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XFCE è un desktop environment stabile ed intuitivo, forse troppo sottovalutato

Nell’articolo di oggi vi parlerò di alcuni dei punti di forza di Xfce. Questo DE, il cui sviluppo sembra aver subito dei rallentamenti, dovrebbe vedere il rilascio della versione 4.16 entro il 2020. Questa nuova release non avrà tante modifiche quante la versione 4.14 ma ci sono comunque diverse novità degne di nota, di cui vi abbiamo parlato qui.

Xfce, un ambiente semplice, stabile e leggero

Si definisce DE, acronimo di desktop environment, l’interfaccia grafica del sistema operativo. Su GNU/Linux ne esistono moltissimi. I principali sono sicuramente GNOME e KDE. Per quanto riguarda Xfce, nonostante sia uno dei più longevi DE in circolazione, da sempre riceve una minore attenzione rispetto ai due ambienti grafici citati poc’anzi, forse per la sua estetica che può risultare un po’ vintage.

I suoi punti di forza, tuttavia, sono senza dubbio la semplicità, la leggerezza ed una certa stabilità generale. Questo anche grazie ai lunghi cicli di sviluppo. Il rilascio della versione 4.14, ad esempio, ha impegnato i programmatori per quasi 4 anni.
xfce
Semplicità significa immediatezza d’uso. Come vi ho già detto, sono da poco migrato su alcuni miei computer a GNOME, dopo qualche anno in cui sono stato, in maniera continuativa, un utente di Xfce. Proprio parlando di semplicità, ad esempio, trovo che già dalle impostazioni, trasmetta comfort ai propri utenti. Se si vuole procedere tramite GUI, una particolare impostazione si raggiunge in maniera più intuitiva su Xfce, rispetto a GNOME.

Stesso dicasi per la configurabilità e personalizzazione sia dell’estetica che del comportamento generale. Da questo specifico punto di vista, tuttavia, c’è da dire che i benefici legati ad un livello di configurabilità estremo sono, a mio avviso, opinabili.

xfce settings vs gnome
Un confronto tra le impostazioni di XFCE, a sinistra, e GNOME, a destra.

Leggero, modulare e preinstallato nelle principali distribuzioni

Xfce richiede poche risorse. In modalità idle, ad esempio, la memoria occupata ammonta a soli 400MB. Questa caratteristica, ovviamente, implica la possibilità di ottenere buone performance anche su macchine datate. L’aspetto generale, inoltre, è altamente integrato. Indipendentemente dal kit grafico utilizzato dall’applicazione, infatti, fatta esclusione per alcuni problemi di compatibilità con Qt, l’esperienza generale nell’utilizzo delle app è abbastanza uniforme con l’ambiente grafico nel suo complesso.

Altro punto di forza di questo DE è la modularità. Il windows manager Xfwm, il tool di configurazione Xfconf, il desktop manager Xfdesktop ed il session manager Xfce4-session sono pacchetti separati, che possono essere sostituiti all’occorrenza dall’utente, in modo da creare la migliore combinazione possibile per le proprie esigenze. Come ricorda lo stesso team di sviluppo, infatti:

Xfce incarna la filosofia tradizionale dei sistemi UNIX circa la modularità e la riusabilità. Fa uso di una serie di componenti indipendenti e, quindi, sostituibili, per fornire tutte le funzionalità necessarie per il funzionamento di un moderno ambiente grafico.

Sono molte, infine, le distribuzioni che utilizzando Xfce come desktop environment di default: si può scegliere tra Xubuntu, Manjaro, Linux Mint o Zorin OS. Insomma un DE completo, stabile, veloce e forse troppo bistrattato e sottovalutato dagli utenti Linux.

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