PackageKit su Arch Linux
PackageKit è un progetto open source che punta a fornire un completo gestore di pacchetti compatibile con qualsiasi distribuzione Linux. Particolarità di PackageKit è quella di supportare qualsiasi altro gestore di pacchetti come apt, yum, pacman ecc rendendo il progetto come un vero e proprio sistema universale. Presente di default nelle prime versioni di Ubuntu attualmente lo troviamo disponibile di din Fedora oltre a poterlo installare anche su Arch Linux direttamente da repository ufficiali.
In questi anni PackageKit ha subito pochissimi ritocchi tranne che per alcune correzioni di bug, e mantenimento del software open source. E’ quindi venuto il momento di riprendere in mano il progetto e renderlo più completo e funzionale. A segnalare la volontà di riportare agli albori PackageKit è Matthias Klumpp, principale sviluppatore del progetto stesso, in un recente post sul proprio blog. L’idea di Klumpp è quella di prendere spunto dal progetto Apper, moderno software center sviluppato da KDE, che integra le qualità di PackageKit con il tool Appstream per renderlo più completo.

Integrando Appstream in PackageKit sarà possibile visualizzare in software center gli screenshot, avere un sistema dedicato di rating e un database condiviso, rendendolo cosi completo. A dare una mano allo sviluppo del nuovo PackageKit potrebbero esserci alcuni sviluppatori Fedora e openSUSE, i più interessati al progetto dato che sarà inserito di default nelle proprie distribuzioni. Da notare inoltre che sono in fase di sviluppo altri progetti sempre dedicati a PackageKit, come il nuovo software center per Gnome OS e per elementary OS.

Home PackageKit

  • Si stanno dando da fare quelli di OpenSUSE. Vogliono competere con Ubuntu e Fedora e ce la stanno facendo!

    • i progetto segnalato nell’articolo è presente ormai da anni ed è utilizzato sia da Gnome che KDE per offrire agli utenti una Distrubuzione live con l’aggiornamento dell’ambiente desktop
      onori a Novell per lo sviluppo…

      • LordMax _

        suse studio è un progetto molto ben fatto.
        Sapete se esiste qualcosa di simile per debian/mint/ububtu ?

  • Alessandro Bertolini

    Molto interessante anche se mi ispira più Arch Linux e visto che non l’ho mai provato mi piacerebbe molto…sapreste dirmi il link dove è possibile crearsi la distribuzione ad hoc con Arch Linux?

    • arch linux quando la installi decidi quale ambiente desktop applicazioni e configurazioni installare

      • Alessandro Bertolini

        Wow, allora basta solo che appena ho un po di tempo la installo!!

  • Marco

    Hu? È interessante, non vorrei dire bestialità ma… quali sono di preciso le differenze con Linux From Scratch? Da quanto so quest’ultimo ti fa creare il tuo sistema da zero, con questo programma invece? Purtroppo non posso provarli per ora…

    • è tutta un’altra cosa suse studio è 10000000 volte migliore sia in personalizzazione che qualità della distribuzione che come innovazione
      in poche parole.,…un’altro mondo

  • Drumsal

    interessante!

  • Simone Dedo

    E sarebbe pure ora dannazione, hanno rotto le scatole co tutta sta frammentazione.

    1 SOLO MODO d’installare software per TUTTE le distribuzioni e al solito SUSE è quella che si sbatte di più per arrivare a questo scopo (Fedora dopo di lui)

    • Non è assolutamente vero, loro dicono una sola gui non un solo modo, apt, yum pacman etc rimangono è questa la forza, aiutare l’utente entry level

      • Simone Dedo

        Sì ma quelli che citi sono i programmi che installano i pacchetti, quindi apt,yum,zypper, pacman e via dicendo.

        I .deb .rpm andranno a sparire no?

        Oppure ancora dobbiamo sorbirci sta frammentazione che una distribuzione ha 20.000 pacchetti e n’altra 40.000?

        • pippo

          No. Non andranno a sparire affatto.

          PackageKit è solo un front-end. Non è un package manager.

          È soltanto un wrapper che permette di avere una GUI unica a prescindere dal package manager.

          Sotto il cofano, ovvero quello che installa il pacchetto che hai scelto è sempre il package manager della distribuzione.

          Ergo, non cambia nulla.

          • xmattjus

            A questo punto non vedo nessun’utilità in questo progetto!

          • Come detto serve per fornire la stessa gui all’utente meno esperto, peccato che poi i nomi dei pacchetti siano diversi etc etc e quindi non serve praticamente a una cippa, è l’equivalente di synaptic nulla più, forse supporta più package manager ma niente di astronomico…

          • poomerang

            questa é una castroneria bella e buona, l’idea é di creare un’unica interfaccia uniforme tra le distribuzioni che nasconda all’utente dettagli trascurabili come il nome dei pacchetti e renda facile ma uniforme l’installazione di programmi – l’utente vuole installare VLC, mica libvlc-ffmpeg o che so io.
            non é affatto l’equivalente di synaptic che é un package manager completo e che permette operazioni specifiche per deb non possibili con packagekit, che al massimo dovrebbe sostituire i software center..
            tra i vari progetti interni a packagekit c’é anche un’estensione per browser che renda possibile installare pacchetti e programmi con un click, indipendentemente dalla distribuzione in uso

            tra le idee di Klumpp c’é anche l’integrazione di Listaller per poter installare software di terze parti (leggi: proprietari) in modo uniforme tra tutte le distribuzioni

            sui risultati lo scetticismo é d’obbligo, ma come progetto non mi sembra poco

          • Synaptic è solo un frontend gtk per apt o apt-rpm, niente di più.
            All’utente può non fregare ma io non capisco il perché ogni distribuzione debba usare un suo cavolo di nome per lo stesso pacchetto, questo è concettualmente errato e obsoleto segno di una deframmentazione che non è tipica del concetto di comunità, in una comunità si discute ma si accettano anche le decisioni prese o dalla maggioranza o da chi incaricato di prenderne, cosa che spesso sui nomi dei pacchetti non è così, prova a guardare i pacchetti da una parte all’altra è impossibile chi ha -dev e chi invece include gli header chi una cosa chi un’altra…
            Si package kit farà bello all’utente novizione che si trova la stessa gui su qualsiasi distro ma appena diventa utente medio e smette di usare la gui per passare alla command line molto più reattiva scopre un fottuto mondo dove in base alla distro i comandi sono diversi, la sintassi è diversa (e questo ci può anche stare) ma perfino i nomi dei pacchetti sono diversi! E cavolo questo no! Cambiare questo sarà rivoluzionario, suggerire uno standard sarà la rivoluzione così una volta che hai uno standard a livello base tirar su qualcosa a più alto livello sarà molto più facile e semplice perché rispetterà già lo standard del livello inferiore.

          • pippo

            Di quale maggioranza si parla scusa?

            Ogni distribuzione ha una sua policy. E non è detto che la comunità sia la forza portante di una distro. Ci sono distro il cui potere decisionale appartiene ad uno solo e la community può solo SUGGERIRE qualcosa, non decidere.
            Inoltre il metodo Debian/Red Hat è uno dei metodo più assurdi e perversi che ci sia di pacchettizzare. Proprio per questo reputo spazzatura tali package manager.
            libpincopallino-0, libpincopallino-0-dev, pincopallino-0-bin….700 milioni di pacchetti per un cavolo di software, librerie ed header vari.

            Il metodo tradizionale alla Slackware è sempre stato il più pulito sotto questo punto di vista: un solo pacchetto contiene tutto il necessario ad eseguire il software, a compilare applicazioni che dipendendono dai suoi header e ad avviare applicazioni che dipendono dalle sue librerie.
            STOP

            Un solo pacchetto per più usi. Un metodo semplice e pulito di creare pacchetti e gestirli.

            Poi ci sono quelli che parlano di trollate. Bisogna vedere però se questi signori hanno mai provato a pacchettizzare qualcosa o passano le giornate su facebook credendosi geek perché leggono lffl.

          • Simone Dedo

            Quindi in sostanza, riusciresti a spiegarci dove porterebbe il successo di questo progetto?

            Ad avere uno standard per tutte le distribuzioni e un parco software comune, oppure…?

            Scusate, ma non mi è chiaro

          • pippo

            A nulla.
            Non porta assolutamente a nulla, poiché è completamente inutile sotto tutti i punti di vista.

            Nè ad avere un parco software comune, nè ad avere un solo standard.

            Serve soltanto a gettare fumo negli occhi. D’altronde PackageKit è da una vita che esiste, ma è da una altrettanta vita che oltre a Fedora non se l’è mai cagato nessuno, data la sua inutilità.

          • Wolf MD

            Non cambia nulla sotto il cofano come dici.
            Ma nella pratica, ove il progetto riuscisse e funzionasse bene, si creerebbe un nuovo standard e un nuovo modo di gestire il software.
            Ognuno avrà la sua auto col proprio motore, ma il meccanico che ti aggiusterà le cose sarà uno solo. Che poi hai una mercedes (debian) oppure una dacia (ubuntu), il tuo meccanico (progetto unico PackageKit – AppStream-Linstaller) te la saprà aggiustare (installare software).
            Non credo non cambi nulla.

          • pippo

            Si avrà una interfaccia unica, ok.
            Ma all’atto pratico non cambia niente.
            Avremo sempre pacchetti diverse per distro diverse.

            Ad esempio se su debian devi installare libgl, non è detto che tale pacchetto te lo ritrovi su Slackware.
            Infatti il pacchetto libgl non esiste in quest’ultima. Fa parte del pacchetto mesa.

            Ciò che voglio dire è che all’atto pratico non cambia nulla.

    • pippo

      e perché dovremmo avere un modo unico?

      A me fanno ribrezzo sia i deb che gli rpm. Li reputo inutile spazzatura, complessi da creare, gestire e mantenere.
      Odio il sistema della gestione automatica delle dipendenze.

      Per quanto mi riguarda preferisco i vecchi tar (compressi in xz) ed i cari script pkgtools di Slackware.

      • markhinoz

        nella libertà e nel rispetto di tutti penso di poter dire che per una parte di utenti la gestione automatica delle dipendenze abbia costituito altresì una importante naturale evoluzione dell’installazione software in ambienti Gnu/Linux. come sempre per chi ama la “vecchia maniera”, come fù in passato per i puristi che denigravano l’introduzione delle gui, esistono alternative, si può scegliere liberamente ciò che si adatta alle proprie esigenze.

        • pippo

          Esatto.
          Infatti io stavo parlando per me. Non ho la presunzione di parlare per gli altri.

      • Paolo

        Questa è proprio una trollata.

        • pippo

          Aspetta, aspetta…
          Non scrivere così tante argomentazioni, altrimenti non riesco a leggere…

      • massimo

        @pippo
        “E perché dovremmo avere un solo modo di installare software su tutte le distro?”
        Perché la LSB indica il formato RPM come predefinito; tutte le distro dovrebbero poter installare software pacchettizzato in RPM, anche se poi potrebbero avere anche il supporto ad altri formati di pacchettizzazione alternativi (tipo deb).

        • Simone Dedo

          Sai che non la sapevo sta cosa della Linux Standard Base, che dava come predefinito i pacchetti .rpm?

          A maggior ragione continuo a essere sostenitore SuSE e Red Hat

        • pippo

          Slackware fornisce il comando rpm, anche se è marcato UNSUPPORTED.

          Tuttavia il suo unico uso è per lo script rpm2tgz.

  • Ferik

    non funziona bene con archlinux, non appaiono pacchetti etc etc…. preferisco usare pamac (al momento versione 0.7.3) di manjaro 🙂

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