Ubuntu sta per passare a GDM: sarà il display manager di default in Ubuntu 17.10 e 18.04 LTS.

Con GNOME Shell ufficialmente operativo sulle daily builds di Ubuntu 17.10 è giunta l’ora di prendere delle decisioni. Una prima novità che sarà operativa a breve è il cambio del display manager di default: si passa da LightDM a GDM (Gnome Display Manager). Se ben ricordo Ubuntu utilizza LightDM di default da Ubuntu 11.10.

GDM rimpiazzerà LightDM in Ubuntu 17.10 e 18.04 LTS

gdm lightdm

GDM apparirà negli archivi di Ubuntu molto presto e sarà pronto per le prossime daily builds.

Abbiamo provato a unire GNOME Shell e LightDM ma alla fine la decisione che abbiamo preso è stata quella di passare a GDM per le prossime due release di Ubuntu: 17.10 e 18.04” questo un sunto delle parole del team di sviluppo. Probabilmente su Ubuntu troveremo lo standard GDM greeter, speriamo con qualche nuovo tema. La scelta si traduce in un login screen tutto nuovo e in un lock screen rinnovato.

Lato utente GDM non è così diverso da LightDM, avrete comunque la possibilità di passare da una desktop session all’altra (presumibilmente incluso Unity 7, nel caso siate interessati ad usarlo ancora). Avrete anche alcune funzioni extra, ad esempio il controllo della musica nella lock-screen.

Una funzione che mancherà sarà la guest session che non è supportata da GDM. In realtà attualmente la possibilità di entrare in guest mode è disabilitata anche su Ubuntu.

LightDM verrà comunque supportato ancora nelle altre release di Ubuntu (mi riferisco a Ubuntu 14.04 LTS, 16.04 LTS e 17.04) compresi i vari flavours (Lubuntu, Xubuntu, etc). Questo supporto sarà però limitato al bug-fixing e nulla più.

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  • Phoenix

    Beh in linea con la metodologia Canoical direi:
    sviluppa pessimo software, fai finta che sia passabile, e una volta che il pubblico del ci piace così com’è “as is” ha tranugiato la cacca… si proclama…. “oh caspita era una cacca.. si torna indietro”. Waste waste waste.

    Non mi meraviglio se tra un paio di mesi pubblicheranno la nota:
    “canoical si è accorta che effettivamente e complessivamente ha sviluppato un mare di schifezze. Ripartiremo da ubuntu 10.04 con gnome 2.60 la migliore di sempre: in cosa siamo migliorati? Abbiamo cambiato spacciatore.”

    Vai Canonical. Siamo tutti con te.

    • giulio

      Seriamente hai così tanto tempo da buttare?…..Se vai avanti così rischi un esofagite.

    • Aury88

      puoi scriverglielo direttamente a quelli della freedesktopPUNTOorg che il loro software (LightDM) è una “cacca”…peccato che canonical con loro centri poco nulla xD

      comunque sia siamo proprio fortunati, ora canonical non sprecherà neanche più un euro per cercare di soddisfare una community sempre insoddisfatta e pronta a definire cacca il lavoro altrui…non più waste quindi! che la communty cammini con le risorse che ha sempre avuto da se. questa scelta non è per le caratteristiche di GDM ma semplicemente perchè arriva già bello e pronto per GnomeShell togliendo a canonical altro inutile “waste” di soldi (detto esplicitamente nell’annuncio canonical in cui non una sola caratteristica è stata citata ma solo il fatto che gli toglieva lavoro che non sono più disposti a sostenere)…fosse stata una cacca probabilmente avrebbero fatto il passaggio ugualmente se gli consentiva un risparmio maggiore…l’unica politica azienda che si merita una certa rumorosa parte di comunità.

      • Phoenix

        Ma hai capito il messaggio?, chiaramente mi riferivo a LightDM vero?
        Ma hai anche troncato un mio precedente messaggio? (Non sei tu uno dei moderatori? Cos’è scrivere con cognizione di causa è un problema ?)
        Cos’è occorre dire che tutto ciò che fa canonical è buono perchè ci ha donato ubuntu?
        Ma per piacere se non si sa nemmeno ciò di cui si parla non è che sid eve parlare perforza. Canonical è una società. le società perseguono obiettivi economici.
        Canonical ha tentato di guidare Gnome, che si è impuntata su quella bellissima evoluzione che è gnome shell. Quindi ha tentato la spallata puntando su un DE proprietario: il suo, aperto alla community ma sempre suo. E la community come tanti di cui leggo tutti a ringraziare la manna dal cielo, quando si è capito che con unity soldi non se ne facevano, e lo sviluppo è in cul de sac (il progetto strutturalmente fa abbastanza pena) ecco che ha abbandonato. Stessa spallata con MIR solo che lo schianto ci ha messo meno di 10 anni.

        Canonical ha da sempre cercato di imporre una visione proprietaria all’accozzaglia dell’ecosistema linux, sperando raggiungere un livello tale da poter chiedere soldi, non ha spinto e alimentato ciò che poteva diventare un DE di riferimento come altre compagnie stanno facendo, ma ha sempre investito in modo da imporre scelte tutt’altro che sensate in ottica speculativa. Occorre dire che Canonical era partita veramente bene però, perchè all’inzio proprio il tentativo di mettere ordine e rendere il sistema coerente è stata la leva della diffusione di ubuntu su tante altre distro: all’epoca installavi ubuntu o installavi un mandrake/mandriva/suse con setup complessi e non sempre semplici, fino al risultato finale non all’altezza.

        Dall’apice della diffusione di ubuntu quando XP mostrava tutti i limiti canonical non ha fatto altro che peggiorare il sistema che aveva faticosamente messo insieme.

        Quest’ultima è l’n-mo passo indietro. Non a caso un ubuntu 17.10 è omogenea ad una ubuntu 10.04, a meno delle versioni delle componenti aggiornati.

        7 anni di investimenti bruciati, di investimenti di contributori in solido e di lavoro in solido. Chi non ci rimette del proprio e o non guarda le cose per ciò che sono fa sempre sti discorsi para filosofici….

        • Aury88

          1)del tuo messaggio ho capito questo: secondo te canonical ha una metodologia che consiste nello sviluppare pessimo software, farlo passare per accettabile e quando i suoi utenti si abituano alla “cacca”. passare ad altro ammettendo di aver sviluppato “cacca”….sbaglio qualcosa?
          2)essendo questo tuo commento non di risposta ad un altro commento che parla di altro software ma in risposta all’articolo che parla di abbandono di LightDM ed avendo tu parlato di comportamento in linea con la metodologia canonical di abbandonare la cacca direi che il soggetto era LightDM, o forse la parte dell’abbandonare un progetto era riferito al futuro possibile abbandono di GDM e di conseguenza avresti dato della cacca a quest’ultimo?…o una delle due o una terza riferita a chi sa quale software, ma comunque se non dici a che software ti riferisci, mi spiace, ma non posso saperlo non avendo il dono della telepatia.
          3)no, non sono moderatore e, quindi, non ho troncato alcun messaggio. . in che senso troncato? è visualizzato parzialmente?
          4)non so di che cognizione di causa tu stia parlando. che cognizione di causa tu abbia non ne ho proprio idea
          di sicuro nella tua ultima risposta non mi sembra tu la stia dimostrando viste le accuse di moderazione o addirittura prendendotela con me se il tuo messaggio in risposta ad un articolo sull’abbandono di lightDM e in cui definivi cacca i software fatto ed abbandonato da canonical l’ ho inteso come riferito ad appunto lightDM.
          5)dove avrei scritto che tutto quello che fa canonical sia buono? io ho parlato delle reazioni di una parte di comunità a prescindere e solo perchè a fare o non fare qualcosa era canonical. per piacere riporta la stringa in cui secondo te avrei espresso una cosa del genere così magari capisco a cosa ti riferisci e posso esportelo in altra maniera più chiara

          6)il DE “proprietario” per una cosa aperta alla comunity non ha senso se usi il termine “proprietario” con cognizione di causa. il codice è opensource ed è appunto il motivo per cui lo si è potuto forkare senza neanche starci a pensare 2 volte. il progetto è portato avanti si da un azienda che, visto che ci metteva i dindini e gli sviluppatori, non ha mai fatto troppo affidamento sul codice esterno .si poteva contribuire da esterno sottoscrivendo una CLA la quale non trasferisce la proprietà di alcunché ma semplicemente impedisce al proprietario del contributo, se dovesse cambiare idea sulla sua licenza, di rivalersi su canonical (canonical non cambia la licenza e non può farlo non essendo proprietaria dei contributi non suoi ma ottenuti tramite accordo che appunto prevede CLA) se il codice nel frattempo è stato distribuito specialmente sull’hardware con firmware proprietari (nella cla autorizzavi esplicitamente questa eventualità). non volevi firmare la cla? bastava non contribuire mainstream, forkavi e sviluppavi per conto tuo come si fa per qualsiasi altro progetto opensource e come ha fatto qualsiasi altro progetto opensource derivato/forkato da un altro evidentemente non disposto ad accettare certe modifiche (o non ci sarebbe stato motivo di forkare non trovi?). il mondo FOSS è pieno di progetti “proprietari” (inteso in senso sbagliato) di un gruppo di persone…che queste persone siano amanti, compagni della bocciofila, “eletti” o un azienda cosa cambia a fine del come viene visto il contributo? lo stesso kernel linux a cui contribuiscono in migliaia va avanti sulle scelte e selezione di pochi

          7)canonical non ha tentato di guidare alcunchè…ha proposto delle patch per l’ indicator API’s che riteneva necessarie e queste sono state rifiutate da gnome team (“there’s nothing in GNOME needing it” peccato che fosse una cosa per gestire gli indicator di applicativi non gnome, che lo usano, una cosa insomma per la cross-desktop standards) e canonical ha deciso di fare per se…lo fanno tutti (si chiamano appunto fork o avviare un progetto indipendente da altri già in sviluppo) non è mai stato un problema finchè a farlo non è stata canonical.

          8)che unity non facesse soldi lo si sa da una vita e cioè da quando canonical non guadagna una fava con il desk e non guadagnava una fava neanche con gnome 2 e adesso con gnome shell. non è mai stato quello il problema. come già detto, e con tanto di commento di M. Shuttleworth su google+, semplicemente si era stufato di spendere soldi in un progetto che veniva continuamente contestato dai soliti imbecilli …tu regaleresti il frutto del tuo lavoro ad un gruppo che come risposta ti dice che gli altri quel lavoro lo fanno meglio?

          9)tutte le cose che scrivi sul fatto che in futuro avrebbe chiesto soldi immagino che, visto che ti vanti di parlare con cognizione di causa, siano dovute al fatto che tu sia o compagno di bevute di mark shuttleworth o perchè eri una persona importante nella Canonical ltd a livelli tali da sapere piani futuri di sviluppo e distribuzione del software canonical…stupidi comunque in canonical rilasciare tutto il loro software come opensource, quindi forkabile in un qualsiasi momento dal primo concorrente o cliente che non vuole pagarti…così come stupido creare un sistema di pacchettizzazione che si possa usare anche sulla concorrenza e che possa utilizzare “ppa” totalmente indipendenti dai server canonical proprio canonical poi che ha già il grosso negli ambiti enterprise in qui snap si usa e che quindi non aveva necessità di adottare tecniche EEE…perchè quindi metterlo su desk a disposizione della concorrenza significa rendere possibile sviluppare per la tua piattaforma anche dai competitor e addirittura poter sfruttare la tua tecnologia anche sui prodotti/piattaforme competitor…

          10) sai com’è quando ti metti a sviluppare un sistema convergente basato su un coresystem minimale creato quasi da zero (il kernel linux non lo hanno dovuto sviluppare ma anche li qualche patch l’hanno dovuta fare) con un DE in grado di adattarsi al sistema di IO ed agnostico rispetto qt o gtk, il tutto con un servergrafico che hai dovuto sviluppare perchè wayland non volevano componenti opensource google (android) necessari per fare il port su device compatibili solo con android e il tutto con solo poco più di 500 dipendenti che nel frattempo devono anche coprire le richieste dei clienti (paganti), può capitare che in tutto questo un sistema come ubuntu rimanga fermo e in secondo piano … e poi era solo la distro più diffusa quindi sono sicuro che i segni di vecchiaia erano evidenti e gravi…ma comunque il problema quindi era che ubuntu era sempre ferma ed uguale o il tentativo di sviluppare qualcosa di diverso? o uno o l’altra…puoi essere tutti e due solo se si è contro a prescindere.

          11) investimenti bruciati? in che senso? il codice è li e ci sono ben due comunità di sviluppatori che stanno portando avanti il lavoro lato DE e sistema UT, canonical sta continuando lato core-system. la comunità non ha bruciato un solo euro…gli unici euro bruciati sono stati quelli di canonical che comunque li bruciava anche ogni volta che realizzava patch poi rifiutate… codice sviluppato per ubuntu? scusami e quale sarebbe la differenza con un contributo ad un altro progetto opensource che chiude?

    • Kim Allamandola

      Ubuntu è una distro, dovrebbe occuparsi solo di integrazione (e questo lo fa assai bene) non di sviluppo core, purtroppo ad oggi lo sviluppo core ha preso una piega piuttosto marroncina e come narra un vecchio film informe ed anfibia e quindi c’han provato, fallendo.

      Il vero problema è chi non si rende conto della china su cui stiamo scivolando, non solo nel mondo FOSS ma nell’IT in genere.

  • Dario Chemello

    Come buttare nel cesso anni di sviluppi senza mai dire “oh, wait…” nemmeno per un istante, per poi accorgersi che si è andato a creare uno stack così fuori dal resto che ogni passo indietro equivale a un miglio.

    • Daniele Cereda

      #eroe in 3 righe il cristallino riassunto della follia Canonical

  • lindgren

    A parte l’ennesimo dietrofront di Canonical, nessun problema per l’utente. Anzi la standardizzazione è un bene.

    • Phoenix

      Assurdo…
      tutto è un bene. Certo. Non lo metto in dubbio. Ma prova a immaginare che hai dedicato ore di weekend e serate a contribuire.
      Che magari non in free speech hai contribuito anche in solido.

      Sei ancora dello stesso parere se dopo tutto il tuo impegno … l’inconcludenza e incompetenza di Canonical ti da come risultato la standardizzazione del buttare tutto in un water?

      Saresti ancora di questa idea????
      E per piacere… su….

      • IlTizioCheNonVuoleRegistrarsi

        Ciao Phoenix,
        sono completamente d’accordo con il tuo discorso e la sostengono in pieno! Sfortunatamente, però, credo che chi abbia contribuito a LightDM non possa ritenersi arrabbiato per il suo abbandono da parte di Canonical, visto che il progetto ha una clausola che dichiara: “Chiunque voglia contribuire deve cedere tutti i diritti di autore a Canonical”. Nonostante ciò non penso che ci voglia molto prima che qualcuno crei un fork del progetto e lo continuii. Infondo il team di Linux Mint ha intenzione di adottarlo al posto di MDM (già esso fork di GDM) e già ha “forkato” uniti-greeter per renderlo indipendente, quindi non vedo come non possa “forkare” LightDM per i suoi scopi 🙂
        Buona giornata!

      • DeeoK

        Beh, io faccio qualche precisazione:
        1) Se lo fai per passione non ha molto senso lamentarsi, se lo fai a pagamento sei stato pagato e quindi amen
        2) L’attenzione deve essere sul prodotto, non sui progetti. Se a livello di funzionalità e stabilità è meglio usare GDM è bene farlo.
        3) Che io sappia quello di LightDM è un team esterno. Il passaggio a GDM per due release può essere temporaneo mentre vengono risolti i problemi con LightDM.

        In generale il mondo Linux è talmente un caos di progetti che standardizzare è fondamentale. Soprattutto dal punto di vista estetico è un bordello la situazione.
        In più parecchi team lavorano a progetti inutili fork di fork che alla fine non servono a nessuno quando sarebbe meglio concentrarsi su pochi aspetti per volta.

        • Daniele Cereda

          1)farlo per passione o a pagamento non c’entra, se in un progetto ci metti del tuo e lo fai con convinzione, vedere cassato il tutto in un amen fa davvero male, a prescindere da cosa ci sia dietro
          2)vero, ma un prodotto è fatto di progetti e se li si cambia con la frequenza dei pedalini sporchi, bè, non sarà un gran successone
          3)fossi in loro li saluterei con un CIAONE e mi dedicherei ad altro, le aziende dovrebbero basarsi sulla serietà e in canonical sul fronte desktop ne ho sempre vista pochissima (come in MS sul lato mobile)

          Verissimo, ma se guardo questo, allora, ti direi che in toto ubuntu è da cestinare, ci sono DE graficamente migliori e sono solo ANNI che la community chiede un refresh a icone e finestre e il massimo che produceva canonical era quella presa per i fondelli degli sfondi di default che cambiavano di 0,5 % di colore anno dopo anno.

          • DeeoK

            1) Senza dubbio, ma se lavori in un progetto non tuo è normale che possa accadere. Pensare diversamente significa non rendersi conto della situazione.

            2) Anche qui non c’è dubbio, infatti non è semplice tirare fuori un prodotto di successo. Credo che Canonical voglia passare temporaneamente a GDM in attesa di risolvere i problemi riscontrati con LightDM, o almeno è così che l’ho intesa.

            3) Mah, no. Canonical è una delle poche aziende in ambito Linux che prova a far uscire questo ecosistema dalla nicchia in cui si trova. Come progetto è estremamente difficile e non ci sono dubbi che il rischio di fallire è elevato. D’altro canto tutte le aziende sono piene di progetti falliti e in caso contrario significa che non hanno mai osato.

            4) Anche qui dissento. Unity è stato probabilmente il più grande successo di Canonical perché ha portato una ventata d’aria fresca dal punto di vista grafico. Alcuni aspetti, come la dash, sono arrivati pure prima che nella concorrenza, come OSX.
            Attaccarsi al set di icone di default lascia il tempo che trova, considerato che stavano sviluppando Unity 8, Mir, Snapcraft e compagnia bella.
            L’errore maggiore di Canonical sta nel cercare di fare contemporaneamente troppe cose. Io personalmente mi concentrerei su meno aspetti e cestinerei i rilasci semestrali che ormai servono a poco.

          • Phoenix

            Senza dubbio… ma se lavori.. metti in conto che può accadere…
            Il punto 1) e 2) sono la certificazione dell’inconcludenza. Hai mai lavorato a un progetto nel quale metti il tuo?? Nel quale ci metti la faccia? e dopo la faccia 100 weekend e nottate passate a dare il massimo per la community. Poi scopri che stavi contribuendo a costruire qualcosa che non aveva nemmeno un straccio di idea di cosa si voleva ottenere e dove si voleva andare. Progetto a lungo termine, progetto del software stesso, sua organizzazione ingegnerizzazione e divisione in gruppi di sviluppo funzionali. E scopri che il tuo lavoro è buttato nel cestino da una azienda che considera la community e il software come una cosa del quale servirsi finchè riesce a perseguire i suoi scopi.
            Scrivere qualche riga di codice all’università, o script con la shell … smanettare alla dilettante (magari anche cognizione di causa) non equivale fornisce la misura di quanto bruci aver investito e vedersi cestinato il lavoro. Altro che può succedere… finchè non ci si rimette del proprio … son tutti bravi a spendere parole di consenso, di ossequio, condite dal può succedere qualunquista. Tutti tuttologi finchè non ci si rimette di tasca o di persona. Io avessi investito come contributor in canonical, adesso visti i grandiosi successi sarei abbastanza incazzato. E sono incazzato lo stesso, perchè il tutto ha riportato indietro Ubuntu alla 10.04. BRUCIANDO completamente fondi di qualunque natura siano.

            Inoltre Canonical è una società. Mi sembra a molti sfugga di mente. Le società non sono onlus, perseguono un obiettivo economico. Canonical nel farlo concede di utilizzare linux per via anche del mare di monte lavoro -free not in free speech- al quale accede. E inoltre Canonical riceve anche donazioni. Fondi. E vedere quanto sia poco seria sul versante desktop la dequalifica enormemente.

            Infine Unity è un successo? Ha portata una ventata d’aria fresca? Confondi grafica e funzionalità come se fossero intercambiabili.

            Unity è il tentativo di creare un DE proprietario, speculando sulla community. E non solo è una operazione speculativa, ma quel che è ancora peggio è che è progettato impiegando componenti alla bene e meglio, i cui stessi componenti sono malfunzionanti e malfatti, penso p.e. a comipz e alle sue evoluzioni.
            Un carrozzone brutto esteticamente e con qualche minimo vantaggio funzionale, costoso in termine di ore lavoro e fondi di contributori sprecati.
            MIR altro grosso e grossolano tentativo di forzare la mano e speculare ancora una volta sulla community facendola contribuire a un progetto proprietario con fini da software proprietario. Speculare magari è un eufemismo…

            L’errore di canonical… troppe cose….?
            Probabilmente sì, e probabilmente no. I progetti avrebbero avuto esito diverso se magari i software fossero stati adeguatamente progettati, magari con più umiltà, meno velleità da big del software ed evitando di rimpolpare la tendenza della community a reinventare ruote. Altra cosa sarebbe stata avere un minimo di riconoscimento economico per download. Ma probabilmente si sarebbero bruciati solo più fondi.
            Il vero errore di Canonical è aver frainteso la community come a proprio uso e consumo, non aver scelto tra i due DE maggiormente in evidenza quello che prometteva maggiore evoluzione e flessibilità, adottandolo e spingendone (fondi e ore contributori) l’evoluzione a sua volta.
            L’errore è il server grafico, ancora un volta l’arroganza, quando si poteva contribuire a MIR e uscirne nuovamente vincente.

          • Kim Allamandola

            Canonical supporta una distro: Ubuntu. Il suo lavoro è fare integrazione, cosa che ha fatto direi meglio di ogni altro, per garantire un sistema stabile, comodo su cui lavorare nel tempo.

            Ha capito che alcune cose non andavano e ha cercato di cambiarle, in buona parte ha fallito perché appunto il suo mestiere è far la distro, non lo sviluppo core e purtroppo ad oggi sviluppo core lo fa solo un’area monocolore radunata sotto un cappello rosso.

        • Kim Allamandola

          I “prodotti” vanno e vengono, le persone e i progetti di lungo periodo in genere son assai più stabili, ricordo che la prima lezione di UNIX è stata: sii adattabile, poco importa se qualcuno oggi è migliore di te, più performante di te. E sappiamo che successo ha avuto UNIX, sino a quando ha rispettato i suoi principi.

          Il motivo del passaggio a Gnome Shell, GDM ecc è che Canonical ha gettato la spugna sul desktop, lei non è in grado di svilupparne uno senza avere già pronti componenti core, questi oggi non ci sono più e quindi non c’è più desktop. Giusto per dire che non lascian perdere compilano direttamente l’upstream e al massimo mantengono un tema grafico. Non han scelto GDM o Gnome Shell perché migliori ma solo perché non han più interesse per il desktop e con l’ambiente Gnome han abbastanza esperienza da poterlo compilare e “supportare” un minimo con poco sforzo.

          I fork inutili ed il caos sono mero marketing volto a demolire la community perché un tempo GNU/Linux aveva assai più progetti veri e fork veri di oggi e funzionava assai meglio.

          • DeeoK

            Mah, non sono d’accordo, anzi. Sono le persone ed i progetti che vanno e vengono.
            Un prodotto, se commercialmente utile, continua a prescindere dalle persone.
            Che poi prima la community Linux funzionasse meglio non lo so perché non partecipo attivamente, ma che fosse meglio prima in quanto a fork e quant’altro ho i miei dubbi.
            Poi mi sembra piuttosto oggettivo il caos di progetti e fork.

          • Kim Allamandola

            Vedi il “caos” non è mai stato un problema perché la community ed il FOSS non sono mai state aziende o “a condotta aziendale”, non si è mai sviluppato per un utile commerciale ma materiale, per se medesimi, condiviso perché ad altri può servire e altri che lo trovano utile aiutano a mantenerlo ed evolverlo. I millemila progetti nati, forkati, morti non han mai infastidito nessuno perché la distro confeziona la base e i progetti sgomitano ed esistono sino a quando c’è un interesse per loro. Che problema c’è se su qualche repo ci sono 600+ fork di un progetto? Chi li fa sono singoli e usano loro risorse, non è un’azienda che “spreca” risorse inutili.

            La community funziona su una scala alcuni ordini di grandezza più vasta di un’azienda e i suoi “prodotti” rispondono ai bisogni per suoi stessi utenti, non c’è un “mercato”, al massimo c’è un sottobosco di “mercatini” più o meno locali che vivono all’interno della community.

            Il GROSSO problema oggi è che la community non c’è quasi più un po’ per la cronica crisi di competenze, un po’ per la guida aziendalistica all’inglese piantata in testa a (quasi) tutti quanti, un po’ per le scelte di cert’uni grossi player della community. Un buon esempio di come funziona la community lo hai in The cathedral and the bazaar di ESR, se non l’hai mai letto quando avrai tempo mettilo in calendario, oggi è più che mai attuale 🙂

            Banalmente mi dici un “problema” di fork che ti ha toccato? Che hai sentito?

          • DeeoK

            Non sono tanto d’accordo: gli n-mila fork e le n-mila versioni della stessa cosa per me sono un problema perché nel mondo GNU-Linux la totale assenza di standard o linee guida in un qualunque ambiente ha finito con il creare non solo una miriade di progetti incompleti o parziali ma soprattutto un’incoerenza grafica atroce.
            Indentiamoci, generalmente mi è irrilevante il caos di progetti, ma vedere che ci sono decine di player audio che fanno tutti la stessa cosa ma nessuno dei quali ha un’interfaccia moderna mi rompe parecchio, sia perché non vedo l’utilità di tutto ciò, sia perché l’impossibilità di trovare qualcosa di diverso fra tanti progetti indica una generale stagnazione.

            Anche il fatto che ci siano un sacco di DE, molti dei quali totalmente superflui non mi va tanto a genio. Certo, non è che non ci dorma la notte, alla fine chi se ne frega, però mi sembrano risorse sprecate e mi sembra abbastanza inutile lamentarsi se una distro chiude o un altro progetto viene abbandonato.
            Questo caos non giova alle aziende che vogliono sviluppare per Linux perché l’anarchia che regna complica la distribuzione.

            Che Canonical abbia poco interesse lato desktop è indicato, più che dall’abbandono di LightDM, dal fatto che molti pacchetti sul repository siano vecchi e tocca fare l’installazione manuale. Onestamente non ho mai capito il perché della logica del tutto o niente di Canonical, ma alla fin fine me ne frega poco.
            A me basterebbe avere un ambiente più uniforme e fortunatamente, almeno per quel che riguarda i pacchetti, si sta andando in quella direzione.
            Anche sul front-end si stava andando in quella direzione con le QT, ma sembra che nel prossimo periodo continueranno ad esserci affiancati QT e GtK.

          • Kim Allamandola

            L’uniformità che chiedi non c’è proprio grazie ad alcuni soggetti che si son evirati per far dispetto alla moglie scegliendo certe linee evolutive, in effetti sono anni che abbiamo un disperato bisogno di un server X e di widget libraries complete, comode, moderne, stabili. Un tempo avevamo Qt e GTk, oggi le prime han perso la bussola, le seconde han scelto di infilarsi in strade inaccettabili e di alternative moderne non ne abbiamo, le fltk sarebbero ancora una valida risposta se non fosse che son rimaste assai indietro… Questo però non lo ottieni “imponendo” un certo prodotto ma creandone uno valido che attiri gente. Per creare questo hai bisogno di sviluppatori core che data la natura del “prodotto” non possono che essere studenti/ricercatori/docenti perché nessuna azienda ha un interesse specifico e nessun privato ha in genere abbastanza tempo per un progetto del genere e questo oggi manca terribilmente. Una buona parte del degrado del FOSS deriva dal degrado delle università e dalle politiche delle grandi aziende che un tempo facevano ricerca seria mentre oggi vogliono il break even a sei mesi e ottenere miracoli con zero risorse… Non sono i fork o il caos il problema ma l’assenza di teste in numero adeguato e l’ambiente “aziendalistico” moderno, quello che si scaglia contro i fork e la community per scaricare “la colpa” e tirar acqua al suo dannoso mulino.

            Sui player invece ti contraddico: ce ne sono n perché ci sono n gusti diversi e non hanno interfacce “moderne” probabilmente perché la maggior parte della community non le vuole. mplayer ha avuto vari fork che per lo più han aggiunto varie UI ma nessuno di questi ha mai fatto molta strada perché alla fine il controllo da tastiera è per noi più comodo (f per passare/uscire dal fullscreen, spazio per fermare/riprendere, q per chiudere, frecce per saltare avanti e indietro, non si usa quasi mai altro), è sopravvissuto giusto qualcuno che ha tirato fuori dal cilindro cose carine come mpv che salva opzionalmente salva la posizione di ogni file riprodotto o in playlist e ti permette di ricominciare da dove l’hai chiuso. Non so che UI vuoi ma per la maggior parte della community solo questo serve e per questo solo questo viene sviluppato.

            Sui desktop in genere c’è varietà ed in se non è affatto un male, anzi ha permesso di evolvere il desktop nel tempo (pensa ai WM tiling, che in un certo senso riscoprono modernizzandole vecchie UI d’un tempo), anche qui la community e la varietà sono ottimi: tanti rami ma solo quelli buoni sopravviveranno. Per anni abbiamo avuto desktop minimali, poi qualcuno ha pensato che sarebbe bello aver roba più complessa e sono nati i DE; col tempo ci si è resi conto che questa complessità non serve a un tubo e sono nati progetti “intermedi” tra un DE e un WM da Enlightenment E17 a Unity 7. Oggi c’è un serio problema proprio perché viene a mancare la community per i problemi detti all’inizio e i pochi player rimasti fan il bello e il cattivo tempo in stile aziendalistico chiudendosi a riccio. Ancora una volta il problema è quel che oggi si spaccia per soluzione e la soluzione è quella che oggi si dichiara esser il problema. È la vecchia strategia di una certa parte politica/religiosa del predica bene e razzola male, del conquistare qualcuno unendosi a lui e demolendolo dall’interno fingendo che sia lui il problema.

          • DeeoK

            Concordo sulla prima parte e concordo anche sul fatto che i problemi di Linux non dipendono dalla community, nel senso che manca comunque, anche nelle aziende, una capacità di andare oltre preconcetti o fanatismi.
            Non sono però tanto d’accordo sul fatto che se ci fosse uno strumento migliore tutti adotterebbero quello: anche nella community ci sono fanatismi vari e tutte le volte che mi sono ritrovato a discutere su singoli aspetti ho visto come persone sarebbero disposte a non usare un tool di X anche solo perché di X.
            Più in generale non credo che l’assenza di aziende migliorerebbe la situazione nel senso che la community, essendo frammentata e priva di una qualunque visione ampia e a lungo termine finirebbe con il lasciar stagnare le cose.
            Quello dei player è un valido esempio: indubbiamente a molti piacciono i comandi da tastiera, ma ai più piace un’interfaccia moderna ed è uno degli aspetti che ha sempre favorito il successo di iTunes, ad esempio, nonostante come programma fosse una m*rda. Serve a poco avere 10 fork che fanno più o meno la stessa cosa ed il non trovare cose diverse non aiuta.
            Non per nulla anche nei DE, dal punto di vista di UI, le novità sono arrivate dalle aziende, con Unity e Gnome 3. Tutto il resto è ancora agli anni ’90.
            Non che entrambi i progetti siano perfetti, anzi, ci sono mancanze e complicanze varie (sorvolando sul primo che ora è proprio morto), ma quanto meno c’è la volontà di portare aria fresca nell’usabilità. Non si può continuare a ragionare nell’ottica di soddisfare solo la vecchia utenza che si trova bene anche con la sola linea di comando.
            Capisco che a molti non freghi nulla di far crescere il mondo Linux, ma questo significa che dovrò sempre e comunque installarmi in dual boot Windows, cosa che eviterei volentieri.

            Da ultimo, tornando all’argomento principale, se un team di persone sviluppa un software, dovrebbe gioire dell’adozione ma ha poco senso lamentarsi se chi adotta poi abbandona proprio perché lo scopo non dovrebbe essere l’imposizione ma la libera possibilità di adozione.

          • Kim Allamandola

            Mh, ma la community può benissimo comprendere aziende, un conto però è comprendere aziende, come è peraltro sempre stato, un altro è avere solo un paio di aziende che fanno il bello ed il cattivo tempo. Per capirci i contributi di Google, IBM, Intel che sono strumentali ai loro bisogni van benissimo a tutti noi, quelli recenti di RH&c son di altro genere. Un conto è avere aziende *partecipanti* alla community, un altro è avere aziende che assumono posizioni dominanti a livello di community e si chiudono a riccio per tagliare fuori il resto del mondo…

            Sul discorso riga di comando&c la metterei su un profilo diverso: un utente “nuovo” che è abituato ad un paradigma diverso è naturale che cerchi di replicare il suo ambiente e modus operandi, ma la community non ha alcun motivo di andargli incontro in questo, semmai ha motivo ed interesse a render facile, chiaro e semplice il passaggio da un paradigma ad un altro. Da sempre la forza del FOSS è stata la facilità con cui si può cominciare ed imparare, il supporto della community in questo. Oggi questo concetto un po’ si è perso perché da un lato tanti si son stufati di certe spinte “assurde” nate già in tempo non proprio recenti e dall’altro è arrivato un mare di “utenti” non contributori che pretendono il “tutto, subito e gratis” e non han la bencheminima voglia né concetto di apprendimento. Se vuoi un paragone sociale è come un tempo che l’immigrato da posti lontani era un “amico interessante” a cui far domande per conoscere il suo mondo mentre oggi è diventato “una seccatura ed un problema” (nessun intento razzista eh, solo un’osservazione della “media popolare”). Sino a che nella community entravano studenti vogliosi di imparare si stava bene, quando sono arrivati utenti finali del tutto disinteressati si è cominciato a star male ma la soluzione per questo non è venire loro incontro accontentandoli ma semmai trovare un dialogo, per esempio al posto del manuale i videotutorial, al posto della stringata descrizione di un progetto un bel showcase ecc non snaturarsi per loro, la community esiste per chi partecipa, non è un ente di beneficenza al servizio di terzi.

            Noi stiam bene con la CLI, con Emacs, con Vim ecc perché questo è più efficiente, perché non ho alternative moderne valide. Qualcuno ha provato a modernizzare (pensa a neovim, spacemacs, per certi aspetti a vari emulatori di terminale recenti da Tilix a Terminology, fish e altre shell recenti ecc) ma manca ancora la parte “lingua comune” per diffondere la conoscenza e la strada è ancora lunga. Lo stato attuale è che c’è una lotta tra chi vuol riproporre il paradigma Microsoft/quello dei “vecchi” DE dagli IDE superpesanti ai browser e chi propone il vecchio paradigma tout court, fa parte dell’evoluzione e anche qui la risposta non è certo abbracciare uno o l’altro quanto piuttosto evolvere, cosa che pare sgradita sia a certe aziende sia a certi utenti. Anche a me piacerebbe avere un notmuch che non necessità tra elisp e scripts un migliaio di righe di configurazione, solo non ho tempo e conoscenze per scrivere un’alternativa e non ho “concorrenti” d’altro genere da adottare, ci si arriverà evolvendo, non sparandosi e non certo seguendo il paradigma ancora peggiore della “controparte”… La possibilità di adozione qui è limitata dalla dimensione della community, meno questa conta (come oggi) o più è piccola meno libertà c’è.

          • DeeoK

            Il problema qui risiede un po’ su quel che si vuole e quello che deve essere il fine.
            Da sviluppatore ti dico che non ho la benché minima voglia di installarmi una distro, perdere un’ora a configurarla, magari da riga di comando, e perdere successivamente tempo a imparare come fare ogni singola cosa.
            Sviluppo già 8 ore al giorno ed il mio pc voglio che sia pronto all’uso (sì, chiaro, con le dovute personalizzazioni, ma quelle sono una questione a parte).
            Per questo non ho mai avuto voglia di perdere più di tanto tempo dietro ad Arch. La wiki è ben dettagliata e ci sono tutorial su tutto, ma non sono a lavoro ed il gioco non vale la candela (per me).
            Fedora, ad esempio, l’ho sempre abbandonata dopo poco perché finivo continuamente con il litigare con driver closed e quant’altro.

            Il portare gli utenti dalla propria parte ha senso in determinati ambienti, come in un’università, perché lì lo scopo didattico è giustificato. In ambito domestico imho l’obiettivo dovrebbe essere la facilità d’uso. Il terminale dovrebbe essere sempre facoltativo perché molto meno intuitivo di una qualunque interfaccia.

            Il resto è un discorso di preferenze: sui browser sono d’accordo, si sta perdendo il focus sullo scopo effettivo dell’applicazione ed è assurdo che due tab mi ciuccino mezzo GB di RAM.
            Per il DE invece per me è sempre stato un mistero questa gara a chi consuma meno risorse. Sia perché nemmeno DE considerati pesanti, come Gnome 3 o Unity, hanno mai pesato particolarmente sul sistema, sia perché con quel che costa la componentistica oggi giorno mi rifiuto di avere un DE che è un cazzotto in un occhio per risparmiare 100 MB.

          • Kim Allamandola

            Il problema del pronto all’uso è così fatto: non abbiamo nessun OS con queste caratteristiche, FOSS o proprietario che sia. Il proprietario tende ad esser preinstallato per l’utente domestico, in azienda è in genere tutto installato da terzi interni o esterni che sia FOSS o meno. Il punto semmai è un’altra grossa piaga che nessuno vuole affrontare: oggi non abbiamo più OS “moderni”, non abbiamo installer adeguati ove tu puoi “configurare l’OS” in un semplice file di testo (meno spaventevole del preseed, per capirci) caricarlo e lasciarlo fare e non li abbiamo perché non abbiamo package manager adatti e non abbiamo package manager adatti perché non abbiamo soluzioni di storage adatte. Questo su tutti gli OS odierni.

            Personalmente la mia automazione comprende, pur con un po’ di mal di pancia, il deploy su root zfs per tutte quelle macchine che han abbastanza risorse per usarlo, spezzettando quest’ultimo in opportuni volumi che ricalcano l’fhs. Questo fa si che a fronte di un lavoro iniziale non proprio leggero si possa deployare e replicare a velocità non dico paragonabili a una macchina virtuale via MAAS ma quasi un OS desktop come server di vario genere con praticamente zero sforzo. Il tempo di mantenimento di tutto l’insieme è “discreto” ma non spaventoso. La capacità di recovery se qualcosa va storto è quasi assoluta e drammaticamente semplice. Certo non è come con OpenSolaris con la pappa pronta by Sun ma ci va vicino ed è un’eccellente dimostrazione di quale sarebbe la strada da intraprendere anziché sparar porcate come snap/flatpack/pbi e altri “sistemi” che ricordano molto la preistoria.

            Anche qui il problema è la gestione aziendalistica: poco investimento, tutto di corsa e grande risultato o per usare un vecchio detto: la botte piena e la moglie ubriaca, il cui risultato lo vediamo: un sistema sempre più insostenibile e fuori controllo. Non c’è più il concetto di far reali rivoluzioni di lungo periodo come facevano le aziende e le università di qualche decade fa. Se ci fossero la facilità d’uso domestica che cerchi la avresti eccome IMVHO.

            Quanto ai DE il punto non è solo il consumo di risorse quanto il loro “senso”: a che serve un DE? In ultima analisi serve da window manager e da collezione di piccole utility in genere infilate in qualche barra, per questo non han senso DE “enormi”, completi di funzioni che di fatto sono giochi per chi l’ha sviluppate ma che all’utente finale non interessano. Per questo stan andando di moda gli ambienti “leggeri” per l’utente niubbo e i tiling per quello un po’ più scafato: quel che interessa è l’applicazione, la possibilità di aprirla comodamente e di passare comodamente dall’una all’altra. Tutto il resto ci sia o meno non è cercato. Anche sull’estetica ci sarebbe da dire: se guardi i miei screenshots del DE/WM non vedi praticamente nulla (i3), solo una piccola barra in alto con 4 cose più di estetica che altro, il resto sono le applicazioni che uso ed il loro aspetto dipende più che dal DE dalla widget library usata, dalla possibilità e qualità dei suoi temi…

          • DeeoK

            Non mi è tanto chiaro il perché hai mischiato il discorso pacchetti con l’installazione sul file system, né il perché manchino soluzioni di storage adeguate.
            In generale per un utente normale basta al massimo installare la home separata dal resto e fare ogni tanto un backup, recovery e quant’altro introducono vantaggi risibili a fronte comunque di un certo dispendio di tempo.

            Sul fatto che di un DE l’elemento fondamentale sia l’applicazione concordo, infatti apprezzo DE che siano minimalisti nell’uso dello spazio su schermo. Ad esempio ho sempre odiato il fatto che Gnome 3 si prenda una marea di spazio in alto a differenza di Unity che occupa solo una barra minima. Il resto delle funzioni non sono però così superflue (almeno non tutte): la possibilità di avere una panoramica delle finestre aperte, la ricerca integrata, il pannello con alcune informazioni utili a vista, menu guardabili e compagnia bella richiedono una miseria di risorse in più ed hanno un ritorno. L’HUD su Unity è molto utile se si gira spesso fra menù zeppi di voci.
            Di questi tempi cercare di risparmiare 100 MB lascia il tempo che trova. Per fare un esempio, XFCE consuma circa 50 MB meno di Gnome 3 ed è orrendo a vedersi. Fossero stati 250 MB allora la questione sarebbe stata diversa.
            Piuttosto spendo 30€ e mi compro altri 4 GB di RAM.

            Quindi, per fare un summa, l’occhio per me vuole la sua parte purché non si esageri nello spreco di risorse, in particolar modo se si sprecano per funzioni inutili.

            D’accordo sulla gestione aziendale dei progetti: ormai c’è ansia di presentare sempre qualcosa, a prescindere dalla reale utilità. Ma questo non vale solo per Linux e nemmeno solo per l’hardware. Ormai è l’era del marketing che vende fumo.

          • Kim Allamandola

            Non ho mischiato: non abbiamo installer “comodi” principalmente perché non abbiamo package manager/pkgs comodi da gestire per l’installer, per dettagliare: l’installazione si può dividere in genere in:
            – bootare un supporto “live”
            – partizionare il disco
            – montare e volumi appena creati in un tree provvisorio e popolarlo
            – completare eventuali tasks in chroot nel tree provvisorio
            – riavviare nel nuovo sistema

            Il primo problema è appunto il partizionamento, hai un mucchio di cose da considerare coi fs tradizionali, con ad es. lo zfs hai solo da scegliere come “replicare” i dati su più dischi i volumi che crei occuperanno lo spazio che gli serve dal pool, solo se vuoi aggiungi “salvaguardie”. Per capirci la differenza tra zpool create/zfs create vs (g)gdisk/fsdik/parted. Da solo questo aspetto taglia un buon 30% della complessità degli attuali installer e apre la via ad una configurazione testuale iper-semplice.

            Il secondo problema è popolare il tree provvisorio: ad oggi si tratta di scompattare un qualche formato di archivio in un filesystem, cosa che è assai limitante, ad es. nel mio setup con lo zfs alcune cose le scompatto (per forza) ma altre sono semplici zfs send/recv da volumi fatti&salvati altrove, sembra poco ma può ridurre il tempo di un’install da mezz’ora a 10′ e replicare macchine al volo senza script mostruosi vari che posson aver errori d’ogni sorta. Se i package e i relativi pkg-man fossero integrati ad es. nello zfs (come IPS di IllumOS, con BE ecc) le possibilità sarebbero assai maggiori, pensa solo all’agg. da una release all’altra semplicemente creando un be ed avviando in questo, senza manco passare dal POST; se poi i pkg fossero “volumetti” stile zfs con relativi subvolumi per le configurazioni, ci sarebbe la possibilità di agg. in forma incrementale (stile freebsd-update), zfs diff ecc le possibilità sarebbero ancora migliori. Pensa solo ad un semplice “volume” con tutte le config custom “propagabile” nei subvolumi di conf dei singoli pkg all’install per esempio.

            Questo ci manca: ci mancano installer che permettano di installare una macchina locale come n remote (problemi di boot hw-spcific) con una semplice configurazione (impossibile con le soluzioni attuali) impostata a priori da noi quale nostra “personalizzazione” rispetto alla release preconfigurata di un’immagine di default fornita dalla distro. Questi ci mancano perché il loro lavoro sarebbe quasi impossibile coi pkg-manager e filesystem attuali. A loro volta i pkg-man/i pkgs sono super-limitati per il layer di storage su cui devono operare e quindi non possono offrirci più di quel che un fs posix può offrire. Lato boot stiamo ancora peggio: ogni soluzione hw ha il suo “modo di funzionare”, ci sono varie soluzioni LOM più o meno comode ma proprietarie, da trattare con cura sul piano della sicurezza, con idiosincrasie personali, non sempre facili da gestire in automatico ecc.

            Un banale es. riassuntivo: se l’utente domestico potesse aggiornare di release in un BE come con OSOL, bootare nel BE, importare le configurazioni che gli interessa mantenere e scartare il resto hai idea di quanto sarebbe comodo gestire solo il proprio desktop personale? Niente più fstab, ricerca dei device, partizionamento ecc. OpenSolaris ha mostrato in forma pionieristica una via, purtroppo il resto del mondo ha scelto l’ignoranza.

            Per la panoramiche delle finestre, con Alt-E di default su i3 (e penso più o meno con tutti i WM tiling) hai tutte le finestre davanti a colpo d’occhio, non hai certo le animazioni di compiz/scale su Unity ma hai il risultato che vuoi, hai anche le finestre che si “autorganizzano” sul desktop anziché perder tempo tu a farlo a mano, l’unica cosa poco intuitiva se arrivi ad avere parecchie finestre variamente sparse è riorganizzarle altrimenti. E questo senza praticamente manco vedere l’WM “le finestre” in se. Su HUD e menù nella barra del titolo si, sono perle di Unity 7 che temo andran perdute come tante altre cose per mera idiozia di alcuni e insipienza dei più…

          • DeeoK

            Su tutta la prima non ho abbastanza esperienza per esprimere un parere. Quel che non capisco è perché zfs sia così di nicchia se è tanto più semplice. Sarebbe anche un vantaggio per le varie aziende. L’unico neo che leggo è che non può essere integrato nel kernel.

            Per il discorso DE, la panoramica è uno degli aspetti che ormai c’è ovunque e penso sia una delle cose fondamentali di un DE. I WM tiling non mi piacciono ma per una questione puramente estetica e come detto apprezzo animazioni e decorazioni varie purché non eccessive (come quelle che aveva Compiz ai tempi, cioè una sagra della pacchianata inutilizzabile) e non troppo avare di risorse.
            In più tendo ad avere un numero limitato di finestre attive per schermo virtuale, switchando magari all’occorrenza (dipende anche dalle finestre).
            Per l’organizzazione ho sempre preferito i desktop virtuali e trovo pessima la scelta di Gnome 3 di averli messi in colonna invece che in griglia perché la seconda opzione mi consente di accedere rapidamente e con precisione a 4 desktop.

          • Kim Allamandola

            Non è che lo zfs è di nicchia è che un gran numero di bipedi non s’è manco degnato di provarlo, a partire da un bipede non certo ignoto e sconosciuto come tal Andrew Morton, mantainer di uno dei più famosi rami di Linux che ai tempi lo bollò come un’inutile abominio a 128bit che viola ogni consuetudine a tema filesystem. Oggi questo inutile prodotto è stato portato senza successo da vari ex-SUN indiani e con successo dal LLNL e addirittura Ubuntu lo mette nell’install di default nonostante i problemi di licenza (la SUN ai tempi si invento la CDDL per evitare che le sue tecnologie venissero assorbite da GNU/Linux lasciando OpenSolaris in una nicchia)… FreeBSD che non ha problemi con la CDDL lo supporta nell’installer ufficiale anche con zfs root e cifratura (geli, purtroppo) bella pronta.

            In se lo zfs è un buon esempio di come tutti si riempiano la bocca di “innovazione” quando cambian 4 icone o qualche colore ma (quasi) nessuno muova un dito per la vera innovazione core che cambia la vita. Toccare il core in genere vuol dire far cose di lungo periodo e forte impatto, cose che nella gestione moderna sono aliene, oggi si sa solo aggiungere strati su strati o limare qualche spigolo ma c’è il rigetto sia mentale del manager di turno sia pratico per mancanza di competenze e questo è il vero problema che su GNU/Linux lo vediamo come andazzo della community, problemi che emergono, altrove lo vedono in altre salse ma il succo è che siamo alla fine di un ciclo tecnologico e c’è il rifiuto di investire a lungo termine per iniziarne uno nuovo, preferendo tener in vita zombie con ogni accanimento terapeutico possibile.

            Se non hai mai provato lo zfs provalo anche solo in una vm, root inclusa, poi divertiti a fare, sia pur a mano che noi beadm non l’abbia e ips manco, qualche “be” e vedere come puoi “clonare” occupando su disco solo le differenze n “root”, avviare una delle n, far quel che vuoi, distruggerla, inviarla ad un’altra macchina e avviarla su questa ecc. Vedrai che gestire un’install alla fine diventa quasi come gestire una tassonomia relativamente semplice di una manciata di directories.

            Sul desktop: ci sono varie correnti, chi usa a manetta desktops virtuali (un’amica ne usa anche 10 a sessione) e chi preferisce n finestre in un solo desktop, questo in se è un po’ come il classico Emacs vs Vim, non fa male a nessuno, sino a che l’WM/DE/DS ti permette di far come vuoi. Lato tiling c’è gente con awesome che si diverte a fare “regex per classi di finestre” in maniera da spargere in automatico finestre su desktop e vari desktop virtuali, tempo fa un utente aveva presentato la sua configurazione, mi pare 1200+ righe di haskell… Anche qui il punto principale è che sui “vecchi” sistemi eri libero, magari faticavi tanto ma arrivavi a fare quel che volevi, sui sistemi “più moderni” sei in gabbia, la quantità di personalizzazioni è iper-limitata e per di più in certi casi scomoda e pericolosa (vedi le estensioni di G.S. che si piantano, le conf di eclipse che “esplodono” ecc). La libertà ha sempre un prezzo e si dovrebbe IMVHO lavorare per ridurlo, non ridurre la libertà perché è più semplice che ridurre “il prezzo”…

          • DeeoK

            Sì, sono d’accordo con l’ultimo punto: ho apprezzato Unity e tutto sommato Gnome Shell non mi dispiace, ma la sensazione di essere in gabbia c’è. Non modifichi la situazione come ti pare, hai solo alcune opzioni e tutto il resto lo fai con estensioni generalmente mal gestite (GS a riguardo è indecente).
            Diciamo che sono aspetti che mi vanno bene adesso che volente o nolente con il pc smanetto poco, sia per mancanza di tempo, sia per mancanza di voglia. Anni fa mi guardavo bene dall’usare Gnome Shell, mentre in generale apprezzavo Unity perché nonostante i difetti aveva anche pregi interessanti.

          • Kim Allamandola

            Però la community non è un’azienda che deve vendere un prodotto quindi non ha motivo di procedere in stile markettaro, anzi ha motivo di star ben lontano da questo stile perché “i nostri software” sono per noi quindi devono essere ben fatti sul serio non sembrare belli a “clienti” terzi…

            La gabbia cmq va ben oltre G.S. è comune al 99% del software odierno: pensa solo alle GUI in genere, persino eclipse con le sue perspective ti permette alla fine di spostare icone, menù e loro contenitori in giro ma nulla di più, se vuoi qualcosa di non previsto hai da farti un plugin che non è proprio cosa semplice. Su Emacs, Vim, la zsh, … puoi fare praticamente quel che vuoi e “farti un plugin” in genere è banale per cose banali, non richiede acrobazie, impacchettamenti, implementazioni di n API specifiche ecc. È un po’ di codice in genere abbastanza digeribile da chiunque abbia un minimo di “storia” informatica alle spalle, almeno per le cose che non sono per loro natura complesse. E l’evoluzione è anche peggio, col passaggio all’web-desktop verso cui si dica o meno stiamo tendendo (un es. banale oggi la maggior parte degli utenti usa webmail al posto di MUA locali, passa la maggior parte del tempo su webapp, questi commenti inclusi, non su client locali di qualche servizio come potevano essere i ng/le chat classiche ecc) la possibilità non solo di personalizzare ma anche solo banalmente di gestire i propri dati praticamente scompare.

            GNU/Linux e in genere UNIX han avuto (e hanno) un gran successo grazie alla loro flessibilità al non passare da forche caudine stile Microsoft, Cisco, Oracle ecc, erano e sono OS gestibili in semplicità senza troppi manuali corposi e indigeribili. Oggi con la logica aziendalistica si va dall’altra parte. E già paghiamo lo scotto con cose tipo systemd. Mi fermo sennò vado veramente troppo ot…

          • DeeoK

            Il problema delle community deriva da come ragiona chi le gestisce, quindi lì serve a poco discuterne. Per le aziende invece ci sono anche logiche di marketing dalla dubbia utilità.

            Per il discorso gabbia, non penso che il paragone tra IDE ed editor di testo sia giusto: ho programmato su entrambi e sul secondo c’è molto di più da bestemmiare.
            Poi la capacità di un software di essere esteso dipende da quanto bene sia scritto il software stesso. Eclipse ha problemi in generale, senza dover considerare solo la componente estensioni.

          • Kim Allamandola

            Bé a esser proprio onesti una vera community non è gestita, si gestisce. Questo sicuramente ha i suoi problemi, i suoi momenti di lite, e tutto ma è parte della vita e non è certo un’impostazioni più o meno rigida, chiesastica che cambierà ciò, al massimo potrà reprimere il malessere sino a quando non scoppierà, non è quindi una soluzione. Quel che conta è che le community siano abbastanza vaste e distribuite per far si che le decisioni dei singoli e le “faide interne” non comportino problemi seri, non facile ma avviene, si riesce a fare. Nel mondo aziendale in genere non si può, prima ancora di non si riesce, a fare.

            Sul discorso IDE vs editor… Bé diciamo che per esser produttivo con Eclipse ti basta poco tempo e poco studio, la UI è tutto sommato familiare e intuitiva, per esser produttivo con Emacs al contrario ti serve parecchio tempo, la UI non è propriamente familiare, manco come terminologia, c’è molto da studiare ecc. Però anche qui c’è un paradigma diverso. Su Eclipse (come su ogni IDE) il modello è: installa, clicchetta un po’ in giro, ok sei “maturo”, col tempo imparerai qualche trucchetto in più ma da li non vai oltre. Il modello di Emacs/Vim &c è: impara “da piccolo” man mano che impari ad usare il computer, fatti il tuo ambiente negli anni, con calma mentre fai quel che ti interessa/serve/piace, crescerai per anni alla velocità che vorrai e puoi arrivare sino al cielo. Anche qui è libertà vs gabbia. Con Eclipse sei l’operaio modello Ford, produttivo in fretta e di li non scappi, con Emacs&c sei il cervello che pensa, ha i suoi tempi ma è totipotente. Un banale esempio d’altro genere: MUA e gestione mail. Lo schema “libero” che uso (e ogni utente che segue queste strade s’è fatto il suo nel tempo) prevede le mail in locale in formato maildir. Col tempo ho saltellato tra offlineimap, mbsync, getmail e dovecot. Qualche problema di passaggio per via del modo di “rinominare” le mails in locale lo ho avuto ma nel complesso le *mie* mail son sempre rimaste intonse sui miei hd, han solo “cambiato gestore”, idem l’MUA passando da mutt a pine a mu4e a alot a notmuch ho sempre pescato nelle stesse directory locali. Questo per dire che sono sempre stato padrone dei miei dati e potevo accederci con quel che mi pare senza esser legato a nessun software specifico, senza dover esportare/importare ecc. Con un MUA “moderno” da Thunderbird a Trojita a Claws a quel che vuoi prova a far la stessa cosa. Il succo è che l’azienda “ha fretta” vuole gente che sia produttiva nel minor tempo possibile e sia intercambiabile senza troppi problemi, ma la community non è un’azienda, nella community non sei un dipendente sei te stesso. Non hai scadenze fisse, non devi vender nulla a nessuno, lavori per il tuo benessere e ritorno personale. Questo non è “comunismo” (come qualcuno dice) e non è incompatibile col mondo “capitalista” (come qualcun’altro dice) e non è manco insostenibile su scala (come altri dicono) è in effetti più simile a come si lavorava all’europea, almeno ad un certo livello, un tempo, quando a ben guardare anche economicamente si stava assai meglio, quando la produttività oraria pro-capite era ben più alta di ora ecc La differenza? Bé che in questo modello il manager non mette gli scacchi sulla scacchiera deve fare un lavoro notevole per tener la barca in rotta (e in ultima analisi guadagnarsi il, in questo caso, meritato e sacrosanto compenso) e ci vogliono tempi “lunghi” di apprendimento, si è persone con un “alto” “valore individuale” e le proprie peculiarità. Per tornare dalla filosofia al pratico un Emacs ben configurato con yasnippet, company, org-babel, … la vedo assai difficile che possa esser superato da qualsiasi IDE “moderno”, solo che per arrivare a questo devi aver cominciato a scuola/università, esserti fatto il tuo ambiente, esserti confrontato con altri e trovato un modo comune di lavorare, ognuno a modo proprio ecc.

            Sarà che ho parecchio amaro in bocca ma più avanziamo più mi trovo a dar ragione a RMS col suo “we are heading to a total disaster”… Forse con certe “vecchie” tecnologie dovevi metter mano “al motore”, però potevi farlo, ora puoi solo sperare che non si guasti nulla.

          • DeeoK

            Non so, per alcune cose mi sembra che sia un complicarsi la vita: per le email hai un client e al massimo se serve archivi le mail periodicamente rendendole disponibili in futuro. E’ una cosa da 5 minuti e non capisco l’utilità del farsi diecimila problemi su come scaricarle e quant’altro. Al massimo su come organizzarle, ma quella è una questione indipendente dal software.

            Su IDE vs Editor sono altrettanto dubbioso: l’unico vantaggio che mi viene in mente è la leggerezza usando un editor, perché per il resto snippets ed autocompletamente ci sono già negli IDE.

            IMHO, in parte la differenza sta nell’ottica: se lavori per un cliente hai bisogno di essere operativo in fretta e non è detto che tu possa usare il software che preferisci. Se lavori per te stesso usi quel che ti torna più comodo. Con queste due situazioni ti rapporti diversamente: nel primo caso vuoi che il software funzioni e non devi avere la necessità di star lì a configurartelo. Nel secondo caso la configurazione è una scelta personale.
            Io sono partito dagli editor, ma a parte le prestazioni preferisco usare IDE, anche se Eclipse non è il massimo.

          • Kim Allamandola

            Il succo è lo stesso del discorso mail: “ieri” comandavano i dati, “oggi” comanda l’applicazione, domani, se continuiamo così, comanderà il servizio. In altri termini sarai ben lucchettato a terze parti, sempre di più. Oggi ti dicono che con l’attuale evoluzione sei libero di lavorare pure dalla spiaggia, certo. Ma ovviamente su una specifica piattaforma fuori dal tuo controllo. Pensa a oDesk, vWorker, JustEat, Airbnb, Stackexchange, Disqus. Tu sei “libero” di farti la tua economia di sussistenza alla mercé del gigante di turno. La “vecchia” soluzione è che tu facevi l’economia e disegnavi il tuo futuro. Ieri avevi i tuoi dati, costruivi il tuo ambiente di lavoro personale come lo volevi, interagivi col mondo. Oggi passi da binari predefiniti, adatti un ambiente precotto, si vai più veloce, per certi aspetti soltanto, ma ad un prezzo enorme.

            TL;DR (scusate ancora)
            Il punto non è “hai un client” (mail), il punto è “hai i dati”, il contenuto informativo tuo, sotto il tuo controllo e il software è solo “un aiuto”. Con le mails in locale posso passare dal provider X al provider Y, dal programma X al programma Y, posso persino mandar mail via openssl/telnet e cercarmele con grep, posso comprare un nome a dominio e metter su Dovecot. In altri termini non sono legato a nessuno in particolare e non ho alcun “vincolo” o procedura “per migrare” da uno all’altro.

            Se le tue mail sono solo su GMail e accedi solo tramite webui tu in mano non hai nulla. Puoi solo sperare che GMail continui ad esistere, a permettere di tirar fuori in qualche formato utile i tuoi dati e ad avere policy che ti piacciano. Per fare un confronto pensa a WhatsApp: puoi avere un backup locale. Ottimo. Che te ne fai? Puoi forse “importarlo” in un altro client di chat e ritrovarti le tue conversazioni? Puoi forse decidere di comunicare con utenti WhatsApp stando fuori dalla loro piattaforma? Da un lato sei il padrone dei tuoi strumenti, dall’altro sei il braccio meccanico di un ecosistema non tuo.

            Pensa solo al mantra odierno “partecipazione”, “contenuti generati dagli utenti” ecc. Bene i vecchi ng eran questo: tanti server indipendenti sparsi per il mondo, incluso se volevi il tuo personale, tanti utenti che generavano contenuti per loro stessi, potevano proporre nuove rfc, forkare i software che usavano per comunicare ecc. Pensa al modello Stackexchange o Disqus: tanti utenti legati ad una specifica piattaforma, senza controllo sui loro dati, senza controllo sulla piattaforma, operanti secondo le regole della piattaforma che è proprietà di qualcuno, non progetto freesoftware con repo pubblici forkabili, rfc pubbliche ecc. Tu potevi cambiare nntp, tu non puoi cambiare Disqus, Twitter, StackExchange ecc. Tieni presente che il fatto che non t’abbian mai rubato nulla e questo per anni, non significa che non possa accadere, una società solida si deve basare sulla prevenzione, sul rendere il più possibile impossibili gli eventi sgraditi sennò perché costruire antisismico, dopotutto ci son case vecchie di centinaia di anni ancora in piedi, perché occuparsi di antincendio, dopotutto non son mica tanto frequenti e diffusi gli incendi…

            Su IDE vs Emacs: anche qui si comincia con la libertà: in Emacs puoi fare quel che vuoi via elisp e qualsiasi altro linguaggio tu voglia, l’ambiente non ti vincola, non ci sono “limiti”, “API per i plugins” ecc in un IDE non puoi uscire dai binari previsti se non riscrivendo l’IDE. In secondo luogo l’infrastruttura. In Emacs non scrivi solo codice in qualche linguaggio: gestisci la mail, hai i feeds, hai client di chat, CAS, foglio di calcolo, calendario, agenda, gestione documentale variamente avanzata ecc puoi scrivere in org-mode ed esportare in pdf carino (LaTeX come backend) la guida di installazione del tuo software includendo i comandi del caso eseguibili direttamente all’interno della guida stessa con org-babel, puoi avere feedback di eventuali problemi direttamente dalla guida, sempre in puro testo, puoi documentare, scrivere test ed eseguire tutto nello stesso strumento, gestire i commit, parlando coi tuoi colleghi ecc. Il filo conduttore non è il software ma i tuoi dati, testuali, gestibili, in tua mano. In altri termini Emacs non è un editor è un ambiente di lavoro che sostituisce un desktop tradizionale con una flessibilità incomparabile. Vim lo è assai di meno ma a sua volta può fare cose che nessun IDE odierno riesce a fare con una comodità, praticità, personalizzabilità che nessuna UI odierna riesce ad eguagliare.

            Un esempio stupido: sei uno sviluppatore in un team. Scrivi il tuo codice, test, docs, … tutto in puro testo salvato in locale, committi sempre allo stesso modo e invii i cambiamenti ad altri o a un “repo ufficiale” eletto allo scopo. Hai un dubbio su un listato: passi il codice dal buffer relativo alla mail e scrivi il tuo dubbio ad un collega o anche glielo mandi in chat, hai syntax highlight ecc eh, perché stiam sempre parlando di Emacs (sistema dei major e minor mode combinabili a piacere), il tuo collega non ha da importare, trasferire o altro riceve, modifica, esegue il listato dalla stessa UI della mail/chat con gli stessi strumenti che usa nello sviluppo, potete arrivare ad una soluzione, committarla, creare una patch e distribuirla, aggiornare documentazione/wiki, quel che volete. Non è il software e i suoi binari predefiniti il filo conduttore, la strada che percorri, bensì i tuoi dati gestibili da chiunque con gli strumenti che vuole nel modo che preferisce. Non ci sono “file di progetto” di Eclipse da importare in Netbeans e roba del genere. Il prezzo? Lunga curva di apprendimento, ma ben organizzata, puoi essere un po’ produttivo rapidamente, e via via migliori sino a quanto decidi tu. Sei un individuo tra individui, non una macchina umana inserita in un ingranaggio.

            Spero di aver reso l’idea…

          • DeeoK

            Capisco il tuo punto di vista, ma diventi schiavo anche lì: facendo tutto da un solo software sei vincolato a quel software. Io domattina se mi scoccio di Thunderbird cambio client, perché tanto le mie email sono su un mailserver o in locale (sono file html alla fine). Idem con gli IDE: posso iniziare con Eclipse ma non trovarmici, installare IntelliJ o altro. I file di progetto sono solo delle convenzioni, ma alla fine sono i sorgenti che contano e quelli leggo con tutto, da Gedit a Visual Studio. Al massimo il problema è sui linguaggi supportati, ma lì si cambia IDE come tu devi cambiare configurazione se devi compilare con altro.
            Io non voglio una sola applicazione che faccia tutto perché poi finirò con il dipenderne, preferisco la flessibilità. Le email sono le email, il codice è il codice. Le email coprono più di quello che copre il codice, perché magari ricevo mail per più progetti, oltre a mail private e quant’altro; magari voglio tenere il client su un monitor a parte mentre quello principale lo uso per il codice. Posso convenire nel caso si parli di fusione di client associandoli per area di utilizzo, tipo un client che legge mail e si occupa di messaggistica, ma non di fusione totale. Anche perché onestamente non vedo i reali vantaggi nell’avere tutto insieme se non l’essere sommerso dalle funzionalità.

            In più gmail sicuramente ti lega alla piattaforma, ma non sei costretto ad usarlo. Se non usi gmail userai un altro servizio e non cambierà nulla. Se non vuoi usare un servizio esterno devi fare un mail server tuo e nessuno te lo vieta, ma per un’azienda non è conveniente, perché ci sono costi sia di creazione che di gestione oltre che rischi vari.
            Il problema di queste piattaforme non sono le piattaforme in sé, ma il loro abuso. Servizi come AirBnB consentono di scegliere con più criterio dove andare, perché ti danno una visione di insieme. Puoi non usarlo ma difficilmente ti senti più libero (a me almeno sfugge quale sia la libertà guadagnata). In più ti da delle garanzie, come te le danno altri servizi simili.

          • Phoenix

            Non per farmi i fatti vostri…. ma solo per dire…. ma secondo voi dopo otto ore di lavoro quale che sia e a maggior ragione se si lavora nell’it non è che sulla poltrona con un vaaso di pop corn si ha voglia di fare a pugni con un sistema che non è un desktop e nemmeno una roba a pura riga di comando: il sistema che sia un computer da scrivania o un computer collegato alla tv deve fare quel poco che deve e farlo bene, magari gratificare con effetti e interfaccia fino a un certo punto.
            Che poi nel week end ho voglia di prendermi a pugni nelle balle con compilazioni karmiche di kernel o sviluppi di applicazioni e simili è un altro paio di maniche.
            Il punto è che se l’alternativa deve esistere e vuole esistere deve fare a pugni con la realtà, che è compararsi con DE proprietari e decidere se essere e in maniera diversa e farlo chiedendo supporto in tutte le forme.
            E poi basta con sta storia che cinquantamila pippe possono farne una buona se sommate. 50 mila pippe sono 50 mila. Ecco perchè linux come ecosistema non ha mai sfondato come desktop. troppa inconcludenza troppa auto glorificazione su un trespolo non più alto di un puffo. i risultati sono tangibili e kim li ha ben elencati e deok anche. Come la storia della ram, de brutti, castrati in funzionalità per motivazioni risibili e per cosa? un computer usato ex workstation con gli attributi di due anni di vita con 16gb di ram costa quanto un s5 o un iphone.
            Vedo tanti iphone ed s6 7 8 e persone che acquistano pc da 3 mondo e pretendono performance da premium.
            In questo senso in ottica desktop, che poi il desktop cioè il DE si possa spegnere lasciando il motore scoperto sul quale appoggiare tutto l’armamento che tanto è caro a power user linux non è oggetto di discussione, nessuno vuole la black box.
            Si chiede solo chiarezza, umiltà di comportamenti, coerenza e di unire le forze e produrre uno o al massimo due de che funzionino decentemente. Al momento l’unico serio sembra essere kde. Che piaccia o meno fondamentalisticamernte.
            Infine solo per sunto, la fortuna di MS è stata passare il sistema operativo CON l’hardware mentre altri producevano os magari anche meglio ma off the shelf. Alla fine ha vinto chi ha fatto la scelta più sensata non tanto chi ha fatto il software migliore. Quindi io non sotterrerei ma fonderei l’ascia del comprare il bare metal e fare pittoresche installazione da puro garagismo.

            Tutto qua. Laddove vi siete spinti è bello e sarebbe bello trovarci a un bar ma qui trascende dal topic se vi accorgete.

          • Phoenix

            PS il Sistema operativo + il kernel deve essere il mezzo, non il fine. Nel 90% dei casi per chi adora linux per via dell’enorme potere che concedono le applicazioni da riga di comando è un fine. Questo 90 % è meno di una piccola parte di chi vorrebbe un sistema serio alternativo e sarebbe anche disposto a pagare cifre simboliche a titolo di contribuzione.

            E alla fine il sistema operativo fine a se stesso che alle persone (bipede mi sembra riduttivo, accettando la non volontà di altri di impegnarsi in cose che non è che non si vogliano imparare ma che non si ha piacere di imparare, particolare che sfugge). Infatti io spesso parlo di egocentrismo. Il geek suppone che il suo amore per la shell, la sua facilità di comprensione e piacere di scoprire e comprendere il sw sia ugualmente negli altri. Non è così, e questa logica è puramente fallimentare.

            Molti p.e. anche chi fa software ad altissimo livello, la sera magari ha voglia di disegnare, o chi fa lo scrittore ha voglia di giocherellare con un sistema operativo diverso di sperimentare cose che funzionano e possono essere modificate, non fare a pugni con un indecente sistema che sì, risparmia la ram ma non sa risolvere il tearing tanto per dirne una, che se vedi con vlc un film devi settare qua e la senò si blocca tutto o parte lo screen saver.

            di questo si parla….

          • Kim Allamandola

            Io lavoro prevalentemente da remoto, sul mio desktop personale, e pur avendo un i7 con 32Gb di ram son ben contento di i3 e Unity 7 la uso per i desktop che supporto (per end-users vari, alcuni non tecnici altri un po’ più “tecnici”) ed è sopratutto per loro che non so dove andare a parare nel prossimo futuro… La mia filosofia è che ogni sistema devo poterlo gestire senza problemi e col tempo ho confezionato un’automazione sufficientemente soddisfacente sia pur pesantemente evoluta al prezzo di parecchie ore e bestemmie passano da svariate soluzioni diverse. Non posso più permettermi di avere FreeBSD come o Gentoo come desktop, ricordi dei tempi dell’uni, ma una distro binary-based ben fatta posso permettermela e mi piace averla. Quel che mi pesa è dover avere a che faro con ammassi di codice, per lo più j2ee, che per quanto mi riguarda sarebbero da museo degli orrori e castrazione chimica di sviluppatori e pm, ma a livello OS no, son ben contento dell’ambiente che mi son fatto, con calma, in anni, evolvendolo via via che sentivo curiosità o bisogno di farlo. Per capirci il desktop dal mio punto di vista è come una casa, e come la casa mi piace averla a modo mio, starci bene dentro. Non è un mero “strumento di lavoro necessario ma che realmente non mi interessa”. Ho avuto la fortuna di poter esser choosy, parafrasando un certo soggetto, e la cosa mi ha certo giovato. Vorrei che potessero scegliere, e sapere che di scelte ce ne sono tante, chiunque. Vorrei che nessuno toccasse la mia libertà, nel rispetto di ognuno e vorrei che ognuno fosse nella stessa situazione.

            GNU/Linux non sfonda come desktop? La cosa mi tange solo nel momento in cui questo compromette la mia libertà personale e se fossimo in un mondo FOSS questo non accadrebbe perché se tutto fosse free software sarebbe compito dei singoli utenti, delle singole distro portare il loro software e staremmo tutti meglio.

            In ultimo per me avere sistemi legati hw e sw non sarebbe questione di guerra ma di mera soppressione in stile eugenetica svedese: non posso accettare che qualcuno mi venda chessò un’auto e dica questa è tua fino a un certo punto perché non puoi vedere com’è fatta dentro, modificarla, ripararla o farci null’altro che io non abbia preventivamente autorizzato. Questo per me si chiama oppressione e la mia famiglia combatté quella fisica sui monti, non posso materialmente né moralmente accettarne altre forme “annacquate” in vista di futuri guinzagli. Non posso accettare che l’intera infrastruttura informativa dell’umanità, perché questo è l’informatica odierna, diventi qualcosa in mano a 4 gatti dove il cittadino è un mero braccio meccanico di un sistema che non controlla.

            Mi rendo conto e mi scuso dell’OT e della lunghezza, ritengo che ne valga la pena comunque visto l’andazzo.

          • Phoenix

            Francamente, non capisco la tua ostinazione. nessuno vuole toglierti il sistema che hai costruito. Ma quel sistema si fonda su una base che è disfacimento. E il disfacimento è frutto di anni di auto referenzialità delle menti più esperte che a torto e ragione piuttosto che ammettere che un’altro progetto poteva dare frutti migliori e più a lungo si è chiuso nell’arroganza del proprio giardino, su albero tronco a urlare qua io sono il re… seguito da hippie e bande di mohicani del fork o della distro custom-inutile del momento.

            Io ho usato linux per lavoro, lo uso per lavoro, tutto il mondo lo usa per lavoro. Nessuno dice che non va bene o faccia schifo.

            ma se io voglio avere una alternativa decente al software proprietario, non sono degnato dell’avere un driver decente -senza offesa- quella mezza schifezza di nuveau o il driver open di amd, – perchè l’azienda di hw parte in rotfl quando le si dice la distribuzione o l’architettura di riferimento. Perchè non c’è e perchè? perchè il motivo è espresso sopra.

            Al tuo lavoro sarebbe trasparente mir o wayland. Ma il nulla avanza perchè le forze per dir o wayland o mir sono poche e la metà le abbiamo appena buttate nel cestino.

            Idem col DE. Il DE però si porta dietro hw, driver, standardizzazione di interfacce grafiche di interazione software, e così via e tant’è che in un ambiente FLOSS trovano subito ampio respiro progetti validi. E però anche lì l’arroganza, la difficoltà di dire abbiamo toppato, di farlo per tempo soprattutto è assolutamente assente. Vedi alla voce gnome. solleverò un polverone. Ma resto dell’idea che la massima e migliore espressione di gnome sia gnome 2.6. Avere due DE solo per dire che c’è libertà di scelta quando poi nessuna delle due scelte è completamente affidabile, kde o gnome, è come non avere alcuna scelta.
            idem coi player.
            idem con altre applicazioni per DE o da riga di comando.

            E alla fine di cosa ci si meraviglia se poi una azienda dalle velleità speculative che si serve del FLOSS come di una mucca, e che alla bisogna la macella, depenna progetti (e persone e contributori che ci sono dietro)???’

            E stiamo a parlare di GiB di ram e di altre amenità che facciamo al lavoro.
            Per cortesia…

          • Kim Allamandola

            Posso chiederti chi ha originariamente sviluppato UNIX, che modus operandi aveva, chi ha originariamente sviluppato GNU, Xorg, la zsh, Emacs, Vim, …? Ora chi sviluppa Wayland&c?
            Se noti l’abbattimento della qualità e del supporto va alla pari col boom commerciale degli anni ’90 dove l’informatica è diventata “terreno di competizione economica” e ha preso ad esser gestita in forma manageriale. Un tempo il software era a codice aperto, normalmente fornito con l’hw, le software house e le aziende che sul software realmente ci vivevano investivano massicce risorse in libere sperimentazioni dei loro tecnici e delle università affinché questi disegnassero i sistemi del futuro come ritenevano fosse meglio. Così era la SUN, l’AT&T, Xerox, DEC, SGI, Symbolics, …

            Un tempo se eri uno sviluppatore e usavi per dire sistemi SUN avevi il biglietto da visita di qualche PM SUN o di qualche sviluppatore conosciuto a qualche evento/conferenza ecc, chiamavi lui, tuo omologo, il “contratto” era una formalità che si smazzavano i commerciali. Oggi è praticamente impossibile, anzi ci sono aziende come IBM che si sono inventate figure manageriali (non tecniche né ex-tecniche) per indirizzare e “far da mediatore” tra i loro clienti e “il supporto più opportuno” (sempre via commerciali) all’interno dell’azienda.

            Si queste storiche compagnie si son rifiutate di scender di livello e l’han pagato caro, ma in effetti il loro più grave errore, che è anche in parte nostro come parte della community, è non aver lottato in massa, per evitare le varie riforme universitarie e scolastiche in genere che al posto di sfornare studenti han formato legioni di operai modello Ford, facile preda dello squalo di turno. Il sistema è in disfacimento, ma vedi è questo sistema in disfacimento che tiene sul il mondo informatico tutto e sostanzialmente il sistema nervoso della nostra società, quando questo sarà completamente sfasciato i datacenter pieni di “commodity hw” con tutte le porc^Warchitetture software moderne ben vegliate da Caos Monkey si scoprirà che in effetti non sono affatto solidi/e, ridontate ecc in effetti sarà chiaro che son porcate tenute insieme con lo scotch, di bassa qualità per giunta. E il grosso problema che allora sarà ancor più difficile di ora trovar qualcuno che sa cosa fare.

            Sai quanto paga(va) in media a Sophia Antipolis l’NVidia i sui 4 gatti di firmwareisti? Ti stupiresti. Il problema è che eran appunto 4 gatti non per scelta ma perché trovarne 5 competenti è un’impresa peggiore che raffreddare il reattore di Fukushima con una catena umana di secchi. Ed è sempre peggio.

    • Kim Allamandola

      Mi viene in mente la moda di un certo vestiario grigio/nero con un po’ di saette a forma di lettera e croci uncinate in un paese e nero/grigio con fasci littori in un altro… Era standard in effetti.

      Lo standard non è tutti usare la stessa cosa ma tutti esser compatibili con altri: la mail è un esempio di standard (ognuno la usa e gestisce a modo suo ma tutti comunichiamo), WhatsApp&c è l’esempio opposto: se vuoi usarlo metti la catena e ringrazia perché non hai scelta.

      • Peter Parker

        Finiamola con questi accostamenti stupidi che non hanno né capo né coda. Le guerre di religione *in teoria* dovrebbe essere finite da un pezzo.

        • Kim Allamandola

          Le guerre di religione, nel mondo occidentale, forse, sono finite ma dire che un “prodotto” è “lo standard” è un pensiero di quell’area politica comunemente etichettata come fascista. Dire ci mettiamo d’accordo con calma su uno standard comune che ognuno implementa per se è un’altra cosa.

          GNU/Linux ha bisogno di “standard” (che peraltro già ha) non certo di qualcuno che, grazie alla sua posizione, per carità guadagnata, leghi ogni suo progetto in maniera da “tagliare fuori” chi non la pensa come lui. Si può vedere come guerra di religione, economica o come si vuole ma i fatti sono che ad oggi grazie alla condotta di alcuni non abbiamo più un ecosistema FOSS funzionale e persino chi ci ha provato con un gran impegno (come Canonical) ha gettato la spugna.

          Non dovremo forse esser più arrabbiati perché, perdona la volgarità, oramai il cetriolo è passato? Non dovremo forse esser più arrabbiati perché il trend generale è “il desktop non importa, saran tutte webapp dentro un browser, bastan lui ed X”? Bé per me abbiamo, per lo meno ho, tutte le ragioni di esser incarognito nero perché certe, per carità libere scelte di qualcuno, van a toccare la mia libertà personale in senso fortemente peggiorativo.

          • Peter Parker

            A Canonical é come le altre aziende. Se davanti c’é un guadagno taglia fuori tutti quelli che le pare e piace.
            Comunque mi riferivo alla parte delle manette/catene, la quale, dal mio punto di vista, è di un’esagerazione estrema dal momento che alla fine parliamo solo di strumenti.

          • Kim Allamandola

            Ma questa è la linea fascista attuale: han capito che fasci&bandiere identificano chiaramente chi la pensa ad un certo modo (ovvero quando il cane si ribella sa chi mordere) e il manganello non piace allora fan la stessa cosa in forma più soft.

            Ok, non mi prendono a calci, bene, ma che mi cambia sul piano della libertà se non ho più nulla comunque? Oggi che scelta hai, informaticamente parlando? Personalmente ancora me la posso cavare, ma per l’utente medio? Se continuiamo così tra 10 anni avremo Chrome che parte sopra X, una SSO legata al cellofono, rigorosamente “cloud” ed una pletora di webapp. Materialmente è peggio che dire “vietato l’uso di software libero” perché ad un divieto ti ribelli, se ci sono alternative le sfrutti, se non c’è altro perché abbiam fatto l’ammucchiata monocolore che fai?

            Per fare un esempio più tangibile, ma che è idealmente sullo stesso piano, oggi le “connected cars” e la guida autonoma son lodate e considerate il futuro ma per ora puoi comprare ancora auto “che vanno dove e come vuoi tu”. Un domani quando tutti ben contenti di aver la macchina che nel traffico va da sola non ci saran che quelle che scelta avrai? Non c’è bisogno del bastone, ti han conquistato con la carota.

          • Peter Parker

            Lo capisci sì che queste cose non fregano più a nessuno(e meno male aggiungerei)? Lo capisci sì che chi vuole smanettare può smanettare ed a chi non ne ha bisogno viene dato qualcosa il cui unico scopo é funzionare(decentemente ovviamente)?
            Ogni giorno 300000 discussioni di gente che si lagna perché questo non è FOSS, perché quello non rispetta i principi di UNIX e str*nzate varie: ma quando capirete che i tempi cambiano e che siete solo una nicchia che é anni luce dalla realtà attuale?
            E per piacere, non rendetevi ridicoli citando ogni 3×2 la dittatura quando non c’entra una beneamata ………, anzi, fai una cosa, vai da qualcuno che l’ha vissuta e digli che delle righe di codice di schiavizzano e che ti senti dentro una dittatura, vedi che ti risponde ^^
            Ripeto, per me queste discussioni sono da bambini isterici e piagnoni che non sanno nemmeno quel che dicono e che citano Hitler/Mussolini/dittatura a caso, ma vabé.

          • Kim Allamandola

            Mah sai la nicchia che dici era quella che un tempo sosteneva le LispM, IriX, Solaris ed oggi vede quelle tecnologie ed idee timidamente re-implementate e considerate come il futuro. Hai notato come le “desktop shell” sian divenute di moda? Perché i famosi DE supermassicci si son rivelati, come sostenevamo un tempo, controproducenti? Hai notato come si tenda ai tiling wm oggi? Non sono questi una riedizione delle UI storiche di Vim/Emacs? Hai notato come si urlasse contro lo zfs quando nacque e adesso tutti lo vogliono? Come si urlasse contro Unity 7 e adesso tutti a urlare che non può morire?

            Si, forse “queste cose” non interessano i più, tutti a leccarsi le labbra per qualche fantomatica novità, però curiosamente ogni volta che qualcosa non va si ritorna a questi principi. Qual’è la realtà? Quella che noi descriviamo o quella del commerciale di turno? Non te lo so dire, Kant ne ha sicuramente dissertato assai meglio di me, ma posso farti notare che gli obsoleti terminali seriali sono oggi l’unica forma di gestione di ogni macchina moderna, che le obsolete shell sono l’unica forma di gestione ordinaria e d’emergenza a cui si ricorre sempre ecc.

            Tra qualche anno per esempio sentiremo tanti urlare che i loro files son spariti dallo storage cloud di turno, che i loro messaggi WhatsApp son persi ecc, tanto noi abbiamo i nostri files in locale, idem le nostre mails indicizzate ed integrate negli altri “obsoleti” strumenti che permettono una velocità, stabilità e sicurezza di lavoro che ancora nessuno ha eguagliato né superato. Sarà forse un caso che “noi” siam sempre calmi, sul lavoro (e ci scaldiamo qui e al bar) mentre alti “moderni” son sempre coi sudori freddi a correre in giro… Chissà…

          • Peter Parker

            Amico caro, perché parli di altro? Sai vero che sto parlando della nicchia che si lamenta e non di quella competente che lavora nell’IT?
            A parte il fatto che sto parlando del fatto che esageriate nell’uso dei termini e non sulla validità o meno di ciò che fate/degli strumenti che usate.

          • Kim Allamandola

            Perdonami, non ho capito il tuo post allora! Sui termini… Bé di questi tempi il dibattito s’è un po’ “radicalizzato”/imbarbarito e si tende ad andar giù pesante anche perché l’evoluzione prende forma, una forma che a me e penso anche ad altri non piace per niente…

  • alex

    Mi pare anche naturale che passando a gnome si utilizzi GDM, inutile complicarsi la vita mischiando le cose.

  • xan

    non si capisce se intende che si passi a LightDM + GTK greeter o proprio GDM

    PS domanda: LightDM è un progetto di canonical alla parti di mir e unity o è una roba esterna?

    • IlTizioCheNonVuoleRegistrarsi

      Da quel che so è un progetto esterno, funziona con qualsiasi DE in maniera indipendente e non ha nulla a che fare con unity e mir. Basti pensare che ad usare LightDM c’è anche Debian.
      Buona giornata!

  • John Doe

    Bene, vedo che Fedora sta imponendo sempre più i suoi standard; la cosa non può essere che positiva.
    Comunque il motivo della scelta è di carattere pratico: Canonical ha finalmente ammesso che linux sul desktop ha poco senso e quindi non vale la pena dedicargli tante risorse.

    • Kim Allamandola

      Positivissimo, infatti siam più o meno tutti scappati da Red Hat appena Debian è stato in grado di fornire un’alternativa, stufi dei bachi e problemi di quest’ultimo… Dopotutto oggi il trend di spararsi negli zebedei pare assai in crescita, con tanto di persone (doloranti) sorridenti in attesa di nuovi colpi.

  • floriano

    praticamente gnome è compatibile solo con se stesso, è un altro buon motivo per mandare al diavolo Ubuntu…

  • Kim Allamandola

    Sinceramente non so più dove andare lato “OS”: OpenBSD e FreeBSD come server van bene, non sono OpenSolaris ma ci si può adattare, Arch come desktop personale è ancora digeribile ma man mano che sperimento vedo la sua possibilità d’uso “professionale” assai remota e tolto Ubuntu non vedo alternative.

    Per curiosità chi stà sperimentando alternative?

    • user1

      Tutti i professionisti del mondo, come desktop, usano felicemente OSX e windows, quindi l’alternativa ce l’hai sotto gli occhi.

      • Kim Allamandola

        Non dalle mie parti, pur riconoscendo le percentuali, e no, non lo considero un’alternativa a meno che non si consideri un’alternativa chessò vivere in dittatura perché non tutta la popolazione viene uccisa e nel complesso la vita avanza.

        Un banale esempio: se debbo dare credenziali di accesso a vari sistemi a bipedi che usano cotali desktop come posso essere responsabile della sicurezza? Se debbo gestire questi desktop come posso esser responsabile del loro buon funzionamento?

        Ps di utenti OSX e Windows felici, non saprei, ma i colleghi che supportano questi sistemi mi pare tanto tranquilli e felici non siano, anzi.

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