Oggi affronteremo un argomento che spero solleverà un buon dibattito, anche perchè si tratta di quella che possiamo considerare la “spina dorsale” di Lffl: l’audience di Ubuntu.
Uno dei punti caldi che spingono i cambiamenti più disparati nelle distro linux, è proprio in funzione di ampliare il target di riferimento delle stesse.

E’ indubbio che nel campo dei server, super-computer e tutto quello che riguarda le alte prestazioni di calcolo, i sistemi GNU-Linux la fanno da padrone. Ma oggi sposteremo l’attenzione su quella più vasta fetta di mercato che comprende i PC d’uso domestico, PC-Desktop e quant’altro, dove, come tutti sanno, sono più utilizzati sistemi Windows e Mac OS. 

Facciamo una veloce considerazione: quali sono i “bisogni” dell’utente medio in questo segmento del mercato informatico?
Se l’utente è un ingegnere o un architetto potrebbe aver bisogno di utilizzare un programma per il disegno CAD, chi lavora nell’ambito della grafica, come fotografi o grafici pubblicitari potrebbero necessitare di programmi come PhotoShop, altre tipologie potrebbero comprendere la ricerca scientifica, programmi per lo sviluppo se si tratta di programmatori o semplicemente scrivere dei testi con un word processor oppure giocare.
E Ubuntu, come le altre distro GNU-Linux che si propongono come a misura di utente medio, non può esulare dal soddisfare questi bisogni.
Infatti le proposte che arrivano dal mondo open-source per tappare questo “buchi” sono molte, ma diciamo le cose come stanno, Ubuntu non fa per voi se:
  • volete giocare a Crysis, COD o quant’altro
  • siete degli sviluppatori grafici che lavorano con Photoshop
  • siete dei film-makers e lavorate principalmente con Adobe Premiere e Sony Vegas Pro
  • etc.
Se non vi rispecchiate in queste caratteristiche, allora troverete che Linux è davvero eccellente. Ci sono davvero molti vantaggi derivanti dall’utilizzo di *nix, con questi sistemi si può fate tutto quello che è possibile fare in Windows e Mac OS, in certi casi anche più semplicemente, il tutto senza costi di licenze, con aggiornamenti frequenti che mantengono sicuro e stabile il sistema. Inoltre non è da dimenticare il sistema di software center che fornisce applicazioni installabili e utilizzabili in pochi minuti.
I sistemi GNU-Linux sono famosi anche per essere quanto di più dinamico e plasmabile il mercato fornisca, senza vincoli di codice chiuso.
L’unico problema rimane quello di fornire un’alternativa alla pari, se non migliore, ai tool che ci costringono a non svincolarci da Windows e Mac OS.
Ricordiamo applicazioni come Blender, Firefox, Apache, Chromium, VLC, LibreOffice, Android, che dimostrano come per avere un prodotto funzionale e competitivo non è necessario parlare di non-free, essendo progetti liberi che forniscono un prodotto open oltre che gratuito, che in alcuni casi supera di gran lunga i simili a pagamento in quanto a efficienza.
Per concludere, nell’ambito del mercato informatico non comprendente il mondo dei server, Linux comprende una minoranza per i suddetti motivi, ora sta a voi dire la vostra!
I sistemi GNU-Linux, con la spinta di applicazioni opensurce sempre migliori, riuscirà mai a scalare questo mercato?
A fare la differenza saranno appunto queste applicazioni free o servirebbero dei cambiamenti nel sistema stesso?
Diteci la vostra!

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