Il team di Ubuntu Desktop necessita dei vostri feedback.

L’utente al centro di tutto‘ è una regola che ogni sviluppatore dovrebbe seguire. Il team di Ubuntu è all’opera per la transizione Unity-Gnome che sarà completa con Ubuntu 17.10. Indecisi su alcune scelte gli sviluppatori hanno deciso di lanciare un sondaggio che consta di 8 domande e riguarda alcune GNOME extensions. Quello che dovete fare è dare una valutazione da 1 a 5 stelle circa l’uso che farete delle varie estensioni.

Gli argomenti del sondaggio

ubuntu 17.10 feedback

L’esito del sondaggio aiuterà il team di Ubuntu a creare un OS a misura d’utente, seguendo le vostre preferenze.

Il sondaggio riguarda le seguenti estensioni:

 L’ultima domanda vi chiederà la vostra preferenza riguardo la posizione dei comandi di controllo per una finestra.

Tutte le estensioni della lista sono utilizzabili con GNOME su Ubuntu 16.04 LTS+ pertanto, se non le conosceste, potete provarle al volo prima di compilare il sondaggio. Se non avete GNOME Shell potete installarlo rapidamente dall’Ubuntu Software center.

Per compilare il sondaggio e fornire i necessari feedback agli sviluppatori dovete semplicemente cliccare sul bottone qui sotto.

Sondaggio Ubuntu

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Qui potrete trovare le varie notizie da noi riportate sul blog. È possibile, inoltre, commentare, condividere e creare spunti di discussione inerenti l’argomento.

  • Maudit

    Meglio lasciare Gnome nella sua esperienza d’uso più pura ed originale.

    • gabriele tesio

      ma anche no, secondo me avere una esperienza di base almeno un po unica è necessaria per distinguersi nel mercato, di distro che propongono gnome vanilla c’è ne sono una quantità indescrivibile, a maggior ragione Canonical dovrebbe sviluppare anche delle estensioni proprie di cui può garantire il corretto funzionamento su ogni versione di gnome usata da ubuntu per non dover poi togliere una estensione perchè lo sviluppatore non ha fatto in tempo ad aggiornarla o ha perso interesse nel farlo.

      • alex

        sarebbe bello lo personalizzassero con qualche estensione ma non ci conterei troppo…

        • Simone

          La survey serve un po’ anche a quello, vediamo come si evolverà

          • alex

            mi riferivo ad eventuali estensioni sviluppate da Canonical.
            nel sondaggio sembrano solo aver buttato le prime estensioni prese al volo dalla lista delle “più popolari” tanto per… 😀
            tutte cose che si abilitano e disabilitano in un secondo. Poteva aver senso chiedere delle cose più specifiche tipo: volete una barra per le applicazionei di default? se si, preferite “Dash to dock” oppure “X”? Volete “applications menu”? e cose così. Invece mi sembra che hanno solo butato una serie di estensioni slegate una dall’altra…

          • secondo me canonical dovrebbe prendere la sua dock di unity, riscriverla e ridisegnarla per essere omogenea con gnome shell e implementarla in un futuro ubutnu.. la dock era una delle migliori cose di unity.
            poi dovrebbero prendere l’estensione “application menu” e senza stravolgerla graficamente, aggiungere la funzione di ricerca, così che apri il menu, inizi a digitare e automaticamente inizia a cercare le applicazioni i file o quello che ti pare, oppure se scrivi un’espressione, automaticamente fa il calcolo, insomma dovrebbero mettere all’interno di “application menu” tutto quello che di default fa la casella di ricerca del menu attività di gnome, a quel punto diventerebbe ottima, perchè è molto veloce ad aprirsi, molto semplice a livello concettuale, e rispetto ad altri menu delle applicazioni presenti sul sito gnome extension è molto più veloce ad aprirsi e con un aspetto grafico più semplice

          • Falegnamino

            L’idea mi piace 🙂

          • alex

            si, anche secondo me sarebbe ottimo se aggiungessero anche solo un pizzico di unity a gnome shell. Bastano anche poche cose, ma senza tanto vale che tengano gnome così com’è.
            Se aggiungi le funzionalità della dash all’application menu ho paura che poi non sarà più così semplice ed immediato com’è ora, ma sicuramente ci potrebbero provare e no credo che sia un enorme lavoro visto che sono funzioni che comunque già la dash svolge. Poi va bè, io è da un bel pezzo che non la uso più, utilizzo direttamente “AppKeys” per lanciare le applicazioni preferite e per il resto la ricerca dalla dash quelle poche volte che mi serve. Piuttosto utilizzo il menu per avere subito le varie directory che non è nemmeno nella lista proposta… ma immagino che ognuno qui avrà poi le sue preferenze

          • Se aggiungi le funzionalità della dash all’application menu ho paura che poi non sarà più così semplice ed immediato com’è ora

            questo è vero, ma almeno una casella di ricerca per ricercare solo le applicazioni (senza tutte le altre funzionalità della shell) sarebbe gradita e di certo non l’appesantisce, visto che anche whisker menu di xfce lo fa ed è comunque velocissimo

          • michele

            la riceca delle applicazioni c’è già. Con il tasto super (o windows), lo ‘pigi’ e inzi a digitare.

          • si ma non è all’interno dell’estensione “application menu” (ovvero il menu della sessione gnome classic o gnome fallback).
            quello che dicevo io era di integrare la ricerca all’interno di questo menu, perchè altrimenti è inutile, nel 2017 non userei mai un menu delle applicazioni che non permette di fare la ricerca

          • alex

            Insomma non ti piace la dash 😀
            io l’ho subito trovata ottima perchè con un unico tatso (o con l’hot corner, ma in certi pc risulta troppo sensibile per i miei gusti) hai tutto: applicazioni, ricerca (sia app che documenti), comandi vari, tutti gli spazi di lavoro… il tutto solo quando serve, quindi non hai cose inutili nello spazio di lavoro, finestre che coprono qualcosa ecc… Ma chiaramente qui si passa a discutere sui gusti personali e ognuno ha i suoi, quindi ci sta che tu la ricerca la preferiresti nell’applications menu.

          • no no mi hai frainteso, io uso gnome shell vanilla senza estensioni, la dash mi piace perchè mi consente di vedere le attività (ottima cosa) e l’hotcorner è una funzionalità fantastica che quando vado in windows o altri DE mi manca sempre tantissimo (e colpisco sempre l’angolo in alto per attivare le attività per abitudine.
            lo dicevo più che altro per chi volesse un menu più tradizionale, io trovo che gli altri presenti siano troppo contorti, per chi vuole qualcosa di semplice l’application menu di gnome classic va benissimo, ma dovrebbero aggiungere la funzione per ricercare le applicazioni come avviene per whisker menu, tutto qui.

          • alex

            si ho capito 🙂
            Comunque alla fine io non andrei a rincorrere le varie abitudini degli utenti, che tanto sono diverse tra loro e non è più finita perchè ognuno vorrà qualcosa di diverso. Per me o riproducono un esperienza simile a unity come già si diceva, oppure tanto vale che lascino gnome vanilla aggiungendo magari tra i pacchetti le estensioni principali ma lasciano che siano poi gli utenti eventualmente ad abilitarsele. Il resto mi sembra solo una via di mezzo poco utile e va a finire solo che i nuovi utenti non provano nemmeno a capire ed utilizzare l’impostazione di gnome. Alla fine basta che leggi i tanti post in giro è vedi che sono in molti ad essere passati dallo schifare gnome a poi apprezzarlo dopo averlo utilizzato per un po’ ed essersi convinti a cambiare un pochino le loro abitudini (mi sembra che anche tu sia tra questi se non sbaglio… ), e se anche dopo un po’ continua a non piacere non credo che la situazioni cambi più di tanto con solo qualche estensione.

          • si esatto anche io avevo disprezzato a lungo gnome, poi tempo fa avevo riniziato ad usarlo e mi piaceva nonostante fosse poco fluida l’apertura del menu applicazioni e delle attività, poi pian piano la fluidità è aumentata, ma nel frattempo mi ero innamorato di unity per via della dock del global menu e della HUD, poi quando canonical ha annunciato la morte di unity 8, ho deciso di cambiare distro e andare su debian testing con gnome shell, e ho trovato che gnome shell su debian testing è più fluido rispetto a fedora 25 e opensuse tumbleweed, lo uso praticamente vanilla, uso solo 2-3 estensioni che sono gia preinstallate in debian (basta solo abilitarle da gnome tweak tool), e ormai gnome mi piace molto, anche se effettivamente certe scelte di minimalismo sono assurde, ma vabbè

          • Simone

            ma sai che dubito che loro svilupperanno mai delle estensioni? ormai c’è di tutto e di più, in pratica si limitano ad includere di default e magari a supportare lo sviluppo di qualcuna in particolare.

          • alex

            dubito che daranno particolare supporto, se volevano investire lo avrebbero già fatto.
            Boh, più rivedo l’articolo e più lo vedo inutile… serve solo a far chiaccherare i propri utenti. Sono solo le solite estensioni, ormai direttamente disponibili da gnome software. Che c’è da discutere? se inserirne due oppure tre direttamente nella iso?…

          • Simone

            Avranno ritenuto sensato farlo, che vuoi che ti dica

      • esatto non ha senso che canonical usi estensioni fatte da terzi.. perchè
        magari per ubuntu 17.10 queste estensioni sono pronte e funzionanti, ma
        nel frattempo gli sviluppatori abbandonano il progetto, e poi canonical
        cosa fa?? cambia nuovamente tutto in ubuntu 18.04? fa un fork
        dell’estensione e ne continua lo sviluppo?
        dovrebbe essere canonical a
        fornire le sue estensioni per ubuntu, in questo modo ha il controllo
        pieno, sa che un’estensione non morirà da un giorno all’altro perchè lo
        sviluppatore ha perso la voglia, non ha più tempo (o semplicemente è
        morto xD) i suoi utenti non rischiano di doversi riambientare ad ogni
        nuova versione di ubuntu, e canonical non rischia di dover forkare
        progetti altrui.
        usare estensioni di terze parti, va bene per
        l’ennesima distro inutile fatta da pinco pallino nel tempo libero, solo
        per sentirsi figo di avere una sua distro, ma se sei canonical e vuoi
        dare all’utente un’esperienza unica di gnome shell, lo personalizzi con
        estensioni fatte da te di cui hai il pieno controllo.

        io evito di usare estensioni (tranne quelle che gia debian preinstalla di default (anche se sono disattivate)) proprio perchè non voglio affidarmi ad altre estensioni che magari con un aggiornamento smettono di funzionare (o devo modificarle io a mano per ingannare il controllo di versione), e alla fine una volta che ti ci sei abituato, ti rendi conto che gnome è bello così come è, anche se certe mancanze sono ridicole per esempio:
        assenza tasto sospendi
        assenza refresh reti wireless
        altre che avevo notato ma che ora non mi vengono in mente

        • michele

          Debian ne ha diverse nei suoi repository. Quelle ci sono e per tutta la durata della distro rimangono invariate.
          Certo da Canonical mi aspetterei che sponsorizzi le estensioni che inserisce nel suo ambiente, oppure le ‘clona’ e se le gestisce internamente.

          • alex

            ma su debian alcune estensioni sono già attivate di default? o semplicemente alcune di queste vengono testate ed inserite nei repository perchè affidabili?

        • floriano

          tutto questa bellezza non la vedo, mi sembra più castrato di un sistema operativo per cellulari…

          • hotrats

            Amen… 😉

          • iniziando ad usarlo seriamente (e non solo come test) l’opinione su gnome shell cambia, è molto piacevole e permette di fare tutto molto velocemente e senza “distrazioni”.
            certo ha i suoi “limiti”, delle volte è troppo minimale e servono delle estensioni, però nel complesso lo reputo un ottimo DE per la produttività

    • Marco Missere

      No, non è affatto usabile senza estensioni.

  • Qfwfq

    Ma non c’è l’opzione “Fatelo come Cinnamon”?

    • Simone

      Instabile? XD

  • secondo me gnome è meglio usarlo vanilla (o quasi) ma per ubuntu è diverso.
    ubuntu è sempre stata una distribuzione user friendly che deve far sentire l’utente a proprio agio, di conseguenza devi fornire un sistema gia pronto per essere usato da chiunque.

    PS: spero vivamente che non mettano l’estnsione “no top left hotcorner”, penso sia l’estensione più inutile e insensata mai fatta per gnome shell.
    se togli l’hot corner, togli un punto cruciale dell’esperienza gnome.
    questa estensione ha senso solo affiancato ad un diverso menu delle applicazioni, peccato che il menu delle applicazioni (alternativo) predefinito, è inusabile visto che non ha la funzione per ricercare le applicazioni per nome

  • Aster

    Mettete almeno un pulsante riavvio sul menu gnome 3

    • toni

      c’è già di suo

      • Aster

        no,solo con estensioni,almeno sul nuovo 3.24

      • Aster

        colpa mia volevo dire sospendi:)

        • alex

          non so se si possa aggiungere in qualche modo. Usandolo su di un notebook non me ne rendo nemmeno conto perchè la sospensione l’ho associata alla chiusura del coperchio. E comunque spesso la sospensione mi ha dato in generale qualche problema, quini tendo a spegnere di solito. E preferisco anche spegnere ed accendere io invece di fare riavvia, per evitare di dimenticarmi la scelta di OS al boot… ma sono un caso patologico io 🙂

          • Aster

            Allora si può aggiungere con una estensione facilmente, io uso il coperchio di solito ma durante le lezioni quando e collegato al proiettore o la TV e comodo usando il mouse wireless sospendere a distanza;)

          • floriano

            al grub ho impostato come scelta di default l’ultima selezione scelta proprio per evitare questi problemi…

          • alex

            si ci vuole poco, ma sono pigro 😀
            o più che altro ho spesso tra le mani pc diversi ed ognuno è settato a suo modo, per cui ho preso quest’abitudine 🙂

          • floriano

            dovrebbe essere impostata di default in ogni distro…

          • alex

            no non lo è. Comunque sono poche righe su grub volendo, ma di solito ci smanetto solo per sistemare le partizioni se serve

          • floriano

            intendevo dire che sarebbe una bella cosa se questa opzione la implementassero tutti…

        • gnome

          Il tasto power-off (il terzo cerchio) diventa sospendi se premi il tasto Alt nel mentre.

          • Aster

            Leggi sotto;) mi serve a distanza

          • grazie non lo sapevo xD
            ma io mi chiedo, certe cavolate come gli vengono in mente al team di gnome? secondo loro è così intuitivo che premendo alt esce fuori “sospendi”?
            assurdo, l’altro giorno lo dovevo sospendere e ho perso tempo per cercare quel cavolo di pulsante, alla fine ho lasciato perdere e ho spento

  • gedeone

    ottima idea, Ubuntu deve rimanere semplice e pratico e con la sua identità

  • floriano

    non credo ci sia molto da chiedere, dovrebbero concentrarsi nell’adattare gnome e farlo diventare come unity.

    Di sicuro non è un mio problema visto che di gnome shell non so che farmene…..

  • jboss

    canonical ne è sicura di voler il mio feedback

  • Leno

    Gnome-software funzionante e con le estensioni integrate, come avviane in altre distro e una bella schermata tutorial al primo avvio per i non gnomisti.

  • GusGus

    script facili per cambiare l’aspetto e i temi del desktop (magari reintroducendo le trasparenze, sfocature, blur, ecc.)

  • Marco Costa

    in pratica estensioni che lo faranno assomigliare a zorin os

  • Kim Allamandola

    Forse sono un po’ OT ma… Ubuntu, pardon Canonical, vuole andare in borsa ovvero con buone probabilità di avere una governance non più di un “dittatore benevolo e intelligente” ma di un pool di soggetti che è facile immaginare saranno:
    – grandi utenti tipo Google&c interessati solo agli aspetti più che altro cloud, o comunque server
    – grandi fondi interessati più che altro a quel che posson guadagnare
    – grandi player “desktop” interessati a tener buono uno scomodo concorrente
    Non so voi ma personalmente il prossimo desktop di Ubuntu lo vedo un po’ come il Gnome degli ultimi Solaris, un’appendice di scarso interesse aggiunta giusto per accontentare la massa di utenti un pelino irritati che protesta con toni magari in crescendo… Non qualcosa in cui si voglia investire realmente tempo e denaro, solo un modo per presentare una “schermata home” che ricordi un marchio commerciale.

    • marcovaldo

      Speriamo che Oracle si tenga alla larga da Canonical. Altrimenti siamo fritti.

    • Samael

      Appendice? Ma se stando ad Alan Coopersmith GNOME su Solaris era uno dei focus principali dell’azienda…
      Non vedi come è migliorata la user experience dai tempi di Indiana ad oggi?
      Si vede che Oracle si è impegnata. Eccome…

      • Kim Allamandola

        Ai tempi quando decisi di far di Solaris 9 6/6 il mio desktop tanto benmesso Gnome non era, c’era, come Xorg, ma il “focus” mi pareva più sul dare un desktop perché “tutti” ce l’hanno e quindi dobbiamo avercelo anche noi ma la nostra area di interesse è altrove… Anche con SXDE e poi CE non è cambiato molto, è stato Indiana a cambiare completamente. Oggi? Non so dirti perché Oracle Solaris per me è un progetto morto non ho desktop ne macchine di prova ma francamente non credo Oracle abbia risorse (di sviluppatori) per poter fare qualcosa di positivo su Solaris…

        • Samael

          Non è solo per te. Ormai Solaris è morto completamente, anche se ci sono ancora i creduloni che pensano alla storia della continuous delivery. Oracle ha giusto allungato il ciclo di vita per onorare quelli che saranno gli ultimi contratti, ma ormai non c’è futuro.

          Sul non avere le risorse, il problema è che Oracle non le ha volute avere.
          Avevano i soldi e la solidità finanziaria tale da rendere i prodotti Sun il top con investimenti seri. Ma hanno scelto la via del guadagno a breve termine e hanno ammazzato tutto.
          È chiaro che chi può scappa via.
          Oracle voleva giusto spremere i grossi clienti che spendevano per Solaris, ma non aveva nessun interesse in esso.
          D’altronde parliamo di una azienda che fotocopia RHEL per spendere meno e guadagnare sul vendor lock-in.

          La cosa più triste è che non c’è nemmeno alternativa. Sun era l’unica ad aver portato il suo UNIX su x86. Gli altri, HP e IBM, stanno affondando con i loro stessi OS, sempre meno richiesti.
          Anche se passare ad AIX dopo aver usato Solaris è un po’ come usare FreeBSD senza ZFS.

          • Kim Allamandola

            Sulle risorse non saprei, credo che molti ex-SUN abbian semplicemente deciso di andarsene visto l’ambiente di lavoro di Oracle e per questo Oracle abbia perso praticamente tutte le teste SUN, per loro poter vantare uno stack completo dall’hw all’OS al DB penso sarebbe veramente stato interessante nel medio e lungo periodo; d’altro canto quali clienti che conoscono Oracle si metterebbero così tanto nelle sue mani?

            Sul panorama attuale per me è solo un gran sconforto ed incazzatura associata: non ho mai avuto granché d’esperienza con IBM ma sembra la sola con Power ad investire ancora, HP/HPE o quel che cavolo han scelto di nome nello spezzatino non mi pare sappia dove vuol andare, volendo vendon ancora OpenVMS e True64, HP_UX sembra supportato allo stesso modo più che esser il portabandiera… Lato open FreeBSD ha avuto un momento d’oro di popolarità coi primi Linux 2.6 ma oggi sembra un mortorio, OpenBSD resta ancora viva e interessante ma ha i suoi limiti, GNU/Linux… ‘Sto studiando in questi giorni come automatizzare Arch (pare che archiso sia gestibile per sostituire LinuxCOE e con un po’ di fatica extra anche FAI) che mi pare l’unica distro possibile dopo Ubuntu. Lasciando perdere sulle “caratteristiche” di Linux mi stò domandando dove cavolo è una distro “professionale” e in ultima analisi mi stò domandando per il futuro che usare…

          • Samael

            Sulle CPU Power sono di parte. Le amo più di qualunque altra architettura. IMHO erano e sono spanne sopra persino a SPARC. E con OpenPOWER si sta delineando una possibile alternativa a lungo termine ad x86.
            Quando ai tempi di OSol cercarono di portare la OS/NET su macchine PowerPC feci i salti di gioia. L’OS migliore in circolazione stava per arrivare sulle architetture migliori in circolazione.
            Il problema è IBM, che è un dinosauro che cerca di stare a galla per non morire.
            Io ormai mi sto orientando sempre di più verso macOS. Rispetto a 10 anni fa, ai tempi di Snow Leopard, è spazzatura, ma è comunque più comodo della distro linux media.
            Non ho più voglia di smanettare con le configurazioni, non sul mio desktop. Lo faccio lato server ed è il mio lavoro, ma sul desktop voglio qualcosa di pronto e senza menate come driver che si spaccano ad ogni aggiornamento del kernel perché mancano ABI stabili.
            Apple ha DTrace ed ha persino creato un suo file system CoW, con snapshot e cifratura. Non è ZFS, ma è sempre meglio di niente.

          • michele

            Debian stable / Ubuntu LTS / Slackware (quelle che conosco un po), possono essere alternative stabili e valide a medio lungo termine al posto di MacOS?

          • Samael

            E rimanere con software vecchio di anni, in quanto aggiornarlo vorrebbe dire rompere le dipendenze del sistema?

          • Qfwfq

            Potrebbe la situazione migliorare con gli snap?

          • Samael

            Ho risposto direttamente sopra così evitiamo i doppi post.

          • michele

            macOS ogni quanto si aggiorna?
            Lato applicazioni (come dice qua sotto Qfwfq) c’è snap e/o flatpak.

          • Maddo

            Ogni anno, e il numero di applicazioni che sfruttano snap/flatpak/appimage/co. è tristemente ridotto, a quel punto fai prima a scaricarti i binari dal sito ufficiale/compilarti il sorgente(ammesso e non concesso che non rompi dipendenze varie, cosa tutt’altro che impossibile in distro con cicli di rilascio lunghi). Come esperienza utente chiunque abbia solo vagamente usato un mac sa quanto è banale e semplice a primo impatto, e ti offre le stesse libertà di un sistema UNIX(ed è infatti il sistema preferito di moltissimi sviluppatori).

          • Samael

            MacOS si aggiorna una volta all’anno, tuttavia il suo aggiornamento è indipendente dalle applicazioni.
            Puoi anche rimanere con una vecchia versione dell’os e tenere up-to-date le applicazioni. Su Linux no. O aggiorni tutto o niente.

            Tra l’altro, quanti formati abbiamo per il packaging? snappy, flatpak, appimage. Siamo già a quota tre, e non sono nemmeno diventati mainstream.
            Neanche stavolta abbiamo un formato unico, a causa della sindrome del NIH. E via con il secondo capitolo di deb vs rpm, con la differenza che adesso ad appesantire la situazione ci sono anche AppArmor e SELinux per il sandboxing, rendendo di fatto non così cross-platform questi formati, perché né Ubuntu e né Red Hat cambieranno il loro framework per usare quello della concorrenza.

            Tra l’altro né Debian e né nessuna distro risolvono il problema delle ABI stabili.
            Il wifi su Linux è ancora un problema. Specie lato broadcom.
            Idem la situazione lato GPU.
            Driver che si rompono ad ogni upgrade del kernel, anche minimo. E via di porcherie come DKMS per cercare di evitare di ricompilare a mano.
            Nel 2017 non puoi pensare di proporre ancora questo modello di sviluppo. Non sul desktop.

            È finita, ragazzi. Linux sul desktop non ha senso perché chi lo sviluppa non è in grado di capire ciò che gli utenti vogliono davvero.

          • JackPulde

            Piccola parentesi…

            “Il wifi su Linux è ancora un problema. Specie lato broadcom.
            Idem la situazione lato GPU.
            Driver che si rompono ad ogni upgrade del kernel, anche minimo. E via di porcherie come DKMS per cercare di evitare di ricompilare a mano.”

            Questi problemi non li hai su MacOS perchè loro (Apple) vendono quelle 2-3 macchine con installato il suo sistema operativo e testato ed ottimizzato per quell’hardware. Non penso che tutti gli Hackintosh siano rosa e fiori.
            Anche Linux se, per assurdo, vendesse solamente 2 macchine in cui può girare, avrebbe un supporto hardware che è una bellezza (si ma solo per quelle poche macchine).

            Per il resto si, al momento macOS per gli utenti desktop sembrerebbe la scelta migliore… Il “mondo di GNU/Linux” ha subito una grossa mazzata con l’abbandono di Canonical sul fronte desktop (chissà se ci sarà mai un ritorno dopo un paio di anni positivi sul lato server e IoT).

          • Samael

            No, quei problemi non li hai perché loro hanno ABI stabili.
            Vogliamo andare fuori OSX? Bene, nemmeno su FreeBSD e Solaris il problema non sussiste.
            Eppure loro non sono legati all’hardware (Solaris solo su SPARC).

            Il problema dei driver da ricompilare ad ogni aggiornamento deriva dal fatto che Linus Torvalds non ha mai voluto ABI stabili nel kernel, perché a sua detta gli avrebbe impedito di avere carta bianca su come modificare il kernel.
            In sostanza, lui vuole fare e disfare senza doversi preoccupare dei driver che gli utenti usano.
            Ecco perché spinge per integrarli in mainline, perché così ad ogni modifica li può riadattare a suo piacimento.

            In ambiente Hackintosh il problema è diverso, lì mancano i driver. Ma quello non è nemmeno un problema. Quell’attività è illegale, quindi non va nemmeno considerata come un problema.

          • Franco

            Scusa non è per far polemica, ma se guardiamo gli aspetti che hai sottolineato, la storia non è finita, non è mai cominciata, questi problemi esistono da un bel pezzo. Wifi e gpu sono sempre stati un problema, ma si suppone che chi vuole usare linux su desktop si compri “hardware linux”, un po’ come per la mela, se vuoi usare l’os mela ti compri hardware mela. Linux sul desktop ha senso, perché é un’alternativa gratuita, “libera” e che funziona, che poi potrebbe funzionare molto meglio di così è un altro discorso, ma ha senso così come aveva senso ubuntu telefono casa.

          • alex

            si ma per apple hai un bel logo con la mela ad indicare se un dispositivo è compatibile, mentre per linux no. Ti devi documentare per bene sul web (e almeno questo aiuta) con il risultato che spesso la risposta non è un semplice si o no, ma ti trovi con dispositivi che parzialmente funzionano o vanno in certe condizioni o con i quali devi smanettare un po’…
            Questo per un utente meno esperto è un problema.

          • Franco

            Questo è vero, ma è anche vero che quel logo ha un costo in termini di portafoglio e in termini dipendenza dalla mela. Non tutti possono, o sono disposti a sborsare cifre a tre zeri per un pc, e non tutti sono disposti a prendere accessori su misura legati esclusivamente ad un marchio. Ho ancora i brividi dall’ultima volta che ho visto la mia SD sporgere fuori da quello scatolotto tutto bianco.

          • alex

            attento solo che anche il tempo che poi ci perdi sopra ha un costo, e alla lunga ben maggiore della spesa iniziale. Sia prima per valutare se l’hw è compatibile che spesso poi per gestirlo e sistemre i vari possibili problemi dopo i vari aggiornamenti.
            Per il resto non sono contrario a quello che dici, basta solo essere consapevoli di tutti i costi e non guardare solo il costo del dispositivo in se.

            Che poi se quello che ti serve è essenzialmente matlab meglio spendere di più sull’hw e risparmiare sul sistema in effetti 🙂

          • gabriele tesio

            beh, per evitare noie si può anche comprare hardware che viene preinstallato con linux, tipo alcuni pc dell, quelli system76 e altri, che garantiscono il funzionamento e hanno supporto anche per successivi aggiornamenti, certo non ti rende al 100% sicuro da qualsiasi imprevisto, ma è già una buona garanzia.

          • Samael

            Dove sta l’hardware Linux? Non esiste.
            Apple ti vende un suo computer con il suo software e si assicura che tutto funzioni.
            Con Linux? Compri un PC con schede integrate intel, senza GPU discrete, e con qualche chip wifi vecchierrimo per sperare che tutto funzioni?
            E nonostante funziona la gestione dell’ACPI è talmente pessima che la batteria nei laptop dura meno di quanto dovrebbe.

            Questa è la situazione, ragazzi. Guardiamo in faccia la realtà.

            Il desktop “libero” NON ha senso se poi all’atto pratico non funziona.
            Se fosse semplicemente una questione di filosofia, perché allora non usare GNU/Hurd? Probabilmente non farà nemmeno il boot, però cavolo: è il più libero di tutti!

          • Franco

            Sono consapevole dei problemi ed è proprio per questo che ho usato le virgolette, detto ciò io con linux mi trovo bene, risponde a tutte le mie attuali esigenze, fondamentalmente una volta che ho R, matlab e poco altro, io sono a posto. Linux è una alternativa che per me funziona, di altre purtroppo non ne conosco, nel mondo delle finestre non ci voglio più tornare e legarmi al marchio della mela mi seccherebbe non poco, visti i prezzi e in generale le scelte che adottano.

          • Maudit

            Comprati un chromebook. E’ linux, gira sul cloud, non ti serve un desktop (l’hai detto tu).

          • Samael

            I chromebook sono belle macchine, con un potenziale enorme, se solo Google si impegnasse veramente nel settore enterprise.
            Potrebbero diventare le workstation di riferimento, con un OS completamente cloud con utenze in dominio sempre in sync. Rispetto al roaming con AD che avviene su Windows sarebbe un passo avanti enorme.
            Se poi le integrassi con ADFS otterresti il top del top.

            Detto questo, sfortunamente il desktop mi serve. Se non mi servisse rimarrei con lo smartphone.

          • Maudit

            ma non era morto il desktop?

          • Samael

            Certo che lo è, visto che l’indirizzo dell’industria è sul cloud e sul SaaS. Ma c’è ancora roba legacy che gira sulle macchine.

          • Maudit

            ce n’è un bel po’ di roba legacy, mi sa.

          • Samael

            Certo che c’è. Difatti non ho mai detto il contrario. Non troverai mai post in cui ho detto che il software locale non esiste più. Io ho sempre parlato di come l’industria si sta muovendo. La trollata ti è andata male.

          • Maudit

            Trollata? Perché?
            Non eri tu a sostenere che è sufficiente un browser (potrei sbagliare)?

          • Samael

            Ho sempre sostenuto che già oggi in molti casi il browser è più che sufficiente, facendo l’esempio della mia situazione in cui tutto gira sul web con l’autenticazione tramite CyberArk e con le uniche applicazioni locali che servono per la posta, PuTTY ed RDP.

            Ma non ho mai sostenuto che *oggi* tutti possono usare il browser anziché le applicazioni tradizionali.

          • Maudit

            … quindi il desktop non è morto. 🙂
            E non morirà, perché il cloud non è solo rose e fiori, ma anche tante spine.

          • Samael

            Lo è dal punto di vista degli investimenti del focus.
            Ad oggi nessuno investe più in questo settore.
            Tutto quello che oggi c’è è legacy, che naturalmente ha un ciclo di vita e continuerà ad essere presente in attesa di venire sostituito da soluzioni SaaS.

            Nessuno ha mai sostenuto il contrario. Stai facendo tutto da solo. Te lo ripeto: la trollata ti è andata male.

          • Maudit

            Pane al pane… quali sono questi programmi che spariranno – o sono scomparsi – dal desktop e girano completamente nel cloud tramite un browser?

          • Samael

            CyberArk è uno di questi, ed è lo standard nell’autenticazione enterprise.
            Office ormai è SaaS con Office 365, ma con la possibilità di usare le vecchie applicazioni locali per retrocompatibilità.
            Adobe con CC si sta spostando verso l’architettura SaaS da un pezzo, con accordi con Amazon e Red Hat.
            La gestione interna e documentale dei progetti enterprise si sta spostando verso soluzioni come JIRA, SharePoint+Project, Atlassian ecc..
            Soluzioni DevOps come Jenkins stanno prendendo il posto di software di accesso remoto, non solo per il mass-deployment ma anche per la normale amministrazione.

            Questi sono giusto due-tre casi d’uso, ma la lista è molto più vasta.

          • gabriele tesio

            Beh, secondo me dire che l’hardware linux non esiste non è completamente vero, ci sono aziende, come la system76, che fanno in modo che i loro pc funzionino al meglio con linux, e sono prodotti di buona qualità, poi certo alla fine dei conti sono pur sempre aziendine che non hanno particolare importanza sul mercato, ma è comunque qualcosa.

          • Samael

            Nessuno di quelli è hardware ottimizzato per Linux però. Sono semplici computer con pezzi scelti per essere compatibili il più possibile.
            Parlare di hardware linux non è corretto. Semmai parliamo di produttori “neutrali”.

          • carlo coppa

            Certo che non esiste hardware linux esiste però hardware pienamente compatibile, alla fine è questo quello che conta, hardware linux compatibile.

          • Samael

            Certo, ma o usi configurazioni 100% driver open, che quindi hanno tutto in mainline, o ritorni ai problemi di prima, con driver che si rompono ad ogni aggiornamento del kernel e che devono essere gestiti o dal packager di turno oppure dal DKMS, o se li hai installati tu a mano da te. Il tutto SPERANDO che non ci sia stata una rottura di API che ne condizioni la compilazione.

            E la situazione, lo ripeto ancora una volta: è più diffusa di quanto si pensi.
            Sui forum VMware c’erano (e forse ci sono ancora) patch per ogni versione del kernel, perché spesso le API cambiavano talmente tanto da dover patchare il driver per poterlo compilare con gli header Linux.

            Inoltre l’hardware compatibile con Linux non ti assicura una configurazione priva di problemi. Ti assicura solo che i driver, open o closed, ci sono.
            Il resto son fatti tuoi, allo stesso modo di un normale laptop del supermercato nella quale ci installi la tua distro preferita.

          • michele

            Io sono un uomo fortunato. Mai avuto problemi con linux. E l’acquisto dei computer (negli ultim 11/12 anni solo portatili) era dettato da costo/prestazioni.
            Da quando ho abbandonato windows preferisco non avere a che fare con il mondo close source. I mac sono delle belle macchine, ma paghi l’hardware un 20/30% in più del suo valore. Non fa per me, ritengo che per l’uso di sviluppo e/o casalingo una buona macchina con linux va più che bene.
            In oltre sono molto fortunato, perché non sofro del patema dell’ultima versione del software.

          • alex

            la necessità dell’ultima versione del sw non è per forza una mania, ci sono casi in cui è importante. Quindi sì, sei molto fortunato, ma per il fatto che l’aggiornamneto non ti serve 🙂

            E per apple io non sono più attratto dai loro prodotti da un pezzo, ma non è solo per moda che hanno successo. Pagare un 20/30% in più di per se non vuol dire nulla, bisogna vedere se l’esborso maggiore porta nel tempo ad un guadagno maggiore. Anche solo per il minor tempo perso dietro al sistema ad esempio.

          • Samael

            Io invece lo soffro, perché voglio avere la libertà di scegliere IO che versione del software usare.
            Ci sono volte in cui una nuova versione introduce caratteristiche importanti, o fixa un bug che si aspettava da tempo.
            Nel sistema attuale non puoi fare nulla, perché o aspetti che la nuova versione della distro esca, oppure ti ricompili tutto quanto a mano cambiando path di destinazione e giocando con LD_LIBRARY_PATH in runtime.

            E parlando di Slackware: vai a leggere il post di AlienBOB riguardo Handbrake su Slackware-current di qualche anno fa.
            Quello è un classico esempio di come oggi il sistema di packaging sia malato.

          • carlo coppa

            Io ho una Nvidia sul desktop e una grafica Amd sul portatile e non si è mai rotto niente, mai avuto problemi con i driver proprietari su versioni Lts, su versioni rolling occorrerebbe chiedere a Nvidia di aggiornare il loro driver non appena viene rilasciato il kernel, ma la vedo dura, in caso di rolling release infatti si sconsigliano i driver proprietari. Dopodiché Amd sembra che finalmente stia facendo un buon lavoro, sul mio portatile sono evidenti i continui miglioramenti, come del resto anche con intel.Le cose mi sembrano molto migliorate negli ultimi anni, non è molto difficile trovare notebook economici o di prima classe con piena compatibilità Linux out the box.

          • Maudit

            Snappy e consanguinei non sono stati fatti per avere un unico formato di packaging, ma per consentire la distribuzione standalone di programmi.
            Sono pure una brutta soluzione rispetto alla domanda cui cercano di dare risposta, ma all’utente finale, quello bovino (come me), questo non interessa.

            La possibilità di avere programmi aggiornati, a prescindere dalla distribuzione e dal sistema dei pacchetti, arriverà tramite… systemd. Tempo al tempo.

            Riguardo al resto, a me (negli ultimi anni) non si è mai “rotto” un driver all’aggiornamento del kernel, ed anche se accadesse non sarebbe certo un problema. Perciò per me ha totalmente senso linux sul desktop. Lo uso tutti i giorni.

          • Samael

            Snappy e consanguinei non sono stati fatti per avere un unico formato di packaging, ma per consentire la distribuzione standalone di programmi.

            Che è un po’ una supercazzola, visto che il rendere standalone i programmi è DI FATTO un modo per avere un formato cross-distro.

            Per quanto riguarda i driver che non si rompono: due sono le cose.
            O non usi driver nvidia o simili, oppure usi una distro con DKMS.
            Nel secondo caso, non è che il driver non si è rotto, semplicemente non te ne sei accorto perché DKMS lo ha ricompilato al boot.

          • Maudit

            Di fatto ma non di diritto, quindi una schifezza con zero possibilità di avere successo.
            systemd:
            http:// 0pointer . net/blog/revisiting-how-we-put-together-linux-systems . html

            Uso driver e scheda nVIDIA, con e senza DKMS, e le prestazioni della mia scheda sono al pari se non superiori del lato windows (OSX non lo considero nemmeno, perché non fa testo).

          • Samael

            Chi ha parlato di prestazioni? Mettiamo robe a caso tanto per dare volume al post?

          • Maudit

            Parli tu qua sotto della necessità di usare GPU integrate per via dei drivers scadenti. Cosa non vera. nVidia ha ottimi dirvers.

            Devo precisare su DKMS sì/no, ovviamente senza DKMS devo reinstallare i drivers a manina. Ma come l’ho fatto la prima volta, lo posso fare le successive, non vedo dove sia il problema. I drivers sono gli stessi, non mi si sono mai “rotti” per via del kernel. Al massimo può essere problematico X.

          • Samael

            Io non ho mai parlato di prestazioni scadenti, però.
            Ho parlato di come i driver esterni si rompano ad ogni aggiornamento, e se non si vuole avere problemi di quel tipo bisogna usare schede integrate.

            Non mi sembra di aver detto cose false.
            Il fatto, poi, che *TU* non ti ponga il problema è irrilevante. Non si sta parlando di Maudit, ma dell’utente medio.
            Tu puoi anche ricompilare GCC per il gusto di farlo, per quanto mi riguarda. Non fai testo.

          • Maudit

            Ma “rompere” cosa vuol dire? Per me driver rotti significa driver incompatibili, non che li devo reinstallare se la prima volta ho fatto di testa mia (e quindi pazzi miei).

            L’utente medio clicca avanti-avanti-avanti nella finestrina che imbuto gli propone, l’aggiornamento del kernel e del modulo che carica i drivers è del tutto trasparente per lui.

          • Samael

            Infatti sono binariamente incompatibili. Per questo vanno ricompilati.
            Tra l’altro ai tempi del passaggio al kernel 3.x è capitato pure che fossero incompatibili a livello di codice, e si sono attese le patch temporanee prima della versione successiva.
            Altri driver che si rompevano a livello di codice erano i vmware. Ricordo ancora le patch sul forum per farli compilare con le versioni del kernel.

            Sulla questione dell’avanti avanti avanti, non direi proprio.
            Quello accade (se accade) se il driver è stato pacchettizzato. Se non lo è son ca**i.
            E questo accade più spesso di quanto pensi. Nel mio caso si verificò con i driver wifi ed sdcard. Nessuno di questi driver era distribuito nei repository, e c’era solo un tar da scompattare e compilare a manina, prima che venissero integrati in mainline.

          • Kim Allamandola

            Risposta tarda che son rientrato due giorni in Italia 🙂

            Come desktop non potrei “psicologicamente” lavorare su OS closed, almeno non su quelli odierni. Al di la di questo per me o si trova una soluzione sostenibile per gestire l’intero IT (dai device embedded ai server d’ogni genere, ai desktop, al mobile ecc) o si gestisce solo una parte e il resto è da considerare un problema. Come desktop stò valutando di tornare a FreeBSD che almeno per me andrebbe bene, lato server da tempo ho quasi tutto su FreeBSD, ancora qualcosa su Solaris (e non so che fare in tal senso) e un po’ su Ubuntu più poco altro su OpenBSD&c. Per Ubuntu stò pensando a FreeBSD. Il grosso problema per me sono i desktop, da anni son riuscito a portare avanti la bandiera dell’open desktop e oggi comincio ad aver problemi: all’inizio c’era un po’ di lavoro da fare ma bene o male qualche distro passabile c’era, oggi tolto Ubuntu di “possibile” non mi resta che Arch…

            In generale stò valutando di rimpiazzare in casa via archiso, LinuxCOE, anche FAI è rimpiazzabile allo stesso modo, per MAAS o anche semplicemente OpenStack non ho al momento altro che idee…

          • Samael

            Il punto è che non hai soluzioni, Kim.
            Lato desktop l’unica azienda che ha investito su UNIX, e in un modo o nell’altro continua a farlo, è Apple.
            Lei vende hardware e software, progettando il secondo sulle caratteristiche del primo, e assicurando che tutto funzioni senza far nulla.
            E stranamente adesso questo modello è tornato di moda, forse perché si è capito che avere un kernel che deve supportare duecento miliardi di periferiche allo stesso livello qualitativo è un lavoro molto poco sostenibile, e che è meglio vendere direttamente il ferro, come si faceva ai tempi delle workstation SUN/SGI/HP/IBM.

            Oltre a lei chi c’è? Lato Linux: Canonical ha gettato la spugna, perché non ha i soldi e le “teste” necessarie a lavorare in tal senso.
            Oggi il desktop è un settore praticamente in declino, che ha solo lo scopo di tenere in vita spazzatura legacy in attesa che venga messa in qualche PaaS sotto forma di soluzioni server-side con Java/dotNET/$altra_tecnologia. Quindi in Canonical hanno pensato bene di fregarsene e concentrarsi su settori dove possono guadagnare, ed hanno lasciato un desktop, GNOME, utile per chi ne ha bisogno lato enterprise. Che è la stessa cosa che fa Red Hat su RHEL.
            Le distro Linux sono un mare di roba che ormai ha smesso di avere senso dopo la diffusione di internet, e sono persino più piccole di Canonical, con conseguente impossibilità di innovazione.
            Basta vedere lo stato del supporto di BTRFS e dei BE, dove l’unica che ci ha provato seriamente è stata SUSE con snapper, ma con risultati che lasciano il tempo che trovano, rispetto ai BE gestiti da IPS in Solaris.
            Senza contare che finché Torvalds e compagnia non arriveranno a mettere ABI stabili, difficilmente Linux lato desktop potrà diventare una base seria su cui lavorare. Sotto questo punto di vista, FreeBSD è anni-luce avanti.

            Andiamo sugli UNIX “purosangue”? FreeBSD ha gli stessi problemi di dieci anni fa: troppo macchinoso da gestire lato desktop, specie con i ports. Ed il supporto hardware è sempre limitato. Senza contare che ormai, dopo aver usato systemd ed SMF che sanno essere infinitamente comodi, sa di vecchio.
            iXSystems, che sponsorizza FreeNAS, produce TrueOS (la vecchia PC-BSD) che adesso si basa su FreeBSD-CURRENT e pareva voler portare launchd da macOS, ma anche lì: è troppo piccola per proporre una soluzione desktop completa, anche perché sebbene proponga i PBI, il suo market share è talmente piccolo che i dev esterni non rilasciano binari pronti all’uso. Senza contare che onestamente non ho nemmeno capito su che segmento stanno puntando con TrueOS: enterprise o consumer?

            Gli altri BSD non li conto nemmeno, perché hanno comunità che sono una frazione di quella di FreeBSD, che a sua volta è una frazione di quella di Linux. Quindi…

            Illumos ha pochissimi committer, che sono fondamentalmente le vecchie “teste” di casa SUN che lavorano (giustamente) per gli interessi delle loro nuove compagnie: Joyent, Delphix ecc. E nessuna di queste ha in mente il desktop.

            Cosa ci rimane? Lasciando UNIX c’è Windows, ma per carità…
            Nel 2017 ha gli stessi problemi di sempre e la situazione non accenna a voler cambiare.
            Windows ha un kernel eccellente immerso in un subsystem, Win32, che ormai puzza di marcio fino al midollo. Ancora registry, ancora installer da quattro soldi ecc.
            Windows, paradossalmente, è più facile che diventi interessante lato server, con cose come Nano Server, che altro, anche se con lo storage stanno vent’anni indietro dato che la risposta a ZFS per loro si chiama Storage Spaces, un fratello scemo del nostro LVM.

            Quindi? Alla fine rimane solo macOS.

            Lato enterprise ti dirò: sono un fanatico dei Chromebook e ChromeOS.
            Sono le soluzioni che dovrebbero diventare lo standard nei reparti IT, perché sono la naturale evoluzione degli account utente in roaming con domini AD presenti sulle edizioni Enterprise di Windows.
            Tra l’altro ormai in un reparto IT, eccetto Outlook, PuTTY ed RDP si ha ben poca necessità di usare un desktop tradizionale.
            E considerando che SSH è built-in (hai una shell sh inclusa in ChromeOS) ed un client RDP-compatibile lo si può installare dallo store, direi che hai tutto ciò che ti serve per lavorare.
            Lato office, soluzioni come Google Docs o Office 365 sono più che praticabili.
            Ma qui il problema è differente: Google ha meno testa di HP. Hanno soluzioni ma non sanno come sfruttarle.
            Hanno Hangouts, che doveva competere con Skype, e poi tirano fuori Duo e Allo, che sono due prodotti inutili.
            Poi hanno dichiarato che Hangouts era più orientato all’enterprise (ergo, in concorrenza con Lync/Skype for Business e Avaya) ma non ha nemmeno un ventesimo delle funzionalità dei due.
            Intanto Microsoft ed il resto del mondo stanno andando avanti con Slack e Microsoft Teams, e Google è rimasta al palo.
            ChromeOS è persino Open Source al suo interno. Se Google avesse voluto, avrebbe potuto spingere per adottare ChromiumOS ed adattarlo alle esigenze interne di una corporation IT.
            Un OS basato su ChromiumOS che al posto dell’account Google, è integrato con l’ADFS aziendale e quindi può usare le credenziali censite sotto dominio AD. Non hai nemmeno bisogno di roaming, perché essendo un OS cloud puoi ridurre a zero la necessità di avere dati sulla macchina locale e lasciarli sul domain controller.
            Inoltre, essendo tutto sotto ADFS potrai gestire qualunque servizio della intranet con le stesse credenziali.
            E, dato che nel mondo IT, quasi tutto è accessibile dal browser ormai, da CyberArk a Jenkins, hai ben poca necessità di avere qualcosa di applicativo in locale.
            E quel poco puoi tranquillamente piazzarlo su un Windows Server a cui accedi via RDP.
            La manutenzione è prossima allo zero. L’aggiornamento del browser e delle applicazioni prese dal Chrome WebStore è tutto ciò di cui ti devi preoccupare. Una manna dal cielo anche per quei poveri disgraziati che lavorano nel Service Desk e che vengono trattati come schiavi cinesi.

            Ma Google non si capisce in che segmento di mercato voglia stare e quindi ChromeOS è diventato una barzelletta. Adesso ci hanno messo le app Android e hanno fatto un minestrone talmente orrendo che hanno preferito creare un Fuchsia OS completamente da zero.

          • Kim Allamandola

            Quindi tu vedi bene la “reintroduzione” di thin client, la fine del desktop ovvero quel che io dico se non gestisci tutto quel che non gestisci “è fuori”. “desktop”, “mobile” ecc diventano come ferro comprato e gestito dal fornitore, gettato alla fine della garanzia/del supporto…

            Per me, pur vedendone senz’ombra di dubbio, la comodità amministrativa e la “semplicità di gestione” è inaccettabile: i server potran anche essere ben gestiti e protetti ma alla fine su questi devi operare e farlo da scatole nere con sw e hw lucchettati insieme fuori da ogni mio controllo, anzi nelle totali mani del produttore che le può anche controllare da remoto per me è semplicemente folle. Come metter le mie chiavi private su un Android. È fuori dal mondo e non posso accettare alcuna responsabilità per un’infrastruttura che almeno a livello software non posso gestire completamente. Già ho un po’ di mal di pancia con la mole di OpenStack, già ho un po’ di mal di pancia a buttare log&monitor in ELK, figurati con una situazione simile.

            Il grosso punto è che io non sono in grado di farmi una soluzione come dico io, e penso manco un singolo “di alto rango” (stile Pike, Thompson &c) possa farlo e mi trovo costretto a scendere a compromessi sempre meno digeribili… Lato server FreeBSD diciamo che si gestisce abbastanza bene, non è certo Solaris ma ci si lavora bene, OpenBSD se devi fare fw&c ha meno manutenzione e rompe meno le scatole, Ubuntu è un pelo peggio dal mio punto di vista ma anche lui per compiti non proprio particolari (stile dimezzare le performance di un 10/40/100Gbe) può andare. Quel che mi manca è un desktop per completare l’infrastruttura… FreeBSD come desktop generico al di la del supporto hw, che si potrebbe anche tollerare scegliendo con oculatezza, ma non è gestibile proprio per l’essere troppo port-based. Non posso compilarmi ogni aggiornamento testarlo e deployarlo per roba del peso di Chromium o Libreoffice regolarmente… Può andar bene per me che uso 4 cose ma non oltre. Ubuntu mi par di capire che aria tira e non vedo più ne distro ne software di riferimento (Gnome Shell? Mh… Kde? Mgdh… …). Prima di dire che non ci son soluzioni voglio esplorare ancora anche perché non vorrei continuare a farle l’admin altrimenti. A giocare con Graphita, Kibana, Rundeck &c non mi diverto, per dire…

          • alex

            “Ma qui il problema è differente: Google ha meno testa di HP. Hanno soluzioni ma non sanno come sfruttarle.”
            Probabilmente di teste ne hanno, ma troppe.
            Sempre più un accozzaglia di progetti paralleli che si sormontano uno con l’altro, fino ad un certo punto ci stà anche che stiano esplorando diverse strade ma nel tempo dimostrano solo tanta confusione.

          • Maudit

            …HP sta lavorando su “The Machine”. Un super computer in grado di “contenere” 10 volte l’attuale internet (perdonate la ributtante espressione giornalistica).

            Stando alle vostre credenze sul futuro (che sta tutto nel cloud), le macchine di cui parlate sono completamente inutili, persino più inutili dei “desktop”, perché tutto confluirà in pochi, costosi (e sostenibili solo su un’economia di scala dei servizi), centralizzati, impianti hardware.

          • Samael

            Infatti le macchine di cui parliamo io e Kim, tipo Oracle SPARC SuperCluster, le IBM PowerSystems e le HP Integrity stanno morendo, soppiantate dalle più economiche x86. Quindi sì: dal punto di vista commerciale sono già diventate inutili. Ed HP, IBM ed Oracle lo sanno benissimo.
            Le Superdome di HP sono ormai x86, non più Itanium. Oracle ExaData Database Machine ed Exalogic Elastic Cloud sono x86, non SPARC. IBM ormai preferisce puntare su x86 e z Systems lato mainframe.

            Si stava parlando di architetture non-x86 e relativi UNIX.

            The Machine è tutto fuorché quello che vuoi far credere. Semplicemente è un “progetto di ricerca” (leggi bene: vaporware) che ha lo scopo di migliorare alcune componenti delle macchine odierne
            Non è più “una nuova macchina costruita da zero”. Anche perché è un progetto che ormai nel 2017 avrebbe ben poco senso, considerando che la lotta tra architetture è finita da almeno un decennio e mezzo con la vittoria di x86.

            Senza contare che dato che ormai l’enterprise si sta orientando al cloud, sono sempre meno le richieste di ferraglia, e sempre più le richieste di istanze MaaS/PaaS/IaaS/DBaaS, a seconda delle esigenze. Costano meno, sono più sostenibili a lungo termine e sono soluzioni facilmente migrabili. Chi può si tiene il ferro che già ha o ne compra uno nuovo solo per metterci su un OpenStack e tenere la parte sensibile in casa; ma il resto lo delocalizza su AWS/Azure/$altro_provider ben volentieri.
            E prima ancora del cloud, l’acquisto della ferraglia è da un pezzo che ha rallentato la sua corsa a causa della virtualizzazione.
            Oggi NESSUNO ha più infrastrutture bare-metal, che usi o meno servizi cloud.

            Oltre al marketing ed agli spot pubblicitari, di The Machine c’è ben poco. E considerando la serie “The Wolf” credo sia proprio il cinema il futuro di HP. D’altronde ormai lato server è da tempo che hanno perso la bussola.

            Non c’è nessuna “credenza sul futuro”, solo fatti. Basta semplicemente essere gente che lavora nel settore.

          • Maudit

            Senza contare che dato che ormai l’enterprise si sta orientando al
            cloud, sono sempre meno le richieste di ferraglia, e sempre più le
            richieste di istanze MaaS/PaaS/IaaS/DBaaS, a seconda delle esigenze.
            Costano meno, sono più sostenibili a lungo termine e sono soluzioni
            facilmente migrabili. Chi può si tiene il ferro che già ha o ne compra
            uno nuovo solo per metterci su un OpenStack e tenere la parte sensibile
            in casa; ma il resto lo delocalizza su AWS/Azure/$altro_provider ben
            volentieri.

            … che è quello che ho detto io. Immagino che HP, The Machine, lo voglia vendere ad amazon, azure e compagnia cantante, non a te che raccatti un x86 per il tuo OpenStack. A quel punto il tuo ruolo sarà quello di configurare applicazioni tramite interfacce, non sistemi operativi.

          • Samael

            Ma quello è scontato.
            Già oggi è così. Quando ti ho detto che il DevOps sta soppiantando tutti gli strumenti di amministrazione remota, intendo proprio quello.
            Amministrare l’OS sta diventando un qualcosa di inutile, perché col cloud esso sta diventando ininfluente. Oggi queste attività le si demandano a strumenti come Puppet, Chef, Ansible, Jenkins ed i SysAdmin si dedicano al resto, limitandosi a controllare i log dell’esecuzione per controllare se tutto è ok.

            Già io oggi molta dell’amministrazione l’ho demandata a Jenkins, e cerco di loggarmi sulle macchine il meno possibile. Mi basta fare lo script Bash o PowerShell (a seconda del target, se sia Linux/AIX o Windows Server) e metterlo in un job. Quando è necessario, mi basta un click e lascio fare a lui mentre io mi dedico ad altre attività.

            Sul raccattare x86 per OpenStack, tu stai facendo confusione.
            OpenStack non lo usa l’aziendina di cinque dipendenti, perché per loro costa troppo. Mantenere l’infrastruttura in locale, a prescindere dal cloud, richiede costi abnormi per chiunque, a partire dal personale IT e finendo alle licenze.
            Il cloud ammortizza di molto il costo, perché fa risparmiare su tutte quelle voci, potendo affittare ciò che realmente ti serve, quando ti serve e per quanto tempo ti serve.
            Chi usa OpenStack sono le aziende talmente grandi (come quella per cui lavoro io) che diventa un costo irrisorio, a fronte del mantenere parte dell’infrastruttura privata.

          • Maudit

            Mantenere l’infrastruttura in locale, a prescindere dal cloud, richiede
            costi abnormi per chiunque, a partire dal personale IT e finendo alle
            licenze.

            Appunto, quindi confermi che nel lungo periodo, questo tipo di servizi si concentrerà su pochi e grandi soggetti, strutturati per offrire prestazioni a terze parti, ad una frazione del costo che altrimenti queste dovrebbero sostenere.
            Il problema della riservatezza dei dati è un intralcio temporaneo, prima o poi con o senza The Machine, verrà superato.

            Il motivo di questo però, non risiede solo nell’interesse economico diretto che possono avere Amazon, Microsoft, Google, Apple, ecc., ad introdursi dove attualmente non possono, ma nello scenario che lentamente si sta delineando.

            Internet of things, auto a guida autonoma, sistemi di automazione dei pagamenti (Apple pay, wallet di google), l’interesse di compagnie assicurative (negli USA in particolare), l’invasività dei governi dietro la falsa giustificazione della sicurezza, la società beota stessa, sono tutti elementi che portano a questo epilogo.

          • Samael

            Appunto, quindi confermi che nel lungo periodo, questo tipo di servizi si concentrerà su pochi e grandi soggetti, strutturati per offrire prestazioni a terze parti, ad una frazione del costo che altrimenti queste dovrebbero sostenere.

            Assolutamente. Mai sostenuto il contrario. Il principio del cloud è proprio quello: io ho potenza da buttare e tu sei un cliente che ne ha bisogno.
            Io te ne metto a disposizione una parte, a seconda di quanta te ne serve, e tu mi dai in cambio un corrispettivo proporzionato.

          • Kim Allamandola

            Non mi è ancora chiaro nonostante sia passati mesi dall’annuncio che cavolo sia The Machine, ma ad ogni buon conto per me “il cloud” attuale sarà qualcosa di passeggero, durerà certo un po’ di anni ancora, poi quando i disastri cominceranno ed esser percepiti, perché presto o tardi lo saranno, si dovrà cambiare ancora una volta rotta.

            Lo scenario che mi pare tu abbia descritto sai che nella storia c’è già stato ed è stato abbandonato da decenni (salvo rare eccezioni) per i problemi che aveva (modello mainframe, per capirci)…

          • Samael

            Eh, Kim, il problema è: cambiare rotta per andare dove?
            Plan9 ipotizzò un modello distribuito server-less, con workstation in grado di condividere risorse di rete. Ma è un modello insostenibile, a dir poco.
            Nell’internet attuale non puoi pensare di trasformare una workstation in un nodo di un datacenter distribuito.
            Infatti Plan9 sta trovando ispirazione nel cloud attuale, ma usato lato server.

            Il fatto è che il cloud risponde a suo modo ad un problema molto sentito: l’IT costa troppo e sta diventando sempre più complesso.
            Prima c’era il SysAdmin tutto fare che si occupava di tutto: dai client al network.
            Oggi no, hai cinquanta milioni di SysAdmin che si occupano di una piccola parte dell’infrastruttura, perché tutto è talmente complesso che sta diventando impossibile fare il tuttologo.
            Con il cloud: tagli il costo dell’hardware, tagli sulle spese di maintenance dell’OS e, spesso, anche del middleware. Alla fine ti rimane il front-end, le applicazioni che metti su un PaaS. Quindi si va di DevOps, con un SysAdmin che fa monitoraggio dei log di deployment di container Docker presso istanze pubbliche remote e fine. Poca manutenzione, costi inferiori e (si spera, ma in Italia la vedo dura) minori grattacapi.

          • Kim Allamandola

            Personalmente vorrei il modello di Plan9, nel mio piccolo ho anche fatto qualche esperimento di “ufficio distribuito serverless” basandomi su XtreemFs: ha funzionato abbastanza, solo ha una discreta overhead e una certa fragilità che lo rendono diciamo “complicato”, ho provato varie strategie incluso csync+inotify su fs tradizionali ecc ma nulla di veramente “production ready”…

            Per me però il paradigma attuale non è una naturale evoluzione ma una conseguenza dell’evoluzione “manageriale” dell’IT: un tempo si pensava in grande, si facevano progetti di lungo periodo, si innovava, oggi si pensa a qualcosa che possa esser operativo in 6 mesi massimo, riciclando il riciclabile, poco importa se veramente adatto o meno. Penso che il modello di Plan9 se opportunamente sviluppato, non da 4 gatti, per un decennio possa aprire ad un IT del futuro. La strada attuale l’abbiamo vista in altra salsa tempo fa e non ha funzionato…

    • floriano

      già ora c’è deepin che sembra molto più interessante (sarà perché usa le qt?).

      sta crescendo molto bene, se ci fosse anche in versione più leggera (magari con flag_effetti =off) credo che non avrebbe rivali nel mondo desktop

      • Franco

        nella prossima versione dovrebbero mettere la sessione senza effetti

  • marcovaldo

    Nessuna estensione. Gnome liscio, senza caschio, senza fischio e senza raschio!
    🙂

  • vortex67

    Manca dash to panel che ormai è diventata quasi meglio di dash to dock.

    • francamente a me non piace per niente dash to panel, stravolge completamente gnome shell, e non mi piace.
      se uno deve usare gnome shell con dash to panel tanto vale che non usa gnome shell ma altro

      • floriano

        infatti l’obiettivo di canonical è di usare gnome a modo loro, credo proprio che rifaranno unity con i plugin di gnome…

        • alex

          ci spero, ma dalle estensioni proposte non sembra proprio… credo proprio che rimarremo molto delusi

  • carlo coppa

    Dopo avere letto tutti i commenti mi ritengo fortunato, 3 pc mai problemi di incompatibilità hardware. Sono l’unico ? Recentemente ho comprato un notebook acer economico che aveva preinstallato Ubuntu, mai avuto problemi, ci ho installato OpenSuse Tumbleweed, mai un problema. Anzi OpenSuse tumbleweed benché rolling release non mi ha mai creato problemi ne con gli aggiornamenti, ne a livella di stabilità e utilizzando questa macchina per lavoro devo dire che mi ha davvero soddisfatto.

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