La compagnia è alla ricerca di una migliore efficienza.

Canonical sta cercando di riassestarsi alla ricerca di stabilità e solidità finanziaria. Dopo aver annunciato la fine di Unity e di fatto della convergenza Shuttleworth in un’intervista a The Register ha confermato il taglio del 50% dei posti di lavoro tra i dipendenti dedicati al progetto Unity. Il restante 50% verrà reindirizzato su altri progetti in essere.

Shuttleworth ha nuovamente confermato che Unity è stata abbandonata in quanto non profittevole, anzi era un meno assicurato a bilancio.

Le parole del fondatore di Ubuntu

canonical ubuntu

“I tagli sono essenziali per rendere l’azienda più attraente agli investitori. Noi siamo un’azienda privata e abbiamo dei parametri da rispettare. Non potevamo essere competitivi sul mercato tirandoci dietro un progetto che non poteva portare alcun guadagno alla compagnia” queste le parole del fondatore di Ubuntu.

Il taglio dei posti di lavoro avverrà anche in altri settori dell’azienda e, parlando in percentuale, varierà tra il 30% e il 60% in alcuni dipartimenti. Canonical taglierà tutti quei progetti che non danno profitti.

Non è però tutto buio.

Canonical ha individuato i settori in cui investire e pertanto assumerà specialisti in sicurezza, cloud e IoT oppure sposterà alcuni dipendenti attualmente impiegati in altri progetti su queste aree specifiche.

Ricordiamo che l’anno scorso Canonical ha avuto una perdita operativa pari a 3.3 milioni di sterline.

Leggi l’intervista completa

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  • Simone

    “è la dura legge del goal…” speriamo ne esca una collaborazione ancora più stretta con Gnome. E buona fortuna a quei ragazzi che perderanno il posto 🙁

    • dopo che lavori in Canonical non credo tu abbia difficoltà a rilocarti.. basta non dire che ti occupavi di unity 😀

    • Aury88

      mark è stato abbastanza chiaro al riguardo. le persone che rimmarranno serviranno al port di gnome, gnome invece sarà installato su ubuntu in versione vanilla, cioè senza modifiche di alcun genere. ma questo era ovvio: il desk non genera profitti, quindi gli investimenti saranno il meno possibile e lo stretto necessario. nessuna modifica quindi o nessuna collaborazione, ma unicamente un sistema per avere un so basato su snappy ubuntu core e l’interfaccia serve solo perchè è necessaria agli sviluppatori che devono realizzare gli snap

      • Simone

        Che Gnome in versione Vanilla non mi spiace certo, ma appunto, spero che tra loro convergano ulteriormente. Già Ubuntu Gnome è meravigliosa, se poi diventa la punta di diamante del lato desktop…

        • Aury88

          no..non credo diventerà la punta di alcunchè…stanno solo rinominando ubuntu gnome e apportando le dovute modifiche per migliorare la stabilità e le varie mancanze, specialmente le più critiche per sviluppatori, ma non aspettarti proprio nulla lato cambiamenti del de…quelle, allo stato attuale, sono spese inutili

          • Simone

            eh, mi sa. Del resto Canonical deve pensare al bilancio, comunque Ubuntu Gnome per fortuna migliora visibilmente ad ogni rilascio.

          • ctretre

            ubuntu gnome soffriva la presenza di unity visto che questa imponeva l’uso di programmi di gnome con diverse versioni, tant’è che mettevano a disposizione ppa semiufficiali per ovviare. Ora che Unity non c’è più non può che essere un bene per gnome, mi chiedo peechè sviluppare la 17.10 ancora con Unity!

          • Aury88

            sullo sviluppare la 17.10 hai ragione, ma credo ci sarà veramente poco di sviluppato. penso gli aggiornamenti saranno unicamente lato snapd e forse Mir (che a quanto pare continueranno a sviluppare perchè molto usato nello IoT). onestamente le diverse versioni dei programmi gnome è servito per tenere attivate-presenti alcune features…se si fossero allineati a quanto offre attualmente gnome nell’ultima versione onestamente probabilmente avrei cambiato l’intero parco applicativo o addirittura avrei abbandonato ubuntu tempo fa (se c’è una cosa che trovo peggio di un interfaccia scomoda sono i programmi con interfacce minimaliste che nascondono o eliminano le opzioni).

  • a pensarci, ormai era chiaro che in canonical qualcosa non andava, da diversi mesi a questa parte, diversi pezzi “grossi” di canonical che ci hanno lavorato per tanti tanti anni, stavano abbandonando la barca, quindi all’interno gia sapevano tutto di come sarebbero andate le cose e hanno deciso di guardarsi altrove prima di ritrovarsi senza nulla.

    • lato desktop non portano novità rilevanti da 3-4 anni ma solo fallimenti e copie di altri progetti open

      • Rimane il fatto che dopo il fallimento di Ubuntu e Firefox la comunità linux opensource non è stata ancora in grado di rilasciare un OS funzionante per smartphone. Ed è qualcosa di cui c’è bisogno.

        • Elmo Therto

          Troppo tardi, temo…

        • in realtà c’è replicant..

        • erotavlas

          In realtà esiste e si chiama android, ma non la versione closed source dei produttori di telefoni quella open source di lineage os ex CM.
          Quello che si sente è la mancanza di un SO alternativo ad android…

        • ctretre

          C’è ancora Sailfish, che mi pare essere stato sin da subilo il più “concreto”.
          Vista la provenienza da meego credo possa sfruttare almeno parzialmente anche gli sviluppi di Tizen (finanziato da Samsung).
          Ad ogni modo Android non è molto lontano dall’essere open source (se si usa Lineage OS con F-Droid in luogo dei servizi google, e caldav/cardav si ottiene qualcosa di molto funzionale (comunque senza WhatsApp), bisognerebbe vedere la licenza dei componenti di base, forse qualche driver non è OSS

          • Aury88

            sailfish non è closed source in molte sue componenti?
            android è closed source nei suoi servizi che di fatto sono parti integranti di quel sistema operativo. LineageOS con f-Droid invece si.
            i driver raramente sono opensource ma quella è “colpa” dei produttori hardware

          • ctretre

            già, l’avevo dimenticato. La UI nonvè nemmeno un componente da poco!

  • Alessandro Giaquinto

    Almeno potrebbero rilasciare tutto il codice sorgente prodotto di Mir e di Unity 8, di modo che chi ha interesse possa visionarlo o contribuire

    • è già cosi.. basta cercare

      • gabriele tesio

        dovrebbe essere su launchpad, come praticamente tutti i progetti canonical.

    • Aury88

      cosa intendi? il codice sorgente è da sempre disponibile online e con licenza GPL v3 e LGPL v3

  • GG

    Il successo di Ubuntu nel pubblico main stream non è
    stato determinato da Unity o da altre cose. Tale successo discende da
    l’unica cosa che tra millemila distro solo Ubuntu ha: la possibilità di
    installazione in dual boot con Windows più semplice del mondo,
    semplicemente spostando un cursore verso destra o sinistra per decidere
    quanto spazione dare a Ubuntu rispetto a Windows. Questa è l’unica
    ragione fondamentale del suo successo. Quale altra distro lo fa? Se
    Fedora e Opensuse avessero una cosa del genere certamente avrebbero
    molta più diffusione, non credete?

    • Potrei sbagliarmi, ma l’installer “Calamares” (che è stato sviluppato con l’obiettivo di funzionare con qualsiasi distro) è capace di fare la stessa cosa. Ed è già stato adottato da diverse derivate di Arch, Debian, Fedora, Gentoo e Ubuntu.

      • sabayonino

        Gentoo ? 😐
        infatti.ti sbagli

        • GG

          Che io sappia, ad oggi, solo ubuntu consente di installare linux in dual boot con windows senza alcun bisogno di fare partizioni manuali… conoscete (per certo) altre distro che lo fanno?

          • Luca Cavallaro

            sì, lo fanno tutte le distro desktop 😀 questo discorso potevi farlo 15 anni fa

        • ho detto “derivate di”. La derivata in questione è Sabayon.
          Strano che ci sia stato questo malinteso con il tuo username.

          • sabayonino

            nessun malinteso
            Sabayon utilizza Anaconda 😀

            (c’era stato un tentativo con calamares…ma molto breve)

    • Aury88

      le flavour o addirittura anche le derivate mi sembra permettano tutte di
      effettuare l’installazione di fianco a windows senza sbattimenti e
      muovendo unicamente il cursore…nonostante questo ubuntu con unity
      rimaneva la più diffusa tra tutte loro.
      probabilmente se fedora o
      opensuse fossero più semplici da installare in dual boot avrebbero più
      diffusione, ma allo stesso tempo sono anni che la facilità di
      installazione in dual boot non è più una caratteristica unica di ubuntu
      e, nonostante questo, ubuntu rimane la più diffusa.

  • Aster

    Non capisco questa moda o dichiarazione del momento investiamo nel iot e cloud,ma se avevate un ottimo prodotto come ubuntu tv invece di cercare di imporsi nelle smart tv lo avete buttato via,ora ancora solito ritornello,vabbe speriamo bene piu competitor ci sono meglio e

    • Daniele Cereda

      c’era anche una cosa chiamata ubuntu one che è stato ghigliottinato in 5 sec netti e non si sa il motivo.

      • Aster

        i misteri di canoncial

        • Daniele Cereda

          a casa mia si chiama incompetenza, nessun mistero.

          • Simone

            Definire “incompetente” una persona che si è fatta da sé fino a diventare multimilionario in € mi pare un tantino esagerato. Credo che l’azienda in cui ho lavorato per oltre 10anni, multinazionale tedesca leader nel suo settore a livello mondiale, apra e chiuda progetti per decine di milioni di € al mese, che da fuori potrebbe anche apparire insensato, ma tant’è… Del resto, se non si tenta non si riesce di certo. Una volta ogni tanto, invece di sparare necessariamente addosso a chi qualcosa alla fine lo fa, limitiamoci ad augurarci che possano trovare la via migliore ed economicamente sostenibile per continuare l’ottimo lavoro che han fatto fin ora.

      • Aury88

        il motivo si sa ed è stato pubblicamente dichiarato: non generava introiti. in compenso l’infrastruttura hardware per il sync di file ha dei costi rilevanti e se il servizio è sfruttato dai tuoi clienti per lo più in maniera gratuita (fino a 5 gb) non ci guadagni nulla e anzi ci perdi…potrei darti ragione sull’incompetenza se non fosse che da allora e proprio grazie a quella esperienza, canonical è diventata leader nelle tecnologie alla base del cloud…
        il ghigliottinamento non è avvenuto dopo 5 secondi netti, ma dopo mesi senza sviluppo o anche solo bugfix. la cosa era nell’aria da tempo

  • Questa notizia ha anche un risvolto positivo. Il 50% dei dev Unity che manterrà il suo posto di lavoro suppongo che verrà dirottato su GNOME. Questi sviluppatori stavano creando/mantenendo ben due DE distinti (unity 8 e 7) e complessi e con funzionalità uniche (HUD, globalmenu, libappindicator, convengenza). Se il 100% è riuscito a realizzare tutto questo, anche se prendiamo la metà di questi e li aggiungiamo a quelli che già lavorano a GNOME, ne viene fuori una superpotenza. Mi immagino grandi cose da parte di GNOME nei prossimi anni.

    Anche tra quelli che lavoravano a Mir ci sarà qualcuno che conserverà il posto e probabilmente lavorerà a Wayland, magari portando idee nuove. Anche perchè Wayland ha un disperato bisogno di novità come una documentazione decente o come un gestore di permessi che permetta alle app di terze parti di registrare lo schermo, leggere gli appunti, fare screenshot, etc.

    E anche quelli che saranno licenziati, sono sicuro che non faranno fatica a farsi riassumere all’interno dell’ecosistema Linux. L’esperienza è particolarmente apprezzata nell’informatica.

    Il risvolto positivo è che prima questa gente lavorava a tecnologie usufruibili sono dagli utenti Ubuntu. Ora lavoreranno a tecnologie usufruibili da tutti gli utenti Linux. E tra l’altro, se GNOME/Wayland decidessero di velocizzare la colonizzazione di tablet e smartphone, ora prebbero contare su gente che ha già praticato quella strada. E il prodotto finale non sarebbe qualcosa legato ad una singola distro.

    • bypasser

      L’idea di interrompere Unity credo sia finalizzata a disinvestire nel desktop, e quindi appoggiarsi a Gnome, non è chiaro con quale impegno in termini di sviluppo e poi non sono così convinto che i contributi esterni saranno così ben accetti dalle parti di gnome.

      • L’intenzione di Mark è un’altra. Per anni Ubuntu è stata sempre in rosso. Adesso vuole dimostrare che è una realtà competitiva e non la carità di un eccentrico miliardario spendaccione.

        In quest’ottica disinvestire sul desktop sarebbe da stupidi, vista la storia di Ubuntu, che vende la sua versione server grazie al fatto di essersi fatta un nome nel settore desktop. Se tagliano le uscite sul desktop, tagliano anche le entrate sul server. E non è l’intenzione di Mark.

        Semplicemente si è accorto che se non fosse per i vari progetti in-house (Unity7, Unity8, Mir, Touch), Ubuntu non sarebbe costantemente in rosso. Adottare GNOME e Wayland significa assicurare gli stessi standard qualitativi, spendendo di meno.

        tl;dr: si apre una fase in cui Mark vuole provare che Ubuntu può generare entrate. Tagliando il desktop non si raggiunge lo scopo, tagliando unity/mir/touch, invece, sì.

        • Peter Parker

          Spero sinceramente come dici tu. Canonical mi ha sempre dato l’impressione di aver fatto un passo più lungo della gamba con le sue sparate, ma al momento é l’unica realtà, a mio avviso, che può fare qualcosina, perciò, come ho detto prima, spero che vada come dici te 🙂

          • Simone

            Shuttleworth non è diventato riccherrimo evitando i rischi. Gli auguro di riuscire a risanare la sua azienda: haters frustrati a parte è il fulcro della distro più diffusa del pianeta, e quella che, volente o nolente, diffonde il verbo di Torvalds più di tutte.

    • Aury88

      non avverrà nulla di tutto questo. non verrà spesso un solo centesimo in gnome in quanto canonical non guadagnerebbe nulla dalla realizzazione di un qualcosa mainstream. il personale che viene tenuto verrà affiancato, come detto da mark s. , al ubuntu gnome team non al team GNOME. questo team non si occuperà di apportare alcun cambiamento a GNOME ( ricordo la frase ” I think we should respect the GNOME design leadership by delivering GNOME the way GNOME wants it delivered.” e “not creating something different or competitive with that effort” )ma, almeno allo stato attuale, servirà solo a garantire una buona integrazione con il resto del sistema ubuntu, la sicurezza, gli aggiornamenti ecc. Mir verrà completamente abbandonato e se parte di quel team rimane sarà solo per permettere il port completo lato wayland e del compositor di GNOME, ma neanche li verrà speso un solo centesimo mainstream.
      in queste cose non spenderà un centesimo e tanto meno ne spenderà per cose senza un ritorno economico come la realizzazione di documentazione per un progetto esterno o cose come app per leggere appunti, fare screenshot o registrare lo schermo…queste cose non servono a nulla per il market a cui canonical è interessata lato desk e cioè unicamente i developers di app snap da utilizzare in ambito cloud server e IoT…se i developers non avessero avuto bisogno di un interfaccia probabilmente la 18.04 sarebbe stata la prima LTS senza proprio un DE…è costretto a mettercelo, ma non sarà questo un motivo di investimenti… qualsiasi altra cosa su sviluppi in tecnologie usufruibili da tutti o collaborazione attiva con i team wayland e gnome,allo stato attuale, non hanno assolutamente fondamento se non addirittura sono proprio ipotesi già smentite…questo almeno se e fino a quando mark non cambierà di nuovo programmi.

  • Fabrizio

    Io grande sostenitore di Ubuntu touch, di un punto in generale di Uniti sono veramente deluso da questa notizia da questa società. Ora dopo anni mi dedicherò a qualche nuova distribuzione e non avrò più nessun rimpianto di sicuro Canonica sbagliato e e perdere tanto terreno in questo in questo momento

  • mrholiday

    Queste manovre in ambiente corporate hanno una sola spiegazione. Canonical verrà messa in vendita. La cosa in sè non è che sia un male, dipenderà molto da chi avrà il timone in mano alla fine.
    Nel settore desktop le prospettive sono un po più cupe, infatti non esiste in questo settore un business model sperimentato. Per non parlare del settore mobile dove gli investimenti necessari sono alti e la concorrenza spietata

    • Andrea Silvestri

      se la compra Microsoft per il suo sottosistema Linux in win10? (o forse un sottosistema Windows in ubuntu ahahahaha)

      • Maudit

        se fosse così, sarebbe la debacle finale. Il bug numero 1 che si mangia tutta la baracca.

        • matteo81

          Guarda che la presunta lotta contro Microsoft è da un pezzo che è finita… già nel 2013 Shuttleworth lo scrisse a chiare lettere… sono anni che Canonical ha cambiato versante e businnes model, l’appiattimento e lo scarso effort portato nel progetto “convergenza” sono solo la conseguenza di questo cambio di priorità
          Nel 2004 quando iniziò Canonical il desktop era l’inizio e la fine di tutto… oggi il maggior numero di accessi web è da smartphone, il cloud sta diventando un elemento fondamentale di ogni grande player del mercato e l’ IoT nei prossimi anni diventerà una realtà economica enorme….
          L’accordo fatto per portare Ubuntu dentro Windows credo sia eloquente in merito a quello che è davvero importante per Canoncal….
          Oggi paradossalmente il nemico commerciale più pericoloso è diventata Red Hat e Microsoft con Azure è diventato un prezioso partner e vettore per il cloud..
          Ovvio che se leggi i fatti di oggi in virtù delle premesse di 13 anni fa suona ridicolo… ma il panorama è completamente cambiato… solo un irriducibile seguace poteva ancora pensare nella fattibilità della convergenza… di prove e campanelli d’allarme ne sono suonati a decine in questi anni.. bastava banalmente notarli e fare 2+2.

          • Samael

            Finalmente un commento sensato. Era ora che qualcuno se ne accorgesse.

          • Andrea Silvestri

            piace molto anche a me l’ analisi fatta da matteo81… però a questo punto la questione non è tifare per una delle due aziende concorrenti… ma tra “open” e “closed” ….

            non mi importa nulla se ora il nemico è “redhat” o chicchessia

            mi interessa solo che questa migrazione dei dati e di computazione da PC a Cloud mi assicuri la stessa libertà e privacy che potevo avere col software open installato nel mio pc

            uso parecchio il cloud (mi è comodo come stoccaggio e distribuzione dati) ma ancora non riesco a capire se un cloud può essere open solo se opsitato su un tuo server con una tua connessione (e tutti i problemi del caso)…. o se puoi avere completo controllo anche con server esterni

          • Samael

            In realtà la battaglia tra open e closed è finita proprio a causa del cloud, visto che ormai il codice sorgente non è più una componente fondamentale. Tanto che ormai sono molte le aziende che aprono il core dei loro prodotti con licenze permissive tipo la MIT e poi realizzano le loro soluzioni commerciali.

            Oggi comunque ci si sta spostando sempre di più verso soluzioni cloud ibride, in cui le componenti più confidenziali vengono tenute nella propria nuvola privata, mentre il resto viene spostato su istanze pubbliche.
            Un esempio pratico è Netflix, che ha tutto su AWS eccetto l’archivio video che è in locale su macchine FreeBSD.
            Naturalmente i provider di istanze pubbliche, tipo Azure e AWS, supportano questo tipo di scenari.

            Cero in ambiente domestico è più difficile, ma ormai non se ne sente così tanto la necessità. Più o meno tutti noi usiamo servizi come WhatsApp, Amazon, Skype, Facebook, LinkedIn, Twitter, Google Drive ecc.
            Alla fine quella sullo privacy è più un capriccio che una lotta vera e propria.
            Semmai è importante che si spinga su cose come l’HTTPS per ridurre la quantità di dati passati in chiaro.

            Poi se invece sei uno che vuole tutto sotto controllo, allora un NAS+OwnCloud non te lo impedisce nessuno.
            Oppure un server affittato su Kimsufi con su un’istanza Linux cifrata e OwnCloud anche lì.

          • Andrea Silvestri

            uhm… grazie per la delucidazione… in effetti stavo delineando una cosa simile… il fatto è che il cloud sta prendendo piede + velocemente in certi settori e meno in altri … quindi non tutti hanno modo di accorgersene nello stesso momento…

            chissà come verrà superato il nodo dell’assenza di connessione di molte zone del mondo… (parlo connessione veloce non il 56kappa che per il cloud è quasi inutilizzabile)

          • matteo81

            La questione privacy legata al cloud è un altro paio di maniche…. e se posso permettermi la mia opinione è che non è una guerra fra i buoni (open) contro i cattivi (closed)… bisogna vedere che policy vengono attuate e come un’infrastruttura cloud viene mantenuta e gestita…. ci vorrebbero decine di pagine e ore di discussione e probabilmente non ne verremmo mai a capo.
            Premesso che a mio parere la privacy nel senso più stretto del termine è morta e sepolta e l’unico modo per resettare tutto sarebbe quello di smettere di utilizzare tecnologia… in questo stesso momento siamo loggati su disqus e probabilmente anche all’account di Google…senza contare lo smartphone sempre acceso con dati di posizione, app sincronizzate e servizi assortiti….. il risultato è che stiamo cercando di evitare un presunto problema quando però il danno è già stato abbondantemente fatto ed è già tardi per tornare indietro.
            Non si potranno mai coniugare la sostenibilità di un businnes e la comodità di così tanti servizi col mantenimento della privacy totale… che sia Google, Microsoft, Apple o chiunque altro… Open source compreso.
            La rete stessa sia tecnicamente che eticamente è fatta per crescere e migliorare in virtù di quanti dati vengono condivisi.
            Ribadisco: è un discorso enorme e controverso.

          • Maudit

            Qualora Canonical venisse acquisita da Microsoft, a maggior ragione se questo avvenisse col desktop di Canonical morto, sarebbe “la debacle finale”.
            La lotta era finita perché Il bug numero 1 aveva vinto. Questo l’avevo capito già nel 2013.

        • Andrea Silvestri

          ahahah… be dai sarebbe una acquisizione come tante altre… mica il “closed” sta acquisendo “l’open”… anzi di sti tempi mi sembra di assistere ad un aumento di software liberi

          • Maudit

            A me non risulta che windows o office siano open. Pure le pratiche, che Microsoft adopera, sono esecrabili (upgrade forzati o quasi, mancato supporto a ryzen per windows 7,…).

  • Zabriskie

    Con un posto su G+ Mark Shuttleworth oggi ha detto che supporterà GNOME con tutte le risorse di cui Canonical dispone. Staremo a vedere che vuol dire nella realtà dei fatti, comunque, a mio avviso, è senz’altro una buona notizia.

    • Aury88

      non mi sembra abbia detto questo….ha detto che farà in modo che gnome giri bene su ubuntu e che contribuirà affinchè il de sia sicuro, aggiornato ecc ecc, ma ha anche detto che non cambierà nulla ne imporrà nulla di quello che vuole il team GNOME, che è equivalente a dire che non vedrai neanche un centesimo speso per migliorare il DE mainstream ne ad apportare modifiche al de GNOME su ubuntu:

      “We will invest in Ubuntu GNOME with the intent of delivering a fantastic
      all-GNOME desktop. We’re helping the Ubuntu GNOME team, not creating
      something different or competitive with that effort.
      While I am
      passionate about the design ideas in Unity, and hope GNOME may be more
      open to them now, I think we should respect the GNOME design leadership
      by delivering GNOME the way GNOME wants it delivered
      .

      Our role in
      that, as usual, will be to make sure that upgrades, integration,
      security, performance and the full experience are fantastic.

      quindi no, direi che non parla ne di tutte le risorse di canonical ne ha parlato di supporto al progetto GNOME(e perchè mai dovrebbe investire risorse per far fare ad altri quello che vogliono) ma solo di Ubuntu Gnome Team il che equivale a dire supportare l’integrazione del DE ma il DE non verrà minimamente toccato

  • Samael

    La scelta di Canonical è comprensibile ed è a dir poco realistica.
    Io l’ho scritto tante di quelle volte che ormai il campo testo mi mostra persino il completamento automatico: IL DESKTOP È MORTO.
    Non ha più senso investire in un mercato che ormai è diventato un retaggio del passato.
    Il cloud ha ucciso questo settore, perché ormai si è capito che bisogna tornare FINALMENTE a ciò che è sempre stato il computing fin dagli albori: un sistema di terminali che accedono a risorse posizionate altrove.
    Questa era anche la filosofia su cui si era basato Plan9 vent’anni fa, l’erede di UNIX che aveva proprio semplificato la gestione delle risorse di rete, al punto che una risorsa remota veniva gestita come un normale device fisico, con tanto di punto di mount e con tanto di possibilità di utilizzare i classici tool per la manipolazione dei file (cp, ls, cat ecc.). Avete presente FUSE e file system basati su di esso come SSHFS? Ecco, queste tecnologie si basano su Plan9, dove TUTTI i file system (locali e remoti) dovevano lavorare in userspace e tutte le risorse dovevano essere gestite come pseudo-device.
    La lungimiranza dei Bell Labs ancora una volta ha colpito nel segno, così come quella di SUN che fin dall’inizio sbandierava il suo “The Network is The Computer”.

    L’idea del software in locale è stata una triste parentesi della storia dell’informatica, in cui si è pensato che la singola workstation potesse fare compiti che prima facevano grosse macchine PENSATE per grossi workload.
    Ed i risultati sono stati catastrofici. Quanti computer perfettamente funzionanti abbiamo buttato perché troppo lenti nell’eseguire software recente, che poi così recente non è, visto che è codice che magari ha vent’anni sul groppone e che è stato adattato per renderlo compilabile negli anni?
    Alla fine siamo arrivati al punto di non-ritorno. Macchine con una potenza di calcolo spropositata usate per fare quattro ricerche su GialloZafferano. E nonostante questo la potenza di calcolo non era comunque abbastanza.

    Oggi finalmente si sta riscoprendo che il singolo terminale non potrà MAI avere la potenza sufficiente per reggere da solo cose che normalmente vengono gestite in un CED con macchine potenti e clusterizzate. Ecco perché si è tornati al cloud. Sì, dico tornati perché il cloud non è niente di nuovo.

    Da System Administrator vi dico che da noi (ho la fortuna di lavorare in una delle più grosse banche del mondo, quindi parlo di realtà enormi e non della Pizza&Fichi S.r.L. con tre dipendenti in croce) al CED si va una volta tanto, quando bisogna fare migrazioni in PROD che richiedono presidio notturno.
    Quindi a meno di gravi problemi, chi sta lì ogni giorno lo fa solo per tenere d’occhio le macchine e mettere mano in caso di HW failure. Il resto di noi sta nella sede centrale della banca e gestisce tutta l’infrastruttura da remoto, visto che è tutta virtualizzata sotto ESXi e le macchine virtuali sono accessibili via PuTTY/SSH per Linux/AIX e via RDP per le Windows Server.
    E vi dirò che nei nostri PC, a parte WinSCP, PuTTY, Notepad++, Excel, Adobe Reader e qualche utility di poco conto usiamo solo il browser, per tutto. Persino le credenziali d’accesso le gestiamo dal browser, tramite tool come CyberArk che hanno una WebUI e sono integrati con Active Directory.
    Ecco perché qualche settimana fa scrissi che Google Chrome OS è come l’OS desktop del futuro sarà ed avrebbe tutte le potenzialità di diventare la migliore workstation enterprise se solo Google si impegnasse sul serio in questo settore, prima che lo facciano altri come Microsoft.
    La gente pensa che il desktop con Microsoft Office sia ancora importante, solo perché OGGI qualche Pubblica Amministrazione ne fa uso e perché qualche Project Manager non sa andare oltre Microsoft Project, ma non è così.
    In molte grosse realtà le cose stanno già cambiando rapidamente. Sistemi sempre più headless, a cui non si accede nemmeno via console, ma attraverso tool di mass-deployment/continuos delivery che lanciano script ed eseguono operazioni al posto tuo su più macchine contemporaneamente, come Cockpit, Jenkins, Chef, Puppet, Ansible ecc.
    Sistemi di containerizzazione come Docker che eliminano di fatto il problema delle differenze di runtime durante il deployment, eliminando così la necessità di mettere mano al software quando non strettamente necessario, e permettendo quindi di focalizzarsi sull’evoluzione tecnologica anziché sul mantenimento della compatibilità binaria.

    Questo è l’IT di oggi, signori. In tutto questo il desktop a che cosa serve?
    I vostri stupidi gestionali VB6 domani diventeranno tutte pagine web accessibili nella vostra intranet aziendale. Office diventerà come Google Docs; anzi, con Office 365 è già così.
    Non ha più senso investire sul desktop. La sua era è finita, e quel poco che rimane è un mercato diviso tra Windows e macOS per questione di applicativi legacy e abitudini ultra-consolidate degli utenti. Fine. Mettetevi il cuore in pace una volta per tutte.

    L’unico senso che oggi può avere un DE è quello di fornire una GUI per chi vuole installarla sui server in modo da connettersi con cose come VNC, anziché via SSH sulla console. Esattamente come fa Red Hat. Ecco perché IMHO Canonical ha preferito tornare sui suoi passi. GNOME 3 è enteprise-ready; è maturo abbastanza per essere messo come desktop environment in una grossa realtà aziendale. Unity 8 no, e non lo sarebbe stato per almeno altri cinque o sei anni dopo la sua prima versione STABILE. Quindi forse tra dieci o quindi anni a partire da ora, a seconda di quando sarebbe stato effettivamente rilasciato al grande pubblico.

    Do atto a Canonical dei suoi sforzi. Il progetto era ambizioso, forse anche troppo per la dimensione dell’azienda. Tuttavia è troppo tardi.
    Persino lo HUD è ormai vecchio. Aveva senso dieci anni fa, quando la barra dei menu era un must in un’applicazione, ma ormai ci si sta spostando verso (web)app specializzate in un solo compito con UI minimaliste e menu hamburger/tab bar che mostrano agli utenti ciò che realmente serve. L’epoca delle applicazioni ultra-funzionali e ultra-complicate sta svanendo.
    Persino lato sviluppo ci si sta pian piano spostando da IDE pachidermici a strumenti più leggeri e flessibili come Sublime Text e Atom. La stessa Microsoft per .NET Core punta a spingerlo all’uso tramite Visual Studio Code. Anche perché la cosa più importante degli IDE, il design della GUI, sta diventando una componente inutile. Ormai basta Photoshop ed un editor di testo per il CSS e la WebUI è fatta. Il resto è tutta business logic che non necessita di IDE. La consistenza del codice la si può fare al volo tramite sistemi di CI tipo Travis ecc.

    Canonical ha tecnologie interessanti: Juju, Landscape, Snappy ecc. Quella è la strada. Il desktop ormai è storia. Ottimo solo per vederlo nei musei e pensare: “anch’io ne ho avuto uno!”, proprio come quando si vede una bella quanto “anziana” macchina da scrivere Olivetti.

    • matteo81

      Si, d’accordo a grandi linee, però frena un secondo…. il desktop non è morto… è morta l’informatica col desktop al centro di tutto…
      Hai scritto una frase perfetta: “La realtà del mondo IT”… ecco, il mondo IT… che è una parte del mondo informatico…
      Per una larghissima fetta del mondo consumer e pro il desktop è stato, è e resterà imprescindibile per molti anni a venire….
      Il desktop è in fisiologica contrazione per tantissimi motivi: in ambito IT, come tu hai giustamente detto, per via del cloud…. nel mondo consumer per via di smartphone e tablet e più in generale perché oggi un normale pc può durare anche 10 anni a patto di non esagerare con esigenze particolari.
      Questo però non significa morto… per nulla.
      Il professionista che crea contenuti ha sempre bisogno della sua workstation, l’industria multi miliardaria del gaming investe una barca di denaro ogni anno… e ogni anno continua a venirne investito sempre più… e la famiglia media ad un portatile non rinuncerebbe mai perché lo smartphone e il tablet oppure la smart tv sono belli, comodi e pratici ma la versatilità di un pc classico resta impareggiabile..
      Senza contare aziende medio-piccole e pubbliche dove l’esigenza di virtualizzare tutto non si avverte….
      Diciamo che il desktop oggi è un ambito molto più specifico di quello che era anni fa… ma morto proprio no…
      Probabilmente tu lavori nell’ambito IT e tendi ad avvertire molto di più questi cambiamenti e magari a casa non hai esigenze particolari…… ma non pensare che per tutti sia così….
      Prima che fissi e portatili diventino pezzi da museo ne passerà ancora tanta di acqua sotto i ponti….

      • Samael

        Stai fraintendendo il concetto del post: il punto non è che il laptop non lo vedrai più in giro. Il punto è che il laptop non sarà più quello che oggi è.
        Sarà un mero vettore per aprire un browser, poiché niente di ciò che oggi hai come software sarà più sulla tua macchina, ma sarà as-a-service su server con cui tu ti interfacci tramite la sua webapp.
        Il concetto di desktop di cui sto parlando non è la macchina fisica, bensì il modo in cui tu la usi.
        Ecco perché non ho detto che il PC è morto, ma lo è il desktop.

        Se poi vogliamo parlare di PC, allora ci sarebbe da dire anche qui.
        Per la questione della famiglia media con il PC in casa è ormai uno stereotipo che ha smesso di avere fondamento già ai tempi dell’iPad.
        Oggi la maggior parte di noi fa tutto con lo smartphone. Non c’è più cosa che il PC di casa faccia che lo smartphone non possa fare meglio.
        E vi prego: non venite a parlarmi di scrivere letterine con Microsoft Word, per favore, perché di quella roba non se ne vede più da tanto tempo.
        E non lo dico perché lavoro nell’IT e non ho esigenze specifiche, ma proprio perché conosco tantissime persone che con l’informatica non hanno nulla a che vedere e che a casa usano lo smartphone per il 90% del loro tempo e usano smart tv per guardare le serie preferite su Netflix. Il PC lo usavano giusto per backupare lo smartphone.
        L’utenza media non fa niente col PC a casa. Loro vogliono solo andare su Facebook, Google, chattare con gli amici, ascoltare musica e guardare video su YouTube. Ecco perché lo smartphone l’ha completamente sostituito.

        Oggi la maggior parte di chi usa un PC a casa lo fa semplicemente perché o è un gamer o uno che ha qualche esigenza specifica (leggasi: lavora a casa).

        Ma anche sul gaming ci sarebbe da discutere, considerando che a parte hardcore gamer, che sono una nicchia che assembla le proprie macchine, il resto si sta spostando su altro.
        La VR/AR è un esempio pratico, poiché è di fatto l’emblema di come il desktop come piattaforma sia inutile.
        Anche lì si sta arrivando all’idea di una macchina headless con un visore che proietta tutta la realtà virtuale o a dispositivi IoT che facciano le cose che un tempo facevamo con la singola postazione.
        Se chiedi in giro a quante persone interessa cambiare la propria scheda video, scoprirai che il numero di persone che lo fa lo puoi contare sulle dita di una mano. Alle persone interessa solo usare il prodotto.

        E per quanto riguarda l’industria creativa, stai facendo lo stesso errore di cui parlavo sopra quando ho citato Office. Continui a guardare le cose con l’ottica di come OGGI le si fanno.
        Ma questo è sbagliato, perché è proprio a causa di questo modo di ragionare che notizie come questa di Ubuntu diventano quasi “fulmini a ciel sereno”.
        L’industria dei contenuti non è quella che manda avanti la baracca dell’informatica. Semplicemente è un’industria che usa le tecnologie che gli vengono messe a disposizione per realizzare soluzioni relative al proprio campo di lavoro.
        In sostanza è molto più simile al modello consumer di quanto non lo si pensi.
        Al professionista, che AutoCAD sia un software locale o sia una WebApp messa in un PaaS fornito da AutoDesk poco gli cambia. Ciò che gli interessa è portare a termine il suo lavoro con meno intoppi possibile usando il software sulla quale ha investito la sua carriera.
        Idem per i creatori di contenuti multimediali.

        Ecco perché io parlo di IT. Perché io parlo di infrastruttura. Tutto il resto è un usufruire di contenuti che ha l’esigenza di interfacciarsi con ciò che l’infrastruttura sottostante gli mette a disposizione.

        • Maudit

          Scusa, cosa intendi tu per “il desktop”? Cos’è che muore?

          • Samael

            Il desktop inteso come il sistema operativo che espone API per sviluppatori di terze parti per far sì che creino GUI native e la cui influenza è talmente grande da poter portare un software a supportare solo le piattaforme principali lasciando fuori il resto.
            Il desktop inteso come l’avere il software installato sulla macchina per compiere operazioni e di conseguenza l’essere legato alla singola postazione dalla quale prendere i propri dati.

            Guarda KDE, tutte le applicazioni che fornisce e come l’ambiente sia al centro di ogni cosa.
            Questo sta morendo. Perché ciò che il desktop diventerà sarà esattamente come ChromeOS: un mero layer che ha il compito di esporre la grafica base per far avviare il browser. Tutti i servizi saranno esposti via web (pensa a Skype for Web) e tramite tecnologie di Single Sign-On tutto sarà sincronizzato ed integrato nell’ecosistema su cui si lavora.

            Basta vedere cosa è stato chiesto agli sviluppatori di GNOME Notes come prima funzionalità: l’integrazione con Evernote.
            Ormai, il software locale lo si vede giusto come un proxy, un qualcosa che ha il compito di interfacciarsi con ciò che realmente gli utenti usano: il servizio.
            Ecco perché Chrome OS è il futuro, perché in un’era in cui le applicazioni fanno da mero proxy, di fatto non hanno più senso.

          • Maudit

            Mi pare che tu faccia una semplificazione eccessiva.
            Il cloud computing non è la risposta a tutto, come l’esecuzione locale non è sufficiente ad assolvere ogni necessità.

            Non vedo la contrapposizone fra cloud e desktop, nei termini in cui la poni, e cioé di dicotomia fra dati non accessibili perché locali, e dati accessibili perché nel cloud. Io col desktop i dati li tengo locali e li metto anche su server remoti, a mio piacimento, sotto pieno controllo e secondo un generico principio di minimo privilegio. Poi vi accedo da altre postazioni, smartphone incluso.

            Il problema dell’accesso ai dati, inteso come possibilità di vederli e modificarli, non lo risolvi certo impostando un monopolio remoto in cui accedi ai tuoi contenuti usando lo stesso software su più dispositivi, ma con formati standard e protocolli condivisi.
            Questo non è però un argomento che riguarda il local o il remote computing, dato che in entrambi i casi hai servizi e dati la cui accessibilità è condizionata da motivazioni commerciali.

            Il software locale è un proxy quando è naturale che lo faccia verso servizi interconnessi. E ad ogni modo, client e server sono concetti introdotti col cloud computing? Non mi risulta.

          • Samael

            Mai detto che il cloud abbia introdotto qualcosa. Anzi, ho detto l’esatto opposto nel primo intervento: il cloud non è niente di nuovo. Anche perché se vai a leggere troverai esempi a sistemi operativi distribuiti che già vent’anni fa avevano capito che questa sarebbe stata la via da seguire.

            Il punto della questione semmai è un altro: la potenza computazionale delle macchine odierne è in grado di reggere il carico di lavoro richiesto? No, non lo è mai stata, motivo per il quale oggi ci ritroviamo client con una potenza di calcolo spaventosa che nel giro di pochi anni fanno fatica a fare lo stesso lavoro che facevano il giorno prima. Senza contare i problemi di risparmio energetico, dove troviamo laptop che scaldano come forni e la cui autonomia non supera le tre ore.
            Una sola workstation non può e non potrà MAI fare la stessa cosa di un ambiente clusterizzato, motivo per il quale oggi esiste il calcolo distribuito.
            La teoria su cui si basa il cloud è proprio questa. Anziché continuare a delegare al singolo client compiti che vanno oltre le sua capacità, si usa la potenza di calcolo di un CED. CED che a differenza della tua macchina è un insieme di server pensati per reggere questi workload.
            Questo porta ad una migliore scalabilità dell’infrastruttura che può crescere soddisfando sempre più grandi bisogni senza impattare le singole postazioni.

            Non è solo una questione di salvare i tuoi dati su un qualche sito e scaricarli. Cosa che GIÀ oggi non fai da solo in qualsiasi reparto IT serio, visto che è delegato a sistemi di roaming dei profili in ambienti di dominio.
            Il punto è: quanto è sicuro il tuo dato in locale? Attenzione: non parlo di malware o tizio che è entrato sulla tua macchina, ma parlo di situazioni di HW failure o smarrimento del dispositivo.
            Il cloud (anzi, i sistemi di roaming prima di lui) permettono di evitare proprio situazioni di questo tipo. I dati si trovano su macchine clusterizzate e protette da sistemi di disaster recovery, perciò qualunque terminale tu abbia a disposizione avrai con te sempre ciò che ti occorre.
            Si è rotto l’HD? Frega nulla. Buttalo, mettine un altro e torna a fare ESATTAMENTE quello che stavi facendo riprendendo da dove avevi lasciato. Tempo di soluzione del problema? Meno di cinque minuti e sei già di nuovo produttivo e pronto per continuare a lavorare.
            Hai bisogno di accedere al progetto a cui stavi lavorando in ufficio? Bene, collegati alla intranet aziendale e hai tutto a disposizione.
            Il cloud esiste già in pressocché qualunque realtà seria, perché è diventata la soluzione più comoda per risolvere grossi problemi di produttività e di mantenimento (keggasi: costi) dell’infrastruttura.

            Per quanto riguarda la questione protocolli e formati standard, è una questione irrilevante. Nel caso lavorativo: non frega nulla dell’interoperabilità tra servizi perché non c’è una scelta da fare. Il reparto IT ha messo in piedi l’infrastruttura e tu sei comunque obbligato ad usare quello. Ma questo avviene già oggi, a prescindere dal cloud computing.
            Per quanto riguarda il consumer, non puoi pensare che Apple (tanto per dirne una) possa creare una sua infrastruttura per poi dare la possibilità ai concorrenti di entrare. Lei progetta i suoi servizi e lavora per integrarli al meglio, non per fare i lego in stile distro Linux attaccando pezzi a caso per poi sperare che il tutto funzioni a dovere.
            E fidati che non solo Apple non vuole questo, ma non lo vogliono nemmeno gli utenti. Il mondo ha già dimostrato di volere l’approccio opposto alla tua visione, perché la singola persona vuole che i servizi funzionino. Non gli interessa sapere chi o cosa lo fornisca o se il protocollo è sufficientemente libero dal peccato e sicuro da ogni turbamento (tradotto in italiano: la webapp è sotto GNU AGPL).

            Tra l’altro non c’è nessun monopolio remoto. Di servizi cloud ce ne sono diversi. E nulla ti vieta di fare la tua macchina Linux+OwnCloud, come ho già detto ad altri.

    • Maudit

      Tutte congetture. Il desktop è vivo e lotta insieme a noi!

  • Aury88

    è comunque un peccato….le potenzialità erano infinite e, se trasferite anche in ambito smartphone, avrebbero potuto anche compensare molti dei limiti del market di ubuntu: http:// anbox. io/
    peccato non si sia ancora giunti ad avere la prima release di ubuntu personal (non parlo solo dell’interfaccia unity8 ma del suo port a su un sistema snappy ubuntu core) che imho sarebbe stato il punto da cui anche l’eventuale abbandono di canonical non avrebbe determinato poi così tanti problemi.
    spero vivamente il codice non vada abbandonato ma continui a ricevere supporto dalla community magari rinunciando ad alcune tecnologie meno diffuse tra la community di sviluppatori ed integrandole con altre (parlo di te mir)
    BTW ieri è uscito un nuovo silos di unity8 con alcuni aggiornamenti xD

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