Google ha ufficialmente presentato il nuovo Inbox, nuovo servizio che trasforma l’email in un’assistente personale organizzando al meglio i nostri messaggi.

Google Inbox
Gmail è attualmente uno dei servizi di webmail più utilizzati al mondo, il successo è dovuto soprattutto all’affidabilità oltre all’integrazione di numerose ed utili funzionalità. I tecnici Google hanno deciso di rendere Gmail ancora più completa e funzionale grazie al nuovo Inbox, nuovo servizio presentato proprio nei giorni scorsi. Google Inbox è una versione “avanzata” di Gmail in grado di aiutare gli utenti ad organizzare al meglio le proprie email, mettendole in evidenza conforme le nostre preferenze.

Inbox fornirà un’esperienza utente tutta nuova a Gmail, dando priorità alle email più importanti per l’utente, in caso che queste contengano allegati come immagini e video avremo un’anteprima e non una semplice icona, stando a Google il nuovo servizio andrà ad interagire anche con i contenuti delle nostre email, esempio se riceviamo un’email su dettagli di un viaggio automaticamente il servizio andrà a controllare eventuali ritardi dei voli, traffico ecc.
Se riceviamoo un’email con i dettagli della spedizione  di un pacco, Inbox va a controllare dove si trova il pacco indicandoci la posizione in tempo reale.

Google Inbox

Stando a Google, il servizio andrà ad analizzare tutte le nostre email per gestirne la priorità, esempio controllerà quali email avviamo e quali no, in maniera tale da fornirci sempre le email preferite ecc.
Da notare che Inbox non ha niente a che vedere con le attuali schede Promozioni, Social, Aggiornamenti ecc attualmente disponibili in Gmail, è un servizio a parte che potremo utilizzare sia da web che da mobile tramite app dedicata.

Ecco un video che ci descrive il nuovo Google Inbox:

Google Inbox è attualmente disponibile solo tramite invito, per richiederlo basta inviare un’email a inbox@google.com attualmente non conosciamo quando sarà disponibile per tutti.

Home Google Inbox

  • Jacopo Ben Quatrini

    “Ubuntu Touch, sarà come più volte detto un OS installabile su vari tipi di piattaforma, che si parli di pc, smartphone o tablet” Al posto di “installabile” avevo letto INSTABILE XD il bello è che avrebbe senso se sostituito nella frase xD

    • Dario · 753 a.C. .

      ahahahha avevo letto anch’io così

      • è da un paio di giorni che tutti gli articoli vengono rivisitati da nostro nuovo collaboratore ivan
        e magari eravate abituati a trovare errori di questo genere 😀

        • Jacopo Ben Quatrini

          secondo me è dovuta più alla “fama” di ubuntu sui nostri PC XD soprattutto delle versioni post-unity che non agli errori grammaticali

    • Ivan

      Lol

  • TopoRuggente

    “ma possa invece essere utilizzato per installare rapidamente alcune app
    su sistemi mobile, senza dover accedere ai privilegi di root.”

    Interessante opportunità per tutti gli autori di Virus e Trojan.

    • gianguido

      Ovviamente sarà tutto sandboxato, come su android ed ios 😉

      • TopoRuggente

        Quindi avrai pacchetti “click” in sandbox e pacchetti deb per il sistema operativo …
        Quindi dovresto trovare applicazioni alla Libreoffice in entrambi i formati, se la vuoi installata per utente o per ambiente?

        Comodo, ma continuo a vederlo pericoloso.

        • gianguido

          Non credo che libreoffice sarà disponibile da subito.
          Pericoloso secondo quale criterio? Android e iOS fanno girare app in una sandbox, il tutto senza permessi di root (tranne su android in alcuni casi). Se l’utente vuole correre il rischio ed installare deb sconosciuti con i permessi di root, quello è un suo problema!

          • TopoRuggente

            Un pc non è un device Android.

            Se voglio installare alcune applicazioni di default per tutti gli utenti, quello deve essere fatto a livello sistema (in /usr per intenderci).
            Come tale tornando all’esempio Libreoffice, potrei volerlo installare solo per il mio utente (con i click) o per tutti con i deb.

            Pericoloso perchè in un ambiente multi utente root dovrebbe avere il controllo dei pacchetti installati da tutti gli utenti, ma la possibilità di installare senza i diritti di root bypassa questo controllo.

          • ti vorrei chiedere una cosa, ma nei repository standard di ubuntu (quindi non quelli che aggiungi) i pacchetti immessi non sono controllati? infatti ci mettono qualche giorno in più per essere disponibili, quindi credo sia così, perchè allora bisogna usare la password di sicurezza pure lì?

          • gianguido

            Hai centrato il punto: in un ambiente multiutente le app sono individuali! Essendo tali, l’approccio sandboxato di Click è perfetto.
            Ricordiamoci che parliamo di un ambiente votato al mobile, dove installare le app è cosa di tutti i giorni e la sicurezza altrettanto.

    • lollator

      Beh, logica vorrebbe che se non richiede i permessi di root, non permette nemmeno di compiere azioni permesse solo ai root no?
      Poi lo script che ti cancella la tua home c’è da sempre e non necessita di permessi particolari no?
      Un giochino tipo sudoku, che lavora in locale, ha tutto nella sua cartella, che necessità ha dei permessi di root?

      Su Android/iOs devi rootare per installare un app?

      • TopoRuggente

        Apt-get richiede i permessi di root anche quando non ne ha bisogno?
        Io l’ho sempre visto usare con sudo per installare in /usr, ma creando un deb che installa in ~ apt-get richiederebbe comunque i permessi?

    • ale

      Più che altro magari approfittando di questo tolgono apt e dato che ci sono ti rilasciano l’ os senza utente root come su android,e con il bootloader bloccato…
      Poi va stiamo parlando di telefoni ad uso personale,il problema delle password si pone in computer usati da più utenti dove un utente mica può installare ciò che vuole,ma su un telefono sarebbe assurdo chiedere la password per installare un app,magari fare come in molte rom android un prompt che ti chieda quando c’è bisogno i permessi di root e non li chieda tutte la volte sulle app di cui l’ utente si fida (come apt),e mantenere così apt

  • TopoRuggente

    La reputazione di Canonical non è che “non-inventa-niente”, ma che non inventa niente per la comunità, tutti i progetti Canonical, sono nati ad esclusivo uso di Canonical.

    • La tua frase è imprecisa. Parlare di esclusivo uso in italiano vuol dire che per l’ uso non Canonical non si può (esclusivo vuol dire proprio questo). Io la modificherei in:

      “La reputazione di Canonical non è che “non-inventa-niente”, ma che non inventa niente per la comunità, tutti i progetti Canonical, sono nati per bisogni o necessità di Canonical.”

      che cambia leggermente frase. La nascita dei prodotti o servizi made in Canonical è pensata solo per Canonical ma il loro uso poi non è esclusivo perché sono software liberi.

  • gino

    mi ricorda tanto le app di windows 8 🙂

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