….
            La diffusione della conoscenza è una pia illusione permettimi…. lo dimostra il fatto che persino i migliori software GPL vengono sviluppati e mantenuti in totale autonomia e senza contributi esterni…. VLC, blender, firefox ecc sono tutti sviluppati dai rispettivi team e non ricevono praticamente mai contributi esterni rilevanti……
            Ottima la GPL in teoria, molto meno nella pratica..

            PPS: io non ho tirato in ballo nessun aspetto personale e a proposito ho volutamente precisato che tu potresti essere un dev come un sysadmin proprio per il fatto che non ti conosco e non mi permetterei mai di giudicare le competenze altrui senza fatti.
            Ho sempre e solo parlato a livello generale e ho espresso solo un mio sospetto quindi evita tu di buttarla sul personale.

          • erotavlas

            Certo, nessuno è perfetto e la perfezione non esiste nemmeno in natura, solo nella matematica.
            Discorsi filosofici a parte, una svista in questo caso deve essere punita come previsto dalla legge nel caso di violazione di una licenza.

            Un’azienda che guadagna vendendo software non utilizzerà mai una licenza open source e ancora meno una GPL. Chi rilascia codice open source guadagna in altro modo: alcuni esempi bigG che ha doppia versione open/closed source della maggioranza dei suoi prodotti e guadagna con la pubblicità, redhat pur rilasciando tutto il software open source guadagna attraverso l’assistenza, corsi, la propria rete di informazioni, intel uno dei maggiori contributori al kernel linux, sappiamo come guadagna…
            La GPL è un freno solo per aziende che guadagnano vendendo il software non per gli altri.

            Non ho ben capito, vorresti affermare che l’innovazione di un’azienda è correlata e dipendente dalla licenza impiegata da un software?

            Se vuoi ti posso fare un elenco dei software floss che battano i software commerciali. Basta vedere anche solo le seguenti categorie: sistemi operativi, mondo e tecnologie cloud, mondo e tecnologie web, compilatori e IDE, browser, applicativi office (microsoft office è superiore a libreoffice, ma la sua superiorità è sfruttata da utenti avanzati ovvero meno del 10% del totale), l’elenco potrebbe continuare. In generale gli unici software proprietari superiori sono quelli settoriali limitati alla disponibilità per windows o mac os x (autocad, photoshop, etc.) soprattutto per motivi storici.

            Ti riporto le mie affermazioni in merito all’avanzamento della conoscenza:
            “Scrivere un programma closed source che utilizza un codice open source è
            una riduzione della conoscenza. Chi scrive un programma closed source
            si avvantaggia della conoscenza presente nel codice open source senza
            contribuire allo sviluppo di essa. Questo aspetto non è possibile con la
            GPL, mentre è possibile con altre licenze come apache, BSD, MIT, etc. ”

            Comunque per la precisione firefox non utilizza la licenza GPL, ma la MPL mentre VLC la LGPL entrambe meno restrittive della GPL.

            PS. bene dalle tue parole a proposito delle conoscenze di programmazione avevo capito male.

  • carlo coppa

    Sono utente Gnu/Linux da anni e non capisco cosa può fregare ad un utente come me di microsoft, facciano quello che vogliono, non mi interessa molto. Abbraccia ed estingui funziona solo per chi si fa abbracciare, non dimentichiamolo !

    • Kim Allamandola

      È una questione di numeri: oggi la maggior parte degli utenti GNU/Linux sono ex-Windows e con competenze prossime allo zero quindi naturalmente tendono a “ricreare” il sistema che risulta loro “familiare”, inoltre la massiccia campagna contro l’operation e le community stà dando i suoi frutti: sviluppo guidato da project manager e code monkeys che pensano di poter fare prima e meglio di tutti, loro anziani colleghi inclusi…

      Temo che l’abbraccio e pure il bacio avvelenato ci sian già stati…

  • volcente

    Stallman ha ragione. Se Microsoft interviene, lo fa solo per danneggiare l’opensource. Quanto agli utenti: sono già abituati a usare prevalentemente roba closed, si tratta di disabituarli.

    • Cesoia

      pretendendo di conoscere le problematiche e le abitudini di ciascuno di noi,offendi solo te stesso.Io mi sento assolutamente libero usando quello che ritengo opportuno,senza stupide scelte di campo.

      • volcente

        Non mi riferivo agli utenti di questo sito.

    • Edmond Dantès

      Io uso solo “linux”, però se un programma è buono e non ci sono alternative open decenti io pago volentieri per tutto il lavoro che c’è dietro, open o non, poi ogni utente fa come crede.

      • Dario Chemello

        Ok, d’accordo, ma MS SQL non è fra questi 😀

        parlassimo di Visual Studio direi evviva (forse).

  • Alessandro Callegari

    Windows fa in modo che tu non possa avere Ubuntu su un Pc assieme a Windows, ma il creatore di Ubuntu mette a disposizione di Windows le parti di Linux che gli interessano…booo

    • gabriele tesio

      Uno, non è il creatore di ubuntu che ha messo a disposizione nulla, perchè linux non è di proprietà, microsoft può farci quello che ci vuole senza chiedere nulla a nessuno finchè rispetta la licenza, due, a ”disposizione” di windows per il WSL ci son pure open suse e fedora.

      • Alessandro Callegari

        quello che volevo arrivare a dire è che è più disponibile il mondo linux verso microsoft che il contario e forse chi è abituato a sfruttare gli altri o risorse altrui ne trarrà vantaggio a discapito dell’altra parte

        • gabriele tesio

          beh, azure gira su linux, microsoft ha fatto il port di visual studio code, anche di .net core mi pare, quanto meno negli ultimi tempi a me non sembra ci sia una disparità così grande.

  • roberto mangherini

    E.E.E.
    è il mio suono, mi distingue, è il mio rap taglia lingue
    cit fabri fibra, o bill gates?

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