Cari lettori di LFFL, oggi inizia la nuova rubrica del blog ed inizia con un argomento che non riguarda direttamente il mondo Linux.
Parlo di una cosa molto importante, di una cosa che ci tocca tutti quanti: I nostri dati in giro per internet.
Come il nostro amico Elia sottolinea nella sua rubrica, Google ci permette di poter avere tanti servizi di sua proprietà che ci danno la possibilità di avere la nostra vita “internettiana” gestita in ogni suo più piccolo aspetto. Con l’arrivo di G+ poi, ci si può costruire anche la propria rete di amicizie.
Insomma, tutta la nostra vita reale vede quasi un copia-incolla su internet.

Ma vi chiedo, secondo voi è una cosa positiva dare così tante informazioni a una sola azienda?

Considerate anche l’aspetto informatico (lato pc stavolta) della cosa: Abbiamo Chrome e Chrome OS di proprietà Google. I nostri dati sensibili tutti affidati ad un’unica azienda non solo quando siamo al pc, ma anche quando siamo in giro, con smartphone sempre più potenti e ricchi di opzioni (anche li ad esempio Google ha un certo OS chiamato Android).
Trovo positivo che vi sia una grande azienda che propone una così vasta gamma di servizi, tale da coprire tutte, o quasi, le necessità di una persona che su internet oltre che divertirsi vuole anche lavorare e dedicarsi a un utilizzo serio della rete.
Tuttavia, qualcuno lamenta il fatto che sia troppo eccessivo, che sia quasi “fastidioso” dare tutti i dati a una sola azienda e infatti scelgono di non utilizzare certi servizi proprio per non affidare ulteriori informazioni alla stessa “casa”,e cercano gli stessi servizi con aziende diverse, per sentirsi quasi più al sicuro!
Google è solo un esempio.
E’ stato il primo servizio che mi è venuto in mente, ma lo stesso vale per qualsiasi azienda.
E voi, cari lettori di LFFL che non mancate mai di esprimere la vostra opinione, cosa ne pensate? Spiegate anche il perchè delle vostre scelte.

Diamo inizio a questa rubrica e siate buoni!

Un Saluto – Stefano
  • …. rassegnamoci siamo oltre l’era del Grande Fratello

    • Che sia proprio quello il problema?

      • Millalino

         Lo è se l’azienda a cui affidi i tuoi dati non rispetta i 2 punti citati sopra da Elia Baragiola in quanto, è importante capire come si comporta poi google, dopo essere diventato il portale piu importante al mondo, è una responsabilità non da poco. E poi come giustamente cita Andrea Cucchi (sempre precisi i suoi interventi) c’è anche terreno fertile con gente che usa il pc in maniera “superficiale” e qui ovviamente windows, ha creato una serie di utenti poco avvezzi a voler capire le reali potenzialità delle proprie macchine nella rete,sia nel bene che nel male.

        • Più che altro certe volte si rimane basiti davanti alla poca preparazione informatica.

  • Secondo me è una questione di prospettiva, mi spiego.

    Ognuno di noi tende a vedere in modo molto “personale” il discorso della privacy, per cui Google, Facebook, Twitter o chi per loro (anche bing, per dirne una, o Apple che è venuto fuori tracci gli interessi dei propri utenti) spierebbero “proprio te per una morbosa voglia di conoscere gli affaracci tuoi”. Credo che in realtà vi siano i mezzi (da parte loro) per poterlo fare agevolmente (e tutti gli accorgimenti via estensione funzionano così per dire, insomma…) ma che semplicemente la cosa non gli interessi, anzi… in fondo mettiamocelo chiaro in testa, per loro non siamo altro che una frazione di un dato statistico rilevante in quanto facente parte di un trend, so che può suonare un po’ antitetico, ma “si fanno gli affari nostri senza interesse di farseli per davvero”, per cui o sei psicotico riguardo al fatto che un’azienda sappia che squadra di calcio tifi, che OS usi o quali sono i tuoi interessi musicali dal loro punto di vista solo per alzare le probabilità di rilevanza degli annunci pubblicitari personalizzati oppure il problema è sì etico (ma quello è un altro paio di maniche) ma a livello pratico diciamo poco grave in confronto alla gente che usa “1234” come password per PayPal, i propri servizi bancari e i propri account “sensibili” in generale. Presupponendo che la privacy in rete è praticamente quasi irrealizzabile secondo me i problemi non sono rappresentati da quelli che raccolgono dati a fini commerciali (dato che in fondo “non creano un danno” all’utente), bensì tutti quegli uffici statali che pretendono che queste aziende gli consegnino gli stessi dati per andare magari a minare la libertà di chi scrive qualcosa su un blog, o di chi utilizza il file sharing non a scopo di lucro (ancora legale in Europa) ecc.

    • Opinione molto interessante, mi hai fornito diversi spunti! Credo però, che non è tanto il problema che ti spiino (se una persona non commette azioni illegali non vedo quale problema ci sia se poi ti forniscono prodotti in base alle tue navigazioni) il problema semmai potrebbe essere etico, ma come hai detto tu, è tutto un altro paio di maniche.

  • J Jumper

    Credo , ormai, che il problema “privacy” sia un vecchio passato . Infatti oggi mi viene da ridere quando se ne parla. La privacy è morta ! Svegliatevi !
    Chi usa i prodotti “cloud” deve scendere ad un compromesso e farsi sempre una domanda. Quello che devo vale più della mia privacy ? A voi la risposta e la scelta.
    Io uso molto il cloud ed è una vera comodità però ho perso la “privacy”. Ciao  

  • SH5

    ci sono provider di posta “liberi” o “open”? (scusate i termini) ma il concetto penso sia chiato

  • Adriano Bassignana

    Qualche mese fa un ragazzo inglese è stato rispedito in GB quando si è presentato  alla dogana USA del Kennedy di NY. Il motivo è che risultava “ospite non gradito” causa il fatto di aver scritto alcune “sbruffonate” in un noto social network. Ovvio che c’è di mezzo il superamento della privacy individuale, ma negli USA questo non è più elemento di limitazione in quanto la così detta “Sicurezza Nazionale” è oramai assimilata alla “Licenza di uccidere” di 007. Questo non vale solo per gli USA naturalmente vale per la GB, l’Italia, la Francia… la Cina… e tanti altri paesi ove esiste un modello a forte interazione politico-economica. A questo punto Internet ed i social network giocano un ruolo assolutamente sproporzionato nei confronti della libertà individuale, operando come amplificatori e casse di risonanza assolutamente prive di capacità cognitiva. Spero sempre di più in una diffusione di “Social Network” decentrata in cui il controllo sia dell’individuo e non più di certe organizzazioni… In questo l’Open Source può iniziare ad effettuare un ruolo chiave, come del resto sta iniziando a fare con tanti strumenti software che ci mette a disposizione.

  • Davibis

    Essere psicotici no, peró un pó cauti sí. Io ad un certo mi sono trovato ad avere lamia agenda solo su GCalendar, la mia posta personale e i colleg. ad altri account su Gmail, a navigare solo con Chromium, ricercare siti solo con Google, etc…  Troppe mie info in mano ad un azienda sola. Forse la privacy é morta veramente, la e-privacy almeno, peró io sto cercando di disperdere le mie info, perché é troppo pericoloso che un azienda sola abbia in mano cosí tante info di cosí tanta gente. Stesso discorso che vale x FB. Sto trovando alternative, come la suite di Opera (web browser e email client) che non e assolutamente male. 
    E cosa diciamo di tutte le app Android che anche per dirti le previsioni meteo (esempio) ti chiedono 45 permessi diversi, che con il funzionamento della app non c’entrano nulla???

  • erpupo

    anche io penso che la “privacy”e finita da un pezzo e che ormai non ce un modo per nascondersi ,tuttavia quello che fanno le grandi corporazioni (specie google)non la trovo poi cosi male,certo loro dicono che tutto questo serve a facilitare le nostre ricerche e cosi via ma serve anche ad avere un database più vasto di tutto e di tutti.speriamo bene :)) le domande e le risposte sono tante e credo che ci vorrebbero giorni per capire qualcosa di concreto perciò ho detto la mia .grazie e un saluto a tutti lffl-isti :))))

  • EliaBaragiola

    Grazie mille per il rifermento ! 
    nello spirito del topic ti comunico cosa ne penso 🙂
    penso che dare tutti i dati a una azienda è giusto solo se ci sono due requisiti fondamentali:
    una sicurezza combinata a una norma della privacy funzionale,
    e un compenso in termini di servizi e utilità in cambio dei nostri dati. 

    penso anche che dare un pò di dati divisi è molto più rischioso… se diamo per esempio i nostri dati a  10 siti diversi , basta solo 1 di questi 10 che non ripsetta la normativa oppure agiste male , e la mia privacy è violata e distrutta., e non è colpa degli altri 9 siti che magari si sono comportati bene.
    quello che voglio dire: a volte dividere i dati è molto rischioso e non sempre è meglio che un azienda sola e fidata.

    • Gabriele Castagneti

       E io di Google non mi fido più. Perché avere tutti i dieci servizi diversi in Google consente a Google di avere un profilo completo di ciò che facciamo sul web.
      Chissà perché dopo essermi iscritto alla newsletter di Kodak ora Adsense mi dà solo pubblicità di macchine fotografiche? Mistero… (o meglio, segreto di Pulcinella)

  • Universalinterfaced

    privacy? ma socialmente avete visto cosa ha combinato facebook?penso che peggio di facebook a livello di privacy non ci sia nulla…vite in vetrina alla mercè di parenti ex compagni di scuola e curiosoni.
    La pubblicita’ mirata la ricevete ormai gia da decenni a casa in cartaceo in base alle tessere a punti che fate nei vari ipermercati e negozi, o usando le carte di credito.
    Il mio parere è che bisogna stare attenti a cosa si condivide in rete…un network è come una piazza…se ci vai anche solo un giorno e fai qualcosa di sbagliato…tutti lo ricorderanno.
    In conclusione…i rapporti umani e le cose serie lasciamole fuori dalla rete e torniamo ad una sana condivisione UMANA.

    • Ti sei per caso dimenticato del blog?? Prima che arrivasse FB c’era già la concezione del Blog personale per amici e parenti!

      E prima delle tessere, già esistevano i punti cartacei!

  • Cavalligianluca92

    Personalmente, trovo inutile (tranne se bisogna fare pubblicità a qualcosa tipo persone o prodotti) mettere la propria vita privata su Fcebook o simili. Comunque, secondo me, il problema non è “questa azienda sa già abbastanza di me. Uso l’altro servizio di Caio” ma “E’ davvero importante che metta un’informazione privata su di me sulla rete?”…

    • Giusto. Il problema è che ad esempio su FB e Google hai la possibilità di dire determinate cose a determinate cerchie o liste di amici. Si può pensare anche alla (pseudo)massima riservatezza così!

  • mikronimo

    Bhè, quasi un miliardo di iscritti a FB e decine di milioni (in rapida crescita) che si stanno iscrivendo a G+, la dicono lunga su come le persone considerano la propria privacy; però vorrei fare una piccola considerazione su cosa consideriamo privacy riferita ad internet e FB/G+; in genere le informazioni considivise si limitano a dire cosa faccio come lavoro, cosa studio, le mie amicizie, relazioni, gusti di vario genere, aggiornamenti dello stato libero/occupato, ecc.; non è cosa fanno (eventualmente) trapelare queste aziende che si viene a sapere, ma quello che comunichiamo noi stessi; è pur vero che certe informazioni sensibili le limitiamo a certe cerchie e non a tutti, ma se vado a comunicare numeri di carta di credito, indirizzo di casa, telefoni personali e chissà cos’altro, ad un servizio internet, non posso che dare per scontato che prima o poi, in un modo od in un altro, possano anche trapelare; la migliore sicurezza non è, non può, non è mai stata e mai sarà possibile affidarla ad un pur serissimo e sofisticatissimo sistema di sicurezza interno di un social network o di un fornitore di servizi internet come Google, ma la possiamo procurare solo noi stessi; vogliamo raccontare di noi, della nostra vita (sapendo che se frodiamo il datore di lavoro andando in vacanza quando dovremmo essere malati, poi il DdL lo può venire a sapere e ci rompe il mulo…), dei nostri gusti, ecc.? Ok, si può e non è certo diffondere queste cose che rovina la nostra vita, ma, al limite, ci procura nuove amicizie (ma dobbiamo sapere che la gente bara anche su questo, inventa profili per farsi bella e c’è anche il rischio che siano dei malintenzionati che giocano sulle nostre debolezze e ci getta ami per i propri scopi…); può essere bello avere amici dall’altra parte del mondo, nuovi o vecchi, lontani per vari motivi, ma solo noi possiamo tenerci al sicuro dai rischi della condivisione totale; lamentarsi che un attacco informatico di qualsiasi genere ci ha messi nei guai, quando neanche le mura di cemento e acciaio di un bunker bancario possono darci l’assoluta sicurezza, non ha senso; dovevamo stare attenti noi stessi. Anche io provo un certo, minimo, fastidio, nell’essere inseguito da messaggi pubblicitari ad hoc, per aver solo visitato un sito, che ha inviato queste informazioni a Google, ma questo non viola la mia privacy e se proprio vogliamo vivere in un mondo di consumi, come unica via alla circolazione di denaro e ricchezza, questo è lo scotto, ma è anche tutto quello che G e Fb sanno di me, ed è molto poco.

    • Bellissima risposta! Molto articolata..e hai scisso quello che è la privacy in senso stretto da quella meramente superficiale.

      C’è anche da pensare a una cosa…le stesse banche depositano poi i nostri dati quando facciamo una carta….e loro certamente non sono meno esposti di un singolo cittadino!

  • Davibis

    Giusto x chiarire.
    Quando ho scritto di utilizzare diversi servizi perché le mie info non siano in mano ad un’azienda sola non mi riferivo certo alle mie info private che io gli dó volontariamente, come i fruitori di FB o G+ ad esempio.
    Intendevo quelle che si prendono loro comunque, tracciando i siti che visitiamo spesso o saltuariamente, che cerchiamo coi motori di ricerca, i forum su cui scriviamo…. oh oh….
    Possiamo essere riservati quanto vogliamo ma se entriamo nel web é x “fare delle cose” e ció che facciamo é tracciato. Di ció che é tracciato una percentuale viene utilizzata da qualcuno.
    Certo é un rischio anche utilizzare diversi provider, Google sembrerebbe si comporti seriamente… sembrerebbe….. almeno in qs.momento…

  • Davide_Bradoanarcoide

    Affidare vita morte e miracoli ad un soggetto che tra le altre cose ci lucra sopra? I nostri dati oggi valgono molti soldi, la nostra vita vale molti soldi per chi sa come sfruttarla. Personalmente lo trovo assurdo, soprattutto quando poi le persone, magari proprio le stesse che pubblicano qualsiasi cosa della loro vita in internet, si fanno mille seghe e invocano a gran voce il diritto alla privacy nel mondo reale. Penso che questo atteggiamento riveli quanto oramai si faccia fatica a dividere la realtà dal virtuale, quanto ci si senta inesistenti se non si compare all’interno di un monitor che sia di un pc o di una tv. Penso che questo metta in risalto tutta la vanità, la confusione e la contraddizione dell’essere umano.

    • Hai allargato non poco! D’altronde si sa, che ognuno di noi ha 15 minuti di notorietà nella vita. Sta a capire in quale.

      Tuttavia io ritengo che se nel mio blog personale voglio parlare di cose personali, ho ovviamente il diritto di farlo così come ho il diritto di pretendere sicurezza a e privacy. Esistono i nick proprio per questo!

  • Paolo

    Tra l’altro la commissione europea che vigila sul rispetto delle norme sulla privacy ha chiesto a Google di sospendere in Europa l’applicazione delle nuove norme perché c’erano alcuni punti ritenuti “poco chiari”. Anche alcuni Stati in america hanno fatto la stessa richiesta per avere tempo di analizzare meglio le nuove regole di Google. Ovviamente hanno rifiutato ad entrambi.

    Personalmente, da quando è in vigore la nuova norma non uso più niente di Google. È evidentemente troppo facile per loro aggregare una serie di dati per ricavare un profilo esatto di una persona a cui (tra l’altro) con molta facilità possono associare un nome ed un cognome (se non di più).

  • Universalinterfaced

    nn capisco una cosa…preoccuparsi di google…quando avete affidato in milioni i dati allo zurchencomecavolosichiamaberg. avete dato amicizie ai piu disparati soggetti su fb condividendo anche se uscivate a farvi una birra sia con loro che con il resto dei vostri parenti. (il mi piace a cosa serve?)
    Fino a prova contraria quello di facebook mi sembrava e mi sembra un modo malato di  socialita’ che come abbiamo visto è stato un enorme database per commercianti e forze dell ordine (intercettazioni ambientali).
    in ogni caso…torniamo a parlare in strada e nelle piazze..ce le stanno portando via…facendoci credere che la rivoluzione è sul web…tutti uguali con le piaghe da decubito incollati sulla poltrona buoni a parlare ma non ad agire.(ed intanto passano i decreti leggi,mentre fate la campagna su fb per salvare le formiche nane verdi di kualalumpur)
    Google ci offre un servizio migliore,e modulare…che non implica atti “dovuti” come dare per forza l’amicizia al parente impiccione o all ex compagno di classe ed in piu ha la sua forza dal lato dell informazione…vero cuore del web.

  • FiltroMan

    Come già è stato fatto notare, è stranissimo il fatto che venga “accusata” Google piuttosto che Facebook, visto che quest’ultimo campa per buona parte vendendo i dati degli iscritti a varie società di marketing e per ricerche di mercato; ecco a che servono i mi piace (per riallacciarmi a Universalinterfaced)! Personalmente, possiedo tre account diversi sul servizio Mail di Google, ed un account su Facebook che mi è stato appioppato qualche tempo addietro, ma su nessuno di questi ho mai passato dei files personali o, almeno, non in maniera diretta. Per alcuni servizi web-based, nel mio caso l’assicurazione moto, ritengo GIUSTO e DOVEROSO fornire alcuni dati, mentre per altri si risolve con alter ego di dura durata ed email gentilmente fornite dal sevizio 10MinuteMail; ma ovviamente bisogna vedere se fidarsi o meno, e questo è dovuto, che ci si voglia credere o meno, da noi stessi. Mi spiego meglio: nessuno di coloro che legge questa rubrica (non mi estendo all’intero portale volutamente) fornirebbe i propri dati personali a me o a chiunque altro, ma avendo una buona “web-reputation” e delle credenziali universalmente ed univocamente credibili (nonché verificabili) la situazione cambia abbastanza! Concludendo,

    Serve sempre e solo utilizzo consapevole di tutto! Buttarsi alla cieca non è mai una buona cosa!

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