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BRAVE browser scandalo

Scandalo Brave Browser: ridirezionava il traffico per ottenere affiliazioni

Quando va detto, va detto. E questa volta è proprio il caso di dirlo. I ragazzi di Brave hanno fatto una porcheria e non sono neanche riusciti ad ammetterlo fino in fondo, derubricando il tutto ad un “errore”.  Brave è un browser open source basato su Chromium. Ne ho parlato anche in passato qui: lo scopo del browser è rivoluzionare il mondo dell’advertising online e puntare su un’esperienza utente all’avanguardia, sulla privacy e su BAT, criptovaluta che elimina gli intermediari dal processo pubblicitario. Gli utenti vengono premiati per la loro attenzione nel guardare gli annunci e i publisher ricevono la maggior parte delle entrate pubblicitarie.

Veniamo dunque ai fatti. Un utente ha scoperto che il browser, quando un utente si recava su piattaforme quali Binance e Coinbase, famosi exchange di criptovalute, faceva segretamente un piccolo redirect inserendo un referral link.

Dovete sapere che Binance, ad esempio, ha un programma di affiliazione molto interessante. Se presentate un amico, che si registra utilizzando il vostro ref link, verrete “ricompensati a vita” con una parte delle fee che lui userà con il suo account per fare trading sulla piattaforma. Ciò significa che gli utenti che accedono a questo link creando un account si stanno inconsapevolmente registrando utilizzando il link di riferimento di Brave, aiutando il browser a generare entrate dalle attività di trading dell’utente. Considerando tutti gli utenti che usano il browser, inserire un ref link in questo modo poco trasparente avrà sicuramente generato decine di migliaia di affiliazioni.

La stessa cosa è stata fatta anche con i siti di Ledger e Trezor, due importanti produttori di wallet hardware per criptovalute. Inoltre, sono stati manipolati anche i risultati derivanti da una semplice ricerca (come “bitcoin” o “ethereum”), in modo da far apparire come primo risultato il sito di Binance con accesso alla pagina di affiliazione mediante ref link. Trovate il codice sorgente su GitHub.

Brave Browser: errore, scuse ed etica

Il CEO Brendan Eich, oltre ad aver ammesso il fattaccio, ha anche avuto il coraggio di sostenere la sua posizione.

Poco dopo però, Eich ha aperto un thread in cui ha spiegato l’imbroglio, scusandosi e definendolo un “errore”. Poiché la missione di Brave è stata interamente incentrata sullo sviluppo della fiducia con gli utenti, molti ora si sentono traditi dal browser.

Il token BAT – la criptovaluta che muove l’ecosistema Brave – è in calo del 4% nel momento in cui scrivo, probabilmente in seguito a uno short selling causato da questo mezzo scandalo.

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