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Stallman, che pasticcio: chieste le dimissioni del Board della FSF

RMS ha fatto il suo tempo

Richard stallman

Il ritorno di Richard Stallman sta mandando in subbuglio la community. Molte persone e organizzazioni di software libero e open source sono sconvolte dal fatto che la Free Software Foundation (FSF) abbia riportato il suo fondatore nel consiglio di amministrazione. Vi avevo preannunciato questi malumori nell’articolo di martedì e basta notare il box dei commenti sotto l’articolo stesso per capire la divergenza di vedute che può scaturire un personaggio come Stallman. O lo si ama o lo si odia. Dal canto suo non fa nulla per essere amato, anzi, spesso ha battibeccato con altri personaggi che non le mandano a dire, come Linus Torvalds e Eric S. Raymond.

Stallman, quante polemiche

Il suo ritorno fa discutere e, personalmente, penso sarà presto rimosso di nuovo. Ad oggi, la FSF non ha ancora confermato in via ufficiale il ritorno di Stallman e non se ne è parlato nemmeno durante la conferenza LibrePlanet tenutasi lo scorso weekend. Stallman però compare ora nella lista ufficiale del board della Foundation. A proposito, l’ultimo tweet sembra abbastanza polemico con la decisione:

Come ha fatto RMS a tornare dal suo esilio autoimposto? In un’intervista via e-mail, il direttore esecutivo della FSF, John Sullivan, ha dichiarato che, secondo lo statuto della FSF

I direttori sono eletti dai membri votanti della FSF (di cui fanno parte anche i direttori stessi) ma  possono essere eletti direttamente dai direttori.

Qual è stato il caso qui? Sullivan non ha voluto rivelarlo. Dai commenti dei membri del consiglio pare evidente che RMS è stato eletto direttamente dai direttori e non dai membri votanti. Kat Walsh, membro del consiglio di amministrazione della FSF e avvocato specializzato in tecnologia, ha twittato: “Per quanto valga, sappiate che non ho sostenuto la decisione di ripristinare RMS…“.

Per quanto riguarda il ritardo dell’annuncio del ritorno di Stallman, Sullivan afferma:

L’annuncio non era coordinato, non c’era una dichiarazione pronta. L’organizzazione sta esaminando cosa è successo e come lo affronterà. Nel frattempo, abbiamo ricevuto molti feedback. Li stiamo leggendo e ascoltando attentamente.

Paul Fisher, un ingegnere del software per Lyft, ha twittato quanto segue:

Ho lavorato presso la FSF per 3 anni e ho fatto volontariato per oltre 6 anni […]. Ho assistito a misoginia, oggettivazione sessuale e abusi compiuti da RMS.

Fisher ha aggiunto: “Nonostate RMS abbia avviato il movimento per il software libero e la GNU GPL sia stato un documento rivoluzionario, la comunità ha il diritto di chiedergli il conto delle sue azioni ripugnanti e dei suoi discorsi dannosi. RMS non dovrebbe far parte della FSF”. Fisher ha continuato: “Il movimento è cresciuto e non si riconosce più in una sola persona. Abbiamo bisogno di leader che siano inclusivi e trattino tutti gli esseri umani con il rispetto e la dignità che meritano. Non posso sostenere una Free Software Foundation che abiliti RMS”.

Matthew Garrett, noto sviluppatore del kernel Linux ed ex membro del consiglio della FSF, ha twittato: “L’idea che qualcuno che fa un buon lavoro possa tenere un comportamento inappropriato promuove ambienti in cui gli autori di abusi non vengono puniti. Chi tiene comportamenti scorretti non dovrebbe avere in carico la gestione di organizzazioni”. Garrett ha poi aggiunto: “Non riesco a superare il livello di sconsiderato disprezzo che il consiglio di amministrazione della FSF deve avere per lo staff. Sono ovviamente in forte disaccordo con le decisioni prese dall’attuale consiglio di amministrazione. Ma non hanno preso queste decisioni per trarne vantaggio. Credono seriamente di fare la cosa migliore per la FSF”.

 

Lettera aperta, il board verso le dimissioni?

La FSF ha addirittura ricevuto una lettera aperta contro il ritorno di Stallman firmata da Neil McGovern, direttore esecutivo della GNOME Foundation ed ex leader del progetto Debian Linux, da Deb Nicholson, direttore generale della Open Source Initiative (OSI) dallo stesso Matthew Garrett e da centinaia di altri.

Richard M. Stallman, spesso noto come RMS, è da tempo una figura negativa nella comunità del software libero. Si è dimostrato misogino e transfobico, tra le altre gravi accuse di comportamenti scorretti. Questo tipo di idee non trovano posto nel mondo del software libero, nei diritti digitali e nelle comunità tecnologiche. Con la sua recente reintegrazione nel consiglio di amministrazione della Free Software Foundation, chiediamo che l’intero board della FSF si dimetta e che RMS venga rimosso da tutte le posizioni di leadership.

La cosa si è poi ingigantita quando la Free Software Foundation Europe si è detta sconvolta dal ritorno di RMS. Questa organizzazione, che è indipendente dalla FSF, ha chiesto le dimissioni di RMS da tutti gli organi della FSF.

La FSF ha bisogno di riflettere seriamente su questa decisione e sul suo processo decisionale per evitare che problemi simili si ripetano. Pertanto, nella situazione attuale, ci vediamo incapaci di collaborare sia con la FSF che con qualsiasi altra organizzazione in cui Richard Stallman ha una posizione di leadership.

Numerose altre organizzazioni open source, tra cui OSI, Mozilla Foundation e il progetto TOR, chiedono che RMS venga rimosso dalla FSF. La Software Freedom Conservancy, che è meglio conosciuta per il suo lavoro legale in difesa della GPL, scritta proprio da Stallman, ha cessato di lavorare con la FSF.

Una cosa è certa: la figura di Stallman come leader del software libero appartiene ai libri di storia.

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