Monaco di Baviera sancisce l’abbandono definitivo dell’open source in favore di Windows 10 e Microsoft Office.

Avevamo già parlato della situazione Monaco di Baviera-Linux in passato, facciamo un breve riepilogo. Alla fine del 2013, dopo ritardi e difficoltà, il Comune di Monaco di Baviera era riuscito ad adottare Linux su 14.000 PC usati dall’amministrazione, completando un piano di migrazione iniziato nel 2003.

Per l’occasione era stata adottata LiMux, una derivata di Ubuntu. Il nuovo sindaco Dieter Reiter nel 2014 espresse fin dall’elezione il proprio scontento verso il software libero, accusato di essere meno evoluto di quello di Microsoft. E’ seguita una fase interlocutoria e ora la decisione è stata presa. La città ha deciso di tornare sui propri passi.

La decisione, che pare abbia motivi più politici che tecnici, era nell’aria da tempo ma ora è ufficiale: Monaco di Baviera smantellerà l’intera infrastruttura basata su Linux e LibreOffice costruita negli ultimi dieci anni (e quindi anche lo sviluppo della distribuzione LiMux) e tornerà a Windows e Microsoft Office.

 La città di Monaco saluta Linux e torna a Windows

monaco di baviera

A dare l’assenso per il ritorno a Microsoft è stato il comitato amministrativo. In realtà manca ancora l’approvazione del Consiglio comunale, fissata per il prossimo 23 novembre, ma si tratta soltanto di una formalità perchè i due partiti di maggioranza hanno già deciso.

Ho la sensazione” – ha dichiarato Roth, leader del partito dei Verdi – “che il dipartimento IT non voglia farlo, ma debba perché i due partiti che hanno la maggioranza lo vogliono“.

I lavori preparatori per la transizione inizieranno nel 2018, e si prevede che tutto sarà concluso entro il 2020.

Sussitono alcuni problemi nel passaggio Linux-Windows. Quando Monaco decise di adottare Linux e LibreOffice, vennero scritte numerose macro, tra le 12’000 e le 20’000, per facilitare il lavoro dei dipendenti dell’amministrazione, e ora tutto quel codice dovrà essere convertito.

L’adozione di Linux era stata sostenuta con forza appena tre anni fa dal sindaco di allora, Dieter Reiter. Egli era onvinto che il passaggio al pinguino aveva permesso alla città di risparmiare circa 11 milioni di euro sulle licenze e sui costi di aggiornamento hardware. Tutto inutile.

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  • tom

    Il loro errore secondo me è stato usare una soluzione “proprietaria”, perchè non usare una distribuzione nota tipo ubuntu e simili?
    Sarebbe stato anche più semplice

    • recursion

      Concordo…al limite anche Zorin che notoriamente assomiglia più a windows oppure Mint che è una delle più usate con una grossa community alle spalle!!

      • zorin non ha senso, è una distro mantenuta da “chissà chi” la somiglianza a windows non basta per essere usata in azienda o nelle PA.
        mint non ha garanzie, è una distro sviluppata dalla comunità, non ha qualche fondazione o azienda importante alle spalle.
        per questo motivo in ambiti del genere le uniche distro che realmente hanno senso sono ubuntu (grazie a canonical), redhat, e debian e forse opensuse

        • Fabio

          Giusto.

          Intanto sono convinto che quando un ente compie una migrazione non lo deve fare (solo) per il risparmio sulle licenze ma anche e soprattutto perché un ente pubblico deve stare il più lontano possibile dal software a codice chiuso. Poi, vista la complessità del lavoro che si svolge negli enti pubblici (e non venitemi a dire che si tratta solo di scrivere 4 letterine) l’unico modo per assicurarsi che le procedure ed i conseguenti problemi vengano esaminati e risolti con la necessaria professionalità è affidarsi a società come Red Hat e Canonical che dispongono di strutture e personale preparato all’uopo. Inoltre, ricordiamoci che la scelta dei software da utilizzare negli enti la fanno dirigenti la cui principale preoccupazione è “pararsi il c u l o “, e avere qualcun’altro su cui scaricare la responsabilità di fronte alla Giunta o al CdA in caso di problemi è un plus non da poco.

          Debian e OpenSuse possono andare bene in altri contesti, dove c’è più personale con formazione tecnica e scientifica (vedi Debian usata sulla ISS o in tanti datacenter), ma le esigenze di un ente o di una grande azienda sono diverse. Poi sono convinto che, alla lunga, si risparmierà pure, ma questo dev’essere considerato solo un conseguente effetto collaterale.

          • L’unico modo è affidarsi ad un’altra multinazionale (Red Hat o Canonical). Cosa cambia pagare Microsoft o pagare Red Hat? BTW sulla ISS hanno Windows 10

          • sabayonino

            it.wikipedia .org wiki Stazione_Spaziale_Internazionale#Computer

          • Ho già scritto sopra. I laptop IBM sono Windows 10. Ci sto scrivendo un software apposito.

          • Fabio

            A parte che no, usano Debian e credo anche alcune Ubuntu LTS, l’importante, per una P.A., è che:
            1) il codice sorgente sia aperto;
            2) i formati documentali siano aperti (sul serio, non come OXML).
            Per il resto, non vedo cosa ci sia di male se un’azienda guadagna sul software. La GPL lo permette, Stallman addirittura lo auspica da sempre: dov’è il problema?

          • Kim Allamandola

            Nel caso di una PA il software non dovrebbe essere scritto da alcuna azienda. Dovrebbe essere o comunitario o sviluppato in prima persona dall’istituzione stessa perché anche ad avere il codice passare da uno sviluppatore aziendale ad un altro è spesso talmente complesso da rendere più semplice ripartir da zero.

          • Fabio

            Un software comune a tutte le P.A. strategicamente sarebbe il non plus ultra e inoltre per lo stato comporterebbe un risparmio non da poco, ma purtroppo dubito che in Italia accadrà mai se non ce lo imporrà la UE (ma anche su questo versante non vedo prospettive all’orizzonte), anche se non comprendo il perché (anzi sì, ma preferirei non comprenderlo). Però come inizio sarei già felice se si iniziasse con l’uso di software e formati open, ma anche su questo sono abbastanza scettico.

          • Kim Allamandola

            Comune è una parola grossa, ogni PA ha il suo “ambiente” e quindi difficilmente si troverebbe con un software standard ma una “infrastruttura informatica nazionale” stà arrivando più o meno ovunque in Europa, il solo problema è farla arrivare bene.

            Per dire ottima l’anagrafe nazionale, ma non centralizzata: che ogni Comune si tenga il DB (con copia cartacea) della *propria* anagrafe, il nazionale è lo standard e la “cache” per le richieste. In Francia lo stan cominciando a fare (via FranceConnect) in Italia lo spid dovrebbe essere una prima faccia di questa anagrafe ma siamo lontani.

            Il primo problema è che le PA hanno a livello amministrativo dei soggetti (se non il 100% la maggioranza) completamente ignoranti in termini informatici e completamente incapaci a pensare su scala quindi incapaci anche togliendo la malafede e le bustarelle della software house di turno a comprendere come dovrebbe essere fatta l’infrastruttura amministrativa “al computer”.

          • Viktor Kopetki

            aggiungo che ci sono enti (comuni, ospedali) in cui ogni ufficio ha il SUO SPECIFICO gestionale, con fornitori diversi, perché gli uffici non si parlano o non si vogliono parlare oppure ognuno ha il proprio amico da foraggiare.

          • Simone

            In teoria in EU ci dovrebbe già essere qualche blanda norma a favorire i formati aperti per la PA, ma non viene granché rispettata. Comiciassero a far sul serio, tipo firewallare qualunque formato proprietario, per legge, e allora inizierebbe la rivoluzione.

          • Vedi la risposta che ho dato sopra. Sono usati per scopi diversi. I pc degli astronauti, ma anche i pc degli ingegneri a terra, sono Windows 10. A terra anche un sacco di server sono Windows, tutta l’infrastruttura intranet della NASA è su SharePoint. Ci sono alcuni DB Oracle

          • Kim Allamandola

            Ahem, com’è che han fatto in tutti questi anni? Come fa la Gendarmerie francese dal lontano 2006? Come fa il Parlamento Indiano?

            Non mi pare ci “si affidi a”, la maggior parte dell’IT di tutte le grosse istituzioni è interno.

    • Aster

      Forse non hai capito il senso delle distro linux.

  • 709

    Avessero scelto anche un’altra distribuzione, Debian ad esempio, adottata anche sulla ISS dove, se la minima cosa va storta si rischia la pelle, non sarebbe cambiato nulla. È evidente che la questione sia puramente politica nel complesso e probabilmente economica relativamente a qualche singolo. Tanto i soldi buttati e quelli che butteranno non sono loro. Gli uffici acquisti delle aziende, a Natale sono quelli che ricevono pacchi regalo a strafottere. Meditate gente….meditate!

    • Sui pc della ISS gira Windows 10

      • Dario Chemello

        http: / / www. corriere. it /tecnologia/app-software/13_maggio_13/iss-linux-windows_2e0a5ac8-bbd2-11e2-b326-eea88d27be21.shtml

        Ma magari tu sei stato sopra e puoi dirci il contrario.

        • sulla ISS ci sono un centinaio di pc, di cui una 20 hanno os custom o Linux. Gli altri hanno Windows 10. I pc che usano gli astronauti per le loro attività hanno Windows. I pc con Linux sono usati per controllare i sistemi della stazione. Anche tutti i pc degli ingegneri a terra hanno windows. Non sono stato su ma ho gestito un esperimento sulla stazione dal 2006 al 2012. E ora sto preparando un software per un nuovo esperimento. Su Windows 10

          • Dario Chemello

            Okay quindi c’è una commistione di sistemi. Ma qualche link?

          • cerca su quora Why-do-they-use-Windows-OS-in-the-International-Space-Station

          • Dario Chemello

            Ok, hai ragione: oltretutto il tuo link è il più aggiornato. Grazie!

      • Simone

        Sulla ISS ci sta una Debian personalizzata, mentre sui portatili che si muovono con gli astronauti ci sono W7,10 o Linux, a seconda.

      • Docia

        Tipo no, usano solo BSD e Linux.

        • sulla ISS ci sono un centinaio di pc, di cui una 20 hanno os custom o Linux. Gli altri hanno Windows 10. Vedi il mio commento sotto

    • Simone

      Non è detto che sia necessariamente politica o economica, il fatto è che probabilmente hanno scelto una via non proprio facile (distro personalizzata, basata su ubuntu Precise) e manca il supporto della legge che dovrebbe vietare, in tutta EU, a qualunque entre di PA o ad essa correlato, di accettare e processare documenti e formati a standard non libero. Altrimenti è inutile star qui a discutere sul fatto che Office è molto più avanti di Libreoffice nel creare e maneggiare documenti molto complessi, senza contare i servizi di clouding integrati e cose così. E’ triste, ma nel FOSS si fanno le pentole ma non i coperchi, e nella PA idem, e questo porta a fallimenti.

  • jboss

    come si dice dalle mie parti “e c cac u ca**”

  • Mario

    probabilmente il sindaco vuole videogiocare a qualche gioco per Windows mentre lavora :-þ

    • wolfmobo

      Wolfstein??

  • Falegnamino

    Ma siii…e spendiamoli per forza quegli 11 MILIONI di EURO che avevano risparmiato con il passaggio a Gnu-Linux !!!…..Anzi probabilmente non gli basteranno…ma che importa,tanto pagano i cittadini!

    • MirkoHW

      Evidentemente tutto ‘sto gran risparmio non c’era. Magari hanno risparmiato 11 milioni in licenze ma rallentando enormemente l’efficienza dell’amministrazione comunale.
      O pensi che il sindaco di Monaco Di Baviera ci tenga a regalare 11m a Microsoft?

      • Falegnamino

        Io credo invece che la gente non si adatti al cambiamento,al dover imparare a gestire nuovi software.

        • Kim Allamandola

          Sicuramente dopo anni di LiMux passare a Windows10 si adatteranno subito……………..

      • gabriele tesio

        beh, con 11 milioni sei perfettamente in grado di pagare corsi di aggiornamento per tutto il tuo personale, comprare nuove macchine, e anche commissionare software e/o modifiche nel caso quello utilizzato non sia soddisfacente.

      • Kim Allamandola

        Sarebbe interessante vedere di chi sono i terreni su cui sarà costruito il megacentro che MIcrosoft ha promesso a Monaco e quali saranno le imprese che lo realizzeranno piuttosto.

        Il Comune è come ogni altra istituzione odierna gestito con logiche manageriali e queste prevedono che l’interesse del manager sia separato da quel che amministra…

  • Nicola

    Io non faccio tante critiche al riguardo. Possono esserci anche altri motivi politici, manutenzione, tecniche, quesioni amministrattivi e ecc… tenere un comune non è così semplice come si pensa

    • gabriele tesio

      aggiungo che non si sono proprio semplificati la vita decidendo di mantenere in loco una loro distribuzione

  • Aster

    Ora aspettiamo che anche il ministero della difesa torni a office.

  • Italo Vignoli

    La decisione è squisitamente politica, ed è dovuta proprio al sindaco Dieter Reiter, il quale non solo non ha mai sostenuto Linux – com’è erroneamente scritto nell’articolo – ma nella sua prima intervista dopo l’insediamento ha dichiarato di essere un sostenitore di Windows e che la città sarebbe tornata al software Microsoft (la domanda era sul programma politico). Per Microsoft, la migrazione di Monaco è sempre stata una spina nel fianco, e ha lavorato per 15 anni – usando tutti i mezzi – per riuscire a distruggerla. Quello che è chiaro, è che una grande amministrazione pubblica ha funzionato per 12 anni con un’infrastruttura IT basta su Linux, senza avere nessun problema (a parte quelli dichiarati dai politici, ma non dai dipendenti pubblici).

    • matteo81

      Allora signor Vignoli si portino fatti a confutazione delle sue parole che sembrano così come sono scritte le solite giustificazioni corroborate dal classico richiamo al complotto…
      Leggendo quello che scrive si evince che la PA di monaco stava benissimo e nessuno si è mai lamentato della soluzione open source e che Microsoft in collaborazione col solito politico disonesto e lecchino ha cercato in tutti i modi, legali o meno, riuscendo a riottenere la gestione dell’ente in modo sporco… facendo lobby.
      Ora, ammesso e non concesso che per Microsoft fosse davvero un problema così grave (parliamo di Monaco ma sempre e solo di una città) allora le chiedo gentilmente di fornire fatti e prove concrete che dimostrino quello che lei afferma…
      Ci sono parecchi studi che dimostrano come spesso il risparmio delle licenze non è garanzia di risparmio assoluto e che l’open source non è sempre la soluzione migliore nemmeno a livello economico…

      Non basta affermare che per 12 anni tutti sono andati avanti con Linux e quindi Linux andava meglio a prescindere…. esistono delle dichiarazioni pubbliche in proposito? sondaggi di gradimento? in sintesi, prove a corredo di quello che dice?
      Perché anche il suo commento assomiglia molto ai classici titoli di coda politici dove il partito sconfitto di turno per mano del suo portavoce non ammette la sconfitta ma si prodiga nel cercare scusanti e getta dubbi nei confronti dell’onestà altrui..

      Insomma la solita cantilena…. “Quando vinciamo è perché siamo i più bravi e se perdiamo invece la colpa è sempre e solo del mondo ingiusto, dei complotti e della scorrettezza”….
      Mi pare più o meno il senso del suo post…. purtroppo…

      • Kim Allamandola

        Al di la della posizione “di rilievo” dell’OP i fatti sono sempre e da sempre qualcosa di poco tangibile. La promessa di Microsoft di investire a Monaco però è nelle cronache, gli sfoghi dell’IT anche, quindi abbastanza per dire la propria opinione, anche per una figura istituzionale.

        Vorrei però rilevare una cosa che forse, permettetemi, entrambi non volete accettare: la community *non vince né perde* granché dalle singole “migrazioni”, Monaco concretamente non ha contribuito granché indietro, han fatto un buon lavoro di integrazione office (che, mi scusi l’OP, ma è l’ultima cosa di cui non noi ma l’umanità ha bisogno perché tutto il concetto dell’office-automation attuale è classificabile come sbagliato, ad esser gentili) ma non han condiviso granché; han fatto un bel lavoro sistemistico con FAI, SoGo ecc ma anche qui non han condiviso granché, non han fornito grandi idee, evidenziato problemi significativi ecc. Sono insomma meri utenti che fa piacere avere ma che se non ci sono non sono un problema per il FOSS. Al massimo il problema è per l’IT locale che si troverà con le mani legate, responsabile di cose che non può né gestire né conoscere e con un modo di lavorare da far venir l’urticaria, se lo troveranno i cittadini che han a che fare con Monaco con la mole di costi, lock-in e disservizi che dovranno sopportare ma null’altro.

        Piuttosto inviterei a riflettere su come riformare il concetto di office automation riscoprendo soluzioni sempre attuali da adattare ad utenti di un’altra era e un’altra competenza tecnica. I concetti di DMS, CRM, suite office ecc sono nati dal mondo Microsoft, da amministrativi e da sempre si son rivelati enormemente complessi ed enormemente meno efficaci di soluzioni precedenti. È inutile competere come “alternativa a”, il FOSS non è un’azienda, è utile invece proporre un paradigma alternativo che abbiamo per noi ma non per il grande pubblico. Per capirci ho smesso da anni di andare all’OpenSource Conference&c per un motivo semplice: è dello stesso tenore delle conferenze organizzate dai vari vendor di software proprietario, ha gli stessi obiettivi e propone soluzioni con quasi eguale lock-in. Che mi serve per dire OpenBravo o Nuxeo o Zimbra se sono dei mostri praticamente uguali a controparti proprietarie ove non è praticamente possibile né lo sviluppo comunitario né la partecipazione, si compra e si vende un servizio/prodotto raccontando a latere una pseudofilosofia FOSS dicendo “eh, se noi fallissimo altri potrebbero supportare il nostro prodotto, sapendo bene che è talmente contorto da costar meno ripartir da zero, né più né meno di ogni soluzione proprietaria. Su questo mi piacerebbe un dibattito.

        • Eudora

          Quindi se ho capito bene secondo te chi sviluppa free software deve interessarsi solo degli utenti che restituiscono alla comunità… E mettere su un intero sistema operativo come LiMux evidentemente non è sufficiente…

          Ed inoltre bisognerebbe che la comunità si tenesse in disparte da chiunque abbia ambizioni commerciali col software libero… Forse però ti sfugge che i soldi allo sviluppo del freesoftware da Linux in giù ce lo mettono proprio queste aziende… A meno di non voler credere alla favola del software sviluppato gratuitamente da schiere di volontari guidati dall’altruismo… (o se preferisci il codice C++ da solo non ti da da mangiare).

          • Kim Allamandola

            Secondo me chi sviluppa software libero lo fa per se medesimo o su commissione e solo a se medesimo o alla committenza deve interessarsi. La community ovvero gli altri interessati fanno il resto clonando un repo, compilando/impacchettando le source, usandole, scovando e segnalando bachi, talvolta comprensivi di patch ecc. Questo è il software libero. Lo sviluppo non è finalizzato alla vendita di qualcosa, non ci sono “clienti” e “fornitori”, c’è una comunità vasta, eterogenea distribuita, di pari tra pari.

            I soldi? L’Intel non sviluppa il kernel per venderlo lo sviluppa perché le interessa aver un buon supporto delle sue CPU su GNU/Linux, Google non sviluppa per GNU/Linux perché vende qualcosa con questo ma per il suo mero interesse. Questo è lo scopo del software libero. Il “commercio” nel software libero NON È PREVISTO. Mi rendo conto che chi non ha mai visto un sistema diverso dal business model inglese abbia difficoltà a guardare oltre, ma siamo esseri razionali, possiamo farcela. Nella community il software è sviluppato non da volontari ma da soggetti interessati che scrivono software per i loro scopi cooperando anziché competendo. Gli sviluppatori pagati ci possono e ci devono essere ma non sono software houses ma individui pagati per uno scopo.

            Se non si riesce a comprendere questo modello non si può comprendere ciò che vi ruota intorno.

          • Eudora

            Neppure la FSF nel definire la quattro libertà fondamentali del software libero ha escluso la possibilità di commercializzare il software. Ma sicuramente avari una risposta anche per questo 🙂

            Resta il fatto che sopra dici che occorre restare lontani dai modelli commerciali ed ora dici che Google, Intel & co. sviluppano software libero per i propri interessi commerciali. Non ci vedo molta coerenza.

          • Kim Allamandola

            È normale, se non comprendi il meccanismo del software libero, vedere incoerenze che in effetti non ci sono. Mettiamola così: chi sviluppa software libero, in media, lo fa per il suo mero personale interesse. Quindi Intel sviluppa Linux come IBM, Oracle, Microsoft ecc perché gli interessa non perché “vendono GNU/Linux”, idem Google idem Mario Rossi. Intel vende CPU, non GNU/Linux, IBM vende un mucchio di cose, non GNU/Linux, Oracle vende cetr^W database&c non GNU/Linux. In altri termini sono aziende che sviluppano un software in una community, non in casa propria e il software è uno strumento di cui han bisogno, non un prodotto da inscatolare su uno scaffale.

            Ancora, Google vende smartphones? Ok, gli serve un’OS e ha scelto GNU/Linux e ci sviluppa sopra Android. Sviluppa per se stesso, non conto terzi un prodotto *software* da scaffale. L’aspetto commerciale che non c’è è l’azienda che vive scrivendo software conto terzi perché questa non riuscirebbe a farlo in forma comunitaria. L’aspetto che c’è è l’azienda che partecipa ad una community per il suo interesse commerciale.

            È più chiaro così?

          • Eudora

            Dai smettila con la presunzione che gli altri non sappiano di cosa parlino. Sono anni che frequento il mondo del software libero e sinceramente di gente saputella ne ho abbastanza.

            1. IBM vende Linux, ad esempio gli IBM Linux server
            2. Microsoft vende Linux. Ad esempio Azure Cloud Switch
            3. Oracle vende Linux (Oracle Linux)

            E potrei proseguire.
            Con questo atteggiamento da evangelizzatori l’unico risultato che otterrete è quello scritto all’articolo. Ma magari a voi piace così.

          • Kim Allamandola

            Mah, se Mr Torvalds scrivesse che le software houses sono compatibili col software libero gli risponderei allo stesso modo, non è un’accusa né altro di negativo, solo una mera constatazione che non è legata necessariamente agli anni di esperienza che si hanno. Per rispondere agli esempi che citi: IBM vende server, ovvero oggetti fisici per i quali include *anche* un software ed un servizio a corredo ma non vende il famoso CD in scatola, Microsoft idem vende un servizio che si basa su software libero/open ma non vende il software, vende appunto il servizio. Oracle vende UBL (ovvero RHEL) ma non come prodotto bensì mera basa per il suo DB ecc, queste aziende non sviluppano in casa loro un prodotto di cui pubblicano le source e lo vendono come chessò Alfresco o Odoo. Per le prime non c’è nessun problema col modello FOSS, per i secondi c’è, infatti mentre intorno a GNU/Linux c’è una community non ce n’è altrettanto intorno a Nuxeo&c e non ci sono manco fork, perché sono di fatto prodotti commerciali ove la pubblicazione del codice è solo l’adempimento all’obbligo imposto dalle licenze dei prodotti su cui questi si basano e questo si, non è ed è incompatibile col modello FOSS…

            Sull’atteggiamento ed i risultati potrei fare un esempio di un’amica e della scuola di suo figlio: le han chiesto di fargli usare una specifica versione di office. Lei ha risposto con una raccomandata A/R dove dichiara la sua indisponibilità ad usare software proprietario, tra l’altro in contrasto con il trend normativo a tema. Ne è nata una lunga polemica che si è conclusa con “compiti” e laboratorio a parte per suo figlio (che fortunatamente avendo una buona insegnante in casa non ha problemi). Per questa libertà personale si deve lottare. Se un Comune fa una scelta sbagliata, magari per interessi economici di alcuni soggetti al suo interno ok, ne risponderà ai propri cittadini, non danneggia certo la community. È la stessa “lotta” tra autoritarismo e democrazia che vediamo ovunque: un comune che imponga 30KM/h di limite dove si può benissimo avere 60 non danneggia la community dei guidatori, danneggia se stesso perché se siamo in un paese civile vari cittadini faran ricorso ad autorità preposte contro questo limite e vinceranno. Quel che conta realmente non è la scelta del Comune ma la possibilità di far valere, se danneggiati, le proprie ragioni.

          • Eudora

            Arthur Schopenhauer ne L’arte di ottenere ragione ha spiegato perfettamente questo meccanismo. Ti accorgi non non avere argomentazioni e quindi distogli l’attenzione, diluisci, generalizzi o puntualizzi a seconda della convenienza. Sapessi quante volte mi è già capitato… Sta di fatto che Torvalds ha scritto un sistema operativo che ha qualche miliardo di utenti, tu che pensi di saperne di più a che punto sei?

          • Kim Allamandola

            Mah, le mie regioni direi d’averle espresse piuttosto chiaramente… Non è chiara la descrizione del modello FOSS?

            Ah, non per far polemica sterile ma Linus Torvalds ha scritto un kernel, non un’OS e se facesse l’affermazione che ho citato si, penserei di saperne abbastanza per ribattere. Poi ascolterei le sue spiegazioni. Nelle community il leaderismo non va di moda, se non per fiction.

          • Eudora

            In Operating Systems Design and Implementation di Andrew Tanenbaum c’è quella che è universalmente considerata la miglior definizione di Sistema Operativo. Tanenbaum ne definisce la struttura portante parlando di scheduling di gestione del filesystem, di gestione dell’input/output e di metodi per l’interfacciamento con l’hardware. Linux quindi è un sistema operativo. Ne editor di testo (leggi Emacs) ne compilatori (leggi GCC) ne ovviamente software applicativo (incluse le interfacce utente) sono necessari alla definizione di sistema operativo. Motivo per cui io non scriverei mai GNU/Linux. Ma ognuno è libero di pensarla come meglio crede.

            Ma immagino che tu ne sappia anche più di Tanenbaum 🙂 per cui non credo ci sia molto altro da aggiungere. Buone cose.

          • Kim Allamandola

            Posso farti una domanda? Se chessò un super-ingegnere ti dice che motore+trasmissione+telaio sono un’auto, tu gli credi sulla parola solo perché è un noto super-esperto o magari ti gratti la testa e dici, si vabbé ma io ‘ndo cavolo stò su cotale “auto” senza la scocca, i sedili ecc?

            Ecco per il kernel è la stessa cosa: ok, è un OS. Allora noi di cosa abbiam bisogno per lavorare? Di un “oz” che oltre all’OS comprenda anche l’userland? Come lo vogliamo chiamare se non OS?

          • Eudora

            Allora facciamo così… mostrami i tuoi lavori nel settore e valuterò anche quelli.

          • Kim Allamandola

            Perché non un esperimento pratico: prova a usare Linux e basta, senza grub, senza init, senza una shell e poi dicci come fai, così arriviamo o a confermare che l’OS è qualcosa di diverso dalla definizione di Tanenbaum oppure dobbiamo inventarci un nuovo termine per definire quell’insieme di bootloader, kernel ed userland necessario per usare un computer.

            Poi se preferisci la visione aristotelica dove il libro, magari preso fuori dal contesto, ha sempre ragione, la realtà ha torto………

          • Eudora

            lo immaginavo… ciao 🙂

          • Viktor Kopetki

            complimenti per la pazienza e la civiltà con la quale spieghi le tue posizioni, magari facessero tutti così.

          • Kim Allamandola

            Grazie, anche se non son proprio “obsoleto” sono nostalgico del tempo dei newsgroups in cui al posto di “consumare” post su un blog e fornire dati a qualche big (Disqus, Google ecc in questo caso) si chiacchierava, interagiva e occasionalmente si scriveva articoli utili a tutti quanti (ne ho ancora qualcuno salvato) e oltre a passare il tempo si imparava, in molti casi si partecipava anche all’evoluzione dell’IT o di un altro settore. Capitava di discutere con Rob Pike, con Doug Hellmann, su ISM (it. sport. montagna) chiacchierando di nodi arrivava Franz Bachmann (un inventore di nodi molto noto) ecc si era in sintesi “cittadini di una comunità, pari tra pari” oggi questo non c’è praticamente più.

            Ci sono ottimi blog come questo, qualcuno anche crea PPA suoi, raccolte di tutorial, ma sono sempre gerarchie tra chi hosta il blog, chi tiene il blog e un’eterogenea massa che commenta senza manco poter salvarsi articolo e discussione, se vuole (i post dei ng si tenevano in locale, sul proprio computer, in testo semplice/base64 quanto e come si voleva, qui LFFL dipende da Google e i nostri post da Disqus) non più pari tra pari, con rispetto reciproco, sparsi per una maglia parzialmente connessa qual’è internet e quali sono i gruppi, ma “consumatori” che si lasciano facilmente andare a insulti&c proprio facendosi scudo dietro alla nullità che ognuno di noi è su Disqus&c e sul fatto che non c’è più la “notorietà” che si aveva sui ng, si è solo parte di una gerarchia, stando per di più abbastanza al fondo.

            In questi giorni avendo avuto un po’ di “calma” ho cambiato un po’ (ovvero riflettuto su cosa cambiare e perché) i miei desktop: ho lasciato i3 per EXWM e realizzato che alla fine, tolta l’innovazione “di fondo”, sotto il cofano, sia positiva che negativa, stò lavorando con piacere e profitto su paradigmi degli anni ’70/’80, non per moda ma perché sono più semplici ed efficaci di tutti i successivi. Al di la della diciamo “ingegnerizzazione” ovvero il miglioramento di qualcosa che già c’è non siamo più stati in grado di innovare. E questo la dice lunga su come stiamo andando. Alle volte il discutere un po’ rozzamente ma in maniera pulita mi sembra un’ɛ per mantenere quel mondo e invitare a riscoprirlo…

            Scusate il mezzo rant e la lunghezza.

          • alessandro

            Attenzione, però, a non cadere nell’argumentum ab auctoritate.

          • Eudora

            Certo che no 🙂
            Ma tra il lavoro riconosciuto di Torvalds e Tanenbaum ed il “è così per lo dico io”, se permetti c’è una bella differenza 🙂

          • michele

            Eudora, prendi come esempio Canonical. Il suo sistema operativo è open ma se vuoi consulenza devi pagarla, idem con RH non compri il sistema operativo ma i servizzi di assistenza/supporto li paghi e per togliere ogni dubbio, RH da supporto a Centos che ha gli stessi sorgenti di RH.

          • Eudora

            Canonica e RedHat sono libere di fare quello che vogliono. Ma non sono l’universo. C’è Google ad esempio che prende a piene mani da Linux e restituisce praticamente zero. O qualcuno di voi ha mai avuto modo di scaricare le versioni ad uno interno? Persino la versione opensource di Android e poco più di barzelletta. Quindi? che si fa? La risposta sensata -IMHO- è che il software libero funziona così, nel bene e nel male. Ma negare che ci siano interessi economici è fuori dal mondo.

      • Italo Vignoli

        Chiunque abbia un minimo di conoscenza del funzionamento delle pubbliche amministrazioni sa che non sarebbe assolutamente possibile andare avanti per 12 anni se il software fosse inadeguato, per cui la dimostrazione che Linux è adeguato al livello di Windows è scritta dalla storia e non dalle opinioni personali. E tutte le soluzioni hanno vantaggi e svantaggi, perché non esiste una sola soluzione superiore alle altre. Il fatto che il ritorno a Windows costerà circa 100 milioni di euro è stato calcolato da componenti del consiglio comunale di Monaco, e non è stato smentito. La migrazione a Linux, compresi tutti gli errori fatti nel corso del processo, non è costata più di 50 milioni di euro, stando ai bilanci della città. In realtà, la soluzione ideale sarebbe quella di un sistema IT basato su formati standard dove i software diventano del tutto secondari, in quanto gli standard sono quelli che garantiscono uno scambio dei dati trasparente.

        • matteo81

          Quindi, alla fine della fiera, il ragionamento sotteso è proprio quello che presumevo… Linux andava bene perché lo si usava da 12 anni…. con rispetto ma mi sembra un concetto talmente stantio e privo di significato che lascia il tempo che trova… quindi in base a questo ragionamento fra mille anni avremo ancora pc con Windows oppure Android nello smartphone visto che così è stato per lungo tempo…

          Il punto non è mai stato se Linux possa o meno funzionare ma se Linux funzioni davvero meglio del pacchetto Microsoft al netto delle solite battaglie ideologiche e delle “libertà”… elementi da sempre sventolati come valore aggiunto ma che poi nella pratica non hanno mai spostato di una virgola l’asticella del mercato nel mondo reale….
          Anche questo continuo richiamo al risparmio (oltretutto senza nessuno studio certificato a corredo) non depone a favore di Linux stesso ma lo giustifica continuamente come il fratello onesto e sincero ma anche più povero e sfigatello…. non esattamente marketing di successo…

          Il vero risparmio lo si ottiene quando lo stesso risultato in termini di efficienza, velocità, semplicità e funzionalità viene replicato ad un prezzo inferiore…. quello è risparmio a casa mia….
          E poi una domanda: mi potrebbe ricordare cortesemente un singolo caso di un privato oppure di un’azienda pubblica o privata che a causa dei formati chiusi ha perso documenti in maniera irreparabile?

          • Giacomo

            Solo un’osservazione riguardo l’ultima domanda: il problema pratico non è perdere i dati (ipotesi remota), bensì il “vendor lock in”.

          • matteo81

            E dove sarebbe il famigerato lock in in questa situazione???
            Il comune di Monaco è migrato a linux liberamente per 12 anni e ha deciso altrettanto liberamente di tornare al pacchetto Microsoft… dove sarebbe il lock In???
            Perché google con l’advertising cosa fa? Apple con i suoi prodotti, ecosistema ecc ecc… Cosa cambia?? Ogni azienda di questo mondo cerca di fidelizzare il cliente di turno….

          • valerio

            lock in e fidelizzazione sono 2 concetti molto differenti, lock in significa rinchiuderti, fidelizzare significa stimolarti a tornare

          • matteo81

            E infatti io ho scritto esattamente questo se tu avessi letto bene….
            Nel caso di Monaco non può esistere lock in….. altrimenti non sarebbero riusciti a passare a linux 12 anni fa…. i comuni che vogliono farlo sono liberissimi di farlo….

          • lucapas

            Non c’è peggior sordo …

          • matteo81

            Di chi non vuole sentire…. appunto…. ben detto.

          • Viktor Kopetki

            bhe quest’ultimo punto non è così raro, anzi: vecchi floppy con db non più reperibili né apribili, ho un cliente che mi ha passato un db access che non era possibile aprire con nessun’altra versione che access 2003, che ho dovuto scaricare illegalmente da internet perché nessuno lo vende più.

            e poi ci sono i sw vecchi di anni, non più mantenuti da nessuno, con vm XP per continuare a farli girare

          • matteo81

            Se una pa oppure una qualunque azienda non gestisce con oculatezza e attenzione i propri dati non vedo di chi possa essere la colpa se non di lei stessa….
            Il problema potrebbe presentarsi con qualunque applicazione moderna…
            Siamo nel 2017…. chi usa ancora i floppy sarebbe ora che si aggiornasse….

          • Viktor Kopetki

            il problema è che i fornitori muoiono, e quelli nuovi non sanno travasare i dati. se si fossero usati formati standard e open, il problema si supererebbe facilmente.

          • matteo81

            I formati open a loro volta cambiano e i software progrediscono…. un problema di compatibilità ci potrebbe benissimo essere anche con formati standard….
            Prendi un documento standard di 20 anni dallo in pasto a un software moderno e il problema sarebbe il medesimo

          • Viktor Kopetki

            però se voglio mysql 4 (2001) lo posso scaricare e installare senza problemi, se voglio comprare access 2003 no

          • matteo81

            Non so che dirti… per me se tu necessiti oggi di un software vecchio di 14 anni c’è qualcosa che non torna… cosa dovrebbero fare gli sviluppatori? continuare a supportare roba di un secolo fa all’infinito per qualche sporadico caso di mala gestione dei dati?
            Scommetto però che se prendi un documento standard fatto nel 2003 e lo apri con l’ultima versione di libreoffice potresti avere seri problemi…..
            Il nocciolo del problema non è software libero o proprietario ma gestire i dati in maniera saggia e avere un briciolo di conoscenze informatiche….
            Non dovresti nemmeno sentire il bisogno di scaricare mysql 4 se ci fosse stata una gestione seria a monte.
            Se le persone sono competenti il problema libero o proprietario diventa una favoletta buona per scatenare flame oppure per far passare il tempo a fanatici che non hanno nulla di meglio da fare se non sparare contro il mondo “corporate”…. e lo capisco perfettamente perchè nel linguaggio comune Ms come Google, Apple, Amazon e compagnia sono facilmente criticabili ed è molto facile e comodo criticarle visti i mezzi e la potenza di cui dispongono….
            Ma non stiamo parlando di fame e sete oppure di problemi umanitari… sembra che per alcuni passare al software libero equivalga a risolvere ogni problema dell’umanità.

          • Viktor Kopetki

            non è solo un discorso di sw vecchio
            oggi un fornitore praticamente non lo puoi cambiare: dati, procedure e db sono in mano al fornitore che fa’ il bello e il cattivo tempo
            se ci fosse uno standard (es: tutte le PA devono usare un db fatto in un certo modo, tutte le delibere fanno fatte in un certo modo, ecc. ecc. usando pure sw diversi) forse si perderebbe meno tempo a “imprigionare” il cliente e di più a sviluppare soluzioni a problemi, dato che il valore aggiunto non sarebbe quello che il sw fa’ ma come viene trattato il cliente e i suoi dati
            almeno, questa è la mia esperienza

          • matteo81

            Nessuno vuole imprigionare il cliente e non è certo volontà dello sviluppatore arrivare a certi limiti perché non sarebbe certo un bello spot per l’azienda stessa…
            Capisco perfettamente il tuo ragionamento però negli esempi che hai fatto la colpa non credo sia solo di chi sviluppa….. anzi…..
            In più esistono diverse soluzioni online e offline che permettono la conversione di file più o meno vecchi….

          • Applausi!!!

      • Eudora

        Stavo per scrivere le stesse cose… ma visto che lo hai già fatto tu mi accodo 🙂

      • diciamo che a rigor di logica, se in 12 anni, ci fossero stati problemi, sarebbero tornati molto, ma molto prima a windows.

        • matteo81

          Se hai letto bene non ho scritto che non si potesse andare avanti…. ho solo detto che il pacchetto Microsoft magari offriva possibilità superiori e sono tornati indietro… ma siccome non abbiamo nessun riscontro reale è inutile e stupido elaborare teorie complottiste e la solita dietrologia …..
          Senza contare che quando ci fu lo swicht a linux tutto il software era in locale… Non esisteva il cloud e i servizi annessi… le cose sono parecchio cambiate in 12 anni e libreoffice oltre ad essere inferiore da diversi punti di vista è rimasto al palo in termini di ecosistema e integrazione…..

  • Adriano Bassignana

    Penso che il vero problema saranno i server e la sicurezza, già rido al pensieroso dei costi che dovranno affrontare, in quanto M$ si porta dietro società consulenza che hanno solo la capacità di spillare soldi in cambio di servizi assolutamente opinabili. Comunque è sempre più evidente che qualunque partito politico, non solo a Monaco, è composto da affaristi persone che giocano allo scarica barile da mattina a sera … mentre la notte pensano ad altro ??

  • Dario Leschiutta

    Tornino a carta e penna 🙂 (se sanno ancora leggere e soprattutto scrivere )
    Tanto, che siano di destra, sinistra, centro, rossi, verdi o neri è tutta questione politica e di soldi da intascarsi 🙂

  • Kim Allamandola

    I cittadini pagheranno il fio, ma direi che lo pagherà la stessa amministrazione: tempo 2/3 anni tra malfunzionamenti e problemi di sicurezza l’IT sarà in uno stato tale da dover tornare precipitosamente indietro e se l’opposizione è intelligente raccoglierà sia le lamentele dell’IT sia i costi sia l’impossibilità o estrema difficoltà a superare il lock-in del periodo Windows.

  • michele

    non freghera a nessuno, ma la biblioteca di Rho usa Ubuntu (2 pc di sicuro 🙂 ) e le due/tre bibliotecarie non mi sono sembrate molto tecniche. Hanno il programma per gestire la biblioteca e quello usano, che ci sia ubuntu o windows o freebsd a loro poco importa.

    • wolfmobo

      esatto, quelle che descrivi sono potenzialmente due capre (senza offesa) ed un vera capra lo è sia di fronte a win che linux o macos. La capacità (indispensabile peraltro) di usare l’applicativo della biblioteca piuttosto che altro applicativo è completamente svincolata dal sistema operativo in uso che, soprattutto in un’azienda, avrà tanti di quei blocchi utente/amministratore che alla fine non c’è proprio un bel niente da smanettare. Se oltretutto microsoft non si prodigasse a rendere poco compatibile la sua suite office con libre sarebbe altrettanto evidente che la maggior parte dei colletti bianchi usa il pc come una macchina da scrivere, conosce a malapena excel e se deve scrivere un testo è probabile che lo faccia proprio con excel…

  • Pepe

    Vabé, dai, ci possono essere n-mila motivi per cui hanno deciso di ritornare a Microsoft. Stare qui a puntare il dito verso x o y, non é intellettualmente corretto se non si conoscono realmente i fatti

    • francamente dubito che in 10 anni in cui si sono fatte diverse personalizzazioni (indipendentemente che si sia su linux o windows) si possa facilmente e con costi ridotti, passare in un altro ambiente.

      • Pepe

        Facilmente no, ma noi da qui non possiamo saperlo davvero…

  • wolfmobo

    secondo me, i crucchi l’hanno fatta sporca all’italiana 😉
    sapete cosa può costare di più di un cambio da win a linux? un cambio da win a linux a win… e non parlo di costi di licenza, ovvio.

  • Cesoia

    Dico la mia opinione.Linux,ad oggi,soprattutto nel desktop non e’ neppure lontanamente paragonabile a windows,per obbiettivi e per direttive di sviluppo.L’opensource com’e’ concepito oggi e’ semplicemente un limite e non un valore aggiunto oltre a quello che ci dovrebbe gia’ essere come prerequisito cioe’ essere una piattaforma semplice per l’utente,standarizzata e competitiva sotto vari aspetti.
    Linux nel desktop,non ingrana neppure quando dovrebbe essere una libera scelta dell’utente finale.Qualche motivo ci sara’ e non venite a giustificarvi con i complotti e la stupidita’ della gente.Qui non si tratta di aprire gli occhi ma di avere un software competitivo prima di tutto.Linux ad oggi non lo e’.Ci devono essere assolutamente i formati aperti ma il sorgente rimane un valore aggiunto e non un criterio di scelta per lavorare meglio….
    Il peggior difetto di Linux e’ la sua comunita’ ed il fatto che si difenda a prescindere.Linux deve scontrarsi sui numeri e sul gradimento della gente prima di tutto.
    Il resto sono chiacchere.Tante e troppe da anni.
    Ah dimenticavo.Sono un sostenitore del software libero ed uso Linux: Per me l’opensource deve conquistare la gente non essere imposto.Saluti.

    • michele

      Io sono dell’ieda che linux sul desktop sia poco usato perché i computer vengono venduti con windows.
      Me ne sono convinto quando mio fratello (assolutamente incompetente in materia), ha acquistato un nuovo pc e si è trovato windows 10. Prima aveva sempre usato Ubuntu. Dopo qualche giorno (e varie bestemie) è tornato nel negozio in cui ha acquistato il pc e si è fatto installare Ubuntu.
      PS Cesoia, secondo il tuo discorso, non dovrebbero esistere server windows, ma solo linux.

      • ale

        in buona parte vero, l’utente è sempre restio a cambiare. Dico in parte perchè probabilmente si aspetterà di trovarsi all’accensione qualcosa di noto come windows (di cui magari ignora del tutto la versione) o apple (tanto di come si chiama il suo OS probabilmente non lo sa) perchè ha sentito dire da qulcuno che è il meglio.

  • floriano

    adesso saranno costretti a sorbirsi direttamente windows 10 con tutte le seccature degli aggiornamenti…

  • Viktor Kopetki

    Personalmente sono costretto ad usare Windows perché alcuni specifici sw lo richiedono, e non posso farne a meno. però sinceramente preferirei di gran lunga Linux. non è solo un discorso di costi, perché le ore che “perdo” su Linux sono comunque un costo. Però:
    – se voglio “spezzare” i servizi su più VM, su Windows ho bisogno di licenze aggiuntive, questo sì un costo inutile;
    – se un sw viene aggiornato e richiede nuove versioni del s.o., in Windows ho bisogno di licenze aggiuntive;
    – ogni licenza di Windows è un delirio: versioni diverse, modalità diverse, immagini di installazioni diverse, problemi di licenze, licenze che si disattivano da sole: io sono un tecnico non un commerciale, ho altro da fare che stare dietro ai contratti di MS.
    Se Windows avesse 2 versioni (workstation e server) e pagassi per avere gli aggiornamenti o l’assistenza e basta, sarebbe già meno sgradito.

    Poi devo dire che ultimamente mi sembra che MS stia prendendo sempre più la piega di Apple, ovvero “devi fare le cose come dico io” (e alcune non te le dico….), che a me sinceramente piace gran poco…

  • Renato

    C.V.D.
    Sul desktop, se si vuole lavorare, servono windows o osx.

    • dipende da cosa si deve fare.

    • Fabrizio Fringuelli

      L’offerta è talmenta ampia che ormai puoi lavorare pure con android!!
      Anche perchè se proprio hai un software che non ne vuole sapere o di nicchia c’è sempre virtualizzazione e/o servizi di remote app.. Basta studiarla con un po di neuroni..

  • Anche in Germania esistono lobbies e mazzette evidentemente… peccato.

    • matteo81

      Magari se al di là di creare e sbrodolare le solite teorie complottiste senza nessun tipo di prova o fatto in merito avessimo qualche dato concreto sarebbe meglio…
      Grottesco che il tuo avatar faccia riferimento ad un’azienda che a sua volta è stata leader del settore ecc ecc…
      È da un pezzo che trovo i tuoi post un po’ ovunque e in ogni volta c’e un azienda di mezzo te ne esci col solito commento spicciolo su quanto sia corrotto x oppure che l’azienda y lavora solo per i soldi ecc ecc….
      Ma Commodore per cosa lavorava? Tu per cosa lavori? Il mondo che ogni mattina si alza dal letto e lavora per cosa credi che lo faccia?….

      • mamma mia, che dente avvelenato… ti paga bene microsoft per andare in giro per blog a difenderla a spada tratta ?

        Se non ti piacciono i miei commenti, non sei obbligato a leggerli o a commentarli,… puoi semplicemente ignorarli.

        • matteo81

          Non mi paga nessuno tranquillo…. ho solo espresso un parere in base a quello che leggo… Non era certo un attacco personale….
          Ma se pubblichi scrivendo frasi fatte scontate e banali senza mai un briciolo di argomenti non ti puoi lamentare se qualcuno te lo fa notare…
          È guarda caso sei già passato all’ attacco…
          Se non ti piace parlare argomentando e non facendo bla bla bla sterile puoi tranquillamente continuare a scrivere ignorando le mie risposte….

          • Guarda che le politiche commerciali scorrette di microsoft, sono agli atti da anni.
            In giro per sulla rete trovi diversa documentazione, compresi video di Gates che si difende davanti alla commissione antitrust usa.
            Sono pratiche relative all’impedimento agli OEM di vendere con i loro pc, licenze di sistemi operativi diversi da windows.
            Pratiche con le quali, microsoft è diventata quello che è oggi, ossia windows installato nel 99% dei pc venduti e popolazione mondiale che non sa usare altro.
            Vogliamo menzionare la pratica con cui microsoft ha forzato la migrazione a windows 10, al limite della legalità, e che ha causato problemi a piu di qualcuno ?
            O si, certo… diamo pure dell’incompetente all’utente medio, che preme tutto quello che gli compare come tasto “Avanti”
            Vogliamo citare le famose pratiche EEE tenute da Microsoft, che sono state documentate in alcuni processi giudiziari e email interne ?
            Vogliamo liquidare tutto questo, come roba passata che oggi Microsoft non persegue più per cambio di politica del suo attuale CEO ?
            Tu che parli di prove, ne hai di certe e documentali che Microsoft non persegue più le pratiche scorrette per le quali è stata accusata tempo addietro ?

          • matteo81

            Tutta roba di 25 20 anni fa e che non ha nessun collegamento col fatto in questione nell’ articolo che stiamo commentando…
            Tu prendi fatti di 20 anni fa e li usi come giustificazione per poter criticare a prescindere..
            GNU linux non è adatto al mercato consumer…. per un discorso di software, di supporto driver e di totale mancanza di standard moderni e solidi..
            Se vuoi posso tranquillamente scendere più nel tecnico e spiegarmi ma spero non ce ne sia bisogno…

          • Unknown

            Si per favore, puoi scendere nel dettaglio, però solo riguardo “la mancanza di standard”, anche perchè su alcuni punti posso essere d’accordo ma su quest’ultimo…

          • matteo81

            GNU-Linux non ha standard definiti e quei pochi spesso sono roba vecchia di anni che in modo lento e farraginoso si tenta di cambiare/modernizzare ma sempre troppo lentamente e in maniera discutibile.
            1 Non esiste uno standard di compatibilità nemmeno fra le stesse distro… Fedora non è compatibile con Debian che a sua volta non lo è rispetto ad arch ecc ecc… e non parlo di ambienti grafici e standard di usabilità (che non esistono comunque) ma proprio a livello binario… per lo sviluppatore questo è un panorama assurdo e assolutamente inservibile.
            2 Qual è lo standard grafico? gtk 2? 3? qt4? qt5? X o wayland? kwin? mutter? compiz? muffin? Compton? Kde o gnome? xfce o mate? lxde o cinnamon? uno sviluppatore che deve realizzare un driver video non ha un briciolo di standard e l’ottimizzazione non esiste…. un’applicazione audio su quale layer la creiamo? alsa, oss, pulse, phonon, gstreamer….. senza nemmeno un’api audio nativa a livello kernel…..
            3 Quale versione del kernel è da supportare? ubuntu ne utilizza una, fedora un’altra, debian un’altra ancora…. arch, opensuse… ed ognuna distro patcha e modifica per conto proprio…. senza considerare il solito problema di Linux storico: la retro compatibilità binaria non viene considerata con un kernel che rompe da una versione all’altra le ABI con una velocità assolutamente assurda
            4 Se voglio creare un software come lo creo? su mac os ci sono i bundle… su Windows binari eseguibili ed ognuna soluzione a modo suo garantisce il corretto funzionamento dell’applicazione indipendentemente dalla versione dell’os….. in Linux esiste il classico e farraginoso sistema a dipendenze… ma cosa scelgo?.. deb o rpm? poi c’è il formato snap, poi appimage, flatpack…. non esiste un formato universale e standard che mi garantisca la compatibilità istantanea e totale con tutte le distro ma ogni volta bisogna creare svariate versioni dello stesso software arrangiate a seconda dei casi….
            E mi fermo qui perché non ho voglia di scrivere un papiro…. spero di essere stato esaustivo.

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