Dopo che Microsoft ha annunciato di voler portare la shell bash di Ubuntu su Windows 10 (trovate il nostro articolo dedicato qui) le aspettative ma soprattutto la curiosità degli utenti hanno cominciato a montare. Mettendo a confronto le prestazioni di Ubuntu nativo (sia versione 14.04 Trusty Tahr, quella presa a riferimento in Windows, che uno snapshot della 16.04 la cui uscita è attesa per il 21 Aprile) con la bash di Windows.

I risultati sono davvero assolutamente sorprendenti: le prestazioni dei programmi sono spesso simili e con differenze inferiori rispetto a quanto si sarebbe potuto pensare; in alcuni casi non solo la differenza è piccola, ma le prestazioni sono superiori su Windows!

windows_bash test
I test con uno scarto evidente sono quelli che coinvolgono molto Input/Output su disco, dove il filesystem NTFS è un evidente collo di bottiglia.
Per quanto concerne parte grafica, analizzando le prestazioni con OpenGL e scheda video nVidia si ottengono ancora una volta prestazioni analoghe.

Per completezza ci tengo a precisare che si tratta di far girare esattamente gli stessi binari con due kernel differenti, e nel caso specifico i kernel di Ubuntu 14.04 e il kernel di Windows tramite il nuovo strato di compatibilità; Ubuntu 16.04 è stato aggiunto per avere una comparazione anche tra la vecchia e la nuova versione del sistema di Canonical.

Insomma, questa bash su Windows sembra funzionare veramente molto bene. Quando verranno sistemati gli attuali problemi di compatibilità di alcuni programmi il kernel linux potrebbe avere un  serio concorrente alla porta: Windows con Ubuntu dentro.

Per chi volesse vedere direttamente i test, svolti dai colleghi di Phoronix, trova qui quelli generali e qui quelli Opengl.

  • arasi

    che odio, spero che canonical si sia fatta pagare un disastro di soldi per questa cosa

  • JackPulde

    Di questa operazione (implementazione bash su Windows) fino ad adesso si sa solo quello che ha ricevuto Microsoft da Canonical… Ma Canonical cosa ha chiesto in cambio? Solo soldi e conferma di Ubuntu sui server Windows? Io spero ci sia dell’altro… Magari un bel aggiornamento di Skype per Ubuntu oppure un porting per Microsoft Office.

    • gabriele tesio

      per quanto sia interessante avere Skype aggiornato o office, credo Canonical lo abbia fatto per i soldi e per consolidare la propria posizione nel mercato cloud, che domina, poi conta che se Canonical non avesse accettato Microsoft avrebbe fatto tutto da sola perché non c’è nulla che glielo possa impedire oppure ci sarebbe stata un’altra azienda.
      Poi non cambierà nulla drasticamente, gli unici che torneranno a Windows per via di questo sono quelli che si sentono costretti ad usare Linux e che se potessero userebbero altro, solitamente gli utenti Linux hanno motivazioni più forti che qualche tool da linea di comando.

    • skype per linux morirà credo, visto che c’è ormai la webapp e entro il mese ho letto che non sarà più necessario il plugin per le videochiamate e quindi funzionerà senza problemi anche in linux

    • abePdIta

      Ovviamente non so cosa abbia chiesto Canonical, ma sarebbe bello che Microsoft ricambiasse in modo analogo, aiutando a migliorare la compatibilità di Wine.

  • Jacopo Ben Quatrini

    Io devo ancora capire il senso di questa scelta e cosa hanno entrambi da guadagnarci.

    • JackPulde

      Per chi utilizza Windows ha il grosso vantaggio di poter controllare e fare manutenzione dei proprio server senza installare una distribuzione linux (Azure, per esempio, usa sistemi Ubuntu come base per i server).

      Per quanto riguarda Canonical, da come leggo, solo un fatto economico e sicurezza del suo sistema per il mercato server e cloud.

    • Creare un ibrido forte…

    • Samael

      Per capire il senso di questa scelta, dobbiamo fare un discorso un po’ più ampio, partendo dalla situazione dell’IT di oggi.
      Mettiti comodo, fatti un caffè e leggi con calma. 🙂

      Oggi siamo in era Post-PC.
      Il PC come punto di riferimento del mercato oggi ha poco valore, perché il focus è passato dai software ai servizi.
      Scrivere software costa, lo sappiamo tutti. Scrivere software di qualità ancora di più.
      Di conseguenza mantenere infrastrutture ha costi enormi per le aziende, perché sono una continua somma di costi di licenza, supporto ecc.
      All’inizio degli 2000 in Amazon si pensò quindi ad un modello in cui si sarebbe potuto ridurre i costi trasformando l’hardware, il software e tutto il resto in servizi da affittare tramite piani di sottoscrizione *personalizzati*, che avrebbero permesso di pagare solo il necessario. Questi servizi, specialmente l’hardware, venivano offerti tramite virtualizzazione. Siamo nel 2006 quando venne annunciato AWS.

      All’epoca quest’idea di business era impensabile per molte compagnie, tant’è che lo stesso Larry Ellison pensò che il cloud fosse una delle tante mode dell’IT e che sarebbe scomparso presto. E certo, perché il cloud poneva un freno ai loro costi di licenza, in quanto anziché pagare per il prodotto si pagava per la potenza.
      Ma sappiamo tutti cosa succede quando un business-man miope si mette a fare previsioni su cose di cui non ha la più pallida idea, vero? Vedasi Ballmer con iPhone.
      Alla fine si perde il treno e poi si deve rincorrere facendo strategie assurde.

      Tuttavia in questi anni c’è una compagnia che si sta affacciando nell’informatica e sta facendo parlare di sé: Canonical.
      Canonical ha sviluppato una distro usabile basandola su Debian, ruolo prima della Mandrake e KNOPPIX, e sta raggiungendo picchi di popolarità sempre più elevati.
      A considerarla una distro vincente c’è lo stesso Ian Murdock (RIP), che è passato dalla sua creatura alla distro dell’astronauta.
      Canonical è una delle poche aziende che comincia ad intravedere potenzialità in questo nuovo modello di business. L’altra è Microsoft.
      Così la prima aggiunge nella release 9.04 Eucalyptus (poi acquistato da HP) che era un tool in grado di gestire installazioni su AWS, mentre la seconda nel 2008 comincia a sviluppare la sua alternativa ad Amazon, Windows Azure, che uscirà a fine 2010.
      Quindi mentre Red Hat continuava a fare soldi con i server tradizionali, Canonical cominciava a stipulare contratti nel settore cloud.
      Tuttavia cominciano le prime avvisaglie relative alla privacy nei cloud pubblici, e così si comincia a pensare ad un’idea relativa ad un modello cloud privato. Nasce OpenStack.
      Canonical naturalmente non si lascia scappare l’occasione ed elimina subito Eucalyptus per supportare questa nuova tecnologia, diventandone immediatamente l’OS numero 1.
      Red Hat intanto comincia a rendersi conto che stava perdendo il treno, in quanto la sua odiata rivale Oracle di Larry Ellison aveva fatto marcia indietro sulle sue affermazioni, aveva acquistato la SUN, e stava spingendo verso soluzioni integrate hardware e software anche per il cloud. Vedasi SUN/Oracle Exalogic Elastic Cloud con Oracle Linux/Oracle Solaris.
      Così Red Hat sale sul carro di OpenStack e comincia a supportare questo nuovo modello di business, convinta del fatto che il suo dominio nel settore server l’avrebbe portata a superare Canonical immediatamente e a dominare anche nel cloud. Ma così non è stato.
      Ubuntu era gratuita. La si poteva adottare a tutti i livelli: sia lo sviluppatore che aveva a malapena i soldi per pagarsi un PaaS e sia la multinazionale.
      I contratti di supporto erano un plus a cui facevano ricorso le aziende.
      Red Hat non aveva nulla di tutto questo, perché il suo OS da sempre è stato legato ai contratti. L’unica eccezione la faceva quella odiosa spina nel fianco chiamata CentOS.
      Intanto di cloud ormai ce ne sono tanti e Canonical essendo stata un pioniere si becca sempre la fetta più grossa.

      Tuttavia il cloud apre ad uno scenario differente, supportato anche da una rivoluzione che sta avvenendo nel mondo consumer: la morte dei PC.
      I PC stanno venendo sostituiti dagli smartphone, ed il cloud sta spingendo verso soluzioni SaaS che altro non sono che siti web. Anzi, web application/servlet per usare un termine noto ai Javisti.
      Quindi all’atto pratico ciò che è realmente necessario è un browser web. Una volta che c’è quello, il PC ha ben poco valore.

      Canonical quindi si rende conto che continuare a lottare per il mercato desktop è inutile e quindi è meglio pensare di cambiare pian piano il focus verso questo settore e l’IoT.
      Questo porta a alla chiusura del bug numero 1 che NON A CASO riporta come motivazione proprio la situazione che ti sto descrivendo ( h t t p : / / fridge . ubuntu . com/2013/05/31/mark-shuttleworth-closes-ubuntu-bug-1/ ).
      In effetti col cloud Microsoft ha perso molta rilevanza nel suo business tradizionale, perché i PC desktop, le applicazioni legacy legate a Win32 ed il settore server low-end sta venendo sostituito da istanze su IaaS/PaaS e soluzioni SaaS.
      Linux ormai sul cloud ha già conquistato una fetta talmente grossa che è diventato incontrastabile e Windows Server è troppo obsoleto. Non aveva i container (previsti per WS 2016 e basati su Docker), non aveva un file system moderno in grado di fare storage pooling (ReFS+Storage Spaces fanno la loro comparsa su WS 2012), ecc.
      Microsoft stava prendendo botte anche nel mobile, tant’è che tenta il tutto per tutto con Windows 8 e fallisce. Così Ballmer viene sostituito con Satya Nadella.

      Nadella decide di cambiare strategia. Fino ad oggi Microsoft ha continuato ad usare la carta del patent trolling per vendere licenze di Windows Phone sottobanco, ma non ha risolto nulla. Le aziende pagavano le royalty ma nessuno adottava Windows Phone. O se lo facevano lo dismettevano subito dopo perché i terminali rimanevano invenduti.
      Perciò Nadella decide di giocare un’ultima carta: Windows 10 e la convergenza tramite Continuum e Universal Windows Platform.
      Annuncia i bridge di Android (Project Astoria) e di iOS (Project Islanwood) e cerca di sfruttare la carta della convergenza per ottenere nuove app su Windows 10.
      Qual è la strategia? Semplice: Windows domina il desktop, perciò se facciamo leva sul suo monopolio e creiamo convergenza molti sviluppatori faranno il porting delle app. Il risultato? Un disastro.
      Windows 10 non decolla e Microsoft comincia a capire che Windows 10 Mobile non ha speranze. Così ne rallenta lo sviluppo, elimina Astoria e dichiara che né nel 2015 e né nel 2016 quell’OS sarà il focus dei suoi investimenti. Taglia la compatibilità con i modelli sebbene avesse promesso il contrario, in modo da ridurre la base di utenza che insoddisfatta migrerà ad Android/iOS, e quindi permetterà ad MS di attutire il colpo quando annuncerà la morte del suo OS mobile.

      Di conseguenza Nadella comincia a cambiare tutto. Di nuovo. Vuole passare da un focus Windows-centrico ad uno cloud-centrico.
      Lui l’ha capito: Windows non ha futuro. Sta venendo ignorato sempre di più. Vedasi colossi come Redis che non lo supportano ufficialmente.
      Molti sviluppatori stanno passando a Linux e OSX, perché tanto col cloud non hanno più bisogno di Windows e dato che prodotti come Redis supportano solo UNIX, tanto vale cambiare una volta per tutte.
      Ma questo è un problema serio: Microsoft è un’azienda che ha fatto della vendita selvaggia di Windows una vera e propria cultura. Come cavolo fai a dire ai tuoi azionisti che il tuo OS non è più un business viabile?
      Ma qui c’è anche un altro problema: deve farlo in fretta. Se Windows continua ad essere ignorato, anche *altri* prodotti Microsoft lo saranno, perché tutti sono legati a quell’OS a causa di vent’anni di politiche precedenti. Così annuncia il porting dei suoi prodotti di punta, come SQL Server. Ed io ho persino previsto che i prossimi saranno Exchange e SharePoint.
      Tuttavia sebbene il focus dell’azienda sia passato sul cloud, non può nemmeno dire “ok, ciao Windows, muori pure”, perché c’è troppa roba legacy Win32 e troppe comunità che ne hanno bisogno. Vedasi i gamers.
      Gamers che adesso stanno guardando con interesse non tanto al loro DirectX 12 ma a Vulkan. E Microsoft non può permettersi di perdere anche lì perché significherebbe sparire anche dal settore console.
      Ma se la gente continua a migrare a Linux, specie lato sviluppo, poi finisce che l’utenza aumenta. E se l’utenza aumenta cominciano ad aumentare i porting di applicazioni commerciali e giochi. E se tutto ciò comincia, Windows scompare nel giro di pochi anni.
      Ecco perché comincia a lavorare su due fronti: il bridge per l’integrazione delle applicazioni Win32 nella UWP ed il subsystem Linux.
      Il primo le serve per cercare di dare credibilità allo store di Windows, in modo da gonfiare i numeri. Attualmente lo store è pieno zeppo di app morte che non funzionano. Mettendo la spazzatura legacy Win32 che funziona (con lo sputo) cerca di dare una parvenza di funzionalità. Uno può dire: sì, ma l’hai detto tu stesso che è spazzatura. Vero, ma meglio la spazzatura che funziona che app morte che non si avviano nemmeno, no?
      La seconda le serve perché così può spingere gli sviluppatori che sono rimasti fermi a Windows 7 a migrare a 10 e a non vagliare la migrazione a Linux, che è lo standard sul cloud e con cui devono fare i conti per forza.
      Così useranno uno userland Linux per le loro app da containerizzare in Docker senza lasciare Windows. E di conseguenza Microsoft mantiene salda la sua posizione.
      Quindi Windows in sé non è più un core business, ma è il veicolo per far adottare le sue tecnologie e rimanere ancora rilevante una volta che il desktop diventerà un pezzo da museo.

      Canonical intanto deve continuare a mantenere la sua posizione nel cloud. La concorrenza (Red Hat) è sempre in agguato e quindi ha bisogno che sempre più persone scelgano il suo OS nelle istanze IaaS.
      Così decide di collaborare con Microsoft e sviluppa il suo subsystem. In questa maniera chi usa il subsystem Linux userà Ubuntu e di conseguenza svilupperà script e soluzioni sempre più Ubuntu-centriche. Ergo, quando andrà a scegliere un OS sul cloud non sceglierà RHEL, ma Ubuntu Server.
      Ora, uno però mi potrebbe dire: ok, ma allora perché buttare denaro sulla convergenza, MIR, Unity 8 e ca**i vari? Semplice: perché il focus di Canonical è anche l’IoT e probabilmente i dispositivi wearable che sono il futuro del computing consumer e quelli che un domani sostituiranno gli smartphone.
      Canonical sta lavorando su tecnologie convergenti in modo da sfruttarle in futuro. Ecco perché sta lavorando nel mobile e sta sviluppando le scope anziché fare porting di app. Canonical ha già detto che non punta a diventare un competitor di Android. E difatti il motivo è che gli smartphone per Canonical sono come il desktop: piattaforme di passaggio per testare la convergenza e vedere fino a che punto le sue tecnologie sono sostenibili.
      In sostanza Canonical sta di nuovo dimostrando di essere la compagnia più lungimirante: anziché specializzarsi in un settore saturo come gli smartphone cerca di specializzarsi ORA nel futuro IoT, così come al posto di specializzarsi nel settore server tradizionale si è specializzata con successo nel cloud.

      • alex

        letto con piacere 🙂

        E “Quindi all’atto pratico ciò che è realmente necessario è un browser web. Una volta che c’è quello, il PC ha ben poco valore.”: non per niente Chrome OS si è ritagliato un certo successo, almeno in certi ambienti, e dimostra che la realtà che descrivi è anche già sempre più vicina ai semplici utenti e non più considerata solo dalle grosse compagnie. Realtà in cui come dici linux e Canonical sono ben radicati.

      • Jacopo Ben Quatrini

        Leggerti è sempre un piacere 🙂

      • mmrholiday

        Un ringraziamento sentito, e una richiesta: E’ possibile fare unpost vero e proprio con questo materiale così da renderlo più facilmente ricercabile? certo molti potrebbero essere già al corrente ma sicuramente è interessante

        • Samael

          Siamo su internet. Puoi fare tutto quello che vuoi. xD

      • Aury88

        piccole note: quando dici “windows10 non decolla” immagino intendi lato sviluppatori, giusto? non lato utenti.

        Per l’ultima parte sugli smartphone e Ubuntu avrei da contestare qualcosina: a mio avviso Canonical non vede questi come semplici piattaforme di passaggio…cose come Mir o unity8 non hanno, almeno per il momento, rilevanza nell’IoT quindi non avrebbe senso svilupparle come ha fatto. a mio avviso tutto è incentrato sull’incentivare gli sviluppatori a sviluppare su ubuntu per ubuntu. non c’è tentazione più grande per uno che sviluppa il sapere di star sviluppando potenzialmente per ogni genere di apparecchio dotato di chip. penso che iot, smartphone, tablet, desk, server, cloud,supercomputer siano tutti ugualmente appetibili per canonical e tutti ugualmente incentrati ad alimentare l’appetibilità del sistema…contrastando quindi il proprio non essere monopolista in alcun settore (tranne il cloud) con il fatto di essere in più settori e quindi un appetibilità non data dal numero di dispositivi x ma dal numero di dispositivi x+y+z…
        sia per necessità data dal dover dare questa appetibilità data dal sviluppare per più tipi di device, sia perchè le proprie dimensioni non le consentirebbero altro, canonical punta ad un convergenza vera, cioè un solo codice per tutto e non la convergenza “apparente” che per esempio sta facendo microsoft con i suoi diversi os chiamati con lo stesso numero ed in grado di avviare solo applicazioni specificamente create per entrambi.

        • Samael

          quando dici “windows10 non decolla” immagino intendi lato sviluppatori, giusto? non lato utenti.

          In realtà Windows 10 ha riscosso meno successo di quanto si pensi.
          Il boom iniziale è stato per lo più legato all’upgrade gratuito, ma poi ha subito una battuta d’arresto a causa dei downgrade.
          Attualmente cresce poco e a causa spesso delle politiche aggressive di MS.
          Crescita che difatti non sta portando ai risultati sperati relativi allo store, che rimane pieno zeppo di app morte e inutili.

          Per la questione smartphone, Aury88 in realtà sì: hanno molto senso nell’IoT e nel mercato wearable.
          Vedi, il mercato smartphone è obbiettivamente saturo, sia lato ferro che lato OS.
          Lato OS i contendenti sono solo due: Android e iOS. E non c’è spazio per nessuno, sia che si parli di Ubuntu e sia che si parli di Windows 10 Mobile e Firefox OS. I numeri stanno lì a confermarlo.
          E di certo non fai un OS smartphone prendendotela comoda e spendendo denaro, per poi accontentarti due utenti in croce e lasciando perdere il mainstream.
          Lato ferro è saturo perché ormai la potenza di calcolo è talmente elevata che gli utenti cambiano smartphone solo per i piani dei carrier, tipo quello in cui te lo sostituiscono ogni anno.
          Ma se andiamo a vedere la situazione reale, l’innovazione si è già fermata. Oggi si parla solo di ritocchi qua e là.

          E alla fine, parliamoci chiaro: il mercato consumer è un mercato abitudinario. Un mercato che
          una volta che si abitua ad una cosa difficilmente cambia. E se lo fa,
          deve farlo per un qualcosa di rivoluzionario, come è stato il primo
          iPhone in un mondo fatto di Nokia e BlackBerry.

          Il focus dei settori di R&D oggi è tutto sul wearable e l’IoT, perché sono quelli i mercati che diventeranno il prossimo campo di battaglia.
          Naturalmente oggi ci sembrano ca**ate prive di senso. Semplici oggettini che fanno moda e che non servono a niente, in quanto dipendenti dagli smartphone.
          Ma presto diventeranno indipendenti, proprio come gli smartphone lo sono diventati dai PC.
          E Canonical sta chiaramente puntando lì, perché sa bene che è lì che può giocarsi la partita.
          Le scope servono proprio a quello. Gli smartphone hanno da sempre problemi di autonomia a causa del numero delle app in background.
          Con le scope si sta cercando di arrivare ad un modello di aggregazione che permetta di migliorare l’autonomia riducendo il numero di app necessarie. E questo è utile nel wearable, dove Internet diventa un accessorio che indossiamo.
          Ecco perché se la sta prendendo con calma. Se il suo obbiettivo fossero davvero gli smartphone, allora saresti già morto in partenza, perché non puoi entrare in partita in un mercato già chiuso.
          E se vuoi un esempio diverso dal mobile, guarda HP che ha chiuso il suo cloud pubblico ed IBM che non riesce ad inquadrare un business solido.
          Alla fine il mercato va creato e aggredito quando è ancora una nicchia. Quando ormai è cresciuto diventa impossibile entrarci, perché c’è il problema della fidelizzazione.
          Attualmente gli smartphone sono il metodo più veloce e sicuro per iniziare un piano di convergenza delle sue tecnologie, in quanto sono dispositivi maturi e permettono chiaramente di capire fino a che punto c’è da lavorare per ottenere soluzioni usabili.

          • Aury88

            sono d’accordo sulla saturazione del mercato smartphone e desk e il discorso fidelizzazione ma non penso che sia quello che intendi tu (consumer) lo stesso di interesse principale per canonical come obbiettivo attuale…canonical punta, tra le altre cose, a particolari segmenti di mercato dentro smartphone e desk che non sono soddisfatti dalle attuali offerte (privacy, scalabilità, sicurezza dei terminali, aggiornabilità dei terminali…). credo che ci sia questo interesse perchè, se fossero solo lo iot, il wearable e il cloud i settori a cui si punta realmente, l’avere l’interfaccia adattabile sarebbe una tecnologia semi inutile che, a fronte di un grossissimo impegno in termini di risorse per lo sviluppo, porta a pochi vantaggi per chi decide di integrare queste cose in quei settori…basterebbe esporre un api standard per le comunicazioni tra dispositivi differenti ed ottenere lo stesso risultato anche con os differenti (cioè i tuoi dati sullo smartwatch ubuntu gestibili da un altro terminale). ha senso sviluppare lo smartphone perchè non è il suo unico mercato e il codice su cui basa il prodotto viene per la granparte anche da altri settori come appunto il wearable o l’IoT o il cloud. di conseguenza hai un mercato in cui magari hai piccoli numeri ma anche costi, associati unicamente a quel mercato (sviluppare la modalità desk o smartphone o tablet dell’interfaccia), piccoli. è indubbio che canonical non avrà quote a doppia cifra sullo smartphone…ma non è quello l’obiettivo. le basta il mercato attuale cloud per finanziarsi, tutti gli altri settori servono imho ad incentivare gli sviluppatori a sviluppare per ubuntu e su ubuntu. il Iot e il wearable sono altri due settori in cui naturalmente si proverà ad entrare in vantaggio, ma che non porteranno ad una riduzione dell’impegno di canonical nel desk o nello smartphone…neanche dopo la fase esplorativa che comunue anche io penso ci sia.
            semplicemente hanno con 1 codice la capacità di entrare in 6-7 mercati…ognuno virtualmente in grado di aumentare l’attrattiva generale del tuo prodotto tra gli sviluppatori in tutit i vari mercati…continueranno a sviluppare per tutto…non serve neanche che siano in positivo in uno di questi mercati, basta che la somma di tutti loro lo sia. per me sono stati lungimiranti in questo…non tanto aver conquistato il settore che sta diventado trainante (e comunque complimenti per questo!) ma sopratutto il voler diventare multissettore e al contempo ridurre o mantenere al livello attuale le risorse necessarie per sviluppare tutti contemporaneamente, ottenendo al contempo l’aumento dell’attrattiva del tuo prodotto…a mio avviso una mossa estremamente lungimirante e furba. talmente ben congegnata, almeno nell’idea, da risultare imho geniale!

      • Simone Picciau

        Complimenti Samael per la tua cultura informatica

  • Premetto d’essere un sostenitore del software libero e open oltre che essere un utente Linux. Detto questo reputo ottima la scelta delle due case, si vede che l’ibrido funziona bene. C’è da dire che Windows 10 è un ottimo prodotto avanti anni luce rispetto nell’esperienza utente, cosa che al momento nessun DE su Linux riesce ad eguagliare.

    • Teo

      A me sembra un Mix tra Plasma 5 e Cinnamon ..

      • Che sia un mix concordo con te, la novità sta nell’usabilità e completezza delle funzioni utente. Purtroppo al momento nessun DE lo eguaglia. Sarebbe una bella cosa creare un bel progetto che riunisca le migliori stabilità dei vari DE per farne un ibrido senza pecca… chissà che non ci sia già da qualche parte.

        • gabriele tesio

          Boh, io non mi ci trovo con windows 10, a mio parere il top è windows 7

          • Nel mio caso, dopo aver aggiornato a w10 la situazione è migliorata di parecchio, va detto che hanno fatto un buon lavoro anche se io come sistema principale uso linux…

          • Ansem The Seeker Of Darkness

            un utente linux è per definizione esperto, e si troverà a suo agio anche con DE caotici.
            KDE5 è bellissimo, ma complicato, se mettessi mia madre su kubuntu con kde5 impazzirebbe.
            Se le dessi in mano linux mint avrebbe già molti meno problemi, ma poi mi direbbe che windows è più bello.
            Nel mondo open sourse purtroppo è sempre mancata una buona cura ed attenzione per l’interfaccia grafica, preferendo aggiungere cose nuove al curare quelle già esistenti per renderle più immediate

          • Teo

            tutte le cose nuove risultano essere più o meno complicate all’ inizio, anche il 10 è complicato per chi non ha avuto esperienza con l’8 8.1 ed è passato direttamente dal 7 o peggio ancora da XP, oltre al fatto che le app messe nel menu in ordine alfabetico e non suddivise per categoria non rende certamente la ricerca facile.

          • gabriele tesio

            beh, io ho usato sia 8 che 8.1, per 10 la cosa che mi da più fastidio e che essendo abituato a unity sono abituato a cercare programmi nella dash, e se facevo la stessa cosa su win10, cortana si metteva di mezzo e mi faceva la ricerca online e dopo aver visualizzato i risultati online mi metteva anche quelli locali, col risultato di essere una ricerca lenta rispetto a quella di unity, e anche disabilitando cortana/la ricerca online rimane comunque una ricerca lenta, poi anche la navigazione generale, l’apertura di programmi ecc risulta più lenta che su ubuntu, e ho meno software installati che su linux.
            Poi però è anche vero che win 10 l’ho installato come aggiornamento di win 8.1 e se l’avessi installato da zero è certo che sarebbe decisamente più veloce, ma proprio non ho voglia di mettermi li a installare windows da zero.

          • Samael

            un utente linux è per definizione esperto

            …e vive nelle cantine.
            E gli utenti Apple sono tutti imbecilli che comprano per moda.
            E gli utenti Windows sono tutte scimmie clicca clicca.
            E non ci sono più le mezze stagioni.
            E quando c’era Lui si dormiva con le porte aperte.

            Siamo in vena di luoghi comuni?

          • Ansem The Seeker Of Darkness

            Mi spiace, ma un utente in grado di installare linux è già considerabile avanzato. Poi ci sono casi in cui il figlio mette linux ai genitori, ma sono casi rari.

          • Samael

            Anche no direi, considerando che molti degli utenti di oggi che installano GNU/Linux nelle sue incarnazioni famose sono agli antipodi dell’utenza avanzata.
            Basta con i luoghi comuni.

          • Aury88

            wow…quindi schiacciando su:
            italiano, tastiera italiana, installa di fianco a windows, ora legale centro europa, avanti, avanti
            mi da il diritto di considerarmi un utente esperto! che soddisfazioni xD
            pensa che io pur essendo riuscito ad installare linux mi trovo sempre a disagio ad installare windows…forse perchè le domande non erano nello stesso ordine 😛

          • Ansem The Seeker Of Darkness

            Sì, sei un utente avanzato. Vai in giro a chiedere queste cose a chi di informatica non ne sa, e vedrai che ti dicono che sei un mago 🙂

          • Aury88

            ma scusami… a parte il prinstallato, non è così l’installazione anche di windows?

          • Ansem The Seeker Of Darkness

            ovvio! ma per quasi tutti l’installazione di windows infatti è roba da hacker! E’ ovvio che sia una cosa banale e facilissima, ma molte persone sono titubanti soprattutto all’inizio.

          • Simone Picciau

            Beh a dire il vero è più semplice Ubiquity che l’installer di Windows

          • Aury88

            effettivamente è dai tempi di xp che non installo windows, quindi non saprei come è ora la situazione. posso dire che l’unica cosa di realmente necessaria per ubuntu è la conoscenza dell’italiano e la combinazione di tasti per entrare nel bios, tutto il resto è un di più che non guasta ma che di certo non è necessario oggi giorno per l’installazione e l’utilizzo di ubuntu (e moltissime altre distro) a livello casalingo.
            più che utente avanzato definirei l’utente linux un utente curioso e disposto ad imparare qualcosa di nuovo (per poi comunque scoprire che non c’è poi molto da imparare per usare certe distro)…tutto il resto forse era vero in passato, ma adesso è relegato solo ad alcune particolari distro.

          • Simone Picciau

            Sì è vero, mi ricordo quando ho iniziato io avevo provato la prima volta Corel Linux trovato su una rivista, e sebbene fosse una delle distro più semplici non ero riuscito neanche a collegarmi a internet! Tempi in cui bisognava smadonnare per configurare la stampante, inviare un documento in stampa da terminale con lpr, o ricompilare il kernel per abilitare le funzionalità di grafica DRI… Ma ora si va molto meglio, queste funzionalità devono funzionare a prescindere dall’esperienza dell’utente, poi chiaramente un esperto si vede a seconda dell’utilizzo che fa del pc.

          • Simone Picciau

            Ci sono utenti Linux avanzati e utenti Linux che sanno solo avviare il browser web e installare ubuntu o mint dove devi cliccare solo sul tasto “Avanti”. Un utente non è avanzato perché usa Ubuntu. Ormai la maggior parte delle distribuzioni sono installabili da chiunque, l’esperienza si vede nel contesto di utilizzo, configurazione avanzata del firewall, server, ecc. In un contesto domestico parliamo piuttosto di utente normale.

          • mmrholiday

            ….e Pippo Baudo è un professionista

          • root

            L’avere una buona interfaccia è fondamentale, senza non si va da nessuna parte, e si nel 2016 un sistema operativo non dovrebbe richiedere l’uso della riga di comando per fare cose basilari, e anche editare file di testo per cambiare impostazioni dovrebbe essere una cosa superata da tempo ed invece…

            Il fatto che l’utente più esperto si trovi bene con DE caotici no, io mi definisco un utente abbastanza esperto, ma ti dirò, come portatile ho un macbook e un fisso con Windows 10, e mi trovo bene con entrambi, entrambi hanno un interfaccia ottima, molto usabile, e semplice…

            L’unica interfaccia grafica per Linux che funziona bene è unity alla fine, e ti credo, è la copia di OSX…

          • Aury88

            a parte l’avere la barra launcher a sinistra, il global menu in alto e i pulsanti riduzione chiusura estensione finestra a sinistra non vedo tutta questa somiglianza con OSX onestamente…e pensare poi che queste sono tre delle cose più criticate di unity xD

    • Luky

      Eh? Nessun de? Unity? Plasma 5?

      • Prova da dolphin a fare tasto destro su una pennetta e formattarla direttamente, è uno degli esempi…

        • gabriele tesio

          non so se dolphin ha dei problemi, ma le poche volte che ho fatto così da nautilus c’è sempre riuscito per quel che mi ricordi.

        • Aury88

          nessun problema da nautilus…strano…non trovo granchè l’esperienza d’uso di w10…nel mio caso sarà sicuramente l’abitudine, ma non ho visto tutto questo prodotto anni luce rispetto la concorrenza…

          • Simone Picciau

            Beh di certo non può essere avanti alla concorrenza, diciamo che ci sta appresso, sopratutto a forza di scopiazzare qua e là.

        • Luky

          Rispetta la filosofia secondo cui ogni programma deve fare quel che deve fare, a parte il fatto che volendo è programmabile con degli script ma le pennette le formatti con gparted o altri programmi di partizionamento, è davvero poco user friendly usare programmi specifici?

          • Aury88

            la filosofia che dici tu non impedice di aggregare capacità all’interno di un programma…è più un concetto che sta lato utility più che lato applicativo.
            nessuno impedisce di usare un programma specifico per visualizzare un jpg, di certo non è così anomalo che un file manager ti dia anche l’anteprima dei jpg quando esplori le directory.
            lo stesso la formattazione che fondamentalmente non fa altro che richiamare comandi/utility specifiche quando schiacci su una particolare opzione nel file manager…onestamente non ci trovo nulla di male per le opzioni più utili generali e di frequente utilizzo come una formattazione di un usb. il partizionamento è un altro discorso ed è per quello che usi gparted.
            sei il primo che sento confrontare ls con un file manager…
            cosa ne pensi allora della possibilità data dai file manager anche di spostare file o rinominarli (mv), copiarli (dd), rimuoverli (rm), cambiargli proprietario (chown) ecc ecc…tutte cose che puoi fare con programmi specifici e che nel filemanager ti vengono dati aggregati.

          • Simone Picciau

            Non si dovrebbe usare niente di specifico per formattare una chiavetta! Che poi gparted nello specifico è un programma di partizionamento, quindi ovvio che formatti pure, ma ci sono utenti che non sanno neanche cosa voglia dire partizione.

        • Luky

          Voglio dire, ls non ti fa formattare nulla ma solo visualizzare cartelle e file, altrimenti gli altri programmi a che servirebbero

          • Simone Picciau

            Con GNOME Files la funzione di formattazione esiste, mi pare strano che manchi su Dolphin… Ma non posso esserne sicuro, perché non uso KDE. Tu citi ls, ma non c’entra il tuo esempio; un desktop environment fa tante cose, compreso formattare chiavette. GParted formatta pure, ma se uno lo installa è per fare altro; la formattazione di un pendrive è una funzione basilare da integrare nel Desktop Environment.

          • Ti spiego, non dico che non sono validi voglio dire soltanto che andrebbero incastrati meglio con la parte grafica in modo da essere più immediati per l’utente normale. Allo stato attuale è facile trovare tutto ciò che ci serve da utente linux esperto ma non da utente di base che usa il pc per lavoro e scrive una lettera, formatta una chiavetta ecc… e si aspetta queste funzioni integrate come accade nei sistemi microsoft o apple.

        • Luky

          Forse ho capito male, con dolphin puoi formattare chiavette? E’ che non lo uso

  • Luky

    Maggiori su windows? In due casi e di poco

    • Massimo A. Carofano

      Da supporter GNU/Linux, non si può che far i complimenti ai devs MS per tale implementazione.
      Nel senso, io non avrei mai voluto vedere la Bash su Win, ma vederla implementata in modo così efficace è sorprendente.

    • Aury88

      però c’è comunque da chiedersi come mai sia stato più veloce pur essendoci una cosa in più tra kernel e shell rispetto che su linux…forse i driver migliori su windows che permettono di tirare fuori il massimo dall’hardware? oppure è proprio il kernel che risulta essere più performante in quelle particolari azioni?

      • Maddo

        Non voglio negare che probabilmente qualcosa tra cpufreq e soci abbia problemi, ma i test cpu-bound non fanno call al kernel e sono in userspace, non mi sorprende più di tanto che siano veloci. Quello che invece mi ha fatto ridere davvero tanto sono i bench I/O bound, in cui NTFS mostra tutta la sua obsolescenza e mi chiedo ancora cosa stiano aspettando a creare un nuovo FS decente(ReFS non voglio nemmeno parlarne, è uno scherzo di pessimo gusto).

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