In breve: nella giornata di ieri 30 Agosto 2016 è stata annunciata la prima alpha di Fedora 25.

Fedora 25 alpha è basata sul desktop environment GNOME 3.21.4 (development build di  GNOME 3.22, in arrivo il prossimo 21 Settembre). Probabilmente a breve l’alpha verrà aggiornata a GNOME 3.22 Beta 2 il cui rilascio è in programma per oggi. Fedora 25 introdurrà la migrazione a Wayland, che è già presente in quest’alpha.

fedora 25 alpha

Quest’alpha contiente tutte le funzioni che saranno presenti nella final release, chiunque può provarla, aiutandoci nello sviluppo e nell’individuazione dei bug. Quando avremo risolto la maggior parte dei problemi rilasceremo una beta che sarà già più che stabile“, queste le parole di Dennis Gilmore nell’annuncio di oggi.

Kernel Linux 4.8 a bordo

kernel 4.8

Dando uno sguardo “under the hood” abbiamo notato che il kernel a bordo è il 4.8 (Release candidate 2) il quale è attualmente in fase di sviluppo (a proposito, Lunedì è uscita la RC4!).

La beta è attesa per il mese di ottobre (attorno al 27) se non vi saranno ulteriori ritardi (possibili, anzi probabili, quando si parla di Fedora).

La versione definitiva è invece attesa per la metà del mese di Novembre.

Potete scaricare l’alpha da qui sia nella versione a 32 bit che a 64 bit (anche per Power64 e ARM!).

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  • IlTizioCheNonVuoleRegistrarsi

    Spero tanto che non ci sia nessun tipo di problema che interrompa nuovamente la migrazione a Wayland 🙁

    • Simone Picciau

      La sessione con wayland dovrebbe essere predefinita in fedora 25

      • Simone Picciau

        Anzi lo è di certo ho verificato poco fa

        • Mauro Contene

          come si comporta wayland?

          • Simone Picciau

            Non so dirti, ho eseguito per un po in macchina virtuale, non ho testato in maniera approfondita.

          • Samael

            Io Wayland l’ho usato con Archlinux+GNOME Shell e con la mia Intel HD è andato tutto liscio.
            L’unico motivo per cui tornai a X11 è che non è ancora supportato da redshift, che per me è critico.

        • IlTizioCheNonVuoleRegistrarsi

          Grazie mille, la tua risposta mi ha reso felicissimo 🙂

  • jboss

    dopo gli aggiornamenti sembra abbastanza fluida e veloce tranne i ripetuti messaggi di sicurezza di selinux

    • vortex67

      Puoi sempre disattivarlo

  • Samael

    Scarico la ISO. Vediamo un po’ se hanno risolto il solito problema della root sotto BTRFS…
    Attualmente è l’unico ostacolo che c’è fra me e l’uso di Fedora come OS di riferimento.

    • Simone Picciau

      A me dà fastidio che la partizione /boot deve essere per forza in un volume ext4, per il resto adoro fedora e non la cambierò mai credo.

      • Samael

        Guarda, escludendo quel problema, Fedora 24 mi è piaciuta molto. Lo devo proprio ammettere.
        Ti ricordi che ti chiesi qualche info sui repository RPMFusion e Russian Fedora, vero? Quando l’ho installata ho trovato tutto ben fatto e con una notevole attenzione ai dettagli. Solo i font mi hanno fatto storcere il naso e ho dovuto attivare il repository infinality. Per il resto hanno fatto un ottimo lavoro.

        • Simone Picciau

          Sì, sono d’accordo, migliora di versione in versione, sulla 25 attendo l’integrazione di flatpak con gnome-software. Per quanto riguarda i fonts io installo il pacchetto freetype-freeworld dal repo rpmfusion e poi creo questi collegamenti:

          ln -s /usr/share/fontconfig/conf.avail/10-subpixel-rgb.conf /etc/fonts/conf.d
          ln -s /usr/share/fontconfig/conf.avail/11-lcdfilter-default.conf /etc/fonts/conf.d

          Infine aggiungo

          Xft.lcdfilter:lcddefault

          al file /etc/X11/Xresources

          • vortex67

            Esatto,basta che installi freetype-freeworld e avrai dei font stupendi, non incasinarti la vita con infinality.

          • Samael

            Purtroppo non è così.
            freetype-freeworld non è affatto alla pari di infinality in termini di subpixel rendering.
            Io sulla qualità dei font sono molto esigente e l’unico modo per avere un rendering alla pari di OSX è usare quelle patch.
            freetype-freeworld è sicuramente meglio del vanilla, ma non basta.

          • Simone Picciau

            Hai usato i pacchetti patchati dal repo di Daniel Renninghoff?

          • Samael

            Esattamente.

          • vortex67

            Lo dicevo perchè io con infinality ho sempre avuto problemi e più che migliorare i font me li peggiorava notevolmente e poi tornare indietro era sempre un casino. Con freetype ho raggiunto la pace dei sensi.

          • michele

            [OT]Come hai gestito i font su slackware? Mi ricordo che erano pessimi[/OT]

          • Samael

            Ho personalmente portato infinality dal repository di bohoomil. Mi mancano giusto i pacchetti dei vari font, ma lì penso che farò un build system anziché singoli SlackBuild. Così come ha fatto Pat per KDE.

    • Samael

      E niente. Anche in questa release il bug non è stato corretto.
      In ogni caso ho installato Fedora 25 Alpha in una VM e la aggiornerò fino alla stabile, così come ho fatto con la 24.

      • Ganhoo

        Qual é il tuo os principale(curiosità mia)?

        • Samael

          Slackware64

          • Ganhoo

            Meh, non é un po’ ostica da mantenere?

          • Samael

            Al contrario, la considero la meno macchinosa e più facile da gestire.
            E poi sono troppo attaccato ai pkgtools. Il package manager è ciò che mi tiene maggiormente legato a questa distro.

          • Ganhoo

            Quando la provai, la mia più grande difficoltà fu proprio capire il metodo più corretto per installare e mantenere aggiornato il sistema ed i pacchetti. Anche trovare dei pacchetti mi é venuto difficile :< .

          • Samael

            Per mantenere aggiornato il sistema operativo senza farlo a mano, basta usare slackpkg che è un tool ufficiale.
            Io lo uso con un mirror locale nel mio HD che sincronizzo tramite rsync.

            Per quanto riguarda i software di terze parti c’è da fare una piccola considerazione.
            L’unico repository ufficiale di Slackware è ciò che vedi nel DVD e di conseguenza nel mirror FTP. Fine.
            Tutto il resto è roba non ufficiale che non ha nulla a che vedere con la distribuzione. Slackware è una distribuzione nel senso vero del termine: è una collezione di software distribuita. Nient’altro.

            Detto questo, ci sono svariati repository di terze parti: AlienBOB, rworkman, SlackBuilds_org (questo è simile ad AUR di ArchLinux), ponce, gli SlackBuilld di willysr ecc.
            Ottenere applicazioni extra è molto più facile di quanto si pensi.
            Se poi non trovi quello che ti serve beh come per tutte le distro puoi sempre compilare da sorgente.

          • Ganhoo

            E per mantenere tutto aggiornato come fai? Sfrutti sempre i repository?

          • Samael

            Allora per il kernel e gli aggiornamenti del sistema, come ti ho detto uso slackpkg con un mirror locale.

            Per la gestione del mirror locale uso uno script che controlla la copia locale del changelog con quella remota. Se non coincidono mi stampa il diff ed io provvedo a sincronizzarlo tramite rsync.
            Una volta fatto uso slackpkg e faccio gli aggiornamenti.

            Tecnicamente non hai necessariamente bisogno di tutte queste cose. Con slackpkg puoi tranquillamente impostare un mirror remoto e fare tutto via internet. Non devi scaricare niente.
            Io lo faccio unicamente perché preferisco avere un mirror locale della distro in una partizione apposita sotto XFS, che poi uso anche come volume di recovery.

            Per quanto riguarda il software compilato, dipende.
            Se è preso da SlackBuilds_org allora lo aggiorno con sbopkg, altrimenti se roba mia lo gestisco io. Alcuni pacchetti che ho creato io sono compilati da git, in quanto io uso spesso roba instabile tra cui la stessa Slackware che è in -current. Di conseguenza ho uno script che mi controlla l’ultimo commit e lo confronta con la versione installata, segnalandomi cosa va aggiornato e cosa no.

            Poi ne uso un altro per confrontare le multilib con i pacchetti x86_64 per capire se vanno aggiornati o meno, in quanto Slackware64 non ha un supporto ufficiale alle librerie a 32-bit.

            Per i software presi da repository di terze parti, invece, uso slackpkg+ che è un plugin per slackpkg che ti permette di aggiornare da vari mirror anziché solo da quelli ufficiali di Slackware.

            L’unica cosa che devi SEMPRE tener presente è che le dipendenze te le devi gestire da solo.
            Non aspettarti che i pkgtools lo facciano per te, perché in Slackware *TU* sei il package manager.

          • Ganhoo

            Capito. Grazie!

    • MoMy

      Scusa la curiosità, quale sarebbe il problema?

      • Samael

        Non puoi installare Fedora sotto BTRFS senza avere /boot in una partizione separata.

        • user1

          Io ho sempre montato /boot su una partizione separata a dire il vero (partizione fisica, mentre le altre con LVM). tra l’altro, è ciò che di default propone anaconda.

          • Samael

            Su LVM e LUKS ok, lì ti serve in quanto la configurazione del disco viene messa su dal ramdisk. Ma su BTRFS usare una /boot separata è stupido, a meno che tu non faccia uso di cifratura, che ti costringe ad crearla.

            Quello di BTRFS è un bug noto derivato da un problema con grubby.

          • Sallo

            Non sono esperto e non capisco proprio perché fare una partiizione /boot separata ti crei un disturbo tale dal trattenerti dal passare a fedora.

          • Samael

            Per due motivi:
            1) La partizione di /boot non ha alcun senso in configurazioni normali, tanto più se sono obbligata a farlo a causa di un tool – grubby – che sarebbe dovuto venire deprecato anni e anni fa in quanto inutile, come suggerito da diversi membri del team Fedora.

            2) BTRFS è un file system che permette la creazione di snapshot bootabili, cosa che uso molto su Slackware.
            Obbligandomi a mettere il kernel all’interno di una partizione esterna mi fa perdere la possibilità di fare snapshot dell’immagine del kernel e del ramdisk, e di conseguenza mi impedisce di fare il boot da uno snapshot precedente.

            E dato che BTRFS non è un file system tradizionale come ext4, la limitazione di avere una /boot esterna è più pesante di qualsiasi altra “mancanza”.

          • alex

            Quindi puoi fare uno snapshot e in seguito avviare la macchina in quello stato? figo, non lo sapevo. Immagino che sia utile ad esempio per congelare il sistema prima di un aggiornamento importante, oppure forse anche per avere delle diverse configurazioni di test sulla macchina.

          • Samael

            Esattamente, puoi fare il boot da diversi stati del sistema.

            In realtà questa cosa l’ha “inventata” la SUN su OpenSolaris ben 8 anni fa, con i Boot Environment basati su ZFS.
            E la cosa incredibile era che tu potevi fare l’avanzamento di versione senza preoccuparti di nulla, ed in caso di problemi ti bastava fare il reboot e selezionare l’entry di grub relativa alla vecchia versione. Fine.
            E nel caso in cui avessi voluto rimuovere l’altra entry, in quanto o volevi rimanere con la vecchia versione oppure volevi rimanere con la nuova ti bastava eliminare il BE ramite il tool beadm, che provvedeva anche a gestire le entry in GNU GRUB.

            Niente bisogno di fare downgrade, tenere multiple versioni del kernel ecc.
            Lo stesso package manager IPS era stato integrato con ZFS, tant’è che su OpenSolaris non era possibile scegliere il file system di root (non che ci fosse molta scelta a parte UFS).

            E per me che uso Slackware64-current o per utenti che usano ArchLinux, avere una possibilità del genere è il massimo. L’aggiornamento è andato storto? Reboot nel vecchio snapshot e via.

            EDIT: Aggiungo anche un’altra cosa.
            BTRFS, essendo un volume manager, elimina la necessità di avere partizioni separate.
            La home, la root o anche root di altre distribuzioni, puoi averle direttamente nello stesso storage pool in subvolumi differenti.
            Puoi testare la nuova Fedora in un nuovo subvolume ed eliminarlo senza avere problemi o dover restringere/allargare partizioni.

          • alex

            “La home, la root o anche root di altre distribuzioni, puoi averle
            direttamente nello stesso storage pool in subvolumi differenti.
            Puoi testare la nuova Fedora in un nuovo subvolume ed eliminarlo senza avere problemi o dover restringere/allargare partizioni.”
            già questa è una gran figata! grazie della spiegazione.
            La prossima installazione lo provo sicuramente 8in realtà volevo già farlo la scorsa volta, m apoi per mancanza di tempo ho lasciato perdere), e spero che si decidano ad adottarlo come standard visto che mi sembra che ormai sembra essersi dimostrato stabile, nonostante le varie paure a staccarsi da ext4.
            Che anzi, se non ricordo male si può fare comunque la conversione da ext4 a btrfs… dopo leggo come fare 🙂

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