Come ormai di consuetudine ecco a voi una nuova puntata della nostra seguitissima rubrica lffl, io e linux che ci racconta di settimana in settimana come i nostri lettori hanno conosciuto Linux, il loro utilizzo e le loro riflessioni sul sistema operativo libero.
Oggi vedremo la storia del nostro amico, collaboratore (e tra alcuni mesi anche mia guida turistica) Topo Ruggente un italiano che abita in Brasile costante lettore di lffl e Giovanni M. altro lettore che da anni segue il nostro blog.
Partiamo quindi con la storia di Topo Ruggente:

Ok … sotto con la “preistoria”.

Sono da sempre stato un appassionato di informatica, ho iniziato in tenerissima età con uno ZX80 e da allora in casa mia non sono mai mancati i computer.

Nel 1991 sono all’università, ma nella nostra facoltà esiste solo un aula informatica con una schiera di terminali “stupidi” in Xenix (Unix di mamma MS), un sistema appena accettabile per scrivere 4 programmini in croce in Fortran, ma a anni luce dal Windows 3.11 che usavo a casa.
Tramite amicizie ottengo un accesso all’aula della facoltà di ingegneria dove c’è INTERNET !!!.



Primo giorno entro con fare fugace (ufficialmente non sarei autorizzato a stare li) accendo il mio terminale e …. che cavolo di interfaccia grafica sarebbe? Non c’è Windows? Il mio amico mi spiega che sono terminali SUN e usano un’altra interfaccia (X appunto).
Subito il mio desiderio è quella di poterla avere sul mio pc in casa, un po’ per curiosità un po’ per farci la mano.

Niente da fare, non esiste nulla che giri sul mio i486 33MHz (all’epoca una belva).

Comincio a frequentare assiduamente l’aula e cerco una soluzione, e finalmente grazie ad una ricerca *nix in un newsgroup trovo informazioni riguardo un sistema operativo “simil unix” in grado di girare su sistemi i386 o superiori.

Mi stampo il manuale, scarico i due floppy, ma nulla. Nonostante fossi abituato al MS-DOS e a Xenix, non cavo un ragno dal buco.

Dopo quasi un annetto scopro che è uscita una versione più semplice da installare SLS (Softlanding Linux Systems).
Effettivamente l’installazione era più semplice, ma non era un crash dopo l’altro.
Fra i problemi della distribuzione e i miei (che molte volte non sapevo cosa facevo) passo qualche mese reinstallando quasi quotidianamente il sistema.

Ormai lettore stabile di alt.comp.linux scopro che un altro utente, tale Patrick Volkerding ha migliorato la SLS (ci voleva poco) e ha lanciato Slackware Linux 1.0.

Esco, corro dalla spacciatore di floppy di fiducia e ritorno in facoltà con una scatola da 50 floppy (non voglio sorprese).
A casa faccio le 4 del mattino, ma funziona. Già stabilissima, veloce … e con XFree.

Poco dopo nascevano altri mostri “storici” come Debian, ma, ormai abituato all’ init BSD style, dopo brevi “visite” sempre tornavo a Slackware.

Il tempo passa e con l’aumento delle dimensioni degli HD (Slackware arriva a paurose installazioni da 65 floppy) diventava possibile avere in contemporanea anche più distribuzioni, quindi per anni ho affiancato alla mia fidata Slackware altre distribuzioni solo per “curiosità,cultura e conoscenza” (anche qualche BSD).
Partecipo più o meno attivamente anche alla vita Opensource con alcune patch a software e driver.

Col tempo aumentavano anche i computer in casa, nascevano oggetti come il file server dove salvavo le distribuzioni che più mi avevano colpito.
Sebbene all’epoca fossi utente KDE, con l’arrivo di Slackware 10.1 e l’abbandono (per meri motivi di spazio nel cd) di Gnome inizio ad incuriosirmi maggiormente sul quel DE.
Per alcuni anni continuo in tandem fra KDE e Gnome (normalmente usavo la versione Dropline).

Nel 2009 la “coltellata”, in Slackware arriva KDE 4 … senza parole (quelle che avevo non sono pubblicabili).
Forte dell’esperienza fatta su Gnome decido di cercare un’altra distro che usi Gnome, di KDE ne ho abbastanza. La scelta cade su …. Ubuntu.

Per due anni circa divento utente Ubuntu, ne apprezzo l’esagerata semplicità, mi permette di avere più tempo da dedicare ai server Slackware che stanno invedendo la casa.
Tutt’ora dopo anni di esperienza riesco a configurare i server sotto Slackware molto più velocemente che usando soluzioni “grafiche” tipo Centos o similari.

Nel 2011 arriva Unity … non mi piace, probabilmente più perche aspettavo Gnome3 che per reali “difetti” della nuova Shell di Ubuntu.
Quindi sotto di nuovo in cerca di una nuova distribuzione, riprovo Slackware, ma ormai con KDE sono un po’ arrugginito e preferirei Gnome.

Scopro Arch Linux. La scarico con un po’ di diffidenza (mai sentita nominare), la installo con qualche difficoltà, ma mi ricorda un po’ Slackware e quindi mi sento a casa.
Di Arch (come di Slackware) apprezzo la possibilità di plasmare il sistema operativo a mio piacimento, di poter scegliere tutto (o quasi), il vero valore di Linux non è che sia gratis, è la possibilità di fare le proprie scelte (e alle volte pagarne il prezzo).

Tutt’ora convivo con le due, Slackware sui server e Arch sui client.

Nonostante mi renda conto che l’obiettivo principale sia usare il proprio computer, consiglio a tutti di provare (magari su una virtual machine) Slackware, il suo valore educativo è immenso, Slackware Linux Essential una “bibbia”, una scelta quasi obbligata per chi non voglia solo usare Linux, ma lo voglia conoscere.

L’ho “quasi” visto nascere, ci ho lottato, mi ha fatto fare figure da ignorante
Negoziante “Che versione di Windows usi?”
Io “Beh … veramente uso Linux”
Negoziante “No, non la marca del pc, il sistema operativo intendo”
Io “Si appunto … vado a vedere da qualche altra parte”

… ma sentire mia figlia di 8 anni chiedere “Papà, quando hai tempo togli Windows 7 e installi Linux sul mio computer?” è stato il momento più esaltante della mia vita informatica, ho avuto una discendenza anche informaticamente parlando !!!
Dopo Topo Ruggente ecco la storia del nostro lettore Giovanni M.
Ho molto apprezzato la nascita di questa nuova rubrica che chiede direttamente a noi lettori di raccontare le nostre storie. Assolto il compito spirituale di scrivere queste 4 righe di preambolo iniziale (più per soggiogare l’imbarazzo che per effettiva necessità..), passo direttamente a raccontarti la mia storia.

Il mio primo incontro con Linux risale a qualche anno fa ormai, per intenderci all’epoca delle Mandrake che si trovavano nelle edicole, allegate ai giornali. Parliamo del secolo scorso, 1999 per la precisione. In quell’epoca la mia alfabetizzazione informatica era più o meno inesistente e le mie uniche conoscenze si limitavano all’utilizzo di un ormai vetusto computer iMac presente in facoltà, che usavamo per scaricare articoli scientifici.

In quegli anni, nella facoltà di biologia che frequentavo, arrivò un giovane ricercatore, Italiano, ma formatosi negli States. Bene quel ricercatore aveva portato con se una “macchina da calcolo” una Octane Silicon Graphics.

In quegli stessi anni arrivarono i primi obblighi di laboratorio e noi, ligi studenti, andammo a seguire questo, quasi onirico, corso di bioinformatica. Ammetto che il trovarmi di fronte ad una macchina Unix concretizzò, in attimo, tutte le mie paure riguardo il computer; ricordo ancora con un sorriso, me stesso in imbarazzo di fronte alla “macchina” e soprattutto, il senso di angoscia che mi generava il lampeggiare silenzioso del cursore di uno scuro terminale che attendeva i miei comandi.

Ma il ghiaccio si ruppe e dopo poche lezioni rimasi letteralmente folgorato da quel mondo.

Il corso finì, ma non finì con esso la mia sete. I computer allora erano molto cari, o meglio forse non erano tanto più cari di adesso, ma ancora noi persone comuni, non ne capivamo l’importanza (specie io, squattrinato e poco più che ventenne..). Accennai ai miei la voglia di acquistarne uno, e ricordo che pur non capendo, mia madre mi prestò le 150.000 lire che mi mancavano per comprare, da un venditore rimediato su un giornale (cartaceo) di annunci, un usatissimo PC-IBM compatibile. Era un 486 DX4 a 100 Mhz, dotato di 32 Mb di Ram e di una manciata di Mb di HD. Era lento e brutto, dentro il case ricordo ci trovai perfino un ragno! Ma era la mia “macchina da calcolo”. Fu solo l’inizio.

Appena acceso, i colori sullo schermo mi fecero subito capire che qualcosa non andava. Apparve una schermata colorata che non conoscevo, ricordo che lì per lì il nome Windows non suscitò nella mia mente nessuna associazione. Il numero 98 invece mi confortò: eravamo nel 1999, significava che quel computer non era poi così vecchio!

Smanettai un po’ con i vari bottoni colorati, ma non c’era il terminale, le finestre non si selezionavano passandoci sopra con il mouse, non capivo come richiamare il VI, decisamente c’era qualcosa di strano. Il giorno seguente, andai a trovare il giovane Professore di Bioinformatica. Gli raccontai l’accaduto e chiedetti a lui se sapeva come fare per avere gli stessi programmi che avevo visto durante il suo corso.

Gli brillarono gli occhi. Mi fece partecipe dell’esistenza di una cosa chiamata Linux, che potevo installare liberamente sul mio computer e con la quale avrei potuto avere gli stessi programmi che avevo usato nel suo corso. O almeno, se non gli stessi, qualcosa di molto simile.
Andai immediatamente all’edicola all’angolo della facoltà ad acquistare “la rivista” e subito dopo corsi a casa felice per aver ricevuto il Santo graal !!!

Passarono i giorni, comprai altre riviste, passarono i mesi e numerosi libri. La mia sete di sapere reclamava soddisfazione. Passarono gli anni, avevo un terminale, avevo il VIM, avevo rasmol, avevo gromacs. Il mio destino era segnato.

Passarono ancora altri anni, finii con il fare la tesi di laurea con quello stesso giovane Professore ed anche il dottorato. Linux mi aveva permesso di accedere ad un mondo bellissimo del quale ancora oggi sono innamorato.

Passano le distro, alcune cambiano nome, altre si evolvono mentre altre si estinguono. E anche i compilatori non sono da meno. Oggi, 10 settembre 2012, sto scrivendo questi miei ricordi da una “macchina da calcolo” profondamente diversa, un netbook per la precisione, ma con su ancora Linux e con dentro di me quella stessa sete.
Ringrazio Topo Ruggente e Giovanni M. per avere inviato la loro esperienza con Linux, se anche voi volete raccontarvi la vostra storia con Linux basta che la inviate a ferramroberto@gmail.com verrà pubblicata prossimamente su lffl, io e linux 😀
  • Alteo77

    funzionaaa….ma sei un grande!!

  • Rodolforizzo76

    Lyrics not found…

  • Giuseppe Lomurno

    Una domanda per Topo Ruggente, tu che hai visto quasi tutta l’evoluzione del mondo Linux, che ne pensi delle nuove distribuzioni e sopratutto dei nuovi DE?

    • TopoRuggente

      Agli inizi le distribuzioni si differenziavano per caratteristiche basilari, poi ci si metteva sudore della fronte.
      Questo da un lato aumentava il livello dell’utente medio, ma ne allontanava parecchi, spaventati dalle difficoltà.
      Se il tuo obiettivo È usare linux, due giorni di configurazioni non sono “accettabili”.
      Ora invece siamo più alle distro chiavi in mano, la maggioranza si riducono a kit di software, sono configurazione che sarebbero comunque ottenibili partendo da una Debian o Slackware …

      Mi chiedo se questo eccessivo frazionamento non sia deleterio per lo sviluppo di linux.
      Infondo sarebbe meglio investire tempo nel migliorare una distro piuttosto che crearne una nuova completamente da zero.

      Credo che comunque ci sia una sorta di “selezione naturale” e che le distribuzioni che non riusciranno ad attrarre utenza tenderanno a scomparire tanto rapidamente quanto sono nate.

      Credo che se fossero disponibili 2 o 3 distribuzioni per ogni livello di utenza, easy, middle e hard user, sarebbero più che sufficenti.
      Diciamo che alla fine aggiungendo quelle dedicate ad applicazioni veramente speciali ( audio/video o security), potremmo benissimo vivere con un 15-20 distribuzioni.

      Ora non so dire se questa “diaspora” non sia causata anche da resistenze da parte dei gruppi dirigenti delle distro che tendono a non apprezzare contributi esterni.

      Sicuramente comunque lo sviluppo di meno distribuzioni renderebbe le sopravvissute più stabili e rapide nell’aggiornamento, basti vedere che alcune giÀ stanno riducendo l’offerta di distribuzioni per concentrare il lavoro su quelle importanti (Canonical con Ubuntu, Chackra con la 32bit ecc..).

      • Marco

        Mannaggia a te Topo! A forza di nominarlo ieri sera ho installato Slack 14, salvo che ho sbagliato ad installare e ho fatto l’installazione totale con tutti i pacchetti e ci ho messo un po a togliere la roba inutile, devo ammettere che mi piace molto come distro, in poco tempo avevo gia’ KDE 4.9.2, skype, dropbox, virtualbox installati e funzionanti

        • TopoRuggente

          Hai appena incontrato uno dei “vantaggi” di slackware.

          Anch’io agli inizi installavo tutto, poi pian piano iniziavo a rendermi conto di cosa usavo e cosa no e iniziavo a eliminare l’inutile.

          Io apprezzo Slack per gli anni che gli ho dedicato, ma molte delle cose imparate su Slack te le porti in qualsiasi altra distribuzione.

          Magari agli inizi risulta ostica come distribuzione “da tutti i giorni”, ma averla anche su una virtual machine solo per curiosare come si eseguno determinati settaggi vedrai che arricchirà la tua conoscenza di Linux.

    • TopoRuggente

      Per i DE il discorso è differente, è la parte di Linux che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e quindi ha un notevolo peso nella scelta di una distribuzione.

      KDE ha sempre seguito la sua strada fin dalle origini, un DE completo, ha sempre dato molta attenzione all’eye candy.
      Di contro è sempre stato un DE pesantino, poco adatto a macchine che non fossero attuali.
      Possiede
      alcune funzionalità secondo me brillanti che meriterebbero di essere
      portate in altri DE, ma avrebbe bisogno di una riordinata dalla base, il
      pannello di controllo ad esempio mi è parso completissimo, ma un po’
      disorganizzato.

      Gnome-Shell. La scelta degli sviluppatori di
      abbandonare totalmente Gnome 2 per riscriverelo completamente è stata
      molto coraggiosa.
      Come KDE anche Gnome2 soffriva di un certo disordine organizzativo.
      Hanno fatto errori di analisi grossolani, ma credo sia accettabile e il lavoro che stanno facendo mi piace.
      L’interfaccia
      minimale non aggrada certo tutti gli utenti, ma una scelta andava
      fatta, inoltre credo sia più importante concentrarsi inizialmente sulla
      base per poi metterci i fiocchi.

      Unity, questa è stata una scelta
      “obbligata”, Ubuntu aveva aquisito molti utenti come distribuzione con
      Gnome semplice da installare e usare, ma purtroppo iniziava ad avere
      molti concorrenti.
      La scelta di creare un DE proprio era abbastanza ovvio e tutto sommato nemmeno sbagliato.
      Unity paga sicuramente la scelta iniziale di crearla come plugin di compiz, ma all’epoca le scelte erano veramente poche.
      Considerate che KWin non era usabile, Mutter era ancora molto instabile e Wayland ancora in alfa, quindi per forza di cose la scelta È caduta su compiz.
      Se
      si butteranno su Wayland potrebbero essere tra i primi a buttare fuori
      un DE basato sul nuovo server e riprendere parte degli utenti persi a
      causa di Unity.

      Cinnamon l’ho provata poco, non ne apprezzo la filosofia base.
      Un
      fork nato per mantenere in gnome-shell il pannello ed il menu, quando in
      teoria si potevano benissimo scrivere plug-in per gnome-shell.
      Altro
      discorso è MATE, il tentativo di portare avanti l’esperienza di Gnome2,
      secondo me potrebbe essere una buona strada ed in breve tempo potrebbe
      affiancarsi con successo ad altri DE a basso consumo di risorse.

      XFCE e LXDE nascono appunto dalla necessità di occupare poche risorse, pur mantenendo il massimo di usabilità e estetica.
      Ovviamente le ritengo necessarie (per poter usufruire di macchine datate), sono DE a mio avviso immortali.
      L’utente Linux normalmente ha più di un PC e prova un malcelato piacere nel riuscire a fare cose impensabili con hardware “del nonno”.

      In sintesi apprezzo la possibilità di scelta, che ci viene offerte in Linux e proprio per questo apprezzo le distribuzioni che permettono di sfruttarla al meglio, installando anche diversi DE.

  • Fabio

    Negoziante “Che versione di Windows usi?”

    Io “Beh … veramente uso Linux”

    Negoziante “No, non la marca del pc, il sistema operativo intendo”

    Io “Si appunto … vado a vedere da qualche altra parte”

    Ma LOL! Sai quante volte sono capitate anche a me cose simili? L’ultima pochi mesi fa, da un MediaWorld.
    Io “Bellino quel netbook”
    Commesso “Guarda, è un po’ scarso di memoria, ti consiglio quest’altro”
    Io “No no, con Debian andrà benissimo”
    Commesso “Non è un problema di programmi, è proprio Windows che ci gira lento”

    • no, dopo questa, io mi sarei già licenziato da li 😀

      • Alek

        Haha

        io invece sarei più comprensivo, in fin dei conti per qual motivo un dipendente che lavora come commesso dovrebbe essere informato su prodotti che non si trovano in vendita?

        • Bhe, più che altro il commesso prima di dire che debian gira lento su Windows(che paradosso…) poteva almeno chiedere che cosa è debian,Se le cose non le sai taci ù.ù

  • JJ

    che livello toporuggente e ùGiovanni M….wow

  • Giacomo Baiamonte

    due storie davvero bellissime, complimenti!

  • Simone

    Toporugente… LOL!

    Condivido la soddisfazione della figlia…. il mio ha 7 anni e odia windows! 😛

    • ilAlto82

      Il mio ancora ne ha solo 3. Ma già adora la partitella serale con me a Supertuxkart… è un buon inizio dai 😉

  • Myskin

    “Era lento e brutto, dentro il case ricordo ci trovai perfino un ragno! Ma era la mia “macchina da calcolo”

    Mi hai fatto morire dalle risate!! grande!

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