In questi mesi abbiamo visto la nascita di molte applicazioni per Android denominate Task Killer che indicano di migliorare il consumo di batteria semplicemente terminando tutti i processi (o alcuni) senza avviare per esempio il task manager o gestore dei processi.
Ma davvero i task killer aumentano la durata della batteria?
A questo quesito si sono occupati nei giorni scorsi i colleghi di pcworld i quali hanno scoperto che non sono davvero cosi utili quanto possa sembrare.
A quanto pare dopo aver testato su diversi dispositivi la durata della batteria con o senza task killer il miglioramento è davvero minimo (circa il 4.2%) inoltre su Samsung Galaxy S II è perfino peggiorato il consumo di batteria.
Ma perché tutto questo?

La risposta sta proprio sulla gestione dei processi di Android, difatti se chiudiamo un’applicazione questa viene come sospesa o ibernata dal nostro Android facendo si che non vada ad intaccare la CPU ma solo pochissima Ram il tutto finché questa non viene o terminata dal sistema stesso o riavviata. Terminando l’applicazione con Task Killer si guadagnerà pochissimo dato che già Android va a gestire l’applicazione perché questa consumi pochissime risorse.

Android difatti permette una gestione dei processi che permette in caso di richiesta di memoria di chiudere le applicazioni inutilizzate il tutto automaticamente.

A questo punto occorre davvero utilizzare Task Killer per guadagnare pochi minuti di autonomia?
Personalmente si migliora l’autonomia spegnendo ad esempio il Wifi, Bluetooth quando non si utilizza e abbassando il tempo di spegnimento dello schermo.

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