Che app volete di default volete in Ubuntu 18.04 LTS?

L’utente al centro di tutto’ è una regola che ogni sviluppatore dovrebbe seguire. Il team di Ubuntu è all’opera per la transizione Unity-Gnome che sarà completa con Ubuntu 17.10. Dopo aver lanciato nel mese di Maggio un sondaggio riguardo le GNOME extensions ora l’azienda vuole l’opinione della community circa le app da installare di default su Ubuntu 18.04 LTS.

Ubuntu 18.04 LTS: Canonical lancia un sondaggio.

ubuntu 18.04 lts

Pensate che Chromium debba diventare il browser di default? Volete un IDE o un client IRC installati di default? E se sì, quali? Avete un’opinione sulla suite da ufficio da includere?

Qualunque sia la vostra opinione, questo è il momento giusto per comunicarla a Canonical. Per condividerla dovrete riempire la lista riportata sotto aggiungendo la vostra app preferita per ogni campo.

  • Web Browser:
  • Email Client:
  • Terminal:
  • IDE:
  • File manager:
  • Basic Text Editor:
  • IRC/Messaging Client:
  • PDF Reader:
  • Office Suite:
  • Calendar: 
  • Video Player:
  • Music Player:
  • Photo Viewer:
  • Screen recording:

Per farlo cliccate qui: accederete all’apposito modulo Google creato da Canonical.

Potete anche suggerire più di un’app, l’importante è che lo facciate in ordine di preferenza, ad esempio:

  • Web Browser: Firefox, Chromium, Vivaldi.

Potete anche consigliare software non libero e non open-source indicandolo nella lista con la dicitura “non-free”.

Se non usate una desktop app per un certo servizio potete dire cosa state utilizzando (es. Gmail-web per le e-mail). Se invece non avete alcuna preferenza per una certa categoria lasciate il campo vuoto.

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  • Falegnamino

    Il sondaggio riguardo le app di default mi sembra una perdita di tempo.
    Sta a Caninical ,con giusti criteri,decidere cosa far trovare già preinstallato ad un utente alle prime armi.
    Un qualsiasi altro utente con un minimo di esperienza sa già cosa togliere e cosa mettere in completa autonomia.
    Parere personale,ci mancherebbe.

  • ma cosa ha in testa canonical? vogliono usare gnome e poi mi chiedono che file manager, text editor, terminale, riproduttore audio/video, ecc.. utilizzare?
    io penserei di fare gnome con dolphin come file manager, così hai pure tutto kde installato.
    mi pare scontato che queste applicazioni debbano essere quelle di gnome, punto, usarne altre crea solo distro sporche gia di default (assomigliando più ad un lavoro fatto da uno qualsiasi e non da una grossa azienda

    • Andrea

      Io infatti ho fatto il sondaggio mettendo quasi tutto come defoult…..

      • anche io

        • SickBoy

          Idem con patate. Ho giusto suggerito i miei tre programmi preferiti tra le “Bonus Apps”.

          • io tra le bonus app direi spotify steam e telegram, se non vogliono metterle di default che li mettessero almeno direttamente nei repo per rendere più semplice la vita all’utente finale (su ubuntu per ora nei repo c’è la versione snap di telegram ma ha meno funzioni e poi snap non si integra graficamente col sistema)

          • SickBoy

            Ottimi suggerimenti. Tra l’altro le apps di Spotify e Telegram li uso anche io. Invece le mie scelte sono cadute sui programmi che uso di più in assoluto: QuiteRSS, Gradio e per finire, il mitico Kodi.

          • anche io spotify l’ho installato (su debian) tramite flatpak

  • Aster

    Fatto

  • Mauro Contene

    questi stanno davvero male!!!
    perché non hanno fatto un sondaggio gnome vs unity? questo aveva un senso!

    • theShort

      Unity era un progetto troppo costoso per le risorse che Canonical dispone, quindi un sondaggio Gnome vs Unity non avrebbe avuto senso.

      • Mauro Contene

        ho seguito la storia dell’abbandono di unity, ma questo sondaggio ha ancora meno senso, e direi anche un po’ pericoloso…
        e se vincesse dolphin, gwenview e kwrite?

        • gabriele tesio

          un sondaggio non è vincolante.

          • Mauro Contene

            un certo tipo di sondaggio dev’essere “vincolante”:
            aggettivo
            Che costituisce un obbligo morale o giuridico.
            “una promessa v.”

            certo, ci puoi sempre perdere la faccia.

  • SalvaJu29ro

    Cioè se vince Dolphin come file manager mettono dolphin?

    • gabriele tesio

      Un sondaggio non è vincolante.

  • loki

    Ricordiamo che quello che fa canonical è sbagliato a prescindere, anche se fa scegliere alla comunità è comunque sempre colpa loro. Quindi tutti a votare dolphin nonostante sia palesemente un’idiozia, tanto è comunque colpa di canoncal lol

  • Kim Allamandola

    Con la fine di Unity 7 penso sia finita anche Canonical, non vi sono concorrenti “pronti” appetibili ma penso tanti utenti domestici andran verso Arch e tanti server si divideranno tra Debian, Arch stesso (ci stò provando anche se l’automazione è veramente pesante su una rolling), FreeBSD che magari può ritornare un po’ in auge e qualche altro…

    Oramai abbiam capito che anche un’azienda “buona” è pursempre un’azienda e come tale inaffidabile per cose serie come una distro (no, non stò scherzando).

    • lucapas

      Per utenti domestici cosa intendi? Perché Arch non è proprio facile da installare/usare. Allora meglio Manjaro anche se l’unica volta che ho provato ad installarla, di default non funzionava niente, mah.
      Per i server invece Ubuntu non è morta affatto anzi, quindi non capisco perché passare ad Arch, che poi anche tu mi insegni che mettere una rolling su un server è pura pazzia!

      • Samael

        Un modello rolling sui server non è pazzia.
        OpenVMS è da una vita che usa un modello simil-continuous delivery con aggiornamenti rolling, ed è comunque considerato uno dei sistemi operativi più robusti del pianeta.
        SmartOS, per citare uno UNIX di derivazione Solaris/illumos, idem.

        Il problema non è l’upgrade continuo del sistema, ma l’infrastruttura troppo fragile che lo compone.
        Linux da questo punto di vista è inadatto a questo tipo di modello di release, poiché non avendo separazione tra sistema operativo e strato applicativo, pone l’infrastruttura in condizione di non dover essere mai toccata per evitare di rompere l’ambiente.
        Solaris con le branded zone permetteva persino l’upgrade ad una nuova major release senza rompere la compatibilità, perché le applicazioni potevano girare in una zone contenente una release differente dell’OS e compatibile con l’applicativo.

      • Kim Allamandola

        Utenti smanettoni anche con poca esperienza, quelli che un tempo avrebbero giocato con Gentoo o più tardi LFS… Alla fine l’install di Arch è uguale a quella di ogni altra distro od OS (almeno *nix):
        – partizionamento
        – copia di un OS di base nella root (estrazione di un tarball/cpio ecc)
        – chroot per ritocchi vari e riavvio
        Seguendo la wiki chiunque non sia proprio digiuno di informatica in genere e *nix in particolare può installare Arch, altrimenti IMVHO non ha comunque l’esperienza necessaria a gestire un OS in autonomia.

        Lato server (e nel mio caso anche desktop, enterprise) il motivo è semplice: Ubuntu stà “migrando” da distro “buona” a distro aziendale classica non diversa da RH pertanto è logico aspettarsi da qui a 5 anni analoghi problemi (e di avvisaglie ne abbiamo già viste parecchie) alle varie RH. Perciò per me è tempo di pensare ad altro. Lato desktop ho individuato Arch come sola opzione rimasta, lato server quel che non posso avere su {Free,Open}BSD spero di averlo su Debian o Arch stessa, del resto i problemi delle rolling sono gli stessi che sian desktop o server: l’automazione è un compito MADORNALE per il testing e i cambiamenti improvvisi, per ora sono in esplorazione la strada è ancora molto lunga ma già molti tasselli son andati al loro posto (automazione del deploy bare-metal via archiso, archiso personalizzata semi-autobuildata mese per mese, gestione dei pkg su “repo locale” includendo AUR via pacaur con macchine di build e integrazione nel repo)…

        • user1

          Così tanti problemi che uno dei maggiori clienti di Red Hat è l’esercito USA, seguito da qualche altra piccola azienda che non ha di certo nessun bisogno di applicazioni mission critical: spiderbook . com / redhat-customers . html

          Chissà perché si rivolgono a loro quando c’è un progetto amatoriale come Arch che è molto meglio. 😀

          • Kim Allamandola

            Hai idea di quanta mafia ci sia nelle forze armate? Vuoi qualche esempietto tipo F35 o Zumwalt per citare casi famosi?

            A parte che se vogliamo un quadro completo potremmo anche citare il più grosso cliente di Canonical, tal Alphabet inc (Google) per citare il portabandiera più famoso. RH va forte nel gestionale perché i suoi commerciali parlano la lingua dei commerciali clienti e si metton d’accordo, in aziende con un IT interno competente/forte non è manco in lista (parlo con una certa cognizione di causa).

          • ange98

            @kimallamandola:disqus mi pare di capire che RH non è tra le tue simpatie: potrei sapere se c’è qualche motivo tecnico o se è semplice astio verso l’azienda? Perché se c’è qualche motivo tecnico sarei curioso di saperne le motivazioni? (se non ti è di disturbo ovviamente 🙂 )

          • Kim Allamandola

            C’è sicuramente dell’astio per l’evoluzione che ha contribuito a creare nell’ecosistema GNU/Linux ma il motivo “tecnico” te lo può dare chiunque abbia lavorato qualche tempo con RH: bachi e problemi che ti complicano la vita ad un livello inferiore ma vicino a Windows, packages obsoleti, pkg-manager lenti e fragili, supporto sbandierato per ogni dove ma per la mia (un po’ anziana) esperienza non così interessante ecc

            In sostanza paghi per aver più problemi di Debian/Ubuntu, solo facendo felice il manager di turno perché trova certificazioni ufficiali per ogni cosa. Ancora peggio per le “ricompilate” free che oltre ad avere gli stessi problemi di RHEL&c non han manco un supporto dietro.

          • Samael

            Il problema di RH è più che altro il continuo cercare di essere la SUN di turno senza avere lo stesso talento ingegneristico in casa.
            RHEL 7 è un palese tentativo di imitazione di Solaris 11, tuttavia non è certamente all’altezza dell’OS a cui si ispira.
            RH manca di una strategia precisa. Spesso fa e disfa senza un minimo criterio: RHEL 5 aveva INIT SysV, RHEL 6 aveva Upstart, RHEL 7 ha systemd. Tutto completamente a caso.
            Ed è una situazione insostenibile in ambiente enterprise, dove ci si aspetta che le soluzioni progettate durino nel tempo.
            Senza contare che spesso le soluzioni che portano sono persino acerbe.

            Ma tanto è inutile pure stare a parlarne: non c’è alternativa. Non più.
            Chi ha ancora la possibilità di spendere soldi per architetture proprietarie con UNIX lo fa, sperando che la piattaforma duri abbastanza in termini di supporto.
            Il resto ha già migrato o è in procinto di farlo. D’altronde RHEL è “good enough”, come direbbero gli inglesi, per portare avanti il business. Ed è questo ciò che ha fatto diventare Linux il killer di UNIX.

          • user1

            Stai parlando di sistemi operativi con almeno dieci anni di vita, non mi sembrano cambiamenti così improvvisi, inoltre è l’azienda che contribuisce più di tutte al kernel e all’ecosistema gnu/linux, quindi, cosa dovremmo dire delle altre distribuzioni?
            Spesso quando una cosa è “good enough”, impiegare risorse per qualcos’altro non è logico (come direbbe il buon spock). I B-52 sono in servizio dal 1955 e ci resteranno probabilmente fino al 2044.
            Solaris sarà pure meglio ma se anche Oracle ha fatto il suo clone di Red Hat, significa che quella era la scelta migliore. Tutto in natura tende alla minima energia.

          • Samael

            Il fatto che abbiano dieci anni di supporto non vuol dire che un’azienda compra solo istanze di una versione per dieci anni.
            In dieci anni le necessità cambiano e di conseguenza a quelle macchine ne vengono affiancate di nuove con le versioni più recenti. Ed RHEL esce ogni tre anni.
            Dal punto di vista personale, ti dico che noi in azienda abbiamo VM con RHEL 5, 6 e 7, ed avere tre soluzioni che fanno la stessa cosa in modo diverso è un disastro dal punto di vista del mantenimento, anche per i sysadmin UNIX più navigati. E non parlo solo di systemd ma anche di tanta altra roba che da una versione all’altra cambia.
            Tra l’altro qui non si sta parlando di chi contribuisce di più, ma del modo in cui porta avanti l’evoluzione.

            Per quanto riguarda Oracle ed il “good enough”: è una questione di costi.
            Se tu hai una soluzione affidabile al 100% anche nei più estremi corner case che costa 500 e un’altra che è buona al 75% ed è affidabile nei casi principali che costa 50, quale scegli?
            Questo è il ragionamento che fanno i commerciali, tanto alla peggio si clusterizza massivamente e si riesce a tenere l’uptime in un modo o nell’altro.
            Per questo UNIX è in continuo declino, perché sono sempre meno quelli che non badano a spese e comprano soluzioni proprietarie da uptime assurdi, e spesso quelli che lo hanno ancora se lo tengono stretto perché ci fanno girare troppa roba critica per lasciarlo.

  • Maudit

    Strano tutto questo tergiversare.

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