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Emacs, la comunità si interroga su come aumentarne l’appeal

Da qualche mese, in occasione del rilascio della versione 27.1 di Emacs, è nata un’interessante discussione all’interno della comunità. L’oggetto del dibattito riguardava le mosse da intraprendere per rendere l’editor nuovamente popolare. Interessante che anche Richard Stallman abbia voluto intervenire per dare la sua opinione.

Emacs è più di un editor, quasi una filosofia di vita

Questa discussione nasce da un’ovvietà. Emacs non è popolare. Conosciuto principalmente da chi utilizza GNU/Linux, o da chi si avvicina a questo mondo tramite canali non propriamente ortodossi, va a interessare un bacino davvero ristretto di utenza. Le sue enormi potenzialità, tra l’altro, sono spesso offuscate da una curva di apprendimento abbastanza ripida e, purtroppo, dal suo non essere sempre al passo con la concorrenza.

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Da utente accanito di Emacs, tra l’altro, mi sono sempre posto il problema di come potrebbe sopravvivere da qui a vent’anni. Di come poter avvicinare i giovani a questo microcosmo, che non si confà in alcun modo all’immediatezza della modernità. Nella discussione che vi riporto, la comunità insieme ad RMS si interroga proprio su come rendere l’editor maggiormente attraente, sia dal punto di vista dell’interfaccia che di funzionalità.

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Secondo questo sondaggio del 2019 il tasso di adozione di Vim è oltre 5 volte superiore.

Make it great again

Il primo punto è puramente estetico. Un primo passo che Emacs dovrebbe compiere, infatti, potrebbe essere quello di allontanarsi dall’attuale aspetto squadrato. Rendere l’editor esteticamente più gradevole, ed inserire elementi grafici più moderni ed intuitivi, inoltre, potrebbe contribuire a migliorarne l’usabilità. Perché, quindi, non migliorare il look di default? La risposta di RMS non si è fatta attendere:

Ci sono alcune barriere tecniche nel trovare qualcuno interessato e in grado di fare il lavoro necessario, ma c’è un problema generale che deve essere affrontato prima: il codice per interfacciare Emacs a GUI basate su X deve essere riscritto da un esperto, e ne ha avuto bisogno per decenni. Fino a quando non ottiene quella riscrittura, è probabile che i cambiamenti al suo interno rompano qualcosa.

UI e funzionalità

Quello del graphical design, comunque, sembra essere un problema minore, anche per Richard Stallman. Molti utenti di Emacs infatti, non fanno alcun uso della menu bar e della toolbar. Il problema, per alcuni, sarebbe molto più generale, e riguarderebbe proprio l’UI nel suo complesso. Le combinazioni di tasti utilizzate in Emacs, infatti, non sono in linea con nessun altro text editor, così come la terminologia. File, finestre, copia e incolla sono infatti sostituiti da buffer, frame, kill e yank. C’è ad esempio una proposta di implementare la Cua Mode di default. Questo il pensiero di Joseph Garvin:

Dubito che al giorno d’oggi qualcuno investa lo sforzo mentale per affrontare l’apprendimento di Emacs. Se vuoi solo modificare il testo in modo casuale, Emacs è una scelta molto strana nel 2020.

Per molti utenti, ed anche Richard Stallman concorda con questa visione, Emacs è per coloro che sono pazienti e disposti ad imparare. Il lavoro extra da dover affrontare per padroneggiare l’editor andrebbe visto come un investimento a lungo termine. RMS, tuttavia, è dell’idea che sarebbe opportuno spingere le funzionalità dell’editor soprattutto come word processor. L’org-mode, ad esempio, risulterebbe scarsamente documentato, e bisognerebbe integrarne le funzionalità maggiormente nell’editor, documentandole anche nella manualistica principale.

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