Una ricerca del team Black Duck ha indicato come le aziende stiamo puntando molto sul software open source.

The Ninth Annual Future of Open Source Survey
Aziende come ad esempio Google da anni stanno puntando molto sull’open source con progetti come ad esempio Android, il browser Chrome / Chromium, Chrome OS ecc. A puntare sull’open source troviamo anche Microsoft la quale ha deciso di rendere “libera” la piattaforma di sviluppo .NET Framework e altri progetti. Il successo dell’open source è stato riscontrato anche da una recente ricerca effettuata dal team Black Duck il quale ha contattato 1.300 aziende per effettuare un sondaggio riguardante le soluzioni utilizzate per le proprie infrastrutture. Stando a Black Duck il 78% delle aziende utilizza software open source per le proprie infrastrutture, solo il 3% utilizza esclusivamente software proprietari.

Tra i progetti più ambiti dalle aziende troviamo al primo posto OpenStack seguito da Docker, al terzo posto troviamo la suite per l’ufficio LibreOffice e il CMS Drupal, seguono il Kernel Linux, la distribuzione Ubuntu e PostgreSQL.

Per maggiori informazioni consiglio di consultare la pagina dedicata dal portale Black Duck.

  • Andrea

    Ormai il mezzo non porta più introiti come una volta, adesso sono i servizi offerti che creano fatturato. L’OS ormai deve essere solo più il mezzo rilasciato gratuitamente per arrivare al fine: guadagnare con i servizi correlati.

  • Giacomo

    3% usa solo sw proprietario, ma quale percentuale usa soltanto sw open source?

    • heron

      La risposta a questa domanda è tecnicamente troppo difficile da dare.
      Ad esempio se un’azienda una distro linux tipo Ubuntu o RHEL (escludiamo debian e quelle che includono linux-free), nel kernel ci sono i blob binari.
      Usa SOLO opensource? No.
      Se usa Firefox (versione 38 su windows e la 39 su linux/mac include(rà) i DRM by Adobe) stesso discorso.

      Diciamo pure che se Stallman di tanto in tanto sbraita qualche ragione ce l’ha.

  • piero

    manca solo un serio opensource per ordini ddt fatture che segua la legislazione italiana,e molte ditte si aprirebbrero a opensource 🙂

    • Maudit

      ah ah, se segui la legislazione italiana, per aggiornare il programma probabilmente spendi più in (continue) consulenze legali che in programmatori. 🙂

    • perché esiste un ottimo gestionale open source per magazzino fisici dislocati con gestione mappature visive e subappalti o multi piano o zone a caratteristiche definite? 🙂

  • Leonardo

    buona notizia, ma non penso che i software elencati a pagina 32/58 nella presentazione all’interno dell’articolo originale siano stati messi in ordine di ambizione o di utilizzo da parte delle aziende, credo li abbiano messi come esempio, se fosse una classifica dovrebbero esserci molti software prima di o insieme a quelli elencati, per esempio wordpress che al momento supera di gran lunga drupal sia come richiesta sia come utilizzo

    • Maudit

      Il Drupal di quell’elenco non lo devi confrontare con WordPress.
      Per dirla “a la systemd”, Drupal è un sistema di building blocks con cui costruire applicazioni.

      Nel contesto dell’articolo Drupal, oltre che un web CMS, lo devi considerare l’elemento intermedio di una catena, che riceve e sopratutto rende dati, magari all’app di uno smartphone Android, ad un programma gestionale java di terze parti (terze rispetto all’azienda che possiede i dati ed usa Drupal per inviarli), ad un sito web, che potrebbe adoperare WordPress stesso, o ancora ad un altro programma d’uso interno che a sua volta riceve, richiede e fornisce dati.
      Non è un caso che una delle caratteristiche pubblicizzate della prossima versione 8 di Drupal (ora in beta) siano i webservice built in.

      WordPress, anche se tramite plugin può offrire funzionalità simili, non è paragonabile a Drupal sotto questo punto di vista. Altro target.

      • Leonardo

        WordPress l’ho messo solo per fornire un esempio, puoi toglierlo e mettere node.js o metti-qui-il-software-che-ti-pare al suo posto e via dicendo, io parlo di utilizzo e di richiesta da parte delle aziende, se di appetibilità si parla. Secondo me la scelta di rappresentare quei software/progetti in quel modo in grafica induce in errore, non credo siano stati messi in qualche ordine su una base statistica. Mi riesce difficile comprendere sulla base di quali dati e di quali aziende vengono riportati: Openstack, Docker, Drupal, LibreOffice, Linux, Ubuntu e PostgreeSQL a pagina 32/58 della presentazione, alla voce “Most valuable open source project?”. Al di là del fatto che hanno mischiato capre e cavoli, sarebbe interessante capire “most valuable” sulla base di cosa, basta dare un’occhiata a Google Trends per capire che c’è qualcosa che non torna, è chiaro e lampante imho. Detto questo sono uno sviluppatore, anche wordpress ha svariati plug-in che offrono interfaccia REST e altre mille diavolerie per utilizzare dati nei modi più vari, wp come drupal come tanti altri software, sono scelte soggettive e rispettabili in ogni caso.

        • Maudit

          La classifica (se così la si può chiamare) non è una valutazione sul miglior progetto opensource per qualità tecnica o popolarità generale, ma su quello che gli intervistati ritengono “migliore” per sè stessi. Magari semplicemente perché lo conoscono.

          Se hai notato, uno degli sponsor è Aquia, l’azienda che offre supporto commerciale a drupal, appunto per le aziende.
          Credo quindi che, riguardo gli intervistati, si stia parlando di gente che paga fornitori di terze parti ed usa il software come un prodotto finito o semi-finito.

          La vocazione di WordPress non è la stessa di Drupal, sia per target del supporto commerciale, sia per motivi più strettamente architetturali.
          Certo che puoi ottenere risultati simili a quelli che ottieni su Drupal, con WordPress + plugin; li potresti ottenere anche con PHPBB (per dire), se è per quello.
          La differenza sta nel fatto che Drupal è by design orientato a quel tipo di utilizzo (estendere tipi di contenuto basati su nodi, gestirli e trasmetterli), ed ha un’offerta dedicata a quel contesto (le aziende), gli altri no.

          • Leonardo

            Quindi tanta fuffa. La non classifica, ovvero l’opinione di qualche azienda senza specificare quale, di quale dimensione e in quale campo, sul miglior progetto opensource (termine che di per sé vuol dire tutto e non vuol dire niente) e non si capisce nuovamente sulla base di cosa e per quale motivo dovrebbe essere il migliore o lo preferiscano ad altro, una statistica stilata sulla base dello sponsor o del collaboratore che vi partecipa. Quindi se l’azienda Pincopallino che offre supporto al progetto Rondella partecipa a questo sondaggio, Rondella può venire benissimo incluso nella presentazione, ripresa a sua volta da vari blog e magari anche da qualche media. Niente male… sì, niente male come disinformazione.
            Nessun dato, un 78% e un 3% campati per aria su un campione di 1300 aziende non meglio specificate, non vedo dati a disposizione, niente di niente, vedo solo a fine articolo una lista di “collaboratori” ma di queste aziende nemmeno un nome, a meno che non siano oggetto del sondaggio le stesse aziende che hanno collaborato e in ogni caso questo non vi è specificato.
            È logico che chiedendo a Pincopallino, i progetti più allettanti saranno proprio quelli creati da Pincopallino o per i quali lo stesso vende supporto commerciale, ma da qui a parlare di “aziende” a livello globale ce ne corre.
            Altro esempio, vedo Ubuntu tra i progetti, come fa Ubuntu che ha una quota di mercato più bassa rispetto ad altre distribuzioni concorrenti su server ad essere preferita dalle aziende, sulla base di quale aspettativa? Mi aspetterei che in un sondaggio del 2015 alle aziende in quel posto ci sia CoreOS piuttosto, non è una questione di gusti, parlo di obiettività, altrimenti il discorso cambia radicalmente.
            Per quanto riguarda “Un altro target” e “il target del supporto commerciale” (altro termine che di per sé vuol dire tutto e non vuol dire niente) personalmente trovo sia Drupal che WordPress “due mattoni” by design e molto poco adatti allo scopo di cui parli, ma questa è una mia opinione soggettiva, non vedo perché Drupal dovrebbe risultare favorito dalle aziende per il semplice motivo che Pincopallino che vende supporto commerciale per quest’ultimo sponsorizza o collabora alla cosa. Non è detto poi che il tuo “target” o meglio l’utilizzo che fai tu o una qualsiasi azienda di Drupal o di Rondella o di quello che ti pare sia il valore assoluto su cui stilare una statistica. Potrei benissimo costruire un palazzo con Rondella anche se tu preferisci Drupal per via del luccichio dei mattoni utilizzati nelle fondamenta.
            Continuo a non capire sulla base di quale argomentazione questi 10 progetti siano preferiti dalle aziende rispetto ad altri.

          • Maudit

            Ma te l’ho detto che non è una classifica in senso stretto, l’elenco riguarda fra i prodotti che quelle aziende usano, quelli che godono di maggiore percezione / riconoscibilità.
            E non è strano, e nemmeno importante rispetto alle finalità dell’indagine.

            E’ come se tu andassi in un supermercato e chiedessi alle donne nubili fra i 40 ed i 50 anni che fanno la spesa, quali prodotti riengono migliori. Ti diranno i prodotti migliori rispetto alle proprie esigenze, rispetto al prezzo che pagano o possono pagare e rispetto ai marchi che sono presenti e loro trovano in quel supermercato.
            Magari facendo un’analisi dettagliata dei singoli prodotti per tipologia, prendendo in considerazione diverse catene distributive e spostando il target ad altre fasce di sesso, età, inquadramento nella società, otterresti risultati diversi.
            Se interrogassi degli uomini che girano fra gli scaffali dedicati alla cura dell’auto, questi potrebbero dirti che i prodotti “migliori” sono quelli della arexons, o mafra o rhutten, mentre qualcun’altro che non si rifornisce nei supermercati ma presso negozi specializzati potrebbe ritenere che non sia assolutamente vero, perché i migliori sono quelli della Meguiar’s o della Sonax.

            Nel nostro caso è poco rilevante la tipologia di target, perché la finalità principale dell’indagine era quella di verificare la penetrazione dell’open source negli ambiti aziendali.
            L’intera operazione è fatta da markettari, aziende che usano l’opensource per vendere prodotti. Ed anche i clienti sono personaggi a cui arriva il piazzista in azienda col suo bel catalogo e gli propina un Drupal. Come hai detto tu, potrebbero anche rifilargli rondella: loro ricorderebbero rondella. Credi che abbiano citato Docker perché conoscono Docker? Io penso di no. Hannno citato Docker perché qualcuno gli ha venduto il “pacchetto” Docker su cui girano i loro programmi, nel cloud, con la virtualizzazione dell’hardware ed il SaaS e tante altre buzz-words che ai venditori di pentole piacciono tanto.

            Probabilmente non sono nemmeno le persone che realmente usano quelle soluzioni ad aver risposto, ma quelle che le acquistano.

            Uscendo dal discorso del sondaggio e passando a Drupal, con “supporto commerciale” intendo il fatto che Drupal viene fornito come prodotto finito o semi-finito, che funziona out of the box. Se c’è un problema, chi l’ha fornito, sotto contratto, risolve.
            Non stiamo parlando di aziende che hanno un settore IT, o un settore IT che si occupi di sviluppo software (mentre magari un sistemista ce l’hanno). Parliamo di soggetti che esternalizzano il problema informatico acquistando il software come servizio.
            Aquia ormai da anni cerca di rispondere a questo tipo di domanda con la sua offerta e facendo marketing.

            Indubiamente c’è tanta fuffa, ma al contempo rispondono a quel problema per cui per guidare un automobile non devo nè voglio diventare un meccanico, e meno che mai ne voglio assumere uno che la notte mi dorme in garage.
            Ma magari voglio poter controllare la pressione delle gomme.

            Drupal ha il sensore della pressione delle gomme integrato, il WP che dici tu no, ha il plugin.
            Ma quando ti trovi a dover manutenere 100 sensori diversi, un conto è aggiornare Drupal, un conto è aggiornare i plugin di WP o WP stesso rispetto a plugin non più supportati (o joomla, phpbb, gino, pino, rondella e via dicendo).
            Mi pare evidente la differenza.

            Indubbiamente il livello di astrazione di un CCK, messo oltretutto sopra le logiche di un CMS, non è la soluzione migliore per gestire determinati tipi di situazioni, tuttavia – a quanto pare – in certi contesti trova il suo posto.

          • Leonardo

            Mi trovo d’accordo con quello che dici, il problema di fondo è la veridicità di questi sondaggi, domani mattina potrei svegliarmi e fondare una società White Duck e tirare giù due righe stabilendo che 10 progetti sono i migliori secondo le aziende, senza nominarle, senza specificare il motivo per il quale sono i migliori, senza fornire alcun dato, alcun parametro, quando di solito vengono forniti dei dati a sostegno della veridicità di questi ed altri sondaggi. Che razza di indagine è? Alla stessa maniera potrei sostenere che il 78% delle aziende utilizza software proprietario ed il 3% software “open source”, senza specificare quali software sono stati presi in considerazione, quali tipo di licenze rientrano nel mio immaginario di “open source”, ecc… ecc… .
            Dal mio punto di vista questo non è corretto poiché questi sondaggi influenzano le aziende e di conseguenza i progetti e in un certo qual modo ne determinano le sorti. E se proprio non ne determinano le sorti danneggiano implicitamente gli altri progetti dello stesso tipo. Inoltre questi “sondaggisti” comportandosi in questo modo danneggiano anche il lavoro di altre società che, magari, svolgono questo lavoro correttamente.
            Senza considerare che c’è sempre chi prende questi sondaggi e i loro esiti come oro colato, rilanciandone cifre e dettagli a mezzo stampa, aumentando la portata del danneggiamento ad altri progetti simili (spesso anche derivati, come ad esempio OpenOffice).

  • epoxi

    boh magari io faccio un lavoro diverso. forse un settore che sta in quel 18+3% ma non credo mica. a meno che le aziende virificate siano tutte affini o abbiano le stesse cose in comune. ma come si fa deifinre delle cose del genere? Non conosco ne uso software come drupal, o gestionali di magazzino semplici o complessi e non dico che se usassero LO invece MSoffice sarebbe lo stesso, che e’ quasi sempre vero, perche’ questi sono software molto comuni. ma per tante cose, interi settori son tagliati fuori, o quasi, da un utilizzo esclusivo o preponderante di software open source. e da soli rappresentano + di quel 3%: costruzioni, cantieri industriali da 2 o 3000 persone alla volta, magari ne deserto) si parla di aziende enormi, che llavorano per multinazionali e hanno quantitativi assurdi di subcontractors….costruisci una raffineria di petrolio con software opensource, comunicando coi pc e i software di ditte che avranno da sole il pil dell’italia intera….ma anche solo trovami un qualcosa tipo un naviswork in open, ma anche solo patragoniamo la gestione dei filtri in excel vs quella di calc… (si lo so per lunghi elench non di calcolo useri base o acces ma non lo fanno), vediamo lotus note vs evolution (o outlook, di sicuro) si da certri fornitri ho notato in francia l’uso di mandriva ai pagamenti e ai magazzini di alcuni, in bulgaria ci sono diverse grosse rivendite che usano ubuntu. magari ho una visone limitata…io non ci credo a sto 78% ma nemmeno la meta’

    • epoxi

      19+3% sorry

    • Non c’è di che meravigliarsi

      La verità non la dicono, tutto qua come sempre. Il fatto di usare software open da una parte, non vuol dire escludere al 100% il closed dall’altra. Anzi spesso e volentieri è una coesistenza a braccetto.

      • epoxi

        gia’ non c’e’e di che meraviglirsi.
        l’uso open dipende molto dal “non pagato o pagato poco”, cosi’ come l’uso di software proprietario ma in qualche modo gratis (mai visto un ditta usare teamviewer o winzip pagandolo, per es.).

  • oscar

    secondo me si son dimanticati asterisk e correlati. nel senso che le nuove realtà con tot persone vanno di voip basati su os, a cui pagano l hw e assistenza e magari li pensano come closed

    • epoxi

      sempre che si pongano la domanda. l’acquisto un servizio (con o senza assistenza) non implica necessariamente chedersi se il servizio sia open o meno. almeno, si chiedono quanto costa e quelli open potrebbero/dovrebbero costare meno o niente.
      poi chi lo sa…l’articolo parla della google: open di qui e di la, grandi contributi senz’altro però produce anche roba proprietaria, la vende, usa e possiede licenze proprietarie, si dice che collabori con il lato peggio degli USA per spairci tutti. starà meglio il servo col padrone buono o l’uomo libero in miseria nera? boh

      • Ilgard

        Quello che si paga davvero è il supporto, non il software in sé.

  • Angelo Paglialonga

    Salve,

    Ero alla ricerca di un po ‘di informazioni sull’open source questa mattina e
    mi sono imbattuto nel vostro articolo.
    Devo dire che è stato fatto un ottimo lavoro e mi è piaciuta la parte che
    tratta della ricerca del team Black Duck, che dopo aver contattato 1.300
    aziende, ha riscontrato che il 78% delle aziende utilizza software open
    source per le proprie infrastrutture e solamente il 3% utilizza solo
    software proprietari.

    A dire il vero, ho appena pubblicato un articolo sul mio sito dal titolo
    “Come nasce un successo open source?” esponendo una mini storia di un
    azienda che tramite l’open source ha raggiunto il successo.

    Fatemi sapere se siete curiosi di leggerla.

    http://www.angelopaglialonga.com/crm-open-source-vtiger/

    Cordiali saluti ,

    Angelo Paglialonga.

No more articles